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Elvira Chiosi » 4.La formazione dello Stato moderno


Lo Stato moderno

  • Lo Stato moderno rappresenta la forma storicamente determinata di un ordinamento politico, sorta in Europa tra il XIII ed il XIX secolo, per poi estendersi in tutto il mondo civilizzato.
  • Per conoscerla è necessario studiare:
    • la composizione della società;
    • la formazione degli apparati statali;
    • l’elaborazione delle dottrine politiche.
  • Un rapporto di reciproca influenza viene a configurarsi tra Stato e società in quanto l’autorità dello Stato è sempre mediata dai gruppi sociali.

La formazione dello stato moderno

  • E’ uno dei processi più rilevanti della storia europea;
  • si presenta come il risultato di una serie di tentativi di integrazione politica di territori diversi;
  • è caratterizzato dalla funzione di normalizzazione dei rapporti politici nell’ambito di un territorio unificato;
  • questa normalizzazione è compiuta con strumenti amministrativi, con la costruzione di una rete di uffici e di competenze accentrate;
  • implica continui squilibri con la ricerca di equilibri dinamici;
  • provoca resistenze sia da parte dell’antica società per ceti, sia dalla nuova società borghese in formazione.

Le fasi storiche

  1. Nel ‘500: accentuato carattere di dualismo costituzionale, giocato tra il principe titolare dell’istanza unitaria e accentratrice e i ceti portatori di interessi peculiari dell’antica forma di organizzazione della società, ma già con nuove esigenze:
    • lo Stato si impone gradualmente rivendicando la sua potenza all’esterno e all’interno;
    • il sovrano difende il territorio unificando il comando e riduce l’opposizione delle autorità locali.
  2. Nella prima metà del ‘600: tendenza dei principi a consolidare il monopolio del potere legittimo (assolutismo), con esiti diversificati.
  3. Tra la seconda metà del ‘600 e la prima metà del ‘700: crisi del monopolio del potere e ricerca di un nuovo equilibrio tra la tendenza all’accentramento del potere e la richiesta di partecipazione.

Lo Stato moderno come forma storica determinata

  • In questa accezione lo Stato moderno non è concetto universale ma serve a identificare l’organizzazione del potere in un singolo territorio.
  • Elemento caratterizzante questa forma è il progressivo accentramento del potere secondo un’istanza sempre più ampia che finisce col comprendere l’intero ambito dei rapporti politici.
  • L’accentramento si fonda sul principio della territorialità dell’obbligazione politica e sulla progressiva acquisizione della impersonalità del comando politico, attraverso l’evoluzione del concetto di officium:
    • si afferma la tendenza alla riunificazione del potere nella persona del principe sorretto da un apparato amministrativo efficiente e funzionale agli interessi degli strati sociali preminenti;
    • prevale una visione tecnica del potere, visto come ordine esterno capace di garantire sicurezza ai sudditi.

Lo Stato moderno come forma storica determinata (segue)

  • Dal sistema policentrico e complesso delle signorie di origine feudale si giunge allo Stato Territoriale accentrato e unitario attraverso una razionalizzazione del potere dettata dall’evolversi delle condizioni storiche materiali.
  • La storia della nascita dello Stato moderno è la storia di una tensione tra policentrismo e accentramento del potere.
  • Un ruolo fondamentale è giocato dal modo di intendere la legge:
    • in Occidente essa era considerata un patrimonio ereditato dal passato e regolato da una serie di consuetudini, perciò plurale e da non alterare, a tutela delle prerogative di ogni corpo o comunità.

Stato moderno e lotte di religione

  • La transizione allo Stato moderno non fu indolore, ma si verificò su un terreno insanguinato dalle guerre di religione.
  • L’esperienza dei conflitti all’interno del cristianesimo spinse al superamento di ogni pretesa di fondare il potere su una fede religiosa. L’aspirazione alla pace favorì come necessità la fondazione politica del potere.
  • Lo stato apparato o stato macchina si presenta come organizzazione dei rapporti sociali (potere) attraverso procedure tecniche stabilite (istituzioni) utili alla prevenzione e superamento dei conflitti e al raggiungimento di fini terreni:
    • ciò è stato possibile per la nuova visione del mondo non più universalizzata, ma terrena.
  • A seconda di come le forze sociali nei singoli paesi si sono collocate rispetto a questo problema, si sono sviluppati modelli diversi di Stato.

