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Serena Calabrò » 9.Valutazione qualitativa dei fieni


Influenza dei foraggi sulla variabilità delle razioni formulate

  • I nutrizionisti tipicamente spendono la maggior parte del loro tempo nella formulazione delle razioni per i propri clienti, ma la possibilità di successo varia notevolmente da un allevamento ad un altro.
  • Numerose variabili sono legate alle differenze nel management aziendale, che influenza le produzioni, ma molti fattori legati alla gestione dell’alimentazione possono fortemente influenzare il successo di una razione formulata.
  • Tre aree fondamentali possono essere individuate:
    • gli alimenti;
    • gli addetti all’alimentazione;
    • gli animali.
  • I foraggi hanno un grande potenziale di variabilità. Il grado di variazione in una data azienda dipende prevalentemente dalla capacità di gestire la coltivazione e la raccolta.

Metodi di conservazione dei foraggi (da Bittante et al., 1990)


Valutazione qualitativa dei foraggi

Il valore nutritivo di un foraggio varia in funzione di:

  • specie;
  • varietà;
  • condizioni climatiche;
  • management;
  • trattamenti.

Fattori che influenzano la qualità del foraggio e l’efficienza della razione

  • La specie foraggera influenza la digeribilità e l’assunzione → rispetto alle leguminose, le graminacee hanno una fibra più digeribile ma di lenta utilizzazione, questo aspetto limita l’assunzione alimentare.
  • L’avanzare della maturità del foraggio diminuisce il potenziale digestivo, sia per le graminacee che per le leguminose.
  • I fattori ambientali: i foraggi cresciuti in ambienti molto caldi sono meno digeribili
  • Foraggi di bassa qualità non possono essere compensati aumentando il tenore energetico della dieta ma un foraggio di buona qualità è la base per una corretta formulazione della dieta.
  • La qualità finale di un fieno dipende dall’epoca di sfalcio (la più indicata è rappresentata dalla fase che va dalla formazione dei bottoni fiorali e il 10% della fioritura per le leguminose e da quella compresa tra l’incipiente fioritura e l’inizio della stessa per le graminacee e i prati polifiti), le condizioni climatiche durante la fienagione, le modalità di taglio, andatura, rivoltamento, raccolta e immagazzinamento del foraggio; l’ambiente in cui il fieno viene conservato.

Principali tappe della fienagione

  • Sfalcio: sono molto importanti:
    • il momento (< % lignina, > digeribilità);
    • l’altezza (5 cm dal suolo per imitare la terra);
    • le attrezzature (falcia condizionatrice) → minori perdite in campo e minor tempo di essiccazione).
  • Movimentazione: importante per favorire movimento aria e azione del sole e velocità di essiccazione:
    • apertura andane e spargimento foraggio sul campo (entro poche ore dallo sfalcio);
    • rivoltamento e andanatura [meglio evitare troppe movimentazioni per ridurre le perdite (> leguminose) e rischi di contaminazione con terra];
    • raccolta (sfuso o previo imballo di diverse dimensioni: da 20-30 kg a 300-600 kg).

Principali tappe della fienagione (segue)

  • Raccolta: deve essere effettuata con molta attenzione per evitare perdite (frattura di steli e foglie, maggiori se la SS è elevata) e presenza di terra; prima di imballare la SS non deve essere > del 20%, ci vogliono 3-5 gg di bel tempo.
  • Essiccazione in due tempi: il foraggio viene raccolto ad una umidità compresa tra il 30 e il 45 % e portato agli essiccatoi che hanno il ruolo di insufflare aria (riscaldata a 90°C o T° ambiente) per ridurre l’umidità (12-18 ore); l’umidità finale non deve superare il 13-14 %.

Espressione della qualità del foraggio

  • Valutazione visiva o sensoriale: non permette una accurata stima dello stadio vegetativo di raccolta e della digeribilità.
  • Valutazione chimica o analitica: non permette di conoscere l’eventuale contaminazione da muffe o la presenza di materiale estraneo.
  • Valutazione dietetica e biologica.

