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Giuseppe Campanile » 10.Svezzamento del vitello bovino e bufalino


Prime cure al neonato

Il parto si può espletare:

  • “alla posta”, se l’allevamento è a stabulazione fissa (nel 6% dei casi insorgono problemi causati dalla mole, dall’anormale posizione del feto, dall’insufficiente ampiezza della regione pelvica della madre)
  • “nel box”, in cui le madri trascorrono l’ultima fase della gravidanza, se l’allevamento è a stabulazione libera (normalmente, in questo caso, i parti sono spontanei)

Prime cure al neonato (segue)

Prime cure al neonato

1) Assicurarsi che il vitello respiri regolarmente: il mancato respiro entro 3 minuti dalla nascita può causare danni cerebrali; entro 5 minuti causa morte. A tale scopo:

  • controllare che le vie respiratorie siano libere da muco e da brandelli di invogli fetali
  • provocare lo scuotimento della testa versando acqua fredda nelle orecchie o sollecitando il naso con un pezzetto di paglia
  • sollevare gli arti posteriori per favorire il deflusso del liquido amniotico
  • effettuare la respirazione artificiale comprimendo la cassa toracica a intervalli regolari sollevando ed abbassando gli arti anteriori

2) Asciugare il vitello, o con paglia o invogliando la mamma a leccarlo cospargendolo di crusca (questa tecnica contribuisce a stimolare la circolazione). In condizioni normali la maggior parte dei vitelli è in piedi entro 30 minuti ed effettua la prima poppata entro un’ora.

Prime cure al neonato (segue)

La decisione di allontanare il vitello dalla madre entro poche ore dalla nascita impedisce soprattutto nelle primipare:

  • che la suzione del colostro direttamente dalla madre interferisca negativamente con il successivo adattamento alla mungitrice automatica
  • la possibilità di traumi alla mammella
  • un eccessivo consumo di colostro nei primi giorni di vita, che potrebbe provocare problemi enterici

Tutto questo perché la maggior parte delle vacche produce un quantitativo di colostro superiore ai fabbisogni del vitello (al primo parto 35 Kg nei primi 4 giorni, le adulte oltre 50 Kg).

Il colostro

Somministrazione del colostro

Durante la gravidanza non vi è passaggio di anticorpi dalla madre al feto attraverso la placenta (sindesmo-coriale); per tale ragione il neonato deve acquisire l’immunità passiva con l’assunzione del colostro. La capacità di assorbimento di anticorpi da parte del vitello dipende da:

  • tempistica di somministrazione del colostro
  • concentrazione di anticorpi (scarsa nel colostro delle primipare)
  • stress da parto o da lattazione
  • cambiamento di stalla da parte della madre

Il colostro è un secreto particolarmente ricco di proteine, vitamine liposolubili, vitamina B12, ferro, Ig.

Il colostro (segue)

La quantità di Ig risente di:

  • razza
  • stato sanitario della vacca
  • ordine di parto (è più elevato nelle pluripare)
  • durata dell’asciutta (è minore nelle bovine che hanno avuto un’asciutta inferiore a 40 giorni).

Il corredo anticorpale dipende dai patogeni che hanno sensibilizzato il sistema anticorpale della madre. Altre caratteristiche del colostro sono:

  • alto tenore di ceneri (soprattutto minerali ed in particolare magnesio). Esercita azione lassativa importante per l’eliminazione del meconio
  • basso contenuto in lattosio, per impedire l’instaurarsi di pericolose fermentazioni a livello intestinale

Il colostro (segue)

Molto importante: il colostro deve essere ingerito il più precocemente possibile in quanto si hanno:

  • rapidi cambiamenti di composizione del colostro stesso
  • modificazioni dell’apparato digerente del vitello (aumento dell’acidità gastrica → attivazione del pepsinogeno e perdita della permeabilità della mucosa intestinale)

In condizioni normali il vitello dovrebbe ricevere, nelle prime 24 ore, un quantitativo di colostro pari al 10% del p.v. (4 Litri). Ma soprattutto dovrebbe ingerire 2 litri entro due ore dalla nascita.

