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Elvira Chiosi » 5.La crisi religiosa del Cinquecento


La crisi religiosa del Cinquecento

La divisione fra Cattolicesimo e Protestantesimo fu episodio fondamentale nella storia d’Europa.

Generalmente identificata con il movimento promosso da Lutero (il nome deriva dalla protesta dei principi convertiti al luteranesimo contro i decreti di Spira del 1529), essa va inserita e compresa in un più ampio contesto di crisi religiosa che investì il vecchio continente nel passaggio dal cristianesimo medioevale, di forte impronta comunitaria nella pratica religiosa, alla progressiva interiorizzazione della fede.

L’esigenza di una riforma era avvertita fin dall’XI secolo:

  • forte richiamo ad un cristianesimo primitivo contro la mondanità ed il potere ecclesiastico, la rilassatezza dei costumi, la confusione tra sacro e profano, l’esteriorità religiosa, l’eccessivo superstizioso ricorso ai santi;
  • esigenza ben rappresentata dai fratelli della Vita Comune (comunità cattolica fondata dall’olandese Geert de Groote) abituati ad un costante confronto con la Sacra scrittura ed ispirati alla «devotio moderna». Di questa corrente spirituale, che riconduceva le credenze e le pratiche cristiane ad una funzione morale, il maggior rappresentante fu Erasmo da Rotterdam;
  • nella stessa Roma intorno ad alcuni prelati prendevano forma critiche e proposte di rinnovamento della vita religiosa.

La crisi religiosa del Cinquecento (segue)

Tra XIV e XV secolo la Chiesa di Roma mostra gravi sintomi di crisi in un sistema in cui religione, politica, cultura, economia e società sono fortemente intrecciati.
Politica:

  • sempre più chiusa nella difesa del proprio dominio temporale, la Chiesa ha come interlocutore laico non più solo l’imperatore ma i principi;
  • con la regionalizzazione dei rapporti politici diminuiscono la pretesa universalistica ed il prestigio dei Pontefici.

Economia:

  • fortemente legata alle aristocrazie europee, la Chiesa conserva enormi proprietà terriere, ma i nuovi sovrani contrastano il drenaggio delle risorse verso Roma.

Cultura:

  • la sfera laica e quella religiosa continuano ad essere compenetrate ma emergono contrasti tra la tradizione e i nuovi interessi individuali e collettivi, alimentati dall’affermarsi dell’umanesimo.

La riforma luterana: periodizzazione

La storia dei primi anni della riforma coincide con la biografia di Martin Lutero:

  • 1483 nato a Eisleben in Turingia, conseguito il Dottorato in teologia ad Erfurt, sceglie la vita monastica;
  • 1512-17 anni dedicati all’insegnamento ed allo studio, espone le 95 tesi di Wittemberg;
  • 1520 Condanna papale delle proposizioni luterane;
  • 1521 Editto di Worms e scomunica:
    • Lutero si rifiuta di ritrattare il testo sulla Cattività babilonese;
    • Federico di Sassonia inscena un falso rapimento: Lutero è condotto in salvo nel Castello di Wartburg (10 mesi) dove inizia la traduzione della Bibbia in tedesco.
  • Ampia diffusione del testo grazie all’utilizzo della stampa e contributo determinante alla formazione dell’unità linguistica del popolo tedesco.

La riforma luterana: periodizzazione (segue)

  • 1521-25 Fase delle Rivoluzioni sociali
    • Rivolta dei Cavalieri 1521-22.
    • Movimento degli Anabattisti 1522-24.
    • Rivolta dei Contadini 1524-25.
  • 1525-31 Fase delle Diete e dei colloqui
    • Confessione augustana.
    • Lega di Smalcalda (patto tra i principi protestanti in funzione anti-asburgica).
  • 1532-55 Fase della lotta armata
  • 1546 Muore Lutero.
  • 1555 La Pace di Augusta pone fine al conflitto armato nei territori tedeschi di diversa confessione («ubi unus dominus, ibi una sit religio» → Cuius regio ejus religio).