Valutazione ottimale = valutazione visiva + valutazione chimica


Valutazione sensoriale

La valutazione di qualità di un fieno viene empiricamente effettuata mediante i seguenti esami:

  • composizione floristica;
  • presenza/assenza di essenze indesiderate o infestanti;
  • stadio di maturazione allo sfalcio;
  • rapporto steli/foglie;
  • eventuale presenza di materiali estranei (terra, sassi, ferro);
  • consistenza (friabilità, resistenza al taglio);
  • colore;
  • dimensione;
  • odore e aroma (gradevole, di muffa, da particolari essenze);
  • alterazioni (ammuffimento, polverosità).

Valutazione sensoriale (segue)

  • Colore: Il fieno deve avere un colore tendente al verde: l’ingiallimento è imputabile a piogge o comunque a una eccessiva permanenza in campo, l’imbrunimento è dovuto al riscaldamento che ne abbassa digeribilità e valore nutritivo.
  • Consistenza: un buon fieno deve essere tendenzialmente foglioso e morbido.

Valutazione sensoriale (segue)

  • Il rapporto stele/foglie dipende dall’essenza foraggera e dall’epoca di sfalcio: il fieno di un prato stabile è normalmente più foglioso di quello ottenuto da piante foraggere avvicendate; un fieno grossolano (poche foglie e steli duri e pungenti) è per lo più dovuto a un ritardo nello sfalcio e a perdite subite nel corso della fienagione.
  • Odore: il fieno deve avere un buon odore, tipico del fieno, e non presentare alterazioni.
  • Alterazioni: un fieno putrido, con molta muffa o marcio non deve essere somministrato agli animali.
  • Infestanti: deve essere esente da impurità e non contaminato da essenze infestanti.

Valutazione chimica

  • Umidità.
  • Proteine grezze e sue frazioni.
  • Frazioni glucidiche (NDS, NDF, ADF, ADL).
  • Lipidi (frazioni lipidiche).
  • Ceneri e minerali.
  • Vitamine e provitamine.
  • Sostanze tossiche (es. nitrati, micotossine, ecc.).
  • Fattori anti-nutrizionali.
  • Stima digeribilità e valore energetico.

Problemi legati alla contaminazione dei foraggi con terra (ceneri >10-12%)

  • Peggiore appetibilità e ingestione.
  • Minore conservabilità di fieni e insilati.
  • Aumento contaminazione latte.
  • Probabilità più elevate di clostridiosi.
  • Rischio inalazioni di polveri.

Valutazione dietetica e biologica

Appetibilità e ingestione

  • Il gradimento degli animali per un alimento si valuta attraverso la misura dell’ingestione giornaliera.
  • Velocità di ingestione (= quantità alimento ingerito/tempo).
  • Modalità di assunzione.

Risposte produttive

  • Quantità e qualità del latte prodotto, composizione prodotti o.a., presenza di contaminanti (es. aflatossine).

Sanità e benessere

  • Turbe digestive (vomito, diarrea, scarsa ruminazione), secretorie (mammella), assorbimento alterato (vedi feci).

Foraggio di qualità per una razione bilanciata

  • La fibra è fisiologicamente importante per la salute e la longevità della bovina.
  • Razioni altamente energetiche per bovine ad elevata produzione richiedono una sufficiente quantità di fibra per non incorrere nei fenomeni di acidosi.
  • Il concentrato non può sostituire una razione con foraggi di bassa qualità.
  • Se si somministrano elevate quantità di fibra da concentrato, la quota di foraggio sarà inevitabilmente bassa, quindi le dimensioni di particelle dovranno essere grandi a sufficienza per stimolare la ruminazione e la ritenzione delle particelle più piccole.

Fibra effettiva (eNDF)

Effective NDF (eNDF) è definita come: “Capacità dell’NDF di un alimento di sostituire l’NDF dei foraggi in una razione in modo tale da mantenere la percentuale di grasso del latte”.

  • Si riferisce alla proprietà di stimolare la masticazione, salivazione, la successiva ruminazione e l’azione tampone a livello ruminale.
  • Il concetto di fibra effettiva risponde all’esigenza di formulare razioni non solo considerando il tenore in NDF.
  • Quantità minima di fibra necessaria a mantenere il tenore in grasso del latte è in relazione alla misura delle particelle, del materiale di origine e della fibra contenuta nell’alimento.
  • NDF, ADF o altre caratterizzazioni chimiche non possono essere considerate alla pari del concetto di fibra effettiva perché valutate su campioni macinati finemente.