Il colostro (segue)

È importante anche che la somministrazione avvenga in più pasti (almeno 3 nel primo giorno) per:

  • stimolare la doccia esofagea
  • favorire i processi di assorbimento intestinale
  • ridurre il rischio di indigestione

I vitelli dovrebbero assumere colostro almeno fino al 3°giorno di vita, in quanto, anche se le IGg non sono più assorbibili, sono in grado di esercitare un’azione protettiva locale nei confronti dei batteri del digerente. Qualora non sia possibile utilizzare il colostro della madre (morte, forme morbose trasmissibili, mancata montata lattea) si ricorre a:

  • banca del colostro (colostro di terzipare ricco di anticorpi preventivamente congelato)
  • colostri artificiali

In condizioni drastiche si ricorre a colostri artigianali (0,6 litri di latte intero, 0,3 litri di acqua, 1 uovo fresco, 1,5 ml di olio di ricino).

Lo svezzamento

È una tecnica di allevamento che consente di trasformare il vitello da monogastrico funzionale a poligastrico. Durante lo svezzamento si assiste a:

  • sviluppo dei prestomaci
  • insediamento della microflora (batteri) e microfauna (protozoi) del rumine-reticolo
  • differenziazione delle papille della mucosa dei prestomaci
  • attività metabolica della mucosa

Contemporaneamente si assiste alla regressione del meccanismo della doccia esofagea.

Riflesso della doccia esofagea: la doccia esofagea è una plica muscolare che si estende dal cardias all’omaso, convoglia il latte direttamente dall’esofago all’abomaso. Così facendo, nel vitello, si evita la caduta ed il ristagno del latte nel rumine-reticolo, che causerebbe meteorismo, irritazione della mucosa e diarrea. La chiusura della doccia esofagea si verifica quando l’animale assume alimenti liquidi, precisamente sotto il riflesso della suzione, poppata con testa protesa in avanti ed in alto. È stato dimostrato che questo riflesso si mantiene attivo per diversi anni se adeguatamente stimolato.

Lo svezzamento (segue)

Lo sviluppo dimensionale dei prestomaci

Durante la fase di alimentazione lattea abbiamo:

  • volume dell’abomaso pari al 70%
  • restanti prestomaci 30%

Durante lo svezzamento:

  • Omaso ed Abomaso crescono con ritmo proporzionale a quello del corpo (accrescimento isometrico).
  • Rumine e reticolo hanno un ritmo di accrescimento 4 volte superiore a quello del corpo (accrescimento allometrico).
  • A due mesi di età l’abomaso rappresenta il 30% del volume totale, i restanti prestomaci il 70%.

 

Lo svezzamento (segue)

Sviluppo della funzionalità ruminale

In seguito all’ingestione di piccole quantità di alimenti solidi all’interno dei prestomaci si stabilisce:

  • una caratteristica microflora e microfauna
  • un pH neutro del rumine-reticolo

Questa condizione si raggiunge ad 8 settimane di età. I microrganismi simbionti del rumine-reticolo sono alla base di:

  • fermentazione dei carboidrati
  • elaborazione di sostanze azotate
  • sintesi vitaminiche

La fermentazione dei carboidrati produce:

  • acidi grassi volatili (AGV)
  • sostanze gassose (CO2, CH4, H2)
  • calore (consente al ruminante di sopportare le basse temperature ambientali)

Lo svezzamento (segue)

Gli AGV prodotti dalla fermentazione dei carboidrati sono l’acido butirrico, acetico e propionico; sotto l’azione di questi si ha:

  • lo sviluppo delle papille ruminali (hanno la funzione di aumentare la superficie di assorbimento; verso l’ottava settimana si ha anche l’inizio della corneificazione delle papille e dell’epitelio ruminale)
  • attivazione della permeabilità e dell’attività metabolica della mucosa (diviene così capace di assorbire acqua e prodotti della fermentazione batterica: ammoniaca, vitamine, acidi grassi a catena corta)

