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Emilia D'Antuono » 11.Vivere la morte - Difficile eutanasia


Etica e Bioetica

Vivere la morte – Difficile eutanasia

Linee di frontiera

«Molte questioni che riguardano la nascita e la fine della vita sono “zone di frontiera o zone grigie dove non è subito evidente quale sia il vero bene”.

Quindi «è buona regola astenersi anzitutto dal giudicare frettolosamente e poi discutere con serenità, così da non creare inutili divisioni» (Cardinale Martini).

L’inafferrabilità di inizio e fine sembra ricordare all’uomo del nostro tempo, carico di sapere e di sventure, di conservare cautela e rispetto, di tenere aperto il dialogo fra posizioni diverse in maniera tale da cercare, e forse trovare, la ragione che, per dirla con Socrate, «ragionando si riveli essere la migliore».
Risorse:

Eutanasia: una parola «stampella»

Quanti diversi «abiti» hanno dato significato al termine eutanasia?


La Babele (non solo mediatica) – Uso «ideologico» del linguaggio

Uso ingannevole del linguaggio: eutanasia termine polisemico, rinviante a significati e pratiche diversi nel corso della storia.


Eutanasia come tema bioetico

Il dibattito bioetico intorno alla legittimità o illegittimità di anticipare una morte comunque inevitabile per risparmiare al soggetto che chiede aiuto a morire sofferenze insopportabili, si avvale del termine «eutanasia».

Che cosa si intende per eutanasia nel dibattito bioetico?

Eutanasia è l’anticipazione della morte resa possibile dall’intervento umano per pazienti privi di ragionevoli prospettive di sopravvivenza. Perché si possa parlare di eutanasia l’assistenza all’anticipazione della morte deve avere come unica motivazione ragioni etiche, deve configurarsi cioè esclusivamente come risposta alla richiesta esplicita (attuale o pregressa) del soggetto in condizione di sofferenza grave e irreversibile.

Due grandi questioni:

  1. Si possono individuare ragioni etiche del dare la morte?
  2. E’ eticamente accettabile il perdurare del «vitalismo medico» anche in situazioni di conflitto con il «principio di autonomia»?

Il nodo del dibattito bioetico

  • E’ eticamente sostenibile dare la morte?
  • E’ giusto legiferare su questo tema, fare cioè una legge che delinei i confini della legittimità, disegni i limiti rispettando i quali l’aver dato la morte non è da considerare omicidio?

Definizioni di eutanasia in Bioetica

  • Eutanasia attiva
  • Eutanasia passiva
  • La sospensione delle cure è pratica eutanasica?
  • La risposta è subordinata alla chiarificazione delle espressioni cure «proporzionate», cure «sproporzionate»

Le cure palliative ed il rischio di accelerazione del tempo del decesso. La dottrina tomista del doppio effetto: la morte come effetto non voluto.

CNB, Questioni bioetiche relative alla fine della vita umana, parere

Suicidio assistito

  • Suicidio: morte volontaria
  • Suicidio assistito: la morte che un individuo dà a sé stesso avvalendosi dell’aiuto di un altro, di solito un medico, che gli fornisce i mezzi per effettuare la sua volontà.

Come va considerato in termini etici e giuridici l’ aiuto prestato al suicida, fornendogli strumenti di morte, in risposta ad una richiesta ritenuta meritevole di considerazione in funzione delle condizioni di sofferenze del richiedente, che è comunque parte attiva?

Situazione giuridica

  • Suicidio: depenalizzato
  • Suicidio assistito: depenalizzato o regolamentato in alcuni paesi

Equiparato al reato di istigazione al suicidio in Italia (art.580 Codice Penale Italiano)

Morte «buona»

  • Significato etimologico del termine eutanasia
  • Può la morte essere buona?
  • La tradizione filosofica: la coscienza della morte potenza genealogica dell’identità dell’uomo
  • La morte non è «nulla», ma «qualcosa»: la riflessione sulla morte di Franz Rosenzweig
  • Morte «umana» e morte «disumana»

Storia di una parola

Eutanasia nel mondo antico: morte dolce, morte come compimento del ciclo vitale. Un dono della vita al mortale fortunato. In tal senso il termine compare per la prima volta nel II sec d.C., in Svetonio, La vita dei dodici Cesari, per qualificare la morte di Augusto.