L’azione del sovrano tra limiti e legittimazione

Limiti

  • Impero: con la crisi delle pretese di potere sovranazionale e universale dell’imperatore, i sovrani aspirano ad un potere assoluto, sostenuti da giuristi che offrono nuove forme di legittimazione.
  • Papato: la crisi del papato costretto a nuovi patti con i sovrani e la progressiva distinzione tra la sfera spirituale e quella temporale aprono nuove possibilità di rivendicare all’ambito statale il potere temporale.
  • Feudalità: il patto di fedeltà tra il feudatario e i vassalli rappresenta una resistenza alla piena affermazione del potere del sovrano.
  • Centri urbani: si inseriscono a fatica nel nuovo sistema di potere perché il loro sviluppo era avvenuto con frammentazione politica opposta allo stato moderno. Lo stato moderno nasce più facilmente in aree rurali dove più facili sono i processi di unificazione.

L’azione del sovrano tra limiti e legittimazione (segue)

Legittimazione

  • L’affermazione della sovranità viene ricercata con la forza della dinastia e il prestigio carismatico del re, utilizzando nuovi strumenti di propaganda.
  • Viene valorizzato il potere taumaturgico del re secondo la cultura popolare unto del Signore e guaritore della scrofola.
  • Cerimoniale di corte e rituali finalizzati a colpire la sensibilità collettiva.
  • Politica di rivendicazione dinastica → monarchia perno della società:
    • il re può imporre tributi perché dispensa benefici.

Per chi vuole approfondire si consigliano: M. Bloch, I re taumaturghi, Einaudi e J. H. Shennan, Le origini dello Stato moderno in Europa (1450-1725), Il Mulino.

Le assemblee dei ceti

  • Le assemblee in cui si riuniscono i rappresentanti dei vari ordini sociali hanno una funzione interlocutoria nei confronti del potere regio.
  • Esse hanno origine contrattuale: il re per ottenere il riconoscimento della supremazia politica territoriale deve riconoscere privilegi e consuetudini che finiscono per essere limiti alla supremazia regale.
  • Nei singoli paesi hanno denominazioni e caratteri diversi (Commons, Etats, Cortes, Parlamenti o Senati).
  • Le assemblee sono generalmente (tranne che in Inghilterra) controllate da ceti esenti dal pagamento dei tributi o interessati a esercitare più potere in periferia.

La fiscalità

  • L’idea che dovesse essere la monarchia dal centro a garantire la sicurezza e ad amministrare la giustizia richiedeva notevoli risorse.
  • Settore nevralgico nella vita dello Stato, la fiscalità diventa terreno di scontro tra il potere centrale e le richieste delle assemblee dei ceti e risente dei differenti rapporti di forza tra Stato e società.
  • Presenta mancanza di uniformità con diversità di regimi fiscali, città privilegiate a danno delle campagne, con imposte dirette ed indirette (per es. in Francia: stabilizzazione della taille, imposta diretta che gravava esclusivamente sui contadini e gabella del sale).
  • L’esazione fiscale, come nel caso francese, è affidata alle autorità periferiche che l’hanno approvata e che ne sono esenti: la monarchia, concedendo benefici, ottiene un gettito fiscale per un potere lontano nelle periferie, ricorrendo alla mediazione delle assemblee provinciali.
  • La storia della fiscalità ecclesiastica è legata a quella della diversa presenza della Chiesa nei singoli paesi europei.

Il problema della giustizia

  • L’estensione della giustizia regia nella periferia non comporta il controllo della giustizia di prima istanza che ha sede in sfere politiche e sociali quasi del tutto autonome rispetto all’autorità sovrana: signorie rurali, magistrature ecclesiastiche, magistrature urbane.
  • La giurisdizione del sovrano è riservata alla giustizia di appello che nella sua espansione ricorre all’istituto della delega nei confronti delle autorità periferiche.
  • La prevalenza della sfera giurisdizionale invade anche l’amministrazione (confusione fra le due sfere: l’amministratore è anche giudice)
  • In questa situazione (giustizia delegata di I grado, accentrata nei gradi alti) il potere regio ha scarsa efficacia periferica.