L’elaborazione di sostanze azotate avviene grazie alla microflora in grado di:

  • utilizzare l’azoto non proteico (NPN) incorporandolo nel corpo microbico (proteina batterica)
  • ricavare NPN a partire da proteine alimentari per azione delle proteasi batteriche

 

Lo svezzamento (segue)

Vantaggi: tutto ciò fa in modo che i batteri trasformino l’NPN in proteina vera utilizzabile dall’animale, in tal modo parte delle proteine alimentari di scarsa qualità vengono degradate ad ammoniaca e trasformate in proteina batterica di valore superiore.

Svantaggi: anche parte delle proteine nobili fornite con la dieta viene degradata ad ammoniaca e trasformata in proteina batterica di valore biologico inferiore.

La sintesi vitaminica avviene anch’essa ad opera della microflora in grado di sintetizzare:

  • vitamine idrosolubili (complesso B);
  • vitamina K.

Fattori che influenzano l’epoca di svezzamento

Il meccanismo nervoso che controlla la motilità ruminale è potenzialmente funzionante già a 2 settimane di età. Poiché lo sviluppo della funzionalità ruminale è influenzato in larga misura dalla capacità di ingestione di sostanza secca fornita da alimenti solidi, consideriamo 3 fattori che lo favoriscono:

  • età: prima della III settimana di vita non mostra propensione al consumo di alimenti solidi, quindi solo dopo questa settimana si possono apportare le prime modifiche alimentari. Si deduce che lo svezzamento non potrà concludersi prima della V settimana di vita.
  • ingestione di alimenti liquidi: la restrizione di latte favorisce il consumo di alimenti solidi.
  • digeribilità della dieta solida: dal momento che lo sviluppo delle papille ruminali dipende dalla produzione di AGV, per favorire tale processo e quindi lo svezzamento è necessario somministrare alimenti facilmente fermentabili e ad elevato transito ruminale (l’accumulo nel rumine di particelle indigerite determina una riduzione della capacità di ingestione).

Fasi dello svezzamento

Ogni piano dello svezzamento può essere ricondotto a 3 periodi che seguono la Fase Colostrale (vitelli aziendali) o la Fase di Reidratazione (vitelli importati).

  • Fase lattea (alimentazione liquida): dura 2/4 settimane. Gli animali ricevono come unico alimento il latte, anche se hanno a disposizione acqua, fieno e mangime per favorire l’assunzione graduale.
  • Fase di svezzamento (alimentazione mista): dura 5/8 settimane. Si effettua la manovra di restrizione del latte. Questo periodo termina nel momento in cui la dieta è formata unicamente da alimenti solidi .
  • Fase post-svezzamento (alimentazione solida): dura 2 mesi. La dieta è costituita da mangimi e foraggi. L’obbiettivo è quello di un incremento armonico: a 6 mesi le vitelle di razza lattifera dovrebbero pesare 170 Kg, i maschi destinati alla produzione di carne 200 Kg.

Caratteristiche dello svezzamento

Svezzamento naturale: tra 6/8 mesi a 200 Kg. I vitelli crescono con la madre. Quando la produzione di latte è inferiore ai propri fabbisogni iniziano spontaneamente a consumare alimento solido. Praticato per i soggetti da carne.

Svezzamento artificiale: nei bovini avviene a 8 settimane (nella specie bufalina a 3 mesi, causa: vitello bufalino immaturo). È anche nota come “tecnica delle 8 settimane”. È basata sulla graduale sostituzione della dieta liquida con quella solida al fine di stimolare lo sviluppo della funzionalità ruminale e soddisfare i fabbisogni energetici e proteici del vitello. Si somministra una dieta mista:

  • liquida: sostitutivo del latte;
  • solida: fieno + mangime.

Valutare il buon procedere dello svezzamento controllando:

  • il consumo di mangime;
  • l’accrescimento relativo;
  • stato sanitario.

