Vai alla Home Page About me Courseware Federica Living Library Federica Federica Podstudio Virtual Campus 3D Le Miniguide all'orientamento Gli eBook di Federica La Corte in Rete
 
 
Il Corso Le lezioni del Corso La Cattedra
 
Materiali di approfondimento Risorse Web Il Podcast di questa lezione

Emilia D'Antuono » 12.Dis-sensi - Discordanze etiche, disuguaglianze giuridiche


Etica e Bioetica

Prof. Emilia D’Antuono

Dissensi – Discordanze etiche, disuguaglianze giuridiche

Autorevoli voci cattoliche

Cardinale Martini: con il termine eutanasia si intende «un gesto che intende abbreviare la vita, causando positivamente la morte».

Evangelium Vitae (Giovanni Paolo II): L’eutanasia è tale anche quando è “omissiva”, ossia quando omette «una terapia efficace dovuta, la cui privazione causa intenzionalmente la morte»

NB: «Intenzionalmente» è la parola chiave che ci fa capire il rifiuto dell’accanimento terapeutico e l’accettazione delle cure palliative da parte del Magistero (dottrina tomista del «doppio effetto» dell’atto, l’effetto consapevolmente perseguito, l’effetto non voluto).

GIOVANNI PAOLO II, Evangelium vitae, letterea enciclica

Eutanasia equiparata ad omicidio

«Nessuno può attentare alla vita di un uomo innocente… senza commettere un crimine di estrema gravità … per eutanasia si intende un’azione o un’omissione che per sua natura o nelle intenzioni, procura la morte allo scopo di eliminare ogni dolore … niente e nessuno può autorizzare l’uccisione di un essere umano innocente, feto o embrione che sia, bambino o vecchio, ammalato incurabile o agonizzante»

Dichiarazione Iura et Bona, Congregazione per la dottrina della Fede, 1980

PONTIFICA ACCADEMIA PRO-VITA, Dichiarazione IURA et BONA, documento

Un teologo cattolico obietta:

«Non possiamo però ignorare che oggi ci sono sempre più uomini e donne che non sopportano più una vita ormai perduta in cui dolori indescrivibili non scompaiono neppure con i più potenti sedativi… Costoro non desiderano essere tranquillizzati o resi incoscienti mediante psicofarmaci o morfina … essi desiderano piuttosto congedarsi e morire in piena coscienza. Ma dal momento che non possono morire, domandano una morte dignitosa: chiedono di essere aiutati a morire.»

H. Küng – W. Jens, Della dignità del morire, Rizzoli, Milano 1996


La Chiesa cristiana Valdese domanda:

«Fino ad oggi in ambito cristiano, a parte alcune eccezioni è prevalso un giudizio negativo nei confronti dell’eutanasia attiva. Esso si fonda sulla Bibbia … e si riassume nell’affermazione che Dio solo è colui che dà la vita e la può togliere…, intervenire in questa relazione di vita e di morte vorrebbe dire “prendere il posto di Dio”. Ma significa veramente sostituirsi a Dio accogliere la domanda di un malato grave che intende porre termine alla sua vita? Si sottrae a Dio una parte della sua Signoria sul mondo e sulla vita accogliendo la richiesta di un malato grave di poter morire? O si mette in questione il potere acquisito dalla medicina moderna di mantenere in vita un corpo che produce dolore senza più accedere a un senso della vita?»

Documento Eutanasia e Suicidio Assistito 1998

TAVOLA VALDESE , Eutanasia e Suicidio Assistito, documento

Ebraismo: un’osservazione di Amos Luzzatto

A. LUZZATTO: L’Ebraismo non ha una dottrina unica sull’insieme dei problemi del morire, «Nel mondo ebraico si dibatte di questi temi in modo non superficiale, ma con notevole disinvoltura. E poi c’è l’abitudine ebraica di soppesare il caso singolo con grande attenzione alle varianti soggettive. E’ difficile che il più colto, il più istruito e informato dei rabbini si senta di dare dei giudizi drastici e validi per tutti i differenti casi. Mi dispiace constatare invece che nel nostro paese» [anche in occasione del caso Welby] «sia mancata, nell’insieme, una presa di posizione globale e generalizzata che difendesse il dovere di capire ciascun soggetto che soffre e di non sostituirci alla sua volontà»

A. LUZZATTO , intervista

Ebraismo: considerazione del rabbino Di Segni

«La vita non ci appartiene ed è nostro dovere tutelarla. Abbiamo un diritto-dovere di sottoporci alle cure con lo scopo di alleviare la sofferenza ma non di estendere innaturalmente la vita”. Nel diritto ebraico, il suicidio assistito è chiaramente proibito tuttavia “in casi particolari è consentito rimuovere ciò che prolunga artificialmente l’agonia”.

