Vai alla Home Page About me Courseware Federica Living Library Federica Federica Podstudio Virtual Campus 3D Le Miniguide all'orientamento Gli eBook di Federica La Corte in Rete
 
 
Il Corso Le lezioni del Corso La Cattedra
 
Materiali di approfondimento Risorse Web Il Podcast di questa lezione

Laura Rinaldi » 11.Cestodi: Echinococcus granulosus


Introduzione

I cestodi della famiglia Taeniidae (Phylum Platyhelminthes, Classe Cestoda, Sottoclasse Eucestoda, Ordine Cyclophillidea) comprendono diverse specie patogene per l’uomo allo stadio larvale (es. Echinococcus spp., Taenia multiceps, Taenia hydatigena), allo stadio adulto (Taenia saginata) o in entrambi gli stadi (Taenia solium).

Per quanto riguarda il genere Echinococcus (dal greco: Echínos = guscio spinoso; cóccos = bacca), le due specie più importanti dal punto di vista medico veterinario e di sanità pubblica sono Echinococcus granulosus ed Echinococcus multilocularis che causano, rispettivamente, la echinococcosi cistica (idatidosi) e la echinococcosi alveolare.

Nell’area del Mediterraneo, la echinococcosi cistica è una delle principali parassitosi degli animali da reddito ed è considerata un’importantissima antropozoonosi parassitaria a trasmissione indiretta.

Epidemiologia e genotipi di Echinococcus granulosus

Echinococcus granulosus presenta una distribuzione geografica cosmopolita. E’ stato isolato in tutti i continenti, con valori di prevalenza più elevati nei Paesi del Bacino Mediterraneo, ex URSS, Cina, nord ed est Africa, Australia e Sud America.

In Italia, la presenza di E. granulosus è legata soprattutto alle zone con un numero cospicuo di allevamenti ovini, come Sardegna, Sicilia, Campania, Lazio ed Abruzzo.

E. granulosus possiede una complessa variabilità genetica; infatti, di questa specie, ad oggi, sono stati descritti 10 genotipi (ceppi), differenziati in funzione dei polimorfismi della sequenza nucleotidica di alcuni geni, in particolare quelli del DNA mitocondriale (mtDNA): G1 (ceppo ovino), G2 (ceppo ovino Tasmania), G3 (ceppo bufalo), G4 (ceppo cavallo), G5 (ceppo bovino), G6 (ceppo cammello), G7 (ceppo suino), G8 (ceppo cervide), G9 (ceppo umano), G10 (ceppo cervide finnoscandinavo).

Recentemente, ulteriori analisi molecolari del genoma mitocondriale completo, hanno consentito il raggruppamento dei diversi genotipi in 5 specie, come di seguito indicato:

E. granulosus sensu stricto (G1, G2 e G3)

E. equinus (G4)

E. ortleppi (G5)

E. intermedius (G6 e G7)

E. canadensis (G8, G9 e G10)

In Italia, i genotipi G1, G2 e G3 (E. granulosus sensu stricto) sono stati identificati in diverse specie animali e nell’uomo.

Morfologia dell’adulto

Echinococcus granulosus è una piccola tenia armata, di lunghezza variabile da 2 a 7 mm, costituita da testa, collo e corpo. La testa (scolice) presenta quattro ventose in posizione equatoriale ed è munita di un rostello con una doppia corona di uncini, una piccola (22-39 micron) ed una grande (31-49 micron). Il corpo (strobila) è normalmente costituito da 3 o 4 proglottidi, che in alcuni casi possono raggiungere il numero di 6. Le proglottidi più prossime al collo sono sessualmente immature; seguono quelle mature (contenenti gli organi sessuali atti alla riproduzione) e poi quelle gravide (in cui sono presenti le uova). Ogni proglottide è ermafrodita, ossia dotata di un apparato genitale maschile e di uno femminile ed è provvista di un solo poro genitale.

Echinococcus granulosus.
Foto: Prof. Salvatore Giannetto, Università di Messina.

Echinococcus granulosus. Foto: Prof. Salvatore Giannetto, Università di Messina.


Morfologia dell’uovo

L’uovo di Echinococcus granulosus, sferico o ovale, con diametro di 30-50 µm, contiene l’embrione esacanto o oncosfera, protetto da una serie di strati e/o membrane. Procedendo dall’esterno verso l’interno sono presenti: capsula, membrana vitellina, embrioforo, strato granuloso e membrana oncosferica. L’embrioforo è il rivestimento più importante e funge da protezione per l’embrione esacanto, conferendo all’uovo una forte resistenza a diversi fattori chimico-fisici e climatici.

