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Maria Elisabetta de Franciscis » 11.Il federalismo cooperativo


Il federalismo cooperativo

Il federalismo cooperativo è caratterizzato dal superamento della netta separazione tra sfere di competenza e dall’introduzione di una serie di elementi di riequilibrio, rappresentati dalle forme di partecipazione degli Stati membri alle decisioni dello Stato centrale.

Per federalismo cooperativo si intende, dunque, la realizzazione di un sodalizio tra governo statale e governo centrale, il quale gode di supremazia nel determinare le politiche da introdurre nella Nazione, mentre agli Stati membri viene riconosciuta una maggiore capacità amministrativa.

Così, in una nazione di Common Law, ricorrendo alle clausole del giusto e del necessario ed alla clausola del benessere generale, le competenze del governo centrale vengono ampliate fino a farvi rientrare:

  • la creazione di un sistema bancario nazionale in McCulloch v. Maryland (17 U.S. 316, 1819)
  • la previdenza sociale in Steward Machine Co. v. Davis (301 U.S. 548, 1937 )
  • la determinazione di un salario minimo in United States v. Darby (289 U.S. 224, 1933)

Il federalismo cooperativo

La teoria del Federalismo Cooperativo fu elaborata dallo scienziato politico Morton Grodzins per descrivere il nuovo equilibrio tra i governi e divenuta essa stessa principio normativo a cui si ispirare un nuovo tipo di relazione tra i diversi livelli di governo.

Questa teoria parte dall’osservazione di come i diversi livelli di governo intreccino le loro funzioni in una maniera tale che il sistema intergovernativo è diventato molto simile ad un “blocco di marmo” (Marble-Cake) allontanandosi sempre di più dal modello della “torta a Strati” (Layer Cake) rappresentativa del federalismo duale, con diversi livelli separati e reciprocamente interdipendenti.

La Layer Cake. Fonte: Slash food

La Layer Cake. Fonte: Slash food

La Marble Cake. Fonte: Reader’s digest

La Marble Cake. Fonte: Reader's digest


Il New Deal

La massima affermazione del federalismo cooperativo si ha in seguito al crollo finanziario del ‘29 e con l’introduzione da parte del presidente Roosevelt del New Deal, il programma di risanamento fondato sull’introduzione di una legislazione sociale ed economica in grado di trasformare gli Stati Uniti in uno stato sociale.

Per questo scopo, però, era necessaria una riforma della ripartizione delle competenze tra Stati membri e Stato federale e, dunque, che gli Stati limitassero le proprie competenze a vantaggio dello Stato federale.

Franklin Delano Roosevelt. Fonte: Wikipedia

Franklin Delano Roosevelt. Fonte: Wikipedia


Il New Deal 

Il New Deal, dunque, si avvalse di due strumenti: il Grant in Aid, lo strumento maggiormente responsabile dell’affermazione del federalismo cooperativo, e l’Interstate Compact.

  1. il Grant in Aid consisteva in un finanziamento concesso agli Stati membri dal governo federale affinché essi intraprendessero attività economiche secondo uno schema predisposto dal Stato centrale. In questo modo il governo federale acquisiva competenza legislativa in materie come rapporti di lavoro, regolamentazione urbanistica ecc.
  2. l’Interstate Compact rappresentava, invece, un atto approvato dal Congresso che formalizzava la cooperazione e il coordinamento tra Stati limitrofi interessati da una stessa problematica. Applicando questo strumento gli Stati hanno ottenuto il riconoscimento di un’ampia competenza legislativa in materia di diritto penale e processuale, in materia elettorale e di ordine pubblico (police power) oltre ad un rinnovato riconoscimento della competenza amministrativa al prezzo però di ulteriori limitazioni in materie di competenza esclusiva per accedere ai benefici economici dei grants in aid
Il New Deal Fonte: Wikipedia

Il New Deal Fonte: Wikipedia


Il federalismo negli anni ‘50

Negli anni ‘50 la Corte Suprema presieduta dal giudice Warren, incide notevolmente sulla riduzione delle competenze degli Stati membri infrangendo la teoria della sovranità originaria di questi ultimi.

In particolare, questa Corte ha inciso grandemente sulle libertà dell’individuo intese come limitazione della sovranità degli Stati.

