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Luigi Avallone » 5.Globuli bianchi


Caratteristiche generali

I globuli bianchi o leucociti sono così definiti in quanto nei preparati di sangue non sottoposti a colorazione elettiva appaiono del tutto incolori. Diversamente dai globuli rossi sono cellule nucleate e vengono divisi per le loro caratteristiche morfologiche in granulociti o polimorfonucleati ed agranulociti o mononucleati. I granulociti presentano un nucleo irregolare formato da uno o più lobi uniti tra di loro da sottili ponti cromatinici. Nel citoplasma si rinvengono granulazioni specifiche in base alle quali essi vengono suddivisi in granulociti neutrofili, eosinofili e basofili. Agli agranulociti o mononucleati appartengono i linfociti ed i monociti, che presentano un nucleo unico, anche se di forma diversa. Anche nel citoplasma di queste cellule si rinvengono granulazioni di diverse dimensioni che però non sono specifiche. La funzione primaria di queste cellule è di opporsi ad eventuali insulti esercitati nell’organismo da microbi o agenti estranei ad esso, rappresentando così la prima linea di difesa cellulare

Maturazione dei leucociti

  • La maturazione delle cellule della serie bianca si mostra differenziata in quanto gli elementi cellulari che ne deriveranno saranno diversi sia morfologicamente che funzionalmente. Per tale motivo verranno riportate linee maturative differenziate.
  • Granulocitopoiesi: le entità morfologiche che rispecchiano tale evoluzione partono dal mieloblasto e conducono in circa 10 ore alla formazione dell’elemento maturo, il granulocito (neutrofilo, eosinofilo e basofilo). Dal mieloblasto deriva il promielocito, cellula nel cui citoplasma compaiono granulazioni specifiche neutrofile, eosinofile o basofile. Si passa poi al mielocito _ metamielocito, nel quale il nucleo si incurva a ferro di cavallo. Allorché quest’ultimo presenta delle strozzature nucleari, il processo maturativo è da ritenersi ultimato e il granulocito viene immesso in circolo.

Maturazione dei leucociti

  • Linfocitopoiesi: la maturazione di questi elementi appare più semplice partendo dal linfoblasto che evolve a prolinfocito ed infine a linfocito. Gli organi centrali, midollo osseo e timo, danno origine a due linee linfocitarie con attributi funzionali diversi. La linea B o borsa-dipendente, in analogia a quanto osservato negli uccelli nei quali la borsa di Fabrizio svolge un ruolo analogo a quello del midollo osseo. La linea T o timo-dipendente che si forma nel timo da elementi precursori provenienti dal midollo osseo.
  • Monocitopoiesi: essa origina dal monoblasto e passa attraverso lo stadio di promonocito per arrivare alla formazione del monocito. I monociti passano rapidamente dal sangue circolante (fase di transito) nei tessuti. Qui possono rimanere immodificati o trasformarsi in istiociti (macrofagi).

I neutrofili

I neutrofili rappresentano la prima linea di difesa cellulare contro gli agenti estranei all’organismo. La loro funzione primaria è quella di fagocitare ed eliminare i batteri, inoltre possono danneggiare e distruggere funghi, lieviti, alghe, parassiti e virus. Sono elementi relativamente grandi (10-15 µm di diametro) con nucleo polilobato e citoplasma contenente due o tre tipi di granuli (primari, secondari, terziari). Le segmentazioni nucleari variano con la specie. I granuli intracitoplasmatici vengono genericamente definiti lisosomi. Essi contengono molti enzimi e sostanze non enzimatiche come idrolasi acide, lisozima, catalasi, lattoferrina, mieloperossidasi, proteasi neutre, collagenasi, fosfatasi alcalina e fosfolipasi A2. Sono presenti due comparti vascolari quello dei neutrofili circolanti e quello dei neutrofili marginali posti lungo le pareti dei capillari. Questi due pool sono in equilibrio dinamico e sembra che il trasferimento al pool marginale sia favorito per le cellule più vecchie. Caratteristica fondamentale dei neutrofili è quella di aderire all’endotelio. L’adesione alle cellule endoteliali in corrispondenza di un focolaio infiammatorio è legata ad interazioni di natura recettoriale (selectina) ed è favorita dalle modificazioni del flusso ematico.

