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Leonardo Meomartino » 6.Apparecchi radiografici, Intensificatore di brillanza, supporti ancillari


Apparecchi radiografici

Gli apparecchi radiografici possono essere divisi in tre categorie:

APPARECCHI FISSI;

APPARECCHI MOBILI;

APPARECCHI PORTATILI.

Apparecchi radiografici fissi

Gli apparecchi radiografici fissi sono formati da tre parti principali:

  • la testata;
  • il tavolo portapaziente;
  • la consolle o quadro dei comandi.

Apparecchi radiografici fissi

Nella testata si trova il tubo radiogeno ed i suoi accessori (la camicia, il filtro, il collimatore) (vedi lezione 4).
La testata è sostenuta da sistemi quali stativi a colonna, bracci telescopici, sistemi a scorrimento su binari, ecc. In genere, è possibile spostare la testata nel senso della lateralità e dell’altezza. In alcuni apparecchi, la testata può essere anche ruotata fino a 90°. Con questi ultimi apparecchi possono essere eseguiti esami radiografici sul paziente in stazione. In Radiologia Umana gli apparecchi che permettono studi in stazione eretta vengono detti “ortografi“. Se l’esame viene eseguito a distanze superiori a 75-100 cm, ad es. 150-200 cm, si utilizza un accessorio detto “teleradiografo” utilizzato per lo studio del torace perché riduce la deformazione geometrica dovuta all’ingrandimento (vedi Lezione 7).

Apparecchio radiografico fisso con stativo a colonna

Apparecchio radiografico fisso con stativo a colonna

Apparecchio radiografico fisso con stativo pensile

Apparecchio radiografico fisso con stativo pensile


Apparecchi radiografici fissi

Gli apparecchi RX fissi con testata sostenuta da uno stativo pensile spostabile su binari posti sulla volta della sala raggi sono utilizzati in particolare nella radiologia equina.

Apparecchio radiografico fisso con stativo pensile

Apparecchio radiografico fisso con stativo pensile


Apparecchi radiografici fissi

Gli apparecchi radiografici provvisti di tavolo portapaziente vengono anche detti “trocografi“. Il tavolo portaziente è costruito con materiali radiotrasparenti ed è spostabile, in genere, sia nel senso della lateralità sia in quello della profondità. Gli apparecchi in cui i movimenti del tavolo sono comandati dalla consolle sono detti “apparecchi telecomandati”. In alcuni apparecchi, il tavolo può anche essere inclinato (“clinografi“).
Fa parte del tavolo il vano portacassette dove, appunto, vengono inserite le cassette radiografiche. Solitamente, tra la superficie del tavolo ed il vano portacassette è sistemata la griglia antidiffusione. Le griglie più utilizzate negli apparecchi fissi sono quelle focalizzate e di tipo mobile (sistema Bucky-Potter) (vedi Lezione n. 5).

Tavolo portapaziente

Tavolo portapaziente


Apparecchi radiografici fissi

Infine, la consolle o quadro dei comandi è una parte dell’apparecchio radiografico, di solito, staccata in maniera da poter essere sistemata dietro una barriera radioprotettiva o in un locale schermato.
Sulla consolle è possibile regolare i diversi parametri dell’esposizione radiografica: l’energia (kV) e la quantità (mAs) dei raggi X (vedi lezione 4).

Consolle (quadro comandi)

Consolle (quadro comandi)


Apparecchi radiografici fissi

In effetti, esiste un quarto componente, il generatore, che, di solito, negli apparecchi radiografici fissi è separato, mentre negli apparecchi mobili ed in quelli portatili è compreso nello stesso blocco della testata o del quadro comandi.
L’apparecchio radiografico prima di poter utilizzare la corrente elettrica presente nella rete deve compiere alcune operazioni su di essa.
Innanzitutto, la corrente deve essere raddrizzata (da corrente alternata a corrente continua). Questo viene fatto tagliando la parte negativa della corrente alternata, nella quale si ha un continuo cambiamento dei poli (per la precisione 50 volte al secondo).
Dopo di ciò, la corrente viene convogliata in due circuiti, uno per rendere incandescente la spiralina del catodo e l’altro per generare la differenza di potenziale tra catodo ed anodo. Il primo passa attraverso un trasformatore cosiddetto in discesa, perché il voltaggio viene ridotto da 220 a 7-8 V. Il secondo, invece, passa attraverso un trasformatore in salita, cioè, la corrente raddrizzata viene portata da una differenza di potenziale di 220 V iniziale fino a valori che possono andare da 40 kV a 150 kV.

