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Ludovico Dipineto » 15.Psittacidi: Chlamydiosi


Chlamydiosi

Definizione
Clamidiosi è un termine generico per indicare l’infezione sostenuta da Chlamydophila psittaci negli uccelli, nell’uomo o altri mammiferi.
Negli uccelli è un’infezione con un decorso che va da acuto a cronico/asintomatico.
L’infezione intestinale inapparente può dare origine ai portatori sani, eliminatori intermittenti della Chlamydia.
La Chlamydophila psittaci è agente di zoonosi.

Psittacosi → infezione trasmessa all’uomo dagli Psittacidi.
Ornitosi → infezione trasmessa all’uomo da uccelli diversi dagli Psittacidi.

Eziologia

Ordine: Chlamydiales.
Famiglia: Chlamydiaceae.
Genere: Chlamydophila.
Specie: Chlamydophila psittaci.

Recente classificazione della famiglia in 2 generi e 9 specie:

  • Chlamydia → C. trachomatis (uomo), C. suis (suino), C. muridarum (topo, hamster).
  • Chlamydophila → C. psittaci (uccelli), C. felis (gatti), C. abortus (bovini, ovini, caprini), C. caviae (cavia), C. pecorum (bovini, ovini), C. pneumoniae (uomo).

Microrganismi rotondeggianti, con una parete cellulare simile a quella dei Gram- (priva dell’acido muramico), immobili e caratterizzati da parassitismo endocellulare obbligato, definiti “energy parasites” poiché dall’ospite attingono energia, non avendo enzimi necessari alla sua produzione.

Morfologia
Corpo elementare (CE): forma infettante extracellulare che si attacca alle cellule bersaglio dell’epitelio colonnare e penetra nella cellula – denso, sferico, piccolo (ø 0,2-0,3 μm) – immobile, manca di flagelli e pili.
Corpo iniziale o reticolare (CR): forma scarsamente infettante intracellulare, metabolicamente attiva, che si divide per scissione binaria – più grande del CE (ø 0,6-1,5 μm).

Eziologia – Ciclo di sviluppo

1. Adesione e penetrazione del CE

  • Adesione dei CE ai microvilli di cellule dell’epitelio colonnare su siti recettoriali specifici (non ancora identificati, forse proteine);
  • penetrazione con un meccanismo di “endocitosi selettiva per il parassita” (indotto dalla cellula recettiva);
  • formazione di un vacuolo fagosomiale, che evade la fusione con i lisosomi e quindi la digestione enzimatica.

2. Trasformazione del CE metabolicamente inerte in CR metabolicamente attivo (8 h p.i.)

  • Parete cellulare più sottile e flessibile (riduzione dei ponti disolfuro);
  • dispersione del nucleoide in filamenti di DNA;
  • citoplasma più omogeneo ed aumento del numero di ribosomi.

3. Moltiplicazione del CR per scissione binaria e produzione di CR (10-20 h p.i.)

  • Sintesi di DNA, RNA e proteine (precede la divisione) e divisione del CR per scissione binaria;
  • moltiplicazione del CR all’interno del vacuolo, circondato e protetto dalla membrana, che aumenta di volume fino ad occupare quasi tutto il citoplasma della cellula ospite (accumulo di glicogeno);
  • dopo 12-15 h p.i. i vacuoli contenenti i CR si ingrandiscono talmente da divenire evidenziabili al microscopio ottico e a contrasto di fase → incluso basofilo (Giemsa) contenente da 100 a 500 cellule figlie.

Eziologia – Ciclo di sviluppo (segue)

I CR sono incapaci di generare un proprio ATP, per cui sono costretti ad approvvigionarsene dai mitocondri della cellula ospite, attraverso una loro ATP-ADP traslocasi, e poi lo trasformano in ADP grazie ad una propria ATPasi.
I CR possiedono proiezioni superficiali cilindriche (18), che penetrano nella membrana endosomica permettendo la penetrazione di nutrienti dal citoplasma dell’ospite.

4. Maturazione dei CR non infettanti in CE infettanti (dopo 20-25 h p.i.)

  • Addensamento centrale del contenuto citoplasmatico, con riduzione di volume dei CR;
  • ispessimento della parete cellulare.

5. Rilascio di CE dalla cellula ospite (dopo 48-72 h p.i.)

  • Meccanismo non ancora completamente noto;
  • liberazione degli enzimi contenuti nel lisosoma che porta alla dissoluzione della cellula ospite;
  • lisi delle cellule ospiti circa 70 h p.i.

