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Matteo Pizzigallo » 10.Dalla Conferenza di Barcellona alla Unione per il Mediterraneo


L’avvio della cooperazione euromediterranea

Le relazioni euromediterranee, con particolare riferimento alle relazioni specifiche tra l’Unione Europea ed i Paesi della Sponda Sud del Mediterraneo, risalgono ai primi anni Settanta, quando al Vertice europeo di Parigi (1972) dell’allora Comunità economica europea (all’epoca composta solamente dai Sei Paesi fondatori: Italia, Francia, Repubblica Federale di Germania, Belgio, Olanda e Lussemburgo) furono fissate le linee guida di una politica globale mediterranea volta a promuovere una prima serie di accordi di cooperazione. In seguito, con l’adesione alla Cee di Irlanda, Danimarca e Gran Bretagna (1973) e, in particolare di Grecia (1981) e poi di Spagna e Portogallo (1986), il “confine” meridionale dell’Europa comunitaria si allungava nel Mediterraneo.
“Le sponde meridionali ed orientali del Mediterraneo, come del resto il Medio Oriente – recitava il documento finale del Consiglio europeo di Lisbona (1992) di quella che era già diventata l’Unione Europea (a Dodici Stati) – sono aree geografiche nei confronti delle quali l’Unione ha forti interessi in termini di sicurezza e di stabilità sociale”.
Al Consiglio europeo di Essen (1994) dell’UE (che l’anno seguente sarebbe divenuta Europa a Quindici con l’adesione di Austria, Svezia e Finlandia) venne ribadita la centralità della cooperazione mediterranea.

La Conferenza di Barcellona

I tempi erano dunque maturi (in un quadro internazionale completamente mutato, che stava gradualmente riassorbendo gli effetti dirompenti del crollo dei regimi comunisti dell’Europa orientale) per lanciare una politica euromediterranea di più ampio respiro, che coinvolgesse direttamente i Paesi della Sponda Sud. Ebbe quindi luogo a Barcellona, alla fine del novembre 1995, la prima importante Conferenza euromediterranea, con la partecipazione dei delegati dei 15 Paesi membri dell’Unione Europea e di 12 Paesi delle Sponde meridionale e orientale del Mediterraneo: Marocco, Algeria,Tunisia, Egitto, Israele, Giordania, Autorità Nazionale Palestinese, Libano, Siria, Turchia, Cipro e Malta.

Locandina del film di G. Salvatores

Locandina del film di G. Salvatores


Da Barcellona a Napoli

Fu firmata un’importante Dichiarazione comune, che metteva in cantiere il Processo di Barcellona finalizzato a stabilizzare una “piattaforma multilaterale di relazioni durature fondate su uno spirito di partnership, con particolare attenzione ai valori peculiari di ciascuno dei partecipanti”.
Per l’attuazione di questa nuova “cooperazione globale” diretta a promuovere pace, stabilità e sviluppo nel Mediterraneo venivano individuate tre linee d’intervento prioritario: “Partenariato politico e di sicurezza; economico- finanziario; culturale”. Prendeva dunque il via il “Partenariato euromediterraneo”, Pem, sviluppatosi lungo un percorso, non sempre lineare e senza ostacoli, tracciato dalle varie Conferenze euromed, che si sono susseguite negli anni nelle più belle città mediterranee.
Menzione particolare, sotto questo profilo, va fatta della Conferenza euromed tenuta a Napoli ai primi di dicembre 2003.
Alla Conferenza di Napoli furono, tra l’altro, decise: la creazione dell’Assemblea parlamentare euromed composta dai deputati designati dai vari Parlamenti nazionali ed europeo; la creazione della Fondazione per il dialogo fra culture, ospitata ad Alessandria d’Egitto; il rifinanziamento del Fondo d’investimento e partenariato.

Napoli e il poeta polacco Slowacki (1809-1849)


I “limiti” del Processo di Barcellona

Ma nonostante l’impegno profuso da molti Paesi, tra i quali l’Italia, il Processo di Barcellona non ha raggiunto tutti gli obiettivi che, con un misto di ambizioni e di speranze, i Paesi fondatori si erano prefissati. Il barometro internazionale ha spesso registrato repentini mutamenti del clima politico nello scacchiere mediterraneo, a causa dell’invasione americana dell’Iraq e, soprattutto, a causa del peggioramento della “questione palestinese” che hanno messo a dura prova il dialogo euro-arabo. Ma, come ha giustamente scritto il politologo Roberto Aliboni: “La macchina del Pem non è rimasta inoperosa. Non riesce a produrre accordi risolutivi o cruciali, ma ne ha prodotti alcuni limitati. Inoltre ha dato luogo ad un’apprezzabile socializzazione diplomatica, anche se ben lontana da quella comunitarizzazione e risoluzione comune dei conflitti che si aveva in mente nel 1995″.

Il Mediterraneo visto dal satellite

Il Mediterraneo visto dal satellite

Mediterraneo, olio di G.Patriarca, 1951

Mediterraneo, olio di G.Patriarca, 1951


Sarkozy e l’Unione per il Mediterraneo

All’indomani dell’elezione a Presidente della Repubblica francese, Sarkozy ha rilanciato con forza il suo progetto, da tempo coltivato, di un’Unione mediterranea volta a creare un nuovo “attore” in grado di imprimere una spinta aggiuntiva alle politiche mediterranee dell’UE. Accolto con un iniziale scetticismo in alcuni ambienti politici e diplomatici dell’UE, il progetto francese (grazie anche alla mediazione italiana e spagnola) si è progressivamente perfezionato. E così, con il consenso di tutte le Parti interessate, al Vertice di Parigi del luglio 2008, è nata l’Unione per il Mediterraneo, comprendente ben 43 Paesi (vedi slide seguente) che, recuperando il Processo di Barcellona, metterà in campo rafforzati strumenti finanziari e adeguate iniziative politiche per contribuire a costruire un “futuro di pace e prosperità all’intera regione”. Con la nascita dell’UpM termina il nostro Corso di lezioni. Speriamo vivamente che la neonata creatura si rafforzi e possa, al più presto, trasformare davvero il Mediterraneo in un mare ove abbiano per sempre dimora la pace e la giustizia.


I Paesi dell’Unione per il Mediterraneo


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