Caratteristiche dello svezzamento (segue)

L’accrescimento relativo è dato da:

[(ln P1)–(ln P0)/T] x100

dove:

  • (ln P1) è il logaritmo naturale del peso vivo alla fine dello svezzamento
  • (ln P0) è il logaritmo naturale del peso vivo alla nascita
  • (T) è l’età dello svezzamento

I risultati < 1% corrispondono a vitelli in cattivo stato di nutrizione, questi soggetti non riescono a recuperare nel corso del primo anno di vita sfruttando il fenomeno dell’accrescimento compensativo. Per ottenere un accrescimento relativo > 1% nel corso dello svezzamento precoce, l’incremento medio giornaliero non deve essere inferiore a 900 Gr. Questo perché l’incremento ponderale in un vitello durante lo svezzamento è influenzato dal crescente peso dei visceri. Es. in un vitello di 65 Kg di pv, in fase di svezzamento il complesso rumine-reticolo pesa 2,5 Kg (ossia il 3,8% del pv). Mentre in un vitello di 110 Kg, alimentato a latte, i due prestomaci pesano 1,3Kg (ossia 1,2% di pv).

Caratteristiche dello svezzamento (segue)

Di notevole importanza è anche “la provenienza dei vitelli”.

Vitelli scolostrati di provenienza aziendale:

  1. Da 0 a III settimana: dieta a base di latte in due pasti giornalieri (10% del peso vivo con una concentrazione del 10-11%, simile a quella del latte materno). Es. vitello di 40 Kg pv, max 5 litri di latte (100-110 grammi di mangime solubile per l’allattamento dei vitelli e acqua fino a 100) in due pasti.
  2. Fine III settimana/inizio IV: mangime da svezzamento starter+fieno di buona qualità (medica). Mantenendo costante la quantità di latte somministrata. Restrizione della dieta liquida: in base al consumo di sostanza fresca della dieta solida: per ogni Kg di mangime si riduce la razione di latte di 1 litro. La riduzione prosegue al ritmo di 1 litro ogni 7 giorni (aggiunta di 300 g di mangime per ogni litro tolto).

Vitelli importati:

  1. Nei primi 3 giorni trattamento reidratante e anti-stress con una dieta liquida ricca di vitamine e minerali.
  2. Nel giro di una settimana si raggiungono 6 litri di sostitutivo, in seguito si mette a disposizione fieno e mangime starter. Quando gli animali consumano un Kg di mangime si inizia la manovra di restrizione del latte, togliendo un litro alla settimana. Quando il consumo di mangime raggiunge 4 Kg il latte viene somministrato solo 1 volta al giorno. Dopo 10 giorni il latte viene completamente eliminato.

Mangimi sostitutivi del latte

Latte in polvere tradizionale: si utilizza per l’alimentazione del bovino e del bufalo. Presenta una quota proteica costituita quasi essenzialmente dalla farina del latte magro → si caseina.

Latte «senza latte»: non è consigliabile utilizzarlo per il bufalo, almeno nei primi due mesi di vita. Presenta una quota proteica in gran parte fornita dalle proteine del siero del latte e da materie prime diverse dal latte.

Latte acido: (come il latte “senza latte”) caratteristiche:

  • può essere ingerito freddo
  • può essere preparato solo 2-3 volte a settimana
  • non contiene caseina → non coagula nell’abomaso

Sistemi di produzione: il latte magro in polvere nella formulazione dei sostitutivi si può ottenere con 2 diversi processi di disidratazione:

  • roller: si schock termico, globuli di grasso: 10 – 20 mm
  • spray: no shock termico, ridotti globuli di grasso, latte più digeribile

In entrambi i sistemi è importante la temperatura e la durata del riscaldamento.