Il numero di CE che si liberano da una cellula è molto variabile (da 10 a circa 1000) e dipende da vari fattori fra cui il ceppo di chlamydia, il tipo di cellula ospite, le condizioni colturali.
Durante il ciclo di sviluppo nella cellula ospite, un lipopolisaccaride specifico della clamidia viene espresso sulla superficie della cellula infetta, forse per ridurre la fluidità della membrana plasmatica proteggendo così la clamidia dall’attacco dei linfociti T citotossici.

Chlamydiosi

Rappresentazione schematica del ciclo di sviluppo della Chlamydia all’interno della cellula ospite.

Rappresentazione schematica del ciclo di sviluppo della Chlamydia all'interno della cellula ospite.


Eziologia – Struttura antigenica

I principali antigeni di Chlamydia sono rappresentati da:

  • Lipopolisaccaride (LPS), principale antigene superficiale di gruppo o genere-specifico (non si sa se gli anticorpi contro questo antigene sono protettivi). Possiede tre epitopi antigenici:
    • un epitopo genere-specifico, espresso sui CE e CR,
    • altri due epitopi espressi anche in altri batteri Gram- (cross-reazioni).
  • Proteina di membrana (MOMP) esterna sierotipo-specifica (induce la formazione di anticorpi neutralizzanti).
  • Proteina responsabile dell’ipersensibilità ritardata a seguito di infezioni ripetute.

Colorazione
La chlamydia è sufficientemente grande da essere osservata al microscopio ottico o a contrasto di fase (800x). In base al tipo di colorazione impiegata la chlamydia apparirà:

  • Gram → negativa;
  • Giemsa → porpora scuro;
  • Castaneda → blu;
  • Macchiavello → rossa;
  • Gimenez → rossa.

Patogenesi

Le lesioni causate da Chlamydia sono indotte da vari eventi patogenetici:

  • danni vascolari → essudazione siero-fibrinosa e versamenti toraco-addominali, deposizione di fibrina sul pericardio, sui polmoni e su altri organi;
  • flogosi → anche purulente, unite ad emorragie e necrosi;
  • reazioni proliferative in alcuni organi (fegato e milza) → epato- e splenomegalia.

Resistenza agli agenti chimico-fisici

  • Molto sensibile a sostanze in grado di alterare il contenuto in lipidi o l’integrità della loro parete cellulare (ad es. derivati dell’ammonio quaternario e solventi lipidici) e ai comuni disinfettanti (benzalconio cloruro, soluzioni iodo-alcoliche, etanolo al 70%, acqua ossigenata al 3%, nitrato d’argento);
  • meno sensibile alle soluzioni denaturanti le proteine, acidi ed alcali (metanolo, etanolo, solfato di ammonio o di zinco, fenolo, acido idrocloridrico, idrossido di sodio);
  • resistente al cresolo ed alla calce.

Le Chlamydie eliminate con le feci come corpi elementari sono resistenti nell’ambiente: 6 mesi nella lettiera e nelle penne essiccate dopo l’eliminazione dagli animali infetti.

Epidemiologia

Oltre agli uccelli domestici, 160 specie di uccelli selvatici possono essere ospiti transitori o permanenti di Chlamydia.
I giovani sono più sensibili degli adulti – Gli adulti possono non manifestare la malattia fino a quando non si verifica una condizione stressante (ad es. trasporto).
Le specie aviari più colpite dall’infezione sono:

  • psittacidi (in natura ed in cattività),
  • piccione e tortora (sia domestici sia selvatici),
  • palmipedi (anatre ed oche sia domestiche sia selvatiche),
  • tacchino.

Trasmissione
La trasmissione dell’infezione avviene per via orizzontale:

  • per contatto diretto da animale malato ad animale sano,
  • per contatto indiretto per inalazione o ingestione di aerosol e/o materiale originato dalle feci essiccate e dalle secrezioni nasali.

Caratteri della malattia
Sintomatologia

Forma iperacuta: soprattutto nei giovani, decorso brevissimo, morte anche senza sintomi, oppure possibili sintomi a carico di più apparati: respiratorio, enterico (diarrea verdastra) e nervoso.

Forma acuta: rapida insorgenza di sintomi, quali sinusite, congiuntivite, difficoltà respiratorie con marcata depressione e anoressia, decorso breve, alta morbilità (80%) e mortalità (30%).

Forma subacuta/subclinica: blanda sintomatologia e ritardi di crescita, mortalità ridotta ma perdurante nel gruppo.

Forma latente cronica: la Chlamydia diffonde moderatamente sugli epiteli, soprattutto enterici, da cui viene eliminata intermittentemente con le feci e nelle cellule del sistema reticolo-istiocitario (splenomegalia) – stress ed infezioni concomitanti, precarie condizioni igieniche, carenze alimentari, etc. possono risvegliare l’infezione con la comparsa di sintomatologia.