La riforma luterana: la religiosità di Lutero

La storiografia ha evidenziato alcuni aspetti della vita di Lutero:

  • formazione del teologo lontana dalla cultura umanistica e nutrita dalla costante lettura della Bibbia;
  • esperienza interiore segnata da una sensibilità esasperata, oscillante tra paura del giudizio divino e speranza, tra certezza dell’impossibilità di cancellare la macchia del peccato originale e ricerca di vie per la salvezza individuale;
  • le vie proposte dalla Chiesa (vita monastica, sacramenti, misticismo) appaiono a Lutero inefficaci: il problema centrale resta la giustizia di Dio reso drammatico dalla distanza ritenuta incolmabile tra uomo e Dio. Solo Dio può salvare.

La questione delle indulgenze

Nella Chiesa vige la pratica delle indulgenze che permettono di ottenere la remissione dei peccati attraverso un atto di pentimento e conversione accompagnato dall’esborso di danaro.
Questa pratica si basa su una dottrina che prevede la possibilità per uomini virtuosi e “santi” di accumulare una sorta di tesoro di “meriti”, cui possono attingere i “fratelli” meno virtuosi, ma decisi alla conversione.
La concezione di Lutero esclude la possibilità per l’uomo di guadagnare meriti di fronte a Dio, perciò la sua protesta contro le indulgenze ha una fondamentale premessa dottrinale, prima che essere espressione di un’indignazione contro una pratica che si era trasformata «in oggetto di scambio per un colossale commercio» (Lortz-Iserloh).
Nell’attacco contro questa pratica, inserito tra le 95 tesi, Lutero nota:

  1. il sentimento nazionale tedesco è offeso dallo sfruttamento papale;
  2. non esiste alcuna giurisdizione del papa sul purgatorio;
  3. le indulgenze favoriscono uno stato d’animo falso inducendo l’uomo alla rilassatezza.

La dottrina di Lutero

Tra il 1517 e il 1518, stampate in molte città europee, le tesi ebbero enorme risonanza. In tre scritti editi nel 1520 sono contenuti i cardini della dottrina luterana:
Alla nobiltà cristiana della nazione tedesca sulla riforma della società cristiana. Lutero contesta:

  • la pretesa superiorità del papa sul potere civile;
  • il magistero della Chiesa nell’interpretazione delle scritture;
  • la superiorità del papa sui concili.

La cattività babilonese della chiesa

  • I sacramenti sono ridotti da sette a due: Battesimo ed Eucaristia;
  • viene negata la transustanziazione (la trasformazione del pane e del vino in corpo e sangue di Cristo);
  • si proclama il sacerdozio universale.

La libertà del cristiano

  • L’uomo è destinato alla perdizione: solo la fede può salvarlo (giustificazione per sola fede);
  • svalutazione delle opere ai fini della salvezza: «Le opere buone non fanno l’uomo buono, ma l’uomo buono fa opere buone». Le opere sono necessarie per la disciplina, non per garantirsi la salvezza;
  • il cristiano deve restare fedele alle autorità costituite, obbedire alle leggi, accettare la propria condizione sociale.

Erasmo e Lutero

  • Due risposte alternative alla crisi religiosa del Cinquecento
    • Erasmo gode di grande prestigio e Lutero che si considera, come tanti, suo allievo, cerca di coinvolgerlo nella lotta per la riforma.
    • Erasmo vuole evitare che la reazione cattolica combatta anche i movimenti moderati: cerca di fermare Lutero ed insieme di proteggerlo.
  • Il programma dell’umanesimo cristiano erasmiano prevede una riforma pacifica della vita religiosa, senza lacerazioni con Roma.
  • 1524 – Erasmo pubblica il De libero arbitrio.
  • 1525 – Lutero risponde con il De servo arbitrio.
    • « Tu (Erasmo) almeno non mi stanchi con chiacchiere sul papato, il purgatotio, le indulgenze e altre sciocchezze che servono per molestarmi. Solo tu hai afferrato il nodo, hai morso alla gola».