Morfologia di un granulocito neutrofilo: disegno e fotografia al microscopio ottico.

Morfologia di un granulocito neutrofilo: disegno e fotografia al microscopio ottico.


I neutrofili

Importante per l’adesione è anche l’attivazione di recettori integrinici presenti sulla membrana leucocitaria. Dopo che i neutrofili hanno aderito, migrano attraverso l’endotelio raggiungendo gli spazi interstiziali. Tale processo è definito chemiotassi in quanto diretto da mediatori chimici che si generano nel tessuto insultato. Numerose sono le sostanze che hanno dimostrato effetto chemiotattico; fra queste ricordiamo il fattore quinto del complemento (C5a), la callicreina, prodotti dell’acido arachidonico e leucotrieni. La migrazione avviene a livello delle giunzioni interendoteliali dove il neutrofilo, mediante la formazione di lamellipodi e continui cambiamenti di forma ondulatori, raggiunge l’interstizio. Una volta giunto nel tessuto sede dell’infiltrazione batterica il neutrofilo effettua la fagocitosi. Il processo è facilitato dalla opsonizzazione, evento che favorisce il riconoscimento del materiale estraneo ed il legame allo stesso. Subito dopo l’unione del batterio al neutrofilo, questo ultimo estende pseudopodi circondando la particella che viene internalizzata grazie alla contrazione di queste propaggini con formazione del fagosoma. L’attività antimicrobica del neutrofilo può essere ossigeno dipendente ed ossigeno indipendente.

Eosinofili

Queste cellule sono così definite per l’affinità tintoriale dei granuli secondari che posseggono elevati quantitativi di proteine basiche per l’eosina. I granuli degli eosinofli inoltre contengono altri enzimi come la perossidasi, istaminasi ed idrolasi. Essi posseggono attività fagocitica nei confronti di batteri, funghi, particelle inerti e complessi antigene-antcorpo, anche se tale attività non è così efficiente come nei neutrofili. Essi sono in grado mediante un processo di esocitosi di rilasciare il contenuto dei propri granuli all’esterno. Numerose sostanze esercitano attività chemiotattica su queste cellule come l’istamina, i leucotrieni, fattori del complemento, immunocomplessi, parassiti. La loro azione parassiticida, spesso coadiuvata dai linfociti, viene esercitata direttamente sulle larve mediante la secrezione di enzimi idrolitici. Essi risultano essere la causa maggiore di danno tissutale nella fase tardiva delle patologie allergiche (asma), come anche possedere effetto citotossico nei confronti di alcune cellule tumorali. Gli eosinofili sono leggermente più grandi de neutrofili, di solito presentano un nucleo meno segmentato. La forma, le dimensioni ed il numero dei granuli varia drasticamente tra le varie specie animali.