Lesioni
A seconda della forma clinica si possono trovare lesioni più o meno imponenti ed estese a vari apparati:

  • congestione, emorragie petecchiali e formazione di depositi superficiali di essudato fibrinoso;
  • congiuntivite, pericardite e periepatite fibrinosa, aerosacculite fibrinosa, congestione polmonare e polmonite, epato- splenomegalia.

Chlamydiosi

Periepatite e peritonite fibrinosa in un pappagallo affetto da Chlamydophila psittaci.

Periepatite e peritonite fibrinosa in un pappagallo affetto da Chlamydophila psittaci.


Diagnosi

La diagnosi può essere formulata mediante la dimostrazione diretta della Chlamydia:

  • colorazione istochimica di essudati, campioni fecali e vetrini per impronta con il metodo Giemsa o Gimenez;
  • colorazione immunoistochimica di strisci e preparazioni istologiche;
  • colorazione con l’Immunofluorescenza o l’Immunoperossidasi;
  • ELISA → si utilizzano kit sviluppati per uso umano che rilevano l’antigene LPS genere-specifico e reagiscono con la Chlamydophila psittaci;
  • PCR.

Isolamento ed identificazione
Possono essere raggiunti mediante l’uso di colture cellulari e/o uova embrionate, nonché mediante indagini sierologiche.
I campioni da impiegare possono essere rappresentati da sacchi aerei, milza, pericardio, cuore, polmoni, fegato, reni, intestino (colon), tamponi coanali, orofaringei e oculari, tamponi cloacali e feci (raccolte per 3 giorni consecutivi). Inoltre, possono essere utilizzati sangue, raschiato congiuntivale, liquidi peritoneali, essudati.

Diagnosi (segue)

Colture cellulari
Le linee cellulari più utilizzate sono McCoy, HeLa, Vero, BHK 21, BGM, cellule L di topo, L929.
Dopo 2-3 oppure 5-6 gg. di incubazione si osservano le tipiche inclusioni mediante l’immunofluorescenza diretta o indiretta, colorazioni immunoistochimiche, colorazioni istochimiche (colorazione di Gimenez, Giemsa, Macchiavello).

Uova embrionate
Inoculazione nel sacco vitellino di uova embrionate di pollo incubate per 6-7 giorni a 39°C:
si osserva morte dell’embrione dopo 3-10 giorni p.i. e congestione vascolare del sacco vitellino. Successivamente si eseguono vetrini ad impronta o si raccoglie il contenuto del sacco vitellino e si inocula in colture cellulari.
La presenza di chlamydia si dimostra con l’uso di colorazioni appropriate, fissazione del complemento, immunofluorescenza diretta o indiretta, ELISA diretta o indiretta.

Sierologia

  • Immunofluorescenza.
  • Agglutinazione rapida e lenta.
  • Emoagglutinazione passiva.
  • Immunodiffusione.
  • ELISA.

Terapia

Per il trattamente è fondamentale sapere la sensibilità agli antibiotici della Chlamydia.

  • Sensibilità → tetracicline, cloramfenicolo, eritromicina, tilosina, tilmicosina e penicillina (meno).
  • Resistenza → streptomicina, vancomicina, kanamicina, bacitracina, gentamicina, neomicina.

Può essere impiegata negli psittacidi la Doxiciclina: 50mg/Kg PO o IM fino a 100mg/Kg IM; 200mg/litro se somministrata in acqua da bere e fino ad 1gr./kg se addizionata al pastone per 45 gg.

Profilassi
Isolamento dei soggetti/allevamento da possibili portatori o eliminatori (uccelli selvatici, uomo, attrezzature, ecc.).

Malattia nell’Uomo

  • Infezione conseguente ad inalazione;
  • periodo di incubazione: 5-14 giorni;
  • malattia simile a quella causata da Chlamydophila pneumoniae (ceppo TWAR), che può decorrere da una forma inapparente ad una sistemica grave, con polmonite anche mortale;
  • raramente letale (se opportunamente trattata);
  • sintomatologia:
    • emicrania,
    • brividi,
    • malessere generalizzato,
    • mialgia, con o senza coinvolgimento respiratorio;
  • di solito autolimitante senza diffusione secondaria.

Malattia negli Uccelli

  • Malattia sistemica, occasionalmente letale;
  • sintomatologia variabile (specie ed età degli uccelli e ceppo di clamidia):
    • letargia,
    • ipertermia,
    • scolo nasale ed oculare,
    • diarrea,
    • calo dell’ovodeposizione;
  • mortalità superiore al 30%;
  • molti uccelli, soprattutto Psittacidi, portatori asintomatici ed escretori persistenti (alla necroscopia presentano splenomegalia, epatomegalia, aerosacculite fibrinosa, pericardite, peritonite).
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