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Elvira Chiosi » 1.La storia moderna: storia e storiografia


La storia moderna

  • Nei programmi di studio, non solo in Italia, convenzionalmente e più per esigenze didattiche che per una corretta periodizzazione, l’inizio dell’età moderna viene fissato nel 1492 (anno del primo viaggio di Cristoforo Colombo verso il Nuovo Mondo), mentre la fine si fa coincidere col 1815 (Congresso di Vienna)
  • Queste date non costituiscono naturalmente uno spartiacque, ma un semplice punto di riferimento di eventi e processi molteplici che si sono avviati o evidenziati intorno a tali termini cronologici: la formazione del sistema moderno delle potenze europee, il crollo dell’unità della Res publica christiana con la riforma protestante, l’apogeo e la crisi della cultura rinascimentale, gli effetti sull’economia conferiscono alla scoperta del Nuovo Mondo un valore emblematico per l’inizio dell’età moderna.

Periodizzazione e interpretazione

  • La periodizzazione rappresenta un arco temporale ben delimitato, contraddistinto da una serie di caratteri originali tali da renderlo individuabile rispetto ad altri precedenti e/o successivi. Le periodizzazioni non sono mai univoche, né tantomeno definitive.Preferirne una piuttosto che un’altra comporta differenti interpretazioni.
  • La storia è interpretazione: fatti e documenti sono indispensabili, ma da soli non parlano.È lo storico che decide quali fatti, in che ordine ed in quale contesto vanno presi in considerazione: (E. H. Carr: Sei lezioni sulla storia).
  • La storia è un continuo processo di interazione tra lo storico e i fatti storici, un dialogo senza fine tra il presente e il passato. Ogni storia è «storia contemporanea» perché «per remoti e remotissimi che sembrino cronologicamente i fatti che vi entrano, essa è, in realtà, storia riferita sempre al bisogno e alla situazione presente, nella quale quei fatti propagano le loro vibrazioni» (Benedetto Croce, La storia come pensiero e come azione, Bari, 1938, p. 5). La «storia è la scienza degli uomini nel tempo» (Marc Bloch). Nella storia «tutto ci riguarda, tutto è fatto per noi» (Voltaire)

Il significato di “moderno”

  • Il termine moderno (dall’avverbio latino modo = ora) nei secoli XII e XIII indicava ciò che era più recente rispetto a quanto era accaduto precedentemente.
  • In seguito è via via diventato una categoria di giudizio: le generazioni quattro-cinquecentesche, grazie alle innovazioni tecniche, alla nuova visione del mondo, hanno maturato un senso di superiorità, anche rispetto agli Antichi, ammirati e amati.
  • Mantenuta alta la stima dell’antichità e della modernità, nel mezzo si sarebbe aperto il periodo “buio” del Medioevo, termine tardivo, apparso nella seconda metà del XVII secolo.
  • L’aggettivo moderno, usato in contrapposizione a quello di antico o medievale, privilegia tutto ciò che si afferma come particolarità dei tempi nuovi e in genere nell’opinione comune si associa prevalentemente ad un giudizio di positività.

Historia moderna

Il termine, come storia della rigenerazione spirituale dell’Europa della riforma protestante, contrapposta al medioevo, età di decadenza e della Chiesa cattolica, di regola viene utilizzato da Kristoph Keller nella Historia universalis (1696) divisa in tre volumi:

  • Historia Antiqua;
  • Historia Medii Aevi;
  • Historia Nova sive moderna.

Interpretazione e obiettività nella storia

Se i fatti storici sono tali solo grazie al significato che lo storico attribuisce loro, ha senso parlare di obiettività?

L’obiettività nella storia può valere soltanto come criterio riferito al rapporto tra fatti e interpretazione e può essere perseguita attraverso le regole di un metodo scientifico riconosciuto universalmente.
Lo storico per essere obiettivo deve:
a) attenersi nel suo lavoro alle regole proprie della disciplina
b) possedere la consapevolezza del grado di condizionamento che gli deriva dall’essere comunque parte integrante di un determinato contesto sociale e culturale.

I materiali di supporto della lezione

Sul concetto di Storia moderna

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