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Raffaele Feola » 6.Dopo i trattati di Roma: De Gaulle, Bad Godesberg


Europa ed interessi nazionali

Pur tra incertezze, problemi ignorati o sottovalutati, il cammino dell’integrazione subì una svolta decisiva con la firma dei Trattati di Roma. L’insufficienza del nazionalismo e dell’autarchia per assicurare una costante crescita economica e sociale spingeva a favore dell’interdipendenza e dell’unione. Si andava formando così una struttura istituzionale più solida ed in grado di influenzare la realtà politica ed i rapporti internazionali.

La carta vincente dell’accordo CEE era l’offerta di concreti strumenti di sviluppo non solo economico ma anche istituzionale, fondato sui rapporti tra governi e su interessi (anche ideali) superiori ai singoli Stati partecipanti. Erano gli interessi–ideali comuni che rendevano possibile una certa perdita di sovranità a favore della Comunità, purché ciò avvenisse nella tenuta sostanziale degli interessi nazionali.

L’ascesa politica di de Gaulle in Francia evidenziò la delicatezza del processo unitario e che molti ostacoli erano ancora presenti pur dopo la graduale integrazione iniziata con la CECA e la forte accelerazione prodotta dai Trattati di Roma.

De Gaulle si oppose all’evoluzione del Trattato CEE in direzione sopranazionale. In effetti egli non fece che accentrare il carattere puramente economico del trattato escludendo un progetto che nei primi anni Sessanta sembrava diretto alla creazione di una vera e propria comunità politica.

Charles de Gaulle (1899-1970)

Charles de Gaulle (1899-1970)


Francia e Italia al bivio

A differenza dell’Italia, la Francia si trovò ad affrontare il cambiamento comunitario con diverse spinte politiche. In Italia la fine degli anni Cinquanta aveva visto da una parte il progredire dell’industrializzazione e dall’altra l’evolversi della situazione politica (dal primo sostanziarsi dell’apertura del governo ai socialisti di Nenni alla successione di Giovanni XXIII a Pio XII) e complessivamente modifiche che investirono la cultura e i moduli di comportamento. Tutto ciò favoriva un approccio più aperto e fiducioso verso la nuova Europa. La Francia invece era lo Stato che era costretto dal trattato a maggiori cambiamenti ed impegni economici.

De Gaulle conquistò il potere nel giugno 1958 e trovò un paese condizionato da un’alta inflazione e da un grave deficit di bilancio. Intervenne con una politica di tagli alle spese ed aumento delle imposte; ma anche favorendo l’applicazione del trattato in chiave di liberalizzazione degli scambi e dell’economia. Ma nella visione di de Gaulle non c’era posto per una politica sopranazionale, l’Europa dei Sei doveva diventare solo un complesso economico in grado di competere sulla scena mondiale con il predominio delle grandi potenze. Era “l’Europa delle patrie” o meglio degli Stati nazionali uniti da un disegno internazionale (ma non sopranazionale) che vedeva i Sei protagonisti e non più subalterni.

Il vertice di Bad Godesberg

Egli perciò si oppose ai tentativi dell’Inghilterra di accedere al mercato comune, senza peraltro mettere in gioco i propri rapporti privilegiati con il Commonwealth britannico allora ancora forte ed attivo.

L’energia sprigionata nell’unione economica costituì per de Gaulle il trampolino di lancio per una politica di investimenti nel campo della supremazia militare. Nel 1960 il generale fece capire chiaramente il suo disegno di una Commissione europea ancora più forte e centrale composta dai sei capi di governo ed in grado di elaborare vere e proprie strategie comuni di politica estera e di difesa. Tali proposte furono discusse dai sei in un fondamentale vertice tenuto a Bad Godesberg il 18 luglio 1961. I sei convennero sulla necessità di intensificare i reciproci rapporti per stabilire una linea internazionale comune con evidenti ricadute anche sul progetto politico comunitario. Fu nominato un gruppo di lavoro guidato dal “gollista” Christian Fouchet col compito di formulare proposte per giungere a tali obiettivi.

La relazione Fouchet fu presentata ai governi dei sei il 2 novembre 1961; essa evidenziava gli ulteriori sviluppi fondanti dell’Unione nell’adozione di una politica estera coerente, nella protezione delle tradizioni e dei valori comuni, nell’adozione di una politica militare e di difesa in grado di competere oltre che di cooperare con quella americana e della Nato.

Fouchet e il nazionalismo europeo

Nel progetto di Fouchet la rinnovata unione europea doveva conservare le tre fondamentali istituzioni (Consiglio, Parlamento, Commissione), ma con compiti nuovi e più ampi specialmente per ciò che riguardava il Consiglio.

Il perno doveva essere un Consiglio composto dai capi di governo, che avrebbero scelto tra loro un Presidente. Incontri periodici avrebbero consentito di affrontare i temi più importanti per realizzare i fini dell’Unione. Il Parlamento avrebbe avuto invece solo compiti consultivi, mentre la Commissione sarebbe stato l’organo tecnico-amministrativo dell’Unione degli Stati progettata da Fouchet su diretta ispirazione di de Gaulle.

Il generale aveva in mente principalmente una politica estera e di difesa comune, un’unione che assorbisse progressivamente tutti gli altri enti comunitari sotto la garanzia dell’Unione dei governi nazionali, che avrebbero comunque riaffermato la propria supremazia su tutte le istituzioni comunitarie e sulle spinte sopranazionali. Il nazionalismo di de Gaulle si trasformava così in una sorta di nazionalismo esteso all’Europa dei Sei.

Christian Fouchet (1911-1974)

Christian Fouchet (1911-1974)


De Gaulle, l’Europa e gli Stati Uniti

Era il tempo della massima tensione col mondo comunista e della costruzione del muro di Berlino con J.F. Kennedy alla guida degli USA. Da Bag Godesberg fu comunque chiaro che gli Stati europei con la Francia in testa chiedevano agli Usa di poter contare assai più di prima nelle questioni internazionali. Le pressioni di de Gaulle non sortirono gli effetti da lui sperati, ma mossero comunque il quadro dei rapporti economico-politici europei e dei rapporti dei Sei con gli Stati Uniti.

Agli inizi del 1962 Kennedy lanciò un progetto di liberalizzazione degli scambi fra Europa ed USA che unisse le due sponde dell’Atlantico anche con l’ingresso della Gran Bretagna nella CEE. Un piano che andava verso il desiderio di sviluppo economico degli europei, ma che lasciava agli Stati Uniti il predominio e la guida militare dell’Occidente. La politica francese di subordinare lo sviluppo dei rapporti economici all’autonomia europea nell’affrontare la crisi internazionale non ebbe successo soprattutto per l’opposizione piena di Olanda e Belgio nonché per la titubanza italiana e tedesca. Ma soprattutto de Gaulle avrebbe voluto imporre una visione statocentrica dell’Unione che il progetto Fouchet avrebbe voluto istituzionalizzare. Ne scaturì per alcuni anni un periodo di stasi e di incertezze politiche, ma in fondo non di arretramento del processo di integrazione europea.

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