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Raffaele Feola » 10.Dall'euro-pessimismo al rilancio della Comunità. Gli anni Ottanta


La crisi energetica e la nuova Europa

L’elezione del Parlamento Europeo a suffragio universale apriva un nuovo periodo molto più produttivo e fecondo per le istituzioni europee dopo un decennio (gli anni Settanta) connotati da molte resistenze, da difficoltà continue anche per le difficoltà economiche generali, che travagliarono l’Occidente.

Gli anni Ottanta si aprivano con un’eredità pesante: nonostante i molti progetti e qualche dichiarazione di principio gli Stati membri si erano mostrati poco propensi a compiere nuovi passi decisivi. La crisi energetica aveva in particolare attanagliato le diverse economie generando tensioni interne e forti ventate protezionistiche, anche se lo sviluppo indubitabile degli scambi e del commercio all’interno della Comunità incoraggiava a compiere nuovi passi nella direzione intrapresa.

C’erano ancora troppe barriere normative e fiscali da abbattere, alle quali corrispondevano interessi, che le tensioni politiche interne ai singoli Stati non consentivano di superare. Erano dunque agli Stati che doveva spettare l’iniziativa di una nuova accelerazione: ed in effetti fu il Consiglio Europeo tenutosi a Londra nel novembre del 1981 a proporre nuove soluzioni sia per il mercato interno che per l’uniformità delle articolazioni monetarie.

I territori della crisi energetica anni ‘80, e le vie del gas sulla frontiera ad est

I territori della crisi energetica anni '80, e le vie del gas sulla frontiera ad est


Un Europa più grande e più forte

La Commissione venne così investita del compito di studiare un progetto operativo, compito che fu portato a compimento in un anno e presentato alla riunione tenutasi nel dicembre 1982 a Copenaghen. Il progetto mirava alla semplificazione delle formalità doganali, all’apertura completa dei mercati supportate e favorite dalla progressiva armonizzazione delle diverse legislazioni vigenti e dalla liberalizzazione delle attività finanziarie.

Nel Consiglio Europeo si rafforzò nei primi anni Ottanta la volontà di adottare misure efficaci per eliminare le norme restrittive per favorire la concorrenza e in generale per migliorare i rapporti europei. Mentre emergevano alla direzione dei rispettivi governi (inglese, francese, tedesco) figure di primissimo piano come Margaret Thatcher, Francois Mitterand ed Helmut Kohl, maturavano le condizioni per l’ingresso nella Comunità di tre nuovi Stati.

Spagna, Portogallo e Grecia erano passati attraverso percorsi diversi e non senza traumi al sistema democratico e potevano ormai vantare governi perfettamente omogenei rispetto a quelli degli Stati fondatori.

La Dichiarazione di Stoccarda: verso l’AUE

A partire dal 1° gennaio 1981, la Grecia liberatasi dal regime autoritario poté essere annoverato come il decimo membro. Partivano nello stesso tempo serrate trattative e consultazioni per Spagna e Portogallo, che videro la conclusione 1986.

A favorire tali progressi, sia nel senso dell’intensificazione dei rapporti che nell’allargamento a nuovi Stati, un ruolo di grandissima importanza va assegnato alla Dichiarazione di Stoccarda del 1983 sul tema dell’Unione Europea, dei fini economici e dei valori comuni. Anche per iniziativa di due ministri degli esteri Genscher (Germania) e Colombo (Italia) si sottolineava con maggiore forza la necessità di una cooperazione sempre più intensa in tema di politica estera e di misure volte alla sicurezza comune, tanto più necessarie in un momento storico critico per i rapporti Est-Ovest e per il riacutizzasi delle tensioni internazionali susseguenti all’invasione dell’Afganistan da parte dell’Unione Sovietica.

La dichiarazione di Stoccarda rappresentò un segnale importante di una ripresa strategica che avrebbero portato nel 1986 all’Atto Unico Europeo.

Hans-Dietrich Genscher (1927). Fonte: Wikimedia Commons

Hans-Dietrich Genscher (1927). Fonte: Wikimedia Commons


Il ruolo del Parlamento Europeo negli anni’80

Non poteva però attenuare di colpo le difficoltà e le reciproche differenze che venivano da un decennio di sostanziale stallo dei rapporti. Rimaneva sul tappeto il problema spinosissimo dei bilanci, del finanziamento all’agricoltura, della rigidità delle diverse amministrazioni pubbliche. La prima metà degli anni Ottanta rappresentò tuttavia un momento di rilancio sia ad opera delle istituzioni comunitarie, sia per un sempre più decisivo intervento di forze economiche ormai obbligate a perseguire strategie di sviluppo sovranazionali.

Tra le istituzioni europee in tale periodo un posto di tutto rilievo spetta al nuovo Parlamento Europeo. In tali iniziative che videro protagonista Altiero Spinelli va messo in piena luce per la sua importanza il Progetto di Trattato per l’Unione Europea approvato dal Parlamento a grande maggioranza il 14 febbraio 1984.

Altiero Spinelli (1907-1986)

Altiero Spinelli (1907-1986)


Il Progetto di Trattato sull’Unione del 1984

Il progetto delineava infatti il cammino futuro della Comunità attraverso una nuova serie di regole che dovevano prendere il posto, continuandone il percorso, dei trattati di Roma del 1957. Partendo dalla fondamentale innovazione di definire prioritariamente i valori fondamentali, il concetto stesso di cittadinanza europea, i diritti ad essa collegati, il Progetto delineava i contenuti politici, i mezzi, l’articolazione delle diverse istituzioni europee nella prospettiva di una vera e propria Unione.

Il Progetto non venne immediatamente recepito dagli Stati membri, ma neanche respinto; anzi nel corso del Consiglio Europeo tenutosi in Francia nel 1985 il Presidente Mitterand volle indicare nel progetto il nuovo percorso su cui l’Europa avrebbe dovuto incamminarsi.

Il PSI richiama all’Europa per la sua campagna di tesseramento

Il PSI richiama all'Europa per la sua campagna di tesseramento

François Mitterand (1916-1996). Fonte: Wikimedia Commons

François Mitterand (1916-1996). Fonte: Wikimedia Commons


La Commissione Delors

L’impulso del Parlamento fu largamente supportato dalla Commissione; il suo presidente Jacques Delors era stato designato nel 1984 ed ebbe il merito di cominciare da un rapporto assai stretto e diretto rispetto al passato con il Parlamento e con le principali organizzazioni economiche e sociali europee. Anche da tali contatti nacque la strategia di rilancio fondata sull’interazione delle economie e sullo sviluppo della liberalizzazione e del mercato, una liberalizzazione peraltro che tenesse conto delle diverse realtà locali e che sapesse coniugare cittadini-consumatori. Il motore di tale processo doveva essere la possibilità che i beni e i servizi prodotto da uno dei paesi nel rispetto delle regole comunitarie potessero liberamente circolare ed essere fruiti in tutti gli Stati membri.

Il Presidente della Commissione Jacques Delors (1925)

Il Presidente della Commissione Jacques Delors (1925)


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Progetto "Campus Virtuale" dell'Università degli Studi di Napoli Federico II, realizzato con il cofinanziamento dell'Unione europea. Asse V - Società dell'informazione - Obiettivo Operativo 5.1 e-Government ed e-Inclusion