Riforma e tensioni socio-politiche nel mondo tedesco

  • 1522-23: Rivolta dei cavalieri
    • In un contesto di forte conflittualità caratterizzato dal rafforzamento dei principati territoriali, l’aspettativa della reformatio si coniuga con quelle dei ceti per modificare i rapporti esistenti.
    • Un piccolo esercito di cavalieri (esponenti della nobiltà minore), attacca le terre del principe-vescovo di Treviri, afferma la fine della. proprietà ecclesiastica e l’autonomia dai signori, ma viene subito schiacciato dalle truppe dei principi protestanti e cattolici.
    • La rivolta dei cavalieri consente ai principi di rafforzare il loro potere sul territorio.
  • 1524-25: Guerra dei contadini
    • Guidati da predicatori radicali, i contadini usano la Riforma per rivendicazioni sociali (programma nei Dodici articoli di Memmingen):
      1. denuncia degli abusi feudali;
      2. amministrazione della giustizia secondo il diritto consuetudinario;
      3. elezione diretta del parroco;
      4. il Vangelo come fonte del diritto che regola la vita di una comunità.
  • Lutero si schiera contro i contadini ed esorta i principi ad intervenire per schiacciare la rivolta.
    • Dopo una guerra breve, ma durissima e sanguinosa, nel maggio 1525 i ribelli sono sconfitti a Frankenhausen dall’armata dei principi guidata dal luterano Filippo d’Assia.

La diffusione della riforma

Diffusione e radicamento della riforma sono strettamente legati alla struttura politica delle aree in cui si sviluppa il protestantesimo.

La riforma delle comunità attecchisce soprattutto nella Confederazione Svizzera, a:

  • Zurigo 1525 con Ullrich Zwingli (1484-1531);
  • Berna 1528;
  • Basilea 1536 con Johannes Oekolampad (Ecolampadio, 1482-1531);
  • Ginevra 1536-41 con Guillaume Farel e Giovanni Calvino;
  • San Gallo 1538;
  • Strasburgo 1538 con Martin Butzer (Bucero, 1491-1551).

La diffusione della riforma (segue)

Nelle campagne tedesche la riforma religiosa accompagnata da richieste di riforme sociali portò a sollevazioni popolari, facendo emergere posizioni radicali.
Più nota è quella Thomas Müntzer, il quale organizza in Sassonia una Lega degli Eletti decisa a distruggere il potere dei nobili. Catturato nella battaglia di Frankenhausen, Müntzer viene giustiziato nel 1525.
Müntzer aveva aderito al movimento religioso degli Anabattisti (= i ribattezzati), profeti che seppero dare strumenti ideologici per tentare di realizzare il regno della giustizia sulla terra.
Nel 1534 un gruppo di anabattisti proclamò la citta di Munster, in Westfalia, regno di Dio, scacciandone luterani e cattolici. Furono massacrati nel 1535.

Il calvinismo manifestò una straordinaria capacità di penetrazione nelle differenti realtà europee.

Diffusione della riforma protestante


Il Calvinismo

Resasi indipendente nel 1535, dopo aver aderito alla Riforma sul modello di Zurigo, la città di Ginevra visse, grazie al contributo di Calvino, un’esperienza che la indicò come la nuova Gerusalemme.

Giovanni Calvino (1509-1564)

  • Nato in Francia da una famiglia borghese, laureatosi in diritto, conosce la scuola francese di spiritualità ed incontra una comunità evangelica di cristiani che vivevano isolati e si riunivano in luoghi segreti.
  • Dopo aver aderito alla Riforma, lascia la Francia nel 1534 per Strasburgo e poi Basilea, dove scopre:
    • l’importanza della chiesa visibile organizzata;
    • la necessità di una disciplina ecclesiastica;
    • l’avversione per le iniziative dello Stato in questo campo;
    • i vantaggi del Concistoro (assemblea di laici ed ecclesiastici).
  • Dopo un primo soggiorno a Ginevra, da cui era stato allontanato, vi fa ritorno, invitato a collaborare alla riforma: accetta solo a condizione che siano accolti il catechismo e la disciplina.

Il Calvinismo (segue)

L’organizzazione della chiesa di Calvino è basata sulle Ordonnances ecclesiastiques che prevedono 4 ministeri:

  • Pastori: devono “annunciare la parola di Dio per indottrinare, ammonire, esortare e riprendere, tanto in pubblico come in privato, amministrare i sacramenti e impartire i rimproveri solenni d’accordo con gli anziani”.
  • Dottori: devono istruire i fedeli nella santa dottrina.
  • Anziani: devono “vigilare sulla condotta di ciascuno”, sono laici e vengono aiutati da collaboratori incaricati di sorvegliare i cittadini in ogni quartiere
  • Diaconi: devono provvedere all’assistenza di poveri ed ammalati.

L’istituzione in cui si realizza la simbiosi tra religione e politica è il Concistoro (assemblea di 12 anziani e 10 pastori).
La chiesa di Ginevra viene dotata di un’organizzazione obbligatoria nella quale tutti gli abitanti della città devono integrarsi, pena l’espulsione.
Si crea una sorta di teocrazia tesa all’educazione cristiana dei cittadini sotto la sorveglianza del clero.