Quanto ai casi di incoscienza del paziente, secondo l’ebraismo non sono ammessi testamenti biologici ma gli individui “delegheranno all’autorità rabbinica le scelte da compiersi”».

Rabbino Riccardo Di Segni

La «leggenda» ebraica raccontata da Elena Loewenthal

«Rabbi Yehudah era morente. Al suo capezzale i devoti discepoli continuavano a pregare Iddio di tenerlo in vita: docile alle suppliche, il Cielo ubbidiva. Per fare arrivare la morte, ci volle il gesto pietoso di una serva affezionata, che dalla cucina fece cadere un oggetto di coccio, procurando un gran frastuono. Gli oranti sussultarono e interruppero per un istante le loro preghiere: in quel momento di silenzio il maestro spirò. E fu sollievo. La tradizione non condanna la serva per aver deliberatamente procurato la morte del maestro: la considera anzi un esempio di virtù. Difficile, ma necessaria là dove la vita non è più vita»

E. Loewenthal

E. LOEWENTHAL, Dio non vuole una vita insensata, articolo

Il prof. Atighetchi sintetizza la posizione dell’Islam

«Esistono due tipi di documenti: alcuni dicono no a tutto, persino all’espianto di organi. Ma la maggior parte invece contengono sempre postille che lasciano l’intepretazione problematica su ogni singolo caso, affinché si prendano in considerazione soluzioni realistiche e di buon senso. Le fatwe, i documenti giuridico-religiosi o quelli dei comitati di bioetica islamica o i codici deontologici dei medici musulmani, sono troppo diversi tra loro per poterli conciliare Ovviamente, la «percezione della vita e della morte non è uguale dappertutto» dal momento che in «molti paesi musulmani hanno un livello di tecnologia molto basso e scarsissime unità di rianimazione». Quindi si lascia ai sanitari totale libertà di valutazione anche perché la figura del medico nelle società islamiche «gode di un notevole prestigio storico» che si avvicina spesso «al paternalismo».

Dariusch Atighetchi (docente di Bioetica islamica presso la Seconda Università di Napoli)

D. ATIGHETCHI, E se ci fosse un musulmano nel comitato di bioetica, intervista

Islam

«Ma in molti paesi non si è riusciti a varare una legge sulla donazione degli organi a causa dell’opposizione delle autorità religiose. In Egitto, per esempio, si può solo prelevare la cornea perché le autorità sono divise sulla questione della morte cerebrale». Quasi tutti i documenti giuridico-religiosi islamici si dicono invece «contrari al testamento biologico vincolante per il medico», ma di fatto in tutti i paesi che lo prevedono, come gli Usa e l’Australia, le autorità religiose islamiche locali hanno dato indicazione alle comunità «di accettarlo ma di considerarlo come una semplice raccomandazione».

Il testo di un laico

«Una persona può esporre se stessa a una morte sicura o <> la propria vita (per esempio per salvarne o difenderne un’altra) o rifiutare trattamenti medici in determinate circostanze, sapendo che come conseguenza ne morirà, oppure può direttamente togliersi la vita se pensa che continuare ad esistere sarebbe moralmente privo di senso poichè non sarebbe più un agente morale autonomo capace di rendere la propria vita significativa. Se ho il diritto morale di mettere fine alla mia vita in tale situazione, allora non devo essere penalizzato dalla legge perchè esercito questo diritto, e potrei ragionevolmente chiedere a un altro di assistermi sia non somministrandomi determinate cure che aiutandomi a procurarmi la morte

M.Charlesworth, L’etica della vita. I dilemmi della bioetica in una società liberale (1993), Roma, 1996, p. 25.

Un testo che ha alimentato il dibattito pubblico

Indro Montanelli rivendica il «diritto di uscita» come «diritto umano»

«Ritengo che tra i diritti dell’uomo ci sia anche, anzi soprattutto quello di congedarsi dalla vita quando questa sia diventata per lui soltanto un calvario di sofferenze senza speranza e, mettendolo alla mercè degli altri, gli abbia tolto anche la possibilità di difendere il proprio pudore, e quindi la propria dignità»

Corriere della sera 23, febbraio 2000

Legalizzare? Depenalizzare?