Paganesimo e la sua cognizione della vita e della morte: la disponibilità della vita

SVETONIO, La vita di Augusto, testo latino

La prospettiva ebraica e quella cristiana

Creazione: diversa concezione della vita e della morte per l’uomo identificato come creatura

  • Il rigetto del suicidio nell’universo ebraico e cristiano
  • Non ucciderai: la scaturigine etica della titolarità di «umanità» per il vivente, la fonte dell’identificazione dell’umano in quanto tale
  • Lévinas: «l’anima è impotenza ad assassinare»
  • Il «non ucciderai» tra assolutezza e relazione a situazioni

Età moderna. Slittamento di senso

La morte suggerita dai sacerdoti e dai magistrati di Utopia (T. MORO 1516) ai malati terminali. Il termine eutanasia non compare, ma si delinea il tema di una morte suggerita da autorità, socialmente auspicata.

Svolta: l’eutanasia diviene un problema di etica medica: «Compito del medico non è solo quello di ristabilire la salute, ma anche quello di mitigare le sofferenze causate dalla malattia, (…) i medici, se non vogliono mancare al loro ufficio e quindi all’umanità, dovrebbero acquisire l’abilità di aiutare i morenti a congedarsi dal mondo in modo più dolce e quieto e praticarla con diligenza» (BACONE, Sul Progresso…1605)


L’inganno della propaganda nazista: il progetto «eutanasico»

  • Lo sterminio contrabbandato per aiuto alle vite difficili: eutanasia
  • Le politiche «sanitarie» coattive di sterminio con motivazioni ideologiche: l’eliminazione tutt’altro che «dolce» delle vite dichiarate «indegne» (disabili, disadattati sociali, disoccupati rinominati «renitenti al lavoro», etc. dunque categorie «costruite» dall’ideologia) .«In Germania sin dall’inizio l’eutanasia non è stata considerata sotto il profilo del potere dispositivo del malato sulla propria vita, bensì essenzialmente come un problema sociale»

A. RICCIARDI von PLATEN, Il nazismo e l’eutanasia dei malati di mente, Firenze, 2000

ASSOCIAZIONE OLOKAUSTOS, L’Aktion T4. Il progetto di eutanasia nazista, ipertesto


«Vita degna»

  • Che cosa sia «vita degna» non si può definire in termini generali, validi per tutti e in tutte le circostanze. Il giudizio spetta ad ognuno sulla propria vita, non certo su quella altrui. Sicuramente non può la vita essere definita degna da nessuna norma.
  • Una legge che non tenga conto delle decisioni che danno forma alle «vite» e alla morte, che non tenga conto della diversità della condizione umana e della valutazione diversa dei beni e della sofferenza, viola la giustizia e l’umanità.

Nessun criterio generale: né discriminazione razziale, né «mercato», né«utilità pubblica»…

  • Contestualizziamo storicamente l’eutanasia per rifiutare l’inganno dell’uso indiscriminato del linguaggio e soprattutto per rifiutare il crimine che il linguaggio nazista vuole nascondere.
  • Il nazismo è stato sconfitto proprio da chi si è fatto difensore di una opposta idea dell’umano e della dignità del vivere umano.
  • Cancelliamo anche l’ipotesi che «vita degna di essere vissuta» sia definibile in base a criteri di accettabilità sociale ed in relazione ai costi che le vite con problemi pongono a società e Stati, ricordando che le società e gli Stati che non si fanno carico delle «vite difficili» non sono degne dell’attributo di umane.
  • Il tema della dignità di ogni essere umano è presente e vincolante in tutte le Carte ed è valore condiviso.

Qualche domanda senza risposta

  • Ha una valenza etica il conflitto tra il desiderio di salvaguardare la vita e l’imperativo di accogliere la richiesta di aiuto a morire?
  • Può avere senso nella situazione-limite della richiesta di aiuto a morire il biblico: «L’amore è forte come la morte»(Cantico dei Cantici 8,6)?
  • Per il credente restituire al Creatore il dono della vita divenuta insostenibile in forza di sofferenze devastanti è gesto di disperazione?

I materiali di supporto della lezione

A. RICCIARDI von PLATEN, Il nazismo e l'eutanasia dei malati di mente, Firenze, 2000

S. RODOTA', La vita e le regole, Milano, 2006

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