Trasformatore in discesa (bassi kV – alti mA)

Trasformatore in discesa (bassi kV - alti mA)

Trasformatore in salita (alti kV – bassi mA)

Trasformatore in salita (alti kV - bassi mA)


Apparecchi radiografici mobili

Gli apparecchi radiografici mobili sono caratterizzati dalla possibilità di essere spostati in diversi ambienti. Si tratta di apparecchi più piccoli di quelli fissi, ma comunque piuttosto pesanti, montati su stativi provvisti di ruote che ne permettono la spostabilità nell’ambito dei locali di una struttura quale una clinica, per poter effettuare degli esami su pazienti che non possano essere portati in sala radiologica o che non possano essere posizionati sul tavolo portapaziente. In alcuni casi sono, costituiti da un monoblocco in cui si trova sia il tubo radiogeno ed i suoi accessori, sia la consolle ed il generatore.
In Radiologia Veterinaria questi apparecchi vengono utilizzati prevalentemente per lo studio dello scheletro appendicolare del cavallo.

Apparecchio RX mobile

Apparecchio RX mobile

Apparecchio RX mobile in uso

Apparecchio RX mobile in uso


Apparecchi radiografici portatili

Gli apparecchi radiografici portatili sono apparecchi estremamente compatti e leggeri (6-10 kg). Come nel caso di alcuni apparecchi mobili, i portatili sono costituiti da un monoblocco contenente tutte le parti dell’apparecchio radiografico (tubo, collimatore, consolle, generatore).
In Radiologia Veterinaria, gli apparecchi radiologici portatili sono utilizzati esclusivamente per i grandi animali da reddito (cavallo, bovini) per effettuare esami radiografici sul campo.

Apparecchio radiografico portatile

Apparecchio radiografico portatile

Immagine dimostrativa di apparecchio radiografico portatile in uso

Immagine dimostrativa di apparecchio radiografico portatile in uso


Caratteristiche di un app. RX fisso per impiego veterinario generale


Caratteristiche di un app. portatile per Radiologia Equina


Apparecchi radiografici speciali

Esistono apparecchi radiografici utilizzati per scopi specifici. Le peculiarità di questi apparecchi risiedono nel tubo radiogeno.

Esistono tubi speciali per:

  • studi mammografici;
  • studi di microradiografia;
  • studi su attrezzature industriali.

I primi sono tubi in cui non vengono tagliati i raggi X ad energia inferiore ai 40 kV e funzionano, quindi, con bassi voltaggi.
I secondi presentano una spiralina, catodo, molto piccola e, perciò, una macchia focale praticamente “puntiforme”.
Gli ultimi hanno tubi che possono creare elevatissime differenze di potenziale che generano, quindi, raggi X estremamente penetranti, in grado di attraversare anche spessori metallici evidenziandone eventuali difetti di costruzione o lesioni strutturali.
Esistono anche apparecchi progettati per altre specifiche applicazioni (controllo alle frontiere/aeroporti; indagini su opere d’arte; ecc.).

Apparecchio RX portatile utilizzato per la sicurezza

Apparecchio RX portatile utilizzato per la sicurezza

Radiografia di una pittura eseguita su legno: sono evidenti i tragitti causati dai tarli

Radiografia di una pittura eseguita su legno: sono evidenti i tragitti causati dai tarli


Diafanoscopio

Il diafanoscopio (sin. “Negativoscopio”) è lo strumento necessario per la valutazione dei radiogrammi. Esso è costituito da schermi di materiale plastico parzialmente opachi, retroilluminati da neon che generano una luce “bianca”. In commercio ne esistono diverse tipologie e misure. In alcuni casi è possibile oscurare parte del negativoscopio in maniera da limitare l’illuminazione alla sola parte del radiogramma. In questo modo migliora la capacità discriminante degli occhi che non vengono abbagliati.
Accessori del negativoscopio, utili per la visualizzazione di particolari del radiogramma, soprattutto in zone eccessivamente dense, sono una fonte luminosa più intensa ma concentrata (“spot light”) e una lente di ingrandimento.