  • Depenalizzare: l’eutanasia sarebbe derubricata dalla categoria dei reati
  • Legalizzare: regolamentare per legge. Dunque una legge che delimiti l’applicazione di pratiche eutanasiche, definendone le possibilità e sancendone gli abusi.
  • «Diritto di uscita» (S.Rodotà)
  • Italia: eutanasia considerata omicidio del consenziente (art.575 Codice penale)
  • Suicidio assistito : reato di istigazione al suicidio (art.580)

La prima legge europea

  • La legge olandese, sulla quale è stata modellata quella belga, ha stabilito che i medici che abbiano aiutato a morire i propri pazienti ma siano in grado di dimostrare di aver rispettato una serie di condizioni non sono perseguibili legalmente.
  • L’atto eutanasico deve essere infatti documentato da una relazione scritta in base alla quale risulti che il paziente si è trovato in una condizione di inguaribilità e che ha sopportato sofferenze tali da condurlo a chiedere reiteratamente l’eutanasia;
  • il contenuto di tale relazione deve essere sottoscritto e confermato da un collega del medico dichiarante; la relazione deve poi essere notificata da un pubblico ufficiale, con funzioni giudiziarie.

Legge olandese

Eutanasia: la legislazione in Europa

Olanda: la legge che legalizzata l’eutanasia volontaria entra in vigore nel 2002.

Belgio: sul modello olandese la legge che legalizza l’eutanasia volontaria entra in vigore nel 2002

Austria una legge abrogata nel 1977 ha il legalizzato suicidio.a.

Danimarca: le direttive anticipate hanno valore legale, i parenti possono interrompere le cure

Gran Bretagna si discute sul suicidio assistito, mentre dal 2005 è stata approvata una legge che dà valore legale alle direttive anticipate.

Svizzera il suicidio assistito è perseguibile solo parzialmente; anche gli stranieri ricadono nella norma

Eutanasia: la legislazione in Europa

FRANCIA: la legge che in Italia ha fatto discutere: aprile 2005. Le cure mediche non debbono essere protratte «con ostinazione irragionevole» (sostituisce «accanimento terapeutico»)

FRANCIA:«Quando una persona, in fase avanzata o terminale di una patologia grave e incurabile, decide di limitare o di sospendere qualsiasi trattamento, il medico ne rispetta la volontà dopo averla informata delle conseguenze della sua scelta… Il medico tutela la dignità del moribondo e assicura la qualità della sua fine di vita somministrando le cure…»

Altri paesi

Israele: 15 dicembre 2006 e’ entrata in vigore una legge che permette ai pazienti terminali di rifiutare trattamenti vitali. Fino ad oggi i pazienti che non volevano continuare a vivere grazie ad apparati artificiali dovevano ottenere il consenso del tribunale. Con la legge appena entrata in vigore, un malato puo’ richiedere esplicitamente lo stacco della spina. E’ vietato ma ci sono varie aperture delle corti alla sospensione o non attivazione di trattamenti di sostegno

Stati Uniti:

  • Oregon 1997 – suicidio assistito
  • Texas legge contro accanimento terapeutico

Colombia: Corte Costituzionale ha permesso dal 1997 ma il parlamento no: “limbo”

Altri paesi

Uruguay: l’omicidio pietoso (mercy killing) è tollerato.

Australia: e.a.v. dal 1995 nei Northern Territory

Giappone: ha una legge per l’e.m.v. dal 1962 ma i casi sono rarissimi per motivi culturali.

GIOVANNI PAOLO II, Evangelium vitae, lettera enciclica

PONTIFICA ACCADEMIA PRO-VITA, Dichiarazione IURA et BONA, documento

TAVOLA VALDESE , Eutanasia e Suicidio Assistito, documento

E. LOEWENTHAL, Dio non vuole una vita insensata, articolo

Legge olandese

A. LUZZATTO , intervista

D. ATIGHETCHI, E se ci fosse un musulmano nel comitato di bioetica, intervista

I materiali di supporto della lezione

H. Küng – W. Jens, Della dignità del morire, Rizzoli, Milano 1996

M.Charlesworth, L'etica della vita. I dilemmi della bioetica in una società liberale (1993), Roma, 1996, p. 25

  • Contenuti protetti da Creative Commons
  • Feed RSS
  • Condividi su FriendFeed
  • Condividi su Facebook
  • Segnala su Twitter
  • Condividi su LinkedIn
Progetto "Campus Virtuale" dell'Università degli Studi di Napoli Federico II, realizzato con il cofinanziamento dell'Unione europea. Asse V - Società dell'informazione - Obiettivo Operativo 5.1 e-Government ed e-Inclusion