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Giuseppe Campanile » 7.Origine e diffusione della specie bufalina


Origine del bufalo ed introduzione in Italia

Il bufalo (bubalus bubalis) era presente nel Pleistocene sia in Europa sia nel sud Asia. I cambiamenti di clima che si verificarono in questo periodo confinarono la specie nell’attuale territorio che comprende l’india, l’Indocina e il sud est asiatico, da cui successivamente migrò in Mesopotamia, Europa orientale, Siria ed Egitto.

Introduzione del Bufalo in Italia

L’origine dell’allevamento del bufalo in Italia è ancora oggi oggetto di controversie in quanto non è facile desumere dalla documentazione esistente se la specie era presente sul nostro territorio prima dell’invasione dei Longobardi. La confusione che esisteva sul termine bubalus ha portato ad avanzare diverse teorie sull’introduzione del bufalo in Italia. In epoca romana si era, infatti, soliti indicare con il nome di bufali i buoi selvaggi; ancora oggi confusione può nascere nella traduzione del termine inglese “buffalo” con cui gli anglosassoni si riferiscono al bisonte, ignorando che essi identificano il nostro bufalo con il termine di “river buffalo o swamp buffalo”.

Origine del bufalo ed introduzione in Italia (segue)

Il bufalo trova la sua origine tra il 31° parallelo Nord ed il 2° parallelo Sud. Nelle zone tropicali di origine ancora oggi vivono specie selvatiche di bufalo:

  • Anoa (Isola di celebes)
  • Tamarao (Isola di Mindoro)
  • Arni (Isole di Sri-Lanka)
  • Cafro (Zaire, kenya)

Le ipotesi più avvalorate oggi su come il bufalo sia arrivato in Italia sono tre:

  • origine autoctona
  • introduzione con invasioni Longobarde
  • introduzione (o reintroduzione) con i Saraceni

Origine del bufalo ed introduzione in Italia (segue)

Ipotesi A: ritrovamento di resti risalenti al quaternario nel Lazio e nell’Isola di Pianosa (arcipelago toscano). Studi dei fibrinopeptidi A e B (Balestrieri et al., 1974). Impiego del bufalo in epoca romana (Campanile Castaldo, 1960). Secondo il Werner il bufalo era sconosciuto ai Romani non esistendo raffigurazioni di esso.

Ipotesi B: il bufalo è giunto con le invasioni Longobarde nel 568. Basata su quanto scritto da Paolo Diacono, Monaco Benedettino vissuto nel VII secolo d.C., che descrive la meraviglia che destano nelle popolazioni i cavalli e Bubali dalle lunghe corna introdotti dai Longobardi. Nelle “Leges Longobardorum”, in cui sono menzionati dettagliatamente tutti gli animali tra cui lo sparviero, non vi è alcuna menzione ai danni causati dai bufali. È plausibile, però, che si trattasse non di bufali bensì di bovini di ceppo podolico allora sconosciuti alle popolazioni italiche. Inoltre nel beneventano, in cui i Longobardi apportarono contributi di arte e storia, non sono mai stati ritrovati resti di bufalo.

Origine del bufalo ed introduzione in Italia (segue)

Ipotesi C: Cimmino (1982) riporta che non sono stati ritrovati resti di bufalo, o riferimenti nei documenti risalenti l’anno 1000, nella Piana del Sele. Egli formula l’ipotesi che il bufalo sia stato introdotto in epoca Normanna con le invasioni dei Saraceni e dei Mori verso la fine del X secolo. Le bufale dall’Egitto vennero portate in Sicilia ed in seguito, in epoca Sveva, nelle attuali aree di allevamento.

Testimonianze sulla presenza del bufalo in Italia

XII sec. → Abbazia di Farpa (Lazio), decreto del re Carlo I d’Angiò: restituzione di un bufalo domito.

XIII sec. → Monastero di san Lorenzo, per la festa del Santo patrono si offriva una mozza o provatura.

1294 → dalla tenuta reale di Foggia si inviavano a Napoli provole;

1300 → commercializzazione di formaggi e carni destinate ai mercati di Napoli e Salerno.

XV sec. → i feudatari per legge dovevano destinare parte dei latifondi al pascolo di questi animali.