Dimensione delle particelle di foraggio

  • Dal 15 al 20% delle particelle in un foraggio dovrebbero avere una dimensione media pari a 38 mm di lunghezza.
  • La dimensione delle particelle è associata all’eNDF:
    • se la razione ha il 30% di NDF con il 5-10% delle particelle dei foraggi superiori a 3.8 cm non occorre intervenire;
    • se il 15% delle particelle eccede i 3.8 cm si può ridurre l’NDF del 2%;
    • se poche particelle hanno una dimensione adeguata si aumenta del 2% l’NDF.
  • Per ogni riduzione di unità percentuale di NDF da foraggio al di sotto del 19% s.s., la concentrazione di NDF nella razione aumenta di 2 unità percentuali, mentre la concentrazione di NFC si riduce di due unità percentuali.

Dimensione delle particelle di foraggio (segue)

  • L’eNDF quantifica in un unico concetto le caratteristiche chimiche e fisiche della fibra.
  • L’eNDF è l’applicazione all’NDF della grandezza delle particelle fibrose.
  • Praticamene è ciò che rimane su di un setaccio di 1.18 mm dopo setacciatura.
  • Questo valore viene poi corretto in base a densità, umidità e grado di lignificazione dell’NDF all’interno di classi di alimento.
  • Il valore effettivo di NDF derivante dai concentrati è da considerarsi pari al 50% di quello derivante dai foraggi.
  • La eNDF non dovrebbe essere inferiore al 22% di s.s.

Dimensione delle particelle di foraggio (segue)


eNDF di alcuni foraggi


eNDF di alcuni concentrati


eNDF di alcuni sottoprodotti


Fabbisogni in NDF e NFC delle bovine in lattazione


Correlazione tra alcuni parametri di produzione della bovina da latte e l’NDF da foraggi


Carboidrati strutturali e non strutturali e non fibrosi di alcuni alimenti

  • Carboidrati non strutturali (NSC):
    • > fonte di energia per i ruminanti z
    • zuccheri, amidi, acidi organici, altri carboidrati di riserva
  • Carboidrati non fibrosi (NFC):
    • = 100 – (NDF+ PG + EE + CENERI)
    • amido, zuccheri, pectine e acidi organici
  • NSC diversi da NFC: le pectine sono incluse in NFC ma non in NSC.

Carboidrati strutturali e non strutturali e non fibrosi di alcuni alimenti (segue)


Utilizzo di enzimi esogeni nei ruminanti

  • Recenti indagini evidenziano un miglioramento della digeribilità, dell’assunzione di sostanza secca e delle performance produttive di bovine da latte a seguito dell’inclusione nella dieta di complessi enzimatici principalmente costituiti da cellulasi, pectinasi alfa-amilasi, beta-glucanasi
  • Obiettivi dell’impiego di enzimi:
    • aumentare il valore nutritivo del foraggio rendendolo maggiormente digeribile;
    • incrementare l’idrolisi dell’NDF per indurne la sua più rapida scomparsa nel rumine → riduzione dell’ingombro fisico;
    • aumentare l’assunzione di sostanza secca
  • Gli enzimi potenziano l’attività fibrolitica dei batteri ruminali, inseriti nella dieta da 0.01% a 1%:
    • aumento dell’attività fibrolitica dei batteri nel rumine da 10 a 100 volte per grammo di alimento;
    • migliore digestione della fibra e sintesi proteina microbica.

Utilizzo di enzimi esogeni nei ruminanti (segue)

  • Fattori da considerare:
    • specificità enzima-substrato;
    • quantità di impiego;
    • metodo di applicazione;
    • umidità, T° e pH dell’alimento;
    • tempo di contatto.
  • Diluizione con acqua distillata, in funzione del tenore percentuale in SS dei foraggi in un rapporto pari 1:1, nebulizzazione sui foraggi.
  • Valutazione attività enzimatica a diversi tempi di contatto (0, 5h, 1h, 2h, 3h) determinazione delle frazioni: NDF, ADF, ADL cellulosa e emicellulose, per tutti i tempi di contatto enzima-substrato.

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