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Gianfranco Pecchinenda » 12.Sussurri e grida: il cinema e la morte


Sussurri e grida: il cinema e la morte

Caratteristiche del linguaggio cinematografico

In questa lezione vedremo come il concetto affrontato in precedenza (Lez. 11), ovvero la morte, venga presentato attraverso il cinema.

Il cinema, viene comunemente considerata la forma artistica più caratteristica del ventunesimo secolo e anche quella che più delle altre ha esercitato la maggior influenza nel riflettere ed elaborare l’immaginario collettivo.

Letture:

La morte. Quattro variazioni sul tema

Risorse:

Breve storia del cinema


Sussurri e grida: il cinema e la morte

Caratteristiche del linguaggio cinematografico

Il cinema, infatti, opera su materiali che provengono direttamente dal mondo circostante che esso però riformula, metaforizzandoli, portandoli in una dimensione che gli è propria.

Ciò che rende particolare questo mezzo di comunicazione, è la capacità di rendere visibile l’immaginazione, ed è questo uno dei motivi, se non il principale, che permettono una sua diffusione a tutti i livelli.

Sussurri e grida: il cinema e la morte

Caratteristiche del linguaggio cinematografico

Il cinema è stato definito una vera e propria istituzione sociale, poiché rappresenta un dispositivo che da una parte lega, ingloba, determinando l’insorgere di un forte senso di appartenenza, dall’altro detta norme di condotta, determina orientamenti e valori, inventa nuovi linguaggi.

Sussurri e grida: il cinema e la morte

Esso può mostrarci aspetti oscuri della nostra società, estranei, così come può affrontare tematiche comuni a tutte le culture, come amicizia, amore e appunto morte.

E proprio con particolare riferimento a quest’ultimo tema, che è poi l’argomento della lezione, il cinema possiede una caratteristica estremamente funzionale.

Sussurri e grida: il cinema e la morte

Il linguaggio logopatico

Come sottolineato dallo studioso Julio Cabrera, nella sua opera Da Aristotele a Spielberg. Capire la filosofia attraverso i film, non è possibile esprimere ed articolare soltanto logicamente determinate situazioni della realtà, per poterle rendere comprensibili è altresì necessario che queste vengano presentate sensibilmente tramite quella forma di comprensione che egli definisce logopatica: una comprensione che è razionale e affettiva allo stesso tempo, una presentazione che produca un certo genere d’impatto.

Risorse:

Da Aristotele a Spielberg. Capire la filosofia attraverso i film. Scheda sul saggio

Da Aristotele a Spielberg. Capire la filosofia attraverso i film.  Scheda sul saggio

Da Aristotele a Spielberg. Capire la filosofia attraverso i film. Scheda sul saggio


Sussurri e grida: il cinema e la morte

Il linguaggio logopatico

Soltanto in questo modo si può arrivare ad un tipo di comprensione che non sia soltanto logica ma anche affettiva.

Siamo di fronte alla ragione logopatica che tramite le potenzialità espressive insite nel linguaggio filmico, permette di cogliere le verità della vita e di farlo non solo dal punto di vista razionale ma anche mediante delle intuizioni emotive.

Sussurri e grida: il cinema e la morte

Film come concetti immagine

Secondo Cabrera, i film sono dei concetti immagine che tramite l’impatto emotivo suscitato dal cinema, affermano qualcosa sul mondo, e lo fanno con una pretesa di verità ed universalità, dove con il termine universalità si intende qualcosa che appartiene all’ordine della possibilità e non della necessità: il cinema ci descrive quanto potrebbe essere e non quanto deve essere.

Sussurri e grida: il cinema e la morte

Cinema come specchio della realtà

Dunque il cinema può essere considerato come lo specchio della realtà, che lì si riflette ma lì trova anche una sua profonda trasformazione.

Se desideriamo capire il mondo in cui viviamo, è proprio al cinema che dobbiamo rivolgerci, a quel grande serbatoio di significati a cui tutti attingono e in cui tutti ci possiamo riconoscere pur nella nostra diversità.

Sussurri e grida: il cinema e la morte

Sussurri e grida

Adesso passiamo alla presentazione ed analisi di un capolavoro cinematografico del regista svedese Ingmar Bergman, Sussurri e grida (1972).

Il film inizia mostrando una donna gravemente malata, ormai prossima alla morte, circondata dai parenti. Agnese (il nome della protagonista) è infatti una giovane donna che sta per morire ed è assistita dalle due sorelle e dalla governante, Anna.

