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Raffaele Feola » 7.Le conquiste economiche ed i progressi istituzionali


La Commissione e l’integrazione economica

Il Trattato di Roma aveva previsto una progressione nell’abbattimento degli ostacoli doganali; inizialmente previsto nell’arco di dodici anni e poi realizzato più rapidamente. Fin dal luglio 1962 i dazi erano stati ridotti del 50% producendo un rapidissimo e consistente aumento degli scambi dei prodotti industriali. Le ultime barriere furono tolte nel 1968 segnando così un successo delle strategie economiche della Comunità riaffermate anche dal Trattato di fusione dell’8 aprile 1965 che si risolveva nella moltiplicazione delle sedi istituzionali previste dai tre trattati vigenti.

La Commissione della CEE risultò in effetti un centro propulsore e di sviluppo del progetto europeo attraverso l’individuazione di efficaci soluzioni di due aspetti particolarmente delicati sul piano politico. La Commissione propose che la Comunità finanziasse direttamente il settore agricolo attraverso risorse proprie (diritti doganali nelle importazioni) e che con il rafforzamento delle competenze del Parlamento il controllo delle entrate e delle uscite della comunità fosse sottoposto ad una valutazione più democratica.

La Commissione della CEE

La Commissione della CEE


Lo scontro Hallstein-De Gaulle

Nella direzione intrapresa a Roma la Comunità tentava di dotarsi di maggiori poteri istituzionali nonostante le resistenze di alcuni governi e di quello francese in particolare. Lo scontro tra il Presidente della Commissione Hallstein, europeista convinto, e il generale fu in tal senso esemplare.

La visione di de Gaulle in effetti non era certo in linea con quella della Commissione, che egli riteneva dovesse essere poco più di una struttura tecnico-burocratica non in contraddizione rispetto alle strategie delle patrie e dello Stato -nazione.

Alla metà degli anni Sessanta si fronteggiarono due progetti europei assai diversi soprattutto nelle prospettive. La crisi fu più volte sfiorata e vissuta e solo il compromesso sottoscritto in Lussemburgo agli inizi del 1966 (30 gennaio) sancì un’importante tregua ed il proseguimento del cammino comunitario sia pure al duro prezzo del mantenimento del principio di unanimità per tutte le decisioni.

Walter Hallstein (1901-1985). Fonte: Wikimedia Commons

Walter Hallstein (1901-1985). Fonte: Wikimedia Commons


La politica della sedia vuota

Il compromesso del Lussemburgo fu importante: testimoniava certo la forza del Trattato CEE che aveva fissato con lungimiranza gli scopi politici ed economici dell’integrazione; una forza in grado di resistere alla metà degli anni Sessanta, alla Francia gollista che voleva a tutti i costi evitare ulteriori aperture verso una integrazione che de Gaulle vedeva anche come influenza americana. Da ciò scaturì il veto all’ingresso della Gran Bretagna ed il prevalere del metodo basato sul primato dell’accordo degli Stati nazionali e soprattutto degli interessi franco-tedeschi.

Era contro la Commissione che si dirigeva la spinta nazionalista francese. Ma attaccare la Commissione significava mettere in discussione l’intero impianto istituzionale stabilito dai Trattati del 1955. Il venir meno di uno dei soci fondatori, qual era la Francia, (la famosa politica delle “sedia vuota”) poteva colpire al cuore il dispositivo comunitario. Ecco perché il compromesso del Lussemburgo va giudicato come un momento sostanzialmente positivo nel cammino europeo.

Discorso del Generale Charles De Gaulle

Discorso del Generale Charles De Gaulle


Il ruolo della presidenza Colombo

L’attacco francese alla Commissione fu in sostanza respinto dai cinque che difesero la filosofia del Trattato di Roma; anche per merito della presidenza italiana (Emilio Colombo) fu evidenziato che qualsiasi disaccordo non poteva compromettere uno sviluppo futuro della Comunità e che comunque andava tutelato il cammino intrapreso nel processo dell’integrazione economica.

De Gaulle otteneva, è vero, un ridimensionamento politico della Commissione, ma non istituzionale, laddove i suoi compiti istituzionali erano naturalmente destinati ad avere un peso sul procedere concreto dei rapporti comunitari.

Il compromesso di Lussemburgo si concludeva con l’affermazione che i Sei, pur prendendo atto delle divergenze, “ritengono tuttavia che tali divergenze non impediscono la ripresa secondo la normale procedura dei lavori della Comunità”.

Emilio Colombo (1920). Fonte: © CVCE

Emilio Colombo (1920). Fonte: © CVCE


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