Uovo di Echinococcus granulosus

Uovo di Echinococcus granulosus


Morfologia della cisti idatidea

L’ idatide o cisti idatidea (dal greco ùdatos: acqua) è la forma larvale polisomatica di Echinococcus granulosus. La cisti è già visibile dopo tre settimane dall’impianto dell’embrione esacanto nell’organo bersaglio dell’ospite intermedio. Nella parete della cisti si distinguono, dall’esterno verso l’interno, il pericistio (o avventizia) e la membrana elmintica. L’avventizia è uno strato di tessuto fibroso, costituito da cellule mononucleate, eosinofili, cellule giganti, cellule endoteliali e fibroblasti, ed è prodotta dall’ospite intermedio, come reazione di difesa nei confronti del parassita. La membrana elmintica è a sua volta composta da due strati: uno strato germinativo (o membrana proligera), interno e sottilissimo (12-15 micron), ricco di cellule ed uno strato cuticolare (o membrana chitinosa), di spessore variabile, a lamelle concentriche. Nello strato germinativo si differenziano cellule che generano la sostanza chitinosa e cellule che determinano la fertilità dell’idatide.

Cisti idatidea

Cisti idatidea


Ciclo biologico – 1

Il ciclo biologico di Echinococcus granulosus è indiretto.

E. granulosus, da adulto, vive nell’intestino tenue degli ospiti definitivi, cane e altri canidi (lupo, coyote, dingo, sciacallo, iena e alcune specie di volpi), che si infestano con l’ingestione di organi (soprattutto fegato e polmone) contenenti cisti idatidee con protoscolici vitali.

Dopo l’ingestione, i protoscolici fuoriescono dalle cisti, si attaccano alla mucosa intestinale, grazie alle quattro ventose e agli uncini presenti sullo scolice e si trasformano in stadi adulti.

La maturità sessuale è raggiunta nelle 4-5 settimane successive all’insediamento del protoscolice (periodo di prepatenza).

Le proglottidi gravide e le uova in esse contenute vengono eliminate nell’ambiente con le feci, contaminando terreno, pascoli e acqua, grazie anche alla estrema resistenza ai fattori chimico-fisici e climatici che le caratterizza.

Protoscolici di Echinococcus granulosus

Protoscolici di Echinococcus granulosus


Ciclo biologico – 2

Quando le uova vengono ingerite da un ospite intermedio, rappresentato da diverse specie di ungulati domestici e selvatici e dall’uomo, si ha la disgregazione dell’embrioforo e l’attivazione dell’oncosfera. L’embrione esacanto attivato si libera dai suoi involucri, si àncora ai villi della mucosa intestinale e vi penetra rapidamente attraverso l’epitelio, raggiungendo la lamina propria in 30-120 minuti, mediante i movimenti del corpo e degli uncini coadiuvato dalle secrezioni prodotte dalle ghiandole di penetrazione, che causano la degenerazione dei tessuti dell’ospite.

L’oncosfera, sfruttando la via ematica e quella linfatica, si diffonde in tutto l’organismo dell’ospite intermedio, localizzandosi prevalentemente nel fegato e nel polmone e più raramente in muscoli, rene, milza, sistema nervoso centrale (SNC), tessuto osseo, encefalo, cuore ed altri organi. In tali sedi, l’oncosfera diventa cisti idatidea, mediante una serie di trasformazioni che durano da 1 a 14 giorni. Negli organi bersaglio la cisti, di forma sferica e ripiena di liquido, si accresce di circa 1 cm all’anno, raggiungendo considerevoli dimensioni.

Cisti idatidea in polmone di bufalo

Cisti idatidea in polmone di bufalo


Echinococcus granulosus

Rappresentazione schematica del ciclo biologico di Echinococcus granulosus e di altri cestodi del cane agenti di zoonosi.

Rappresentazione schematica del ciclo biologico di Echinococcus granulosus e di altri cestodi del cane agenti di zoonosi.


Potere patogeno – animali

Nel cane e negli altri ospiti definitivi, l’infestione da Echinococcus granulosus è quasi sempre asintomatica, anche in presenza di migliaia di cestodi.