1786 → Goethe, recandosi nella pianura di paestum, riferisce: “… vedemmo bufale dall’aspetto d’ippopotami e dagli occhi sanguigni e selvaggi…”

Origine del bufalo ed introduzione in Italia (segue)

Utilizzazione del bufalo

Sfruttamento delle zone paludose dove altri animali si mostravano poco resistenti.

Allevamento: da libero iniziò a diventare semilibero e stallino. Nelle piane del Sele e del Volturno si trovano ancora le antiche bufalare e le pagliare.

Sotto la dominazione borbonica si praticava la caccia alla bufala senza perdere d’occhio le capacità della specie: nella tenuta reale di Carditello (‘700) fu insediato anche un caseificio sperimentale.

‘800 → in piena crisi zootecnica l’allevamento bufalino era il più proficuo grazie alla produzione casearia ed alla carne, per i cuoi e per la sua attitudine al lavoro.

Origine del bufalo ed introduzione in Italia (segue)

La bufala era importante per il meridione grazie alle sue capacità di resistere a condizioni climatiche avverse e di nutrirsi di alimenti grossolani.

Sgrondo dei letti fluviali e delle zone paludose Comune di Sarno: mena delle bufale per i regi lagni. Pianura pontinia: pesca fluviale

1881: erano censiti circa 11.070 capi. In meno di 20 anni il patrimonio crebbe di circa il 27%.

1917 (Faelli): 19.366 capi.

1947: 12.000 capi, presenti soprattutto nel salernitano.

Anni ‘50: la bufala era considerata una specie in via di estinzione. Non esistevano più le condizioni economiche per la sua sopravvivenza.

Dal dopoguerra ad oggi l’incremento è stato continuo.

Andamento della consistenza dei capi bufalini. Fonte: FAO.

Andamento della consistenza dei capi bufalini. Fonte: FAO.


Classificazione del bufalo

Le diversità anatomiche giustificano la separazione in due generi con caratteristiche proprie specifiche:

  • Bubalus syncerus (bufalo africano)
  • Bubalus bubalus (bufalo asiatico)

I due generi si somigliano per alcuni tratti somatici: linea dorsale dritta e peli radi.

Il genere asiatico ha orecchie piccole, cranio lungo e stretto, i peli del tratto mediale tra collo e testa sono rivolti in avanti, le ossa craniali e le corna sono più strette del syncerus e mancano del caratteristico ispessimento basale e della fusione di entrambe alla base.

Il genere africano presenta orecchie larghe e frangiate, il cranio corto e ampio, i peli del tratto mediale tra collo e testa sono diretti indietro. Le corna del bufalo africano sono piatte, solcate che si aprono all’esterno e che si riuniscono quasi completamente alla base.

Fonte: ANASB.

Fonte: ANASB.


Classificazione del bufalo (segue)

Gruppo Syncerina: bufalo selvatico africano. Distinguiamo:

  1. Syncerus Caffer Caffer: bufalo nero o cafro. Vive nella savana e in sud Africa. Animale dalle grosse dimensioni (anche 1000 kg di peso). Altezza media di 150 cm al garrese. Corna di grosse dimensioni legate tra loro alla base nei maschi, si dirigono prima lateralmente poi in basso e infine ricurvano verso la testa.
  2. Syncerus Caffer Nanus: detto del Congo o bufalo rosso. Vive nell’area ovest dell’Africa tropicale. Altezza media 100–125 cm al garrese. Peso di 320 kg. Corna piccole senza rigonfiamento alla base. Carattere irascibile.
  3. Syncerus Caffer Brachyceros: detto della savana. Colore rosso scuro tende al nero. Altezza media al garrese circa 140 cm.
Bufalo cafro. Fonte: ANASB.

Bufalo cafro. Fonte: ANASB.

Caffer nanus. Fonte: ANASB.

Caffer nanus. Fonte: ANASB.


Classificazione del bufalo (segue)

Gruppo Bubalina: bufalo selvatico asiatico

1) Bubalus mindorensis

2) Bubalus depressicornis: 2a) depressicornis depressicornis; 2b) depressicornis quarlesi

3) Bubalus bubalis (water buffalo)

Arni. Fonte: Wikipedia

Arni. Fonte: Wikipedia


Classificazione del bufalo (segue)

Bubalus

1) Bubalus Arni (ARNEE): è presente in India, Sri Lanka e Indocina. Mole notevole: 150-170 cm al garrese, peso medio 1000 kg. Colore nero – grigio scuro, con arti più chiari al di sotto del ginocchio. Corna ampie e ben separate l’una dall’altra alla base.