In particolare in tre sentenze

  • Miranda v. Arizona (384 U.S. 436, 1966) sull’inammissibilità delle confessioni ottenute con mezzi illeciti
  • Gideon v. Wainwright (372 U.S. 335, 1963)sul diritto al patrocinio legale nei procedimenti penali statali
  • Mapp v. Ohio (367 U.S. 643, 1961) sull’applicazione agli Stati della regola dell’esclusione dal giudizio di prove ottenute con «sequestri o sopralluoghi irragionevoli»

ricorrendo al XIV emendamento la Corte Suprema degli Stati Uniti ha fatto prevalere il diritto di procedura penale federale su quello degli Stati.

Video: Miranda v. Arizona, 1966

Video: Gideon v. Wainwright, 1963

Il federalismo negli anni ‘60

La tendenza al federalismo cooperativo si protrasse per tutti gli anni ‘60, anche nella fase del “federalismo creativo ideato” da Lyndon Johnson.

In questo periodo, infatti, si ebbe l’intensificazione del rapporto diretto tra governo federale e governi statali accompagnata ad un aumento della regolamentazione dei finanziamenti agli Stati.

Video: Discorso inaugurale Lyndon Johnson, 1965

Lyndon Johnson. Fonte: More What

Lyndon Johnson. Fonte: More What


Il federalismo negli anni ‘70

Negli anni ‘70, nel bel mezzo dello scandalo Watergate e del procedimento di impeachment intentato contro Nixon, la Corte Suprema presieduta dal Giudice Burger si è occupata maggiormente della separazione dei poteri e dei conflitti tra l’organo esecutivo ed il Congresso ritornando a seguire i parametri classici della giurisprudenza costituzionale.

Ciò nonostante anche questa Corte ha trovato l’opportunità di pronunciarsi mortificando la sovranità statuale in materia di rapporti tra Stato e Chiesa in Winsconsin v. Yoder (406 U.S. 205, 1972), sulla libertà religiosa e, soprattutto, in Roe v. Texas (410 U.S. 113, 1973), la Corte Suprema degli Stati Uniti dichiarò incostituzionale la legge Texana che vietava l’aborto.

Video: Discorso inaugurale Richard Nixon, 1969

Richard Nixon. Fonte: Wikipedia

Richard Nixon. Fonte: Wikipedia


Il federalismo negli anni ‘80

Agli inizi degli anni ‘80, il programma di governo che portò alla presidenza Ronald Reagan, denominato New Federalism, prevedeva un ritorno al federalismo duale.

Le congiunture degli ultimi anni della guerra fredda rallentarono l’introduzione di una nuova visione del federalismo statunitense richiedendo un forte coinvolgimento del governo centrale, soprattutto per la necessità di investimenti nell’apparato bellico.

Ciò nonostante le contingenze del particolare momento storico non frenarono le rivendicazioni di un’amministrazione più vicina al cittadino.

In questo periodo una timida Corte Suprema fu impegnata non tanto a ridurre la sfera di competenze del Congresso quanto ad esprimersi in favore di competenze già riconosciute come attribuzioni degli Stati membri.

Video: Discorso inaugurale Reagan, 1981

Ronald Reagan. Fonte: Wikipedia

Ronald Reagan. Fonte: Wikipedia


Il federalismo negli anni ‘90

Negli anni ‘90 con la presidenza Clinton si è assistito ad un ritorno al federalismo duale, nonostante un presidente fortemente orientato verso un ampliamento della sfera di competenze del Governo federale, una Corte Suprema fortemente conservatrice ha agito da contrappeso nel rivalutare il ruolo e la sovranità degli Stati e, con numerose interpretazioni restrittive della Costituzione, ha teso a ridurre le competenze del Congresso.

Video: Discorso inaugurale Clinton, 1991

William “Bill” Clinton. Fonte: Wikipedia

William "Bill" Clinton. Fonte: Wikipedia


I materiali di supporto della lezione

AAVV., Il Decentramento politico negli Stati dell'Unione Europea, II edizione aggiornata, Maggioli editore, 2001.

Maria Elisabetta de Franciscis, Federalism in the United States: Sovereignty v. Autonomy, in <1989> Rivista di Diritto Pubblico e Scienze Politiche, Anno IV, n.3-4/1994, pp. 779-801.

Garcia v. San Antonio Transit Auth., 469 U.S. 528 (1985)

National League of Cities v. Usery, 426 U.S. 833 (1976)

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