Sistemi e geografia del potere

All’inizio dell’età moderna si evidenziano alcune linee di tendenza che è possibile sintetizzare:

  1. tramonto degli ideali di potere universalistici;
  2. unificazione territoriale;
  3. affermazione dei concetti di utilità e sicurezza (interna e esterna);
  4. accentramento e burocrazia contro ordini privilegiati e forze centrifughe;
  5. idea di servizio contro gli ideali della nobiltà di sangue;
  6. mobilità sociale contro le antiche gerarchie;
  7. uniformità della giustizia contro le giurisdizioni particolari;
  8. intervento dello Stato nell’economia (mercantilismo).

L’Europa alla fine del Medioevo


L’area germanica

  • I paesi tedeschi nel XVI secolo non presentano un’entità politica unitaria: lo sviluppo statuale è avvenuto sul piano dell’impero e su quello degli stati territoriali.
  • Le singole unità territoriali si sono trasformate in “Stati patrimoniali”: una sorta di proprietà personali quali somme di beni posseduti dai loro signori:
    • in tal senso un ruolo fondamentale rivestivano i matrimoni con i quali le spose portavano in dote territori che si sommavano a quelli dei mariti per incrementare “patrimoni” che poi entravano in linea ereditaria.
  • Mosaico di Stati in anarchia feudale, circondati da paesi in cui si sviluppano le nuove forme politiche dell’età moderna.
  • In ogni Stato territoriale agisce un’assemblea di rappresentanti (Landtag) che è anche corte di giustizia.

L’area germanica (segue)

  • Imperatore, carica elettiva, con pretesa universalistica solo formale.
  • Dieta (assemblea degli Stati) o Reichstag, convocata con frequenza del tutto irregolare e divisa in 3 ordini:
  • principi elettori, aristocrazia, città:
    • gli elettori: 3 arcivescovi (Colonia, Treviri e Magonza); 4 laici (Boemia, Palatinato, Sassonia, Brandeburgo);
    • aristocrazia: rappresentata da 120 prelati, 30 principi, 140 signori;
    • città (85): rappresentate dai borgomastri.
  • Vani i tentativi dell’imperatore Massimiliano (1493-1519) di far accettare ai principi le iniziative attuate in Austria e di avviare l’unificazione territoriale.
  • Dieta di Worms (1495): richiesta di stabilire un finanziamento comune per l’armata imperiale; divieto di faida (pace territoriale perpetua); creazione del Tribunale Camerale Imperiale.

La Francia

Dopo aver raggiunto l’unità geo-politica (con la conquista della Borgogna tolta a Carlo il Temerario a Nancy 1477), risultava un coacervo di possedimenti diversi con principati feudali dotati di parlamenti e stati provinciali propri.

  • Il re era affiancato da un Consiglio del re formato dai pari di Francia e grandi dignitari e da un Consiglio ristretto;
  • collaboravano circa 12.000 ufficiali, alcuni nominati dal re, la maggior parte avevano acquistato le cariche attraverso la venalità degli uffici.

La Francia (segue)

  • La giustizia era esercitata dal Consiglio, da 7 Parlamenti (Parigi, Tolosa, Besançon, Grenoble, Digione, Bordeaux, Aix) e da 80 tribunali provinciali.
  • I Parlamenti erano corti giudiziarie con compiti amministrativi (non organi di rappresentanza):
    • rivendicavano una loro partecipazione nel processo legislativo;
    • registravano le ordinanze reali e potevano esercitare il diritto di rimostranza.
  • Gli Stati Generali (assemblea rappresentativa degli ordini cetuali) avevano competenze soprattutto in materia fiscale ma furono esautorati progressivamente dalla monarchia assoluta: dal1614 al 1789 non furono mai convocati.