Il Calvinismo (segue)

  • Anche per Calvino il peccato originale ha scavato un abisso tra uomo e Dio: la salvezza avviene solo per fede, le opere sono inutili ai fini della salvezza.
  • Pur affermando la dottrina della predestinazione, Calvino invita il cristiano a non porsi interrogativi inquietanti sul proprio destino spirituale.
  • «Dio non crea tutti gli uomini nella stessa condizione, ma destina gli uni alla vita eterna, gli altri all’eterna dannazione».
  • Tuttavia l’uomo deve impegnarsi nel bene per glorificare Dio e servirlo nel mondo, in tal modo si affermano nuovi fondamenti etici del lavoro espressi nel concetto calvinista di vocazione.
  • «Dio comanda a ciascuno di noi di considerare la propria vocazione in ciascuno degli atti della propria vita. Poiché egli sa bene quanto l’intelletto dell’uomo è impaziente … Distinguendo gli stati e i modi di vita, ha ordinato a ciascuno ciò che avrebbe dovuto fare. E affinché nessuno oltrepassasse leggermente i suoi limiti, egli ha chiamato vocazioni tutte le maniere di vivere».

Il Calvinismo (segue)

La Chiesa è la “compagnia dei fedeli” entro la quale ciascuno deve spendere al meglio i talenti ricevuti da Dio.
La Chiesa non è garante dell’ordinamento divino, ma solo di quello terreno.

  • Da ciò deriva l’attivismo calvinista, l’impegno nel lavoro: anche se le opere buone non garantiscono la salvezza (dono esclusivo di Dio) il successo potrebbe essere il segno di appartenere al numero degli eletti.
  • Calvino nega efficacia alla mediazione ecclesiastica: la chiesa non conduce alla salvezza, ma in quanto comunità di fedeli e di santi, conosce il verbo, la parola di Dio attraverso le Scritture.
  • Mentre Lutero ha favorito la formazione di una chiesa di Stato, per Calvino la chiesa, comunità dei fedeli, coincide con la comunità civile.

La Chiesa anglicana

La riforma in Inghilterra rappresentò una soluzione politica a carattere territoriale, determinata dagli interessi della società civile, dalla logica dello Stato moderno e da un’opinione pubblica conquistata anche con la forza.

  • Situazione generale al tempo di Enrico VIII Tudor (1509-1547):
    • esigenza di tranquillità dopo la guerra delle Due Rose;
    • rafforzamento della nuova struttura di stato nazionale;
    • rapporti inizialmente cordiali con Roma che concede al Re poteri sul ceto ecclesiastico;
    • problema della successione: la mancanza di un erede maschio indeboliva il prestigio dei Tudor.
  • 1527 chiese l’annullamento del matrimonio con Caterina d’Aragona, che egli aveva sposato dopo che questa ancora bambina, era rimasta vedova del fratello Arturo. I teologi di corte suggerirono di ricorrere alla Bibbia (libro del Levitico):
    • «Se un uomo sposa la moglie di suo fratello commette un’impurità; essi rimarranno senza figli».
    • Ma Caterina d’Aragona era zia di Carlo V: forti pressioni sul Papa Clemente che suggerì la bigamia.

La Chiesa anglicana (segue)

  • 1533 l’arcivescovo di Canterbury Cranmer annullò il matrimonio.
    • Enrico VIII sposò Anna Bolena (incoronata regina nel 1534, poi condannata nel 1536 per adulterio). Scomunicato, previde che avrebbe incontrato minori difficoltà se avesse attaccato il papa e non i dogmi. Il popolo era portato all’anticurialismo e alla pietà religiosa individuale (Erasmo).
    • Scisma senza eresia: Separazione da Roma, senza alcun mutamento nella dottrina.
    • Introduzione della Bibbia in volgare.
  • 1534 novembre Atto di supremazia: si costituiva una Chiesa nazionale anglicana.
    • Il Re è capo della “Anglicana Ecclesia” con diritto di reprimere l’eresia e di scomunicare.
    • Imposto il giuramento al Re e non ad autorità straniere.
    • Affermare che il re era eretico, scismatico o tiranno era considerato tradimento.
  • Sei articoli contro i riformatori: 1) rogo per chi negava la transustanziazione; 2) inutile ai laici la comunione sotto le due specie; 3-4) proibito matrimonio a preti e monaci; 5) conservate in vigore le messe private; 6) conservata la confessione auricolare.