Negli ospiti intermedi (es. ovini, caprini, bovini, bufali, suini), l’idatidosi può risultare a lungo subclinica, soprattutto se le sedi colpite sono quelle epatica, polmonare o renale, mentre è possibile notare manifestazioni cliniche nel caso in cui le cisti presentino localizzazioni ossee o al SNC.

Il cane rappresenta il principale reservoir di Echinococcus granulosus .

Il cane rappresenta il principale reservoir di Echinococcus granulosus .


Principali ospiti intermedi di Echinococcus granulosus in Campania


Potere patogeno – uomo

Nell’uomo, la fase iniziale dell’infestione è quasi sempre asintomatica, in quanto lo sviluppo delle cisti è estremamente lento.

La natura e l’intensità delle manifestazioni cliniche dipendono dal numero di cisti presenti, dalla loro localizzazione ed evoluzione.

In alcuni casi, infatti, la cisti idatidea regredisce spontaneamente con parziale riassorbimento o calcificazione oppure, in seguito a contaminazione batterica, si può trasformare in un ascesso.

Il periodo di accrescimento delle cisti è variabile e può durare molti mesi o diversi anni.

La presenza delle cisti può diventare sintomatica in seguito a rottura della parete cistica o per azione compressiva della cisti in accrescimento. La rottura improvvisa dovuta a traumi può causare la disseminazione secondaria dei protoscolici con la comparsa di reazioni di ipersensibilità (per la liberazione nell’organismo degli antigeni del parassita che presentano un elevato potere immunogeno): eosinofilia, prurito, dispnea, crisi asmatiche e perfino shock anafilattico.

Più del 90% delle cisti si localizzano nel fegato e/o in entrambi i polmoni, sono riportate occasionalmente nel rene, nella milza, nella cavità peritoneale, nei muscoli e raramente in cuore, cervello, colonna vertebrale, ovaie.

Complicanze dovute alla rottura delle cisti sono: colangite e ostruzione epatica da cisti figlie nei condotti biliari, bronchiti a livello polmonare, embolia a livello cardiaco. La presenza di cisti a livello osseo determina spesso fratture e le cisti a localizzazione encefalica si manifestano con deficit neurologici focali o segni di ipertensione endocranica.

Diagnosi

Ospiti definitivi – La diagnosi di echinococcosi nel cane e negli altri ospiti definitivi, in passato, era affidata al riscontro diretto del parassita (esame necroscopico) nell’intestino o all’uso di purganti (es. arecolina) per l’espulsione dei parassiti adulti nelle feci (esame macroscopico).

La tecnica “classica” di diagnosi ante-mortem è l’esame copromicroscopico previo arricchimento (flottazione) per la ricerca ed identificazione delle uova dei parassiti. Tuttavia, le uova di Echinococcus granulosus non sono morfologicamente distinguibili da quelle di altri cestodi del cane (ad eccezione di Dipylidium caninum). Inoltre, l’emissione di uova è variabile ed incostante.

Pertanto, l’esame coprologico deve essere associato a tecniche più specifiche, come la ricerca dei coproantigeni (ELISA) o tecniche biomolecolari (PCR seguita da sequenziamento per la determinazione dei genotipi).

Animali ospiti intermedi – Negli animali ospiti intermedi, la diagnosi dell’idatidosi si basa prevalentemente sull’esame anatomo-patologico, per la messa in evidenza delle cisti nei vari organi. In molti casi, infatti, la parassitosi è asintomatica e richiede tecniche diagnostiche sofisticate per l’identificazione delle cisti, come l’ecografia, usata talvolta nei piccoli ruminanti (ovini e caprini) e negli equini.

Negli ospiti intermedi la diagnosi su base sierologica è resa difficile dalla cross-reattività antigenica con altre specie di Taenia e dal fatto che gli ospiti intermedi producono scarse risposte anticorpali.

Diagnosi (segue)

Uomo – Nell’uomo, la diagnosi di idatidosi, nella maggioranza dei casi, avviene mediante diagnostica per immagini: radiologia (usata per la diagnosi di cisti polmonari, ossee o muscolari), ecografia (per la diagnosi di cisti addominali o muscolari), tomografia assiale computerizzata (TAC) (che consente la diagnosi in tutti gli organi) e risonanza magnetica (per lo studio post-chirurgico delle lesioni residue e delle recidive). Tuttavia, tali tecniche, non sono sempre risolutive, poiché le cisti, alcune volte possono presentare un “aspetto atipico”, che non permette di differenziarle da ascessi o tumori e spesso sono richieste metodiche sierologiche (es. ELISA, emoagglutinazione indiretta, immunoblotting, immunofluorescenza, etc.).