L’Inghilterra

Dopo l’ unità del paese conseguita da Enrico Tudor (1485-1509) e la conseguente crisi del potere feudale, presentava questo assetto istituzionale:

  • il re era affiancato da un Consiglio formato da un cancelliere, un tesoriere e alcuni dignitari;
  • mancava un corpo di funzionari e di ufficiali rappresentanti il potere sovrano nelle circoscrizioni e nelle contee;
  • le Contee erano governate da sceriffi (funzionari regi che amministravano la giustizia) e da giudici di pace scelti fra la nobiltà locale.

L’Inghilterra (segue)

  • La giustizia era esercitata, sotto il controllo del Consiglio, attraverso tre grandi tribunali (civile, criminale, finanziario) cui si affiancava la Camera Stellata che giudicava i tumulti, sorvegliava gli sceriffi e avocava i casi con risvolti politici.
  • La rappresentanza dei gruppi sociali era affidata al Parlamento diviso in 2 Camere:
    • dei Lords ereditaria;
    • dei Comuni elettiva.

Caratteristiche del sistema politico inglese

  • separazione del potere giudiziario da quello legislativo;
  • affermazione di una legge comune indipendente dal sovrano;
  • tendenza all’assolutismo coesistente con autogoverno delle contee.
  • Crescita dell’autorità del sovrano ma anche continuità degli ordinamenti particolari e consolidamento del Parlamento convocato con più regolare frequenza.

La Spagna

La reconquista del territorio contribuì al superamento dell’aspetto “patrimoniale” e favorì il carattere nazionale, centralizzatore e protettivo del dominio politico.

  • Dopo le nozze di Ferdinando d’Aragona e Isabella di Castiglia (1469) si realizzò la ristrutturazione amministrativa nel 1479 con uno Stato burocratico polisinodale.
  • I Consigli spagnoli erano insieme: organi di consulta, corti di giustizia, tribunali amministrativi e si distinguevano:
    • su base territoriale (Consiglio superiore di Castiglia, Aragona, Indie, etc.);
    • per competenze (finanze, guerra, ordini).
  • Particolare rilievo ebbe il Consiglio della Suprema Inquisizione spagnola, tribunale temutissimo, strumento dell’assolutismo.
  • Le rappresentanze degli ordini (le Cortes), nonostante l’unificazione territoriale, rimasero divise e sempre meno consultate.
  • Rispetto per l’autonomia dei Reinos, tutela del pluralismo delle unità istituzionali e degli ordinamenti giuridici particolari.
  • L’Aragona, che nel Medio Evo rappresentava un notevole impero commerciale, conserva un sistema costituzionale fondato sull’idea di contratto (Pactismo aragonese).

L’Inquisizione spagnola

Nel 1478 la monarchia spagnola istituì il tribunale della Suprema Inquisizione quale strumento politico-giudiziario per rafforzare l’unità del paese e le istituzioni statali.
Il compito: difendere l’ortodossia religiosa.
La novità: pur essendo affidata a giudici ecclesiastici, al vertice dipendeva dalla Corona.

  • L’uniformità delle coscienze era in Spagna un problema politicamente più grave che altrove in quanto molto alto era il numero di musulmani ed ebrei tra i quali potevano nascondersi minoranze ostili.
  • Si trattò di un formidabile strumento politico di controllo sull’identità collettiva, funzionale a produrre una cultura dell’uniformità e dell’ortodossia.
  • Un’istituzione dotata di una struttura rigidamente gerarchica:
    • il re nominava un “grande inquisitore” a capo del “Consiglio della Suprema e Generale Inquisizione”, che a sua volta nominava gli inquisitori nei diversi regni della corona spagnola e controllava tutti i processi;
    • una sorta di ministero per sorvegliare le coscienze, uno strumento amministrativo e di controllo sociale a disposizione della monarchia.

I materiali di supporto della lezione

M. Bloch, I re taumaturghi, Einaudi e J. H. Shennan, Le origini dello Stato moderno in Europa(1450-1725), Il Mulino.

Esempi di rapporto contrattuale

I Consigli territoriali nella monarchia inglese

L'incoronazione di Carlo VIII

La funzione delle corti sovrane

Le giustizie di pace inglesi

Il Podcast della lezione

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