Postazione per lettura dei radiogrammi

Postazione per lettura dei radiogrammi


Intensificatore di brillanza

L’intensificatore di brillanza (sinonimo: fluoroscopio) è l’apparecchio utilizzato per effettuare radioscopie (sinonimo: fluoroscopie). Si tratta di apparecchi che lavorano con bassissime quantità di mA (3-8) e per questo riducono notevolmente l’esposizione e, quindi, i rischi radiologici. Alcuni apparecchi radiografici fissi possono lavorare, oltre che in grafia, anche in scopia.
Le principali parti costitutive dell’intensificatore sono il tubo radiogeno, connesso ad uno stativo ad arco che presenta molteplici possibilità di movimento, e, all’altra estremità, lo schermo posto nel cosiddetto tubo intensificatore. Nel tubo intensificatore la luce, generata dai raggi X incidenti sullo schermo, per il fenomeno dell’eccitazione (vedi lezione n. 2), è trasformata dal fotocatodo in elettroni i quali, opportunamente indirizzati ed accelerati, si dirigono verso un secondo schermo, più piccolo. Una serie di lenti amplifica l’immagine che, poi, tramite una telecamera, viene trasmessa ad un monitor.

Intensificatore di brillanza

Intensificatore di brillanza

Tubo intensificatore

Tubo intensificatore


Intensificatore di Brillanza

Come abbiamo già detto quando abbiamo definito la Radioscopia (vedi lezione n. 2), in Radiologia Veterinaria gli studi radioscopici sono prevalentemente utilizzati per interventi ortopedici a cielo chiuso e per studi dinamici dell’esofago e dello stomaco. Più di recente, anche in Veterinaria la Radioscopia viene utilizzata per studi cardio-angiografici e come guida per manovre interventistiche sul cuore e sui vasi.
Nel filmato, per la cui concessione si ringrazia il Dott. Claudio Bussadori di Milano, viene mostrato un intervento di obliterazione del dotto arteriorso di Botallo pervio (Patent Ductus Arteriosus – PDA) mediante protesi endoluminale (ACDO) inserita tramite catetere e sotto controllo radioscopico.

Intervento di obliterazione del PDA in un cane

Intervento di obliterazione del PDA in un cane


Supporti ancillari

In Radiologia Veterinaria, il posizionamento è un problema cruciale perché manca la collaborazione da parte del paziente. Il posizionamento è determinante per la successiva valutazione dell’esame radiografico.
Un’altra problematica peculiare della Radiologia Veterinaria è la radioesposizione di operatori umani necessari per mantenere il posizionamento durante l’esecuzione degli esami.
Per aiutare ad ottenere un corretto posizionamento o per ridurre la radioesposizione, sono correntemente utilizzati il contenimento farmacologico e una serie di supporti che per questo vengono detti “ancillari”.

Contenimento mediante operatori umani. Fonte: Kansas State University

Contenimento mediante operatori umani. Fonte: Kansas State University

Contenimento con cinghie, sella in plexiglass, cuscino sagomabile su soggetto sedato

Contenimento con cinghie, sella in plexiglass, cuscino sagomabile su soggetto sedato


Supporti ancillari

Fanno parte di questi supporti ancillari: portacassette, cunei, selle o cuscini sagomati, sacchetti di sabbia, cinghie, ecc.
Nelle immagini (fig. 1 e 2) vengono presentati alcuni dei supporti ancillari utilizzati presso il Centro di Radiologia Veterinaria di Napoli. Naturalmente, chiunque si occupi di Radiologia Veterinaria è in grado di costruire altri tipi di supporti basandosi sulla propria esperienza quotidiana.

Fig. 1: Sacchetti, cunei, cuscini sagomati

Fig. 1: Sacchetti, cunei, cuscini sagomati

Fig. 2: Piano inclinabile in plexiglass

Fig. 2: Piano inclinabile in plexiglass


Prossima lezione

Ci occuperemo di Geometria dell’immagine RX – Posizione e Proiezione – Errori ed artefatti radiografici.

Pubblicità di apparecchio portatile. Fonte: Gizmodo

Pubblicità di apparecchio portatile. Fonte: Gizmodo


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