Risorse:

Recensione: Sussurri e grida

Ingmar Bergman: un’intervista

Ingmar Bergman

Ingmar Bergman


Sussurri e grida: il cinema e la morte

Sussurri e grida

La prima sorella, Maria, ha un atteggiamento nei confronti della vita un po’ infantile, mostra un affetto sincero per la sorella malata, ma non è in grado di esserle d’aiuto, soprattutto quando la situazione diventa più grave. Ella è evidentemente terrorizzata dalla morte. L’altra sorella, Karin, ha un carattere più forte ma sembra non amare la vita, ciò che teme è soprattutto il contatto umano, molto probabilmente la sua è paura della sofferenza. La governante, Anna, è una donna di umili origini toccata profondamente dal dolore di aver perso da poco tempo la sua unica figlia, lei è molto legata ad Agnese.

Sussurri e grida: il cinema e la morte

Sussurri e grida

Quando la storia comincia siamo agli ultimi stadi della vita della protagonista, la morte è vicina e lei soffre molto e nella sua agonia sogna la madre, che tuttavia le appare come distante e distratta.

La giovane, al termine del suo percorso, sembra chiedere conforto alla madre, come se inconsciamente sapesse che nell’antico rapporto materno avrebbe trovato la risoluzione del suo senso di angoscia.

Dopo una lunga e dolorosa agonia, Agnese muore, e questa sua sofferenza incute timore come e se non più della morte stessa, determinando l’allontanamento delle sorelle che si sentono spaventate ed impotenti.

Sussurri e grida: il cinema e la morte

L’incapacità di affrontare la morte

Nel momento in cui la protagonista muore, sulla scena appare il sacerdote: colui che è il vero specialista dei simboli e dei riti e che da sempre gestisce il sacro.

Dal sacerdote tutti aspettano non soltanto una parola di conforto, ma una vera e propria legittimazione della morte; si aspettano che egli celebri quel rito in grado di impedire l’intrusione dei morti nel regno dei vivi, ma che allo stesso tempo ne garantisca il ricordo. Ma Bergman al contrario ci presenta un pastore, un uomo pieno di dubbi, che non è in grado di accreditare la morte, privo quindi delle certezze necessarie. Indice di quella secolarizzazione penetrata ormai ovunque.

Sussurri e grida: il cinema e la morte

L’incapacità di affrontare la morte

Quello che il regista vuole poi comunicarci, è che la ritualità è priva di phatos, è solitaria, i protagonisti sono soli, non trovano conforto nella collettività, si muovono in un vero e proprio vuoto sociale.

Resi immobili dalla mancanza di un’oggettivazione condivisa, privi di un linguaggio adatto, i protagonisti non sono capaci di elaborare il lutto correttamente, privando così i morti di un loro spazio simbolicamente pertinente.

Sussurri e grida: il cinema e la morte

I morti che chiedono

Come prova di ciò il regista presenta una scena estremamente drammatica: Agnese che da morta, piange e chiama le sorelle.

Simbolo dei morti che chiedono anche nella loro situazione, che gli altri non si sottraggano alla relazione, chiedono che i legami non vengano sciolti, chiedono di non essere dimenticati. E così se il lamento di Agnese prima di morire, era indice di un dolore insopportabile, il suo lamento da morta è indice del dolore del nulla, dell’oblio.

Sussurri e grida: il cinema e la morte

Condividere la morte

Ma le sorelle non sono in grado nemmeno questa volta di rispondere al suo appello, tirandosi indietro con paura e repulsione.

Soltanto Anna accorrerà al capezzale della morta, rispondendo a quella richiesta d’aiuto nell’unico modo che, culturalmente ed intuitivamente, conosce: offrendole il calore del suo corpo e la ricchezza del suo seno, in un abbraccio materno. Anna si “assume” la morte di Agnese, condividendola, tanto che la giovane morta sembra calmarsi e accettare il suo stato definitivo.

Anna e Agnese

Anna e Agnese


Sussurri e grida: il cinema e la morte

Due società nel confronto con la morte

Laddove le due sorelle sono il simbolo di una società, quella moderna, che rifugge la sofferenza, in nome del diritto alla felicità, che orienta i propri sforzi verso la conservazione del corpo e l’eliminazione delle angosce, alla medicalizzazione della società, rifiutando il coinvolgimento affettivo con l’altro e dove la morte non trova spazio, Anna, la governante, è simbolo di quella cultura più antica che cerca di inglobare la morte nel proprio Universo simbolico dove si ha un’idea della vita di cui la morte costituisce il necessario sipario.

I materiali di supporto della lezione

La morte. Quattro variazioni sul tema.

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