La Chiesa anglicana (segue)

Conseguenze dell’Atto di supremazia:

  • Condanna a morte per chi, come Tommaso Moro, rifiutava il giuramento.
  • Soppressione dei monasteri, come in passato, incameramento dei beni ecclesiastici e vendita ai privati: questa scelta rimpinguò le casse dello Stato e portò ad un aumento del numero dei proprietari.
  • 1547 Succede al trono Edoardo VI (1547-53) di 9 anni, (periodo di Protettori):
    • duca di Somerset (1547-49): influenza del luteranesimo; aboliti i 6 articoli; accolti i protestanti: influenza di Ginevra;
    • 1547: Le Parafrasi dei Vangeli di Erasmo vengono esposte nelle chiese, preservando l’elemento umanistico con il Book of Common Prayer (Libro della preghiera comune, 1549): si riconoscevano due soli sacramenti, Battesimo ed Eucarestia; si sopprimeva il carattere di sacrificio della messa; si aboliva il celibato ecclesiastico con la professione di fede ufficiale (1553) l’anglicanesimo è religione di Stato;
    • La Scozia aderiva al Calvinismo grazie all’opera di John Knox;
    • L’Irlanda assumeva una connotazione marcatamente cattolica in chiave anti-inglese.

La Chiesa anglicana (segue)

  • 1553 –1558 seguì una fase di ristabilimento del cattolicesimo con l’ascesa al trono di Maria Tudor. Cattolica, dal 1554 sposa di Filippo II, cercò di cancellare la rivoluzione religiosa: non poté restituire i beni alla Chiesa, già in mano di privati, ma affidò cariche ai perseguitati nel regime precedente. Meritò l’appellativo di Maria la sanguinaria per aver condannato all’esilio o al patibolo i riformati, creando una frattura tra potere e società.
  • 1558-1603 Elisabetta I, figlia di Enrico VIII e Anna Bolena, ristabilisce l’Atto di supremazia con il giuramento di fedeltà, consolidando la Chiesa anglicana.
  • 39 Articoli 1563: Confessione di fede di ispirazione calvinista, ma culto esteriore cattolico. Potere agli episcopalisti contro i puritani. (oppositori= dissidenti).
  • Elisabetta, simbolicamente rappresentata come Astrea, diventa in breve il punto di riferimento del mondo riformato europeo.

La controriforma

Comparso per la prima volta nel 1770 nel manuale di storia tedesca del giurista Johann Stephan Pütter, il termine Controriforma, che indicava il ripristino dell’obbedienza confessionale nel Sacro romano impero tra il 1555 e il 1648, si affermò definitivamente a metà ottocento grazie allo storico protestante Leopold von Ranke, autore di una celebre Storia dei Papi.
La Controriforma esprimeva una reazione complessa e a più livelli:

  • repressione antiprotestante;
  • consolidamento dei dogmi e delle strutture ecclesiastiche;
  • riorganizzazione interna della Chiesa cattolica.

Ma non esaurì ogni aspetto della storia del Cattolicesimo in età moderna: essa va indagata e compresa in rapporto a quella che è stata definita (prima da Ludwig von Pastor e poi da Hubert Jedin) riforma cattolica, grande slancio organizzatico e morale che a Trento fu suscitato dalla contrapposizione ai protestanti, ma si alimentava alle istanze riformatrici risalenti agli ultimi concili del medioevo.

La controriforma (segue)

La storiografia ha sottolineato:

  1. il rinnovamento religioso che investe la Chiesa tra XV e XVII sec. e l’azione sui fedeli e sugli uomini, non tanto quella sulle strutture.
  2. diffusione del movimento della Devotio moderna, dei cenacoli erasmiani, dell’attività assistenziale e d’istruzione ad opera di nuovi ordini (Minimi, Teatini, Filippini, Barnabiti, Gesuiti) e delle confraternite laicali e della nuova religiosità promossa dal Concilio tridentino.