2) Bubalus Mindorensis: Presente solo nelle zone paludose dell’isola di Mindoro nelle Filippine. Animale piccolo, alto circa 100 – 120 cm al garrese. Peso medio di 300 Kg. Colore grigio – nero o marrone scuro, con macchie bianche su testa arti e collo. Corna piccole e forti. Specie a rischio di estinzione.

Arni. Fonte: Wikipedia

Arni. Fonte: Wikipedia


Classificazione del bufalo (segue)

3) Bubalus Depressicornis: vive sull’Isola di Celebes in Indonesia. L’anoa ha le corna corte che puntano verso il posteriore, si tengono molto vicine al piano facciale. Distinguiamo:

3 a) Bubalus Depressicornis Depressicornis:  Anoa di pianura alto circa 100 cm, peso 200-300 Kg., pelle di colore nero ricoperte di peli marroni scuri.

3 b) Bubalus Depressicornis Quarlesi: Anoa di montagna, è la razza bufalina più piccola esistente, 65-70 cm al garrese, 200 Kg. Di peso, colore dal mantello marrone chiaro.

4) Bubalus Bubalis: è il gruppo più importate in quanto ad esso appartengono le principali razze domestiche utilizzate per il lavoro e per la produzione di latte e carne. Il bufalo domestico asiatico è detto water buffalo e discende dall’asiatico Arni.

Anoa. Fonte: Wikipedia

Anoa. Fonte: Wikipedia


Classificazione del bufalo (segue)

MacGregor (1939) distinse ulteriormente il water buffalo in due diverse popolazioni:

1) Swamp: affinità per l’ambiente paludoso. Diffuso in Asia sud-orientale, Filippine, Australia, Cina. Impiegato per lavoro. Unghioni pantofolati. Particolare andamento delle corna. Peso: 450-700 kg Altezza: variabile tra le razze (121-180 cm). Numero di cromosomi (2n=48).

2) River: preferisce l’ambiente fluviale. Si differenzia per colore, conformazione, impiego e corna (brevi, rivolte all’indietro, a spirale). Peso: 600-1000 kg. Altezza: variabile tra le diverse razze. Numero di cromosomi (2n=50).

Swamp.  Fonte: Wikipedia

Swamp. Fonte: Wikipedia

River. Fonte: Biological Library .

River. Fonte: Biological Library .


Classificazione del bufalo (segue)

In India e Pakistan si trovano molte razze di tipo River divise in 5 gruppi:

  1. gruppo: Murrah; razze: Murrah, Nili/Ravi ,Kundi
  2. gruppo: Gujarat; razze: Surti, Mehasana, Jafarabadi
  3. gruppo: Uttar Pradesh; razze: Bhadawari, Tarai
  4. gruppo: Central Indian; razze: Nagpuri, Pundharpuri, Manda, Kalahandi, Jerangi, Sanbalpur
  5. gruppo: South Indian; razze: Nagpuri, Pundharpuri, Manda, Kalahandi, Jerangi, Sanbalpur

Le immagini della presente diapositiva e delle successive mostrano le principali razze di tipo RIVER

Murrah. Fonte: ANASB.

Murrah. Fonte: ANASB.

Jaffarabadi. Fonte: ANASB.

Jaffarabadi. Fonte: ANASB.


Classificazione del bufalo (segue)

Fonte: ANASB.

Fonte: ANASB.


Classificazione del bufalo (segue)

Tamarao. Fonte: ANSAB.

Tamarao. Fonte: ANSAB.


Classificazione del bufalo (segue)

Nella famiglia del tipo River si inquadra la bufala allevata in Italia. Fino a pochi anni fa era definito bufalo di tipo mediterraneo. Oggi è riconosciuta come Razza Mediterranea Italiana. Traguardo raggiunto grazie al lungo isolamento e alla mancanza di incroci con bufale appartenenti allo stesso gruppo o a gruppi diversi allevati in altri paesi del mondo.

Bufala Mediterranea Italiana. Fonte: ANSAB.

Bufala Mediterranea Italiana. Fonte: ANSAB.


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