Controllo – 1

Cane – Gli isochinolonici (pranziquantel e epsiprantel) sono gli antielmintici di prima scelta per il trattamento della echinococcosi nel cane. Altre molecole come il nitroscanato e vari benzimidazolici sono risultati parzialmente afficaci verso Echinococcus granulosus, ma nessuna di esse raggiunge i livelli di efficacia degli isochinolonici.

Animali ospiti intermedi – Diversi gruppi di farmaci citostatici, antibiotici, sulfonamidici, antiprotozoari e molti antielmintici (es. albendazolo, fenbendazolo e flubendazolo) sono stati testati per il trattamento della idatidosi negli ospiti intermedi. Sono stati testati gli effetti del praziquantel, anche se con risultati contrastanti. Sono in via di sperimentazione diversi vaccini per gli ospiti intermedi.

Uomo – La terapia chirurgica (meglio se preceduta da trattamento pre-operatorio con benzimidazolici) è stata ed è a tutt’oggi considerata il trattamento più efficace della idatidosi nell’uomo. L’intervento chirurgico non può essere praticato in pazienti con cisti molto piccole, multiple o di difficile accesso, cisti parzialmente o totalmente calcificate.

A metà degli anni ‘80 è stata introdotta una tecnica chirurgica per il trattamento dell’idatidosi in maniera poco invasiva: la PAIR (Puncture, Aspiration, Injection, Reaspiration). Tale metodica prevede la puntura percutanea ecoguidata, l’aspirazione del contenuto delle cisti e l’iniezione di sostanze ad azione scolicida (preferibilmente contenenti il 95% di etanolo) ed infine la riaspirazione del contenuto cistico dopo 15-20 minuti.

Per il trattamento farmacologico delle cisti idatidee, si sono rivelati efficaci i benzimidazolici (albendazolo e mebendazolo) e/o il praziquantel.

Controllo – 2

Il controllo della echinococcosi/idatidosi si basa soprattutto sull’educazione sanitaria e sulle misure di controllo veterinario in sede di macellazione (soprattutto per le macellazioni a carattere domiciliare), in modo da assicurare il sequestro e la distruzione dei visceri parassitati, unica fonte di infestione per l’ospite definitivo. Il regolamento di polizia veterinaria vieta l’accesso ai cani negli stabilimenti di macellazione.

Buona norma è quella di non alimentare il cane con visceri crudi anche se di provenienza certa. Inoltre, nelle aree endemiche, i cani dovrebbero essere trattati periodicamente con antielmintici (es. praziquantel); il trattamento dovrebbe esser effettuato ricoverando il cane in box per garantire la distruzione delle feci emesse nelle 48 ore successive al trattamento per impedire che le uova contaminino l’ambiente.

Per quanto riguarda l’uomo, è buona norma non alimentarsi con verdure crude poco o non lavate, lavare le mani dopo aver toccato terreno o altri materiali potenzialmente contaminati dalle uova di Echinococcus granulosus emesse con le feci di cane.

I materiali di supporto della lezione

Urquart, G.M., Armour, J., Duncan, J.L., Dunn, A.M., Jennings, F.W., 1998. Parassitologia Veterinaria. Edizione italiana a cura di Claudio Genchi. UTET.

Pampiglione S., Canestri Trotti G. Guida allo studio della Parassitologia, 4° Edizione Gennaio 1999, Casa Editrice Esculapio, Bologna.

Ivo de Carneri. Parassitologia Generale e Umana. Tredicesima edizione a cura di Claudio Genchi ed Edoardo Pozio. Casa Editrice Ambrosiana, Milano.

Gabriella Cancrini. Parassitologia medica illustrata. Lombardo Editore, Roma.

Mappe parassitologiche 9 (Edited by Giuseppe Cringoli) disponibile su www.parassitologia.unina.it

  • Contenuti protetti da Creative Commons
  • Feed RSS
  • Condividi su FriendFeed
  • Condividi su Facebook
  • Segnala su Twitter
  • Condividi su LinkedIn
Progetto "Campus Virtuale" dell'Università degli Studi di Napoli Federico II, realizzato con il cofinanziamento dell'Unione europea. Asse V - Società dell'informazione - Obiettivo Operativo 5.1 e-Government ed e-Inclusion