Alimenti per lo svezzamento

Caratteristiche del Mangime da svezzamento

  1. Appetibile (cruscami, melasso di barbabietola e cloruro di sodio)
  2. Copertura fabbisogni
  3. Materie prime ricche di glucidi
  4. Altamente digeribile
  5. Energia (90 UFL/q.t.q.)
  • densità energetica non inferiore a 1 UFL/kg
  • cereali (mais e orzo)
  • farine di estrazioni di semi oleosi e cruscami
  • farine di erba medica
  • farine di pesce

Alimenti per lo svezzamento (segue)

6. Proteine (16–18%)

  • fonti azotate di elevato valore biologico
  • farine di estrazione di soia
  • farine di estrazione di girasole (stimola att.rumin.)

7. Fibre (non superiore 8 – 11%)

  • cruscami e panello di lino
  • farina medica disidratata
  • buccette d’uva, tutoli di mais macinati e paglia di grano

8. Elementi minerali

9. Vitamine (idrosolubili e liposolubili)

Distribuzione degli alimenti

Il latte ricostituito può essere offerto ai vitelli in:

  • secchio: suzione diretta o poppatoio
  • distributori automatici

L’adozione del secchio consente di:

  1. controllare i consumi individuali
  2. osservare gli animali con maggiore frequenza
  3. ridurre il rischio di trasmissione di malattie se sono stabulati in gabbie singole

Distribuzione degli alimenti (segue)

L’adozione di distributori automatici comporta i seguenti svantaggi:

  1. no controllo
  2. assunzione di latte a volontà
  3. innalzamento costi
  4. frena ingestione degli alimenti solidi
  5. aumenta il rischio di patologie gastro-enteriche

Con l’avvento del computer: realizzazione di un auto alimentatore (LUPA) che dopo aver riconosciuto il vitello grazie a un microchip, gli mette a disposizione nelle 24 ore, la razione giornaliera in più pasti.

Ricoveri ed attrezzature

Uno dei mezzi più efficaci per evitare colibacillosi e malattie neonatali è costituito dall’immediato allontanamento del vitello dalla madre e dall’ambiente in cui vivono gli adulti.

  • Box individuali (poche vacche – no gruppi omogenei di vitelli).
  • Box individuali per i primi 15-20 gg. e collettivi in seguito.

Box individuali

  1. controllo e sorveglianza
  2. vitelli più calmi
  3. riduce la trasmissione di malattia
  4. offre a ognuno dei soggetti le condizioni più favorevoli

Box: struttura realizzata a terra in locali chiusi.

Gabbia: viene di solito collocata all’aperto e sopraelevata dal suolo.

Ricoveri ed attrezzature (segue)

Box collettivo: soluzione molto usata soprattutto nella seconda fase di svezzamento. Parametri da considerare:

1) dimensioni e forme del box

2) tipo di pavimentazione:

  • grigliata
  • continua

3) spazio alla mangiatoia;

4) superficie da assegnare ad ogni soggetto:

  • zona di alimentazione
  • zona di riposo: separata dalla precedente da cancelli e da un cordolo di 5-10 cm, ha un pavimento continuo sul quale si forma una lettiera permanente, gli animali rimangono più puliti

Svezzamento del vitello bufalino

Gestione dell’allevamento

  1. Stabulazione delle bufale in asciutta.
  2. Condizioni igienico sanitarie della vitellaia.
  3. Corretta gestione degli alimenti.

1. Stabulazione delle bufale in asciutta: l’asportazione delle deiezioni deve essere frequente e di facile attuazione e nei periodi freddi, o caratterizzati da notevoli escursioni termiche, è necessario disporre di una lettiera permanente da rinnovare giornalmente con l’aggiunta di paglia. Quest’ultima, anche se economicamente non vantaggiosa, garantisce un ambiente idoneo al neonato, in una fase in cui i meccanismi di termoregolazione non sono ancora del tutto efficienti, ed evita un eccessivo abbassamento della temperatura corporea. Questi accorgimenti favoriscono la vitalità, la pronta assunzione di colostro e, quindi, il fisiologico incremento del tasso ematico anticorpale.

