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Giuseppe Borzacchiello » 12.Neoplasie della regione perineale


Anatomia regione perineale cane

Nel cane il canale anale ha una lunghezza di circa 1 cm. e si caratterizza per la presenza di due importanti strutture anatomiche.

Ghiandole circumanali o epatoidi perché le cellule che le costituiscono assomigliano agli epatociti. Si tratta di ghiandole sebacee provviste di recettori per androgeni ed estrogeni. Sono sotto influenza ormonale dei testicoli nel maschio e della corteccia surrenalica nella femmina.
Tali ghiandole epatoidi si riscontrano anche in altri distretti anatomici: parte ventrale della coda (“ghiandola della coda”), dorso, parete addominale ventrale, prepuzio.

 

Schema della regione perineale di cane.

Schema della regione perineale di cane.


Anatomia regione perineale cane (segue)

Sacchi anali: da ciascun lato dell’ano si osserva l’apertura di un orificio di pochi mm. che rappresenta lo sbocco all’esterno dei sacchi anali. Si tratta di due piccoli seni che ricevono lo sbocco di un corpo ghiandolare. Strutture anatomiche caratteristiche dei carnivori.

Il contenuto fluido dei sacchi è costituito oltre che dalle secrezioni ghiandolari, da epitelio desquamato e batteri. Il secreto dei sacchi anali si mescola alle feci durante il transito conferendo un odore che serve a marcare il territorio.

Il canale anale termina nell’ano, orifizio attraverso il quale l’intestino si apre all’esterno.

 

Schema della regione perineale di cane.

Schema della regione perineale di cane.


Adenoma perianale

Neoplasia benigna che trae origine dalle ghiandole epatoidi. E’ il tumore di più frequente riscontro. Non è segnalato nel gatto che è privo di ghiandole epatoidi.

E’ molto frequente nei cani maschi interi e la sua crescita è stimolata dal testosterone.

Spesso i pazienti affetti da tale neoplasia sono portatori di interstizioma.
La comparsa di un adenoma perianale deve far sospettare un disordine ormonale come per esempio la sindrome di Cushing che determina ipertestosteronemia.

Adenoma perianale (segue)

Clinicamente si manifesta sotto forma di uno o più noduli non dolenti intorno all’ano che crescono lentamente

L’esame citologico non permette di differenziare il tumore benigno da quello maligno pertanto ai fini diagnostici bisogna ricorrere all’esame istologico.

La terapia prevede la castrazione del paziente che permette la riduzione della massa neoplastica nel giro di qualche settimana. Nelle femmine il tumore va rimosso. Dopo la chirurgia si consiglia di eseguire l’esame istologico anche dei testicoli per evidenziare eventuali neoplasie. Se la causa della neoplasia risiede nell’ipercorticosurrenalismo allora è necessario trattare la sindrome di Cushing.

Aspetto citologico. Si notano clusters di cellule epiteliali molto voluminose  con citoplasma chiaro che ricordano gli epatociti.

Aspetto citologico. Si notano clusters di cellule epiteliali molto voluminose con citoplasma chiaro che ricordano gli epatociti.


Adenocarcinoma perianale

Rappresenta l’evoluzione maligna dell’adenoma. Colpisce di preferenza cani maschi senza particolari predisposizioni di razza.

Nella maggior parte dei casi l’animale è asintomatico e solo 1/3 dei cani affetti da questo tumore manifesta segni clinici.

Adenocarcinoma perianale (segue)

L’adenocarcinoma in genere cresce rapidamente ed aderisce ai tessuti sottostanti.

I segni clinici più frequenti sono: tenesmo e rigonfiamento della regione perianale. In alcuni casi si notano segni di poliuria/polidipsia, perdita di peso, letargia da rapportare ad ipercalcemia paraneoplastica.

Non è sempre facile differenziarlo dall’adenoma. Va sempre effettuata un’esplorazione rettale che in alcuni casi può rivelare interessamento dei linfonodi sottolombari
L’adenocarcinoma perianale metastatizza generalmente ai linfonodi e fegato.

Ai fini diagnostici è importante l’esplorazione rettale, la radiografia addominale caudale e l’ecografia addominale.

Adenocarcinoma perianale citopatologia


Adenocarcinoma perianale citopatologia (segue)


Adenocarcinoma perianale

L’adenoca. perianale non è responsivo alla castrazione. L’asportazione chirurgica non è sempre agevole e molta attenzione va fatta nel definire l’estensione vista la sua crescita infiltrativa. Se la neoplasia è metastatica ai linfonodi anche questi vanno asportati chirurgicamente.

Dopo la chirurgia si può effettuare radioterapia per aumentare l’intervallo libero da malattia.

Prognosi: non sempre favorevole considerato il potenziale metastatico e la recidiva locale.
Il 70% dei pazienti N0 M0 ha un tempo di sopravvivenza >2 anni dalla chirurgia.

Adenocarcinoma delle ghiandole apocrine dei sacchi anali

Tumore molto invasivo con elevato potenziale metastatico. Rarissimo nel gatto.

Età media 11 anni.

Razze più frequentemente colpite: cocker spaniel inglese.


Adenocarcinoma delle ghiandole apocrine dei sacchi anali

Un’elevata percentuale di soggetti affetti da questa neoplasia al momento della diagnosi è già metastatico ai linfonodi.

Segni clinici: presenza di una massa dura a livello della regione perianale;tenesmo; se interessati i linfonodi sottolombari sono presenti segni di compressione rettale e/o uretrale.

Segni dell’ipercalcemia paraneoplastica: presenti in una percentuale variabile dal 25 al 50% degli animali colpiti: poliuria/polidipsia, debolezza, anoressia, bradicardia e altre aritimie cardiache.

Dosare sempre il calcio sierico.

La citologia non sempre aiuta nella diagnosi.

Adenocarcinoma delle ghiandole apocrine dei sacchi anali

Ai fini della STADIAZIONE della neoplasia:

  • T: valutare con l’esplorazione rettale l’estensione del tumore e l’eventuale aumento di volume dei linfonodi sottolombari.
  • N: si possono palpare con l’esplorazione rettale oppure si procede con ecografia.
  • M: valutazione rx polmoni.

Diagnosi finale: esame istologico - eventualmente anche dei linfonodi colpiti.

Stadiazione secondo Polton e Brearley


Adenocarcinoma delle ghiandole apocrine dei sacchi anali:

Terapia

Diverse le opzioni terapeutiche. La resezione chirurgica della neoplasia e delle metastasi si associa ad una maggiore sopravvivenza Williams et al., (2003). Per la chirurgia i pazienti ipercalcemici vanno prima stabilizzati.

Gli studi in bibliografia non mostrano risultati univoci.

Polton & Brearley (2007) chemioterapia per pazienti stadio 3b – carboplatino utile per riduzione volume tumore.

Radioterapia: I dati non sono sufficienti.

I materiali di supporto della lezione

Marconato- Del Piero: Oncologia medica dei piccoli animali - Poletto editore.

Romanelli: Oncologia del cane e del gatto- Elsevier Masson.

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