Morfologia di un granulocito eosinofilo

Morfologia di un granulocito eosinofilo


Il basofilo

L’importanza di queste cellule non dipende dalla loro presenza nel circolo periferico in quanto insignificante ma dalla funzione svolta. Morfologicamente presentano una segmentazione nucleare meno pronunciata rispetto ai neutrofili. Il numero, la forma e il tipo di colorazione assunta dai granuli citoplasmatici varia tra le varie specie animali. Questa caratteristica metacromasia è attribuita in particolare al contenuto in eparina. I loro granuli contengono inoltre istamina, acido ialuronico, condroitinsolfato, serotonina e numerosi fattori chemiotattici per altre cellule del sangue. I basofili presentano inoltre recettori per le immunoglobuline (IgE; IgG) e anche se lenti nella motilità rispondono chemiotatticamente a numerose sostanze come il complemento, la callicreina e le linfochine. I basofili sono poco propensi alla fagocitosi ma intervengono repentinamente degranulando le proprie sostanze vasoattive in risposta ad allergeni o a reazioni di ipersensibilità. Il rilascio di istamina produce vasodilatazione con stasi vasale e tissutale. Negli animali sensibilizzati le reazioni sistemiche come orticaria, asma, rinite possono creare danni la cui gravità dipende dall’organo interessato. Il basofilo presenta numerose analogie funzionali con il mastocito tissutale.

Morfologia di un granulocito basofilo

Morfologia di un granulocito basofilo


Il monocito

Il monocito, agranulocita, è una cellula che permane per poco tempo in circolo per poi migrare nei vari tessuti diventando macrofago. Sia i monociti che i macrofagi rappresentano un’importante componente delle cellule del sistema reticolo endoteliale (RES). Morfologicamente risultano più grandi dei neutrofili con nucleo allungato od ovoide, con presenza di grossi vacuoli citoplasmatici e granuli lisosomiali. La differenziazione del monocito in macrofago prevede modificazioni morfostrutturali ed acquisizione di una intensa capacità fagocitica, aumento dell’espressione di recettori di membrana e della produzione di enzimi idrolitici. I recettori di membrana, con le dovute differenze tra le specie, mostrano affinità con le immunoglobuline, con i componenti del complemento, ormoni glucocorticoidi, insulina, glucagone, tireotropina, immunocomplessi, piastrine. Il monocito presenta sia attività chemiotattica che necrotattica, cioé è attratto in focolai dove risulta presente materiale necrotico. Come detto, sono fagociti in grado di eliminare i comuni patogeni anche se più lentamente rispetto ai neutrofili.

Morfologia di un agranulocito: il monocito

Morfologia di un agranulocito: il monocito


I linfociti

I linfociti giocano un ruolo fondamentale nella risposta immunitaria. Essi rappresentano un gruppo di cellule eterogenee sia dal punto di vista morfologico che funzionale: morfologicamente essi sono distinti in piccoli e grandi linfociti e la loro proporzione varia in rapporto allo stato di benessere della specie. I linfociti possono essere divisi in base al ruolo svolto nella risposta immunitaria: linfociti responsabili di una immunità cellulo-mediata e con funzione immunoregolatrice, denominati timo-dipendenti, o cellule T, e linfociti responsabili di una immunità umorale, denominati non timo-dipendenti o bursa-derivati, in quanto la borsa di Fabrizio negli uccelli equivale al midollo dei mammiferi, o cellule B. Nel sangue periferico sono presenti varie popolazioni linfocitarie e la loro presenza dipende dal fatto che queste cellule sono prodotte e immesse in circolo a vari stadi di maturazione ed immunocompetenza. Analoga situazione si rileva a livello dei diversi tessuti linfatici. Morfologicamente appaiono tendenzialmente rotondeggianti con nucleo voluminoso e citoplasma poco abbondante. Enzimi lisosomiali sono presenti nelle cellule T e nelle cellule B attivate. La distribuzione tissutale dei linfociti T e B varia nelle diverse specie animali.

Morfologia di un agranulocito: il linfocita.

Morfologia di un agranulocito: il linfocita.


Eritropoiesi, leucocitopoiesi e piastrinopoiesi

Cellula staminale totipotente da cui originano gli elementi del sangue

Cellula staminale totipotente da cui originano gli elementi del sangue


I materiali di supporto della lezione

Traduzione dal Testo Cunningham Manuale di Fisiologia Veterinaria Roma-DELFINO EDITORE-2005

G. Aguggini, V. Beghelli, L.F. Giulio Fisiologia degli Animali Domestici con elementi di Etologia Milano-UTET- 1998

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