Svezzamento del vitello bufalino (segue)

2. Condizioni igienico sanitarie della vitellaia: l’allevamento dei vitelli può essere attuato con diverse tecniche.

  • Gabbie singole o box collettivi all’interno di ricoveri con un microclima idoneo a questa delicata fase di crescita
  • Locali al riparo dai venti dominanti con ingresso orientato a Sud-Est e assicurare una circolazione di aria atta a contenere il tasso di umidità ambientale, specialmente, nei periodi più caldi dell’anno
  • Vitellaia realizzata lontano dai recinti in cui soggiornano i soggetti adulti che contribuiscono ad elevare la carica batterica ambientale (le difese immunitarie risultano ancora inadeguate)
  • Il materiale impiegato nella costruzione dei locali deve consentire un’agevole pulizia e disinfezione e un’asportazione giornaliera delle deiezioni
  • Nei periodi freddi: lettiera permanente rinnovata giornalmente con aggiunta di paglia

La riduzione della carica batterica ambientale si persegue con buoni risultati anche con box posti sotto tettoie riparate dai venti. Il management ideale comprende:

  • almeno 3m2/capo dispazio
  • formazione di gruppi di 8-12 vitelli di uguale età e peso
  • alimentare fino a 3 mesi di età con 1-1,5 kg di starter più unifeed (silomais, fieno e concentrato) e fieno lungo a disposizione

Svezzamento del vitello bufalino (segue)

3. Corretta gestione degli alimenti

Colostro:

  • Azione lassativa.
  • Immunoglobuline: 74% delle proteine a 4h dopo il parto, 24% dopo 126h.
  • 1,5-2 litri entro 2h dalla nascita e fino a 6 litri nella prima settimana di vita.

Lo svezzamento con latte ricostituito, nonostante i numerosi tentativi volti alla riduzione di questo periodo, non deve avvenire prima dei 3 mesi e, comunque, non prima che il vitello raggiunga un peso corporeo di 80 kg che è quello che gli permette un’ingestione di alimento solido tale da assicurare un fisiologico accrescimento (800-900 g/die).

Svezzamento del vitello bufalino (segue)

Latte con idonee caratteristiche:

  • l’integrazione cuprica è letale per il vitello bufalino;
  • somministrazione in due o più pasti in modo da evitare un eccessivo riempimento dell’abomaso (causa di passaggio di parte del latte ingerito nel rumine, patologia definita proprio “latte nel rumine”), cui conseguono fenomeni flogistici a carico dell’organo ed acidosi metabolica.

L’assunzione di latte in più poppate rappresenta il metodo migliore di allevamento del vitello bufalino in quanto permette una digestione più fisiologica; in condizioni naturali il vitello poppa 8-10 volte assumendo al massimo 500 ml di latte per volta. Nel caso dell’allattamento artificiale una condizione analoga si può ottenere attraverso l’utilizzo di un latte “medio acido” (pH inferiore a 6), la cui fonte proteica è costituita essenzialmente da caseina, somministrabile a freddo, quasi ad libitum, o con l’utilizzo di un allattatrice computerizzata in grado di preparare all’istante il latte e distribuirlo a seconda dell’età in quantità e numero di poppate variabili.

Svezzamento del vitello bufalino (segue)

L’impiego di latti “medio acidi” o di allattatrici computerizzate consente un’alimentazione di gruppo a partire dai 7-10 giorni di età e riduce l’impegno del personale in questa fase di allevamento. Con tali tecniche si registra di solito una minore mortalità neonatale in quanto il personale disporrà di maggiore tempo da dedicare al vitello nella fase colostrale che richiede molta pazienza per abituare il neonato al poppatoio.

Latti acidi o zero per vitelli bufalini: per l’additivazione di Ca e P considerare:

  • minore capacità di ingestione rispetto al bovino
  • maggiori quantità dei due elementi nel latte di bufala rispetto a quello di bovina (circa 1.8 g di Ca e 1.2 g di P vs 1.2 g di Ca e 0.8 g di P)

Importante: Cu: se > 10 mg/Kg ss fenomeni di intossicazione

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