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Matteo Pizzigallo » 5.Il Mediterraneo nel secondo dopoguerra


Il Mediterraneo nel secondo dopoguerra

Durante la seconda guerra mondiale, il Mediterraneo fu teatro di accesi scontri fra i belligeranti. Tutti i Paesi della sponda Sud furono ripetutamente attraversati da eserciti contrapposti in un groviglio di alleanze. Da un lato gli Alleati anglo-americani e le truppe di France libre del generale De Gaulle; dall’altro le forze armate di Germania e Italia sconfitte su tutti i fronti.
Al termine del conflitto lo scenario politico del Mediterraneo era completamente mutato, mentre già si sentivano i primi venti di guerra fredda originati dalla nascente contrapposizione fra i due Blocchi: occidentale a guida americana e orientale a guida sovietica. Nonostante le resistenze di Francia ed Inghilterra, gelose custodi di quel che restava dei loro imperi coloniali, le spinte all’indipendenza dei popoli arabi si facevano sempre più forti. Per alcuni Paesi il cammino verso la libertà fu relativamente semplice; per altri, come Marocco, Tunisia e soprattutto Algeria (come vedremo nella prossima lezione) fu molto difficile e complesso.
La Libia, già colonia italiana, dopo un breve periodo di occupazione militare inglese, il 24 dicembre 1951 diventava un regno indipendente. L’Egitto (come si è visto nella lezione n.2) era già indipendente dal 1922. Ma si trattava di una finta indipendenza, perché la Gran Bretagna controllava il Canale di Suez e continuava ad esercitare sulla politica egiziana, un forte ed invasivo condizionamento sempre più mal sopportato dal re, dal Parlamento e, soprattutto, dai giovani ufficiali egiziani.

La fine dei mandati

Libano e Siria, nonostante un certo atteggiamento dilatorio della Francia, con modalità diverse, nel 1946 riuscirono finalmente ad ottenere la piena indipendenza e l’evacuazione di tutte le truppe straniere, segnatamente francesi ed inglesi. Più complessa fu la fine del mandato britannico sulla Palestina, dove, al termine della Guerra Mondiale, nonostante i controlli e i divieti delle autorità inglesi, continuavano ad affluire nuove consistenti ondate di disperati immigrati clandestini ebrei (drammaticamente memorabile fu la vicenda della nave Exodus, che ispirò il noto film di Otto Preminger) molti dei quali sopravvissuti alle spietate persecuzioni e ad i campi di concentramento nazisti.

Manifesto del film di Otto Preminger

Manifesto del film di Otto Preminger


Il piano dell’ONU per la Palestina

  • La forzata coabitazione fra arabo-palestinesi ed immigrati ebrei diventò sempre più difficile, dando luogo a continui drammatici episodi di reciproche intolleranza ed ostilità, ben presto degenerati in aperti scontri armati con gravissime conseguenze per l’ordine pubblico, che le Autorità inglesi non riuscivano più a gestire, diventando Esse stesse bersaglio di ripetuti attacchi ed attentati compiuti da entrambe le controparti in lotta.
  • Dopo un lungo lavoro istruttorio, non privo di contrasti e polemiche, il 29 novembre 1947, l’Assemblea dell’ONU approvava una risoluzione che prevedeva la spartizione della Palestina e la creazione di uno Stato ebraico e di uno Stato palestinese. Il piano di spartizione fu accolto con ostilità da entrambe le controparti e la guerra civile strisciante fra le due comunità ebraica ed arabo-palestinese esplose con rinnovato vigore e particolare violenza, mettendo a dura prova le Autorità britanniche che ancora occupavano la regione.
Piano dell’ONU, 29 novembre 1947

Piano dell'ONU, 29 novembre 1947


La prima guerra arabo-israeliana

Nel pomeriggio del 14 maggio 1948 (poche ore dopo l’improvvisa e precipitosa partenza del contingente militare inglese che poneva fine all’ormai ingestibile Mandato sulla Palestina), nel Museo di Tel Aviv, i dirigenti dei movimenti ebraici proclamavano, unilateralmente, la nascita della Stato di Israele su tutto il territorio dell’ormai ex Mandato. Il giorno seguente gli eserciti di Egitto, Siria, Libano, Giordania e Iraq passavano all’attacco, dando origine alla prima guerra arabo-israeliana, la prima di una lunga serie destinata ad aprire una profonda e dolorosa ferita nel cuore del Medio Oriente che, ancora oggi, dopo sessanta anni, stenta a rimarginarsi e continua a provocare intensa sofferenza.

La prima guerra arabo-israeliana, pur se temporaneamente sospesa dalle ripetute tregue d’armi imposte dall’ONU, durò dal maggio 1948 al gennaio 1949. I colloqui per l’armistizio fra Israele ed Egitto si conclusero il 24 febbraio 1949 con la firma del relativo atto ufficiale, il cui schema fu poi ripreso anche negli altri negoziati armistiziali fra Israele e i Paesi arabi che avevano preso parte alla guerra.

David Ben Gurion, primo ministro alla nascita dello Stato d’Israele

David Ben Gurion, primo ministro alla nascita dello Stato d'Israele


Al Nakba, la catastrofe del popolo palestinese

Israele, armi in pugno, si era conquistato con la forza il diritto ad esistere entro i confini di quasi tutto (comprendendo così anche la parte che avrebbe dovuto costituire lo Stato palestinese invano proposto dall’ONU) il territorio dell’ex Mandato inglese. Ad eccezione:

  • di Gerusalemme Est e della Cisgiordania (la regione sulla riva destra del fiume Giordano) occupate durante la guerra dall’emiro Abdallah che, contro il volere degli altri Stati arabi, decise, unilateralmente, di annetterle alla Transgiordania, dando così vita al Regno Hascemita di Giordania (ancora oggi sotto la stessa dinastia)
  • della Striscia di Gaza, occupata dall’Egitto, ove si riversarono oltre duecentomila profughi palestinesi ormai senza più una patria. Altre migliaia di disperati profughi palestinesi si rifugiarono in Libano e negli altri Paesi arabi
    “Per i Palestinesi – come ha scritto lo storico Thomas Fraser – gli eventi del 1948-49 rappresentarono al Nakba, la catastrofe, della cui gravità stavano appena cominciando a rendersi conto…”

Immagini della Nakba

Immagini fotografiche della “Nakba” 1948-49: un bambino palestinese in fuga da un villaggio distrutto; un’anziana donna palestinese in uno dei tanti campi

Immagini fotografiche della "Nakba" 1948-49: un bambino palestinese in fuga da un villaggio distrutto; un'anziana donna palestinese in uno dei tanti campi


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