L’esigenza di un Concilio

  • Da tempo si rinnovano appelli alla convocazione di un Concilio per arginare la corruzione:
    • Paolo III Farnese (1534-1549), ultimo papa rinascimentale, attua il rafforzamento dello Stato Pontificio e l’organizzazione politica della Controriforma;
    • 1536 Bolla di convocazione di un concilio: rinviato per la guerra;
    • Si fa avanti tra i cardinali del Sacro Collegio (Giovani Morone) un progetto di riforma della Chiesa espresso nel Consilium de emendanda ecclesia (1537) in cui sono da sottolineare le insistenze su: istruzione del clero, obbligo di residenza dei vescovi, preoccupazione per la libertà di stampa (censure contro Erasmo);
    • Nel 1545 viene convocato il Concilio a Trento con 3 obiettivi: recuperare i territori protestanti; arginare l’eresia; riaffermare il primato papale in una Chiesa cattolica riformata.

La Controriforma (segue)

Prima fase (1545-47)

  • Numero esiguo di partecipanti, in maggioranza vescovi italiani e spagnoli.
  • Il dibattito si concentra sulle definizioni teologiche (il problema della grazia, i sacramenti, il magistero della Chiesa nell’interpretazione delle Scritture).
  • L’assemblea risente della congiuntura critica sfavorevole al papato con il definitivo ingresso dell’Inghilterra nell’orbita protestante dopo la morte di Enrico VIII.
  • 1547 il Concilio viene spostato da Trento a Bologna, città pontificia.
  • 1549 Muore Paolo III.

Seconda fase (1551-1559)

  • Giulio III: riapertura del Concilio a Trento, sospeso per la guerra tra Carlo V e Enrico II.
  • 1555 viene eletto papa il cardinale Gian Pietro Carafa, capofila degli zelanti, col nome di Paolo IV: con lui la Controriforma si connota maggiormente come disciplinamento ed offensiva contro l’eresia, già da tempo realizzata con la Congregazione del Sant’Uffizio dell’Inquisizione.

La Controriforma (segue)

Terza fase (1562-1563)

  • Il nuovo papa, Pio IV, riconvoca il Concilio: nell’ultima sessione si perfeziona il progetto di definizione dottrinale e disciplinare della Chiesa cattolica.
  • Rafforzamento del potere della curia.
  • 4 dicembre 1563 bolla Benedictus Deus: chiusura del Concilio.
  • 1565 muore Pio IV ma prima fa redigere il Nuovo indice dei libri proibiti (Aggiornato periodicamente, raccoglie l’elenco di tutti i libri ritenuti pericolosi e pertanto da vietare).
  • nel 1566 la Professio fidei tridentinae viene pubblicata da Pio V (Antonio Ghislieri, già inflessibile inquisitore) ed imposta a tutti i cattolici.

Le istituzioni della Controriforma

  • Il Sovrano-Pontefice
    • Il nuovo modello monarchico del papato e la trasformazione del Patrimonio di S. Pietro in Stato Pontificio avevano avuto inizio già con Eugenio IV (1443).
  • In seguito si assiste a:
    • Riorganizzazione urbanistica di Roma derivante dalla sforzo di trasformarla in Capitale moderna.
    • Espansione della corte e della burocrazia curiale anche con la vendita degli uffici.
    • Riforme finanziarie e fiscali.
    • Nunziature stabili.
    • Esercito permanente soprattutto grazie all’opera di Giulio II (1503-13): “papa guerriero”.

Le istituzioni della Controriforma (segue)

  • Il Papa accentua la sua duplice fisionomia:
    • Pontefice = capo della cristianità che nonostante lo scisma resta comunità universale e potente fattore di identificazione collettiva.
    • Sovrano di uno Stato alle prese con problemi politici, amministrativi, finanziari simili a quelli degli altri Stati in formazione nell’Europa del XVI secolo (P. Prodi).
    • La bolla In coena Domini emanata da Pio V nel 1568 rivendicava al papa il diritto di estendere la sua giurisdizione e di interferire in tutte le competenze statali.

Obiettivo strategico della Chiesa post-tridentina fu il consolidamento della sua presenza nella vita quotidiana e sociale delle popolazioni grazie al contributo fondamentale offerto dagli ordini religiosi.

I materiali di supporto della lezione

La riforma cattolica. Documenti e testimonianze, a cura di M. Marcocchi e M. Bendiscioli, Morcelliana, Brescia, 1967, pp. 480-488.

Atto di Supremazia di Enrico VIII d’Inghilterra (1534),

Il Podcast della lezione

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