Vai alla Home Page About me Courseware Federica Living Library Federica Federica Podstudio Virtual Campus 3D Le Miniguide all'orientamento Gli eBook di Federica La Corte in Rete
 
 
Il Corso Le lezioni del Corso La Cattedra
 
Materiali di approfondimento Risorse Web Il Podcast di questa lezione

Alberto Baldi » 20.Il cinema del nativo - L'uso del video da parte del nativo


L’ uso del video da parte del nativo

(a cura di Flaviana Frascogna)

Introduzione

Nel corso della storia dell’antropologia visiva, le immagini etnografiche si sono trasformate pian piano da documenti “segnaletici” a rappresentazioni dell’incontro tra osservatori occidentali e soggetti appartenenti a culture diverse.

In particolare, assistiamo oggi, ad una ridefinizione del rapporto tra cinema ed antropologia. Il cinema, grazie alle nuove tecnologie digitali, si dilata al punto da coinvolgere la vita quotidiana che si mescola alla fiction. I generi e gli stili si contaminano, produttori, registi ed operatori divengono anche coloro che un tempo erano relegati al solo ruolo di spettatori.

Introduzione

Lo sviluppo delle nuove strumentazioni audiovisive si è trovato a coincidere con il movimento di decolonizzazione degli anni 60. Sulla sua onda, gli antropologi-cineasti hanno in parte ceduto i loro strumenti a coloro che avevano fino ad allora filmato, i nativi, i quali divenuti “indipendenti”, si sono a loro volta impossessati della macchina da presa e riprendendo la tradizione della descrizione etnografica, si sono soffermati sul complesso tessuto di fatti e gesti quotidiani della loro società.

Diverse sono le sperimentazioni innovative. A partire dalle produzioni negli Stati Uniti (Arizona, Stato del Maine, Stato di Washington) dal 1965 fino ai primi anni 90; nel Canada (isola di Baffin) con le produzioni video Inuit iniziate negli anni 90 e continuate fino ad i nostri giorni; nel centro America, in particolare in Messico (nello stato del Chiapas, Guerrero, Aguascalientes, Oaxaca) fino al sud America e all’Australia.

I modelli di comunicazione dei nativi

Per quanto riguarda i modelli della comunicazione, utilizzati dai nativi, spaziano dalle produzioni documentarie ai video musicali, fino ad avventurarsi nel campo della ricostruzione storica, del giornalismo televisivo e del cinema di fiction. Le produzioni audiovisive a carattere etnografico, talvolta sono realizzate esplicitamente per la ricerca antropologica e destinate a specialisti, talaltra rivolte ad un pubblico indeterminato, concepite senza finalità scientifiche, è questo il caso in cui spesso si determina un’esplicita esposizione di problemi di carattere sociale: il film diventa elemento di lotta nei confronti del potere dominate.

I modelli di comunicazione dei nativi

Ne sono un esempio i documentari di Victor Masayesva, Sandra Sunrising Osawa, Alberto Muenala, che affrontano numerose problematiche sociali e politiche. Masayesva ha prodotto i suoi lavori esplorando complesse questioni della storia della comunità hopi, a cui appartiene, e ponendo al pubblico il problema della natura intrusiva della cultura bianca su quella dei nativi americani. Sandra Sunrising Osawa ha usato il documentario per raccontare storie di violazione dei Trattati e di diritti territoriali compiute ai danni di varie comunità nella seconda metà del XX secolo.

Sandra Sunrising Osawa (Makah)

Alberto Muenala

I modelli di comunicazione dei nativi

Alberto Muenala affronta invece le diverse realtà del suo paese, l’Ecuador. Gli indigeni nonostante siano in gran numero hanno poco potere: molti di loro sono coinvolti in lotte politiche e confidano nelle organizzazioni politiche indigene. Muenala è un filmaker indipendente che cerca di diffondere le tecniche audiovisive tra la popolazione rurale che vive nelle Ande e nell’Amazzonia. Nel suo video Mashikuna racconta la storia di un amicizia tra ragazzi, contrari sin da piccoli ai pregiudizi contro gli indiani e la tragica repressione del loro attivismo politico giovanile.

I modelli di comunicazione dei nativi

Sono numerosi anche i filmaker indipendenti nativi che si sono accostati alle possibilità espressive della fiction. La loro capacità immaginativa nel raccontare storie in modo nuovo, riflette anche la loro ambizione a rivolgersi il più possibile ad un vasto pubblico. Ne sono un esempio i lavori del regista Inuit Kunuk, che lavora in collaborazione con il videoartista canadese Norman Cohn.

Kunuk ha fondato una società indipendente di produzione a Igloolik (territori del nord-ovest). L’uso del genere etno-fiction offre la possibilità di dedicarsi anche a tematiche riguardanti la vita privata, dando voce a numerose generazioni tra cui quella degli anziani, che conoscono le tradizioni secolari della regione intorno ad Igloolik, degli adulti che hanno vissuto comunque a contatto con tale cultura tradizionale, ma anche dei qabluna, detti uomini bianchi, presenti in entrambi i mondi, ed infine i giovani che sono in contatto con il mondo occidentale.

Independent Inuit Film

I modelli di comunicazione dei nativi

Alla luce di questi brevi esempi è possibile affermare con fermezza che determinate tecnologie, anche se originarie dell’occidente, non fanno necessariamente l’interesse di quest’ultimo, ma al contrario possono essere utili a chi appartiene a differenti tradizioni.

Qualche esempio

Anche i nativi hanno la voglia di entrare nel circuito comunicativo globale per conoscere altre realtà. Tale problematica viene più volte sottolineata nel documentario Puetare Mashin! di Giorgio Piracci e Lorenzo Criscione.

Clara Mercedes Cunibo Guevara, capo comunità nativa Mayne, esprime davanti alla videocamera la sua voglia di imparare a “chattare” e di introdurre al mondo di internet la sua comunità per comunicare con l’intero mondo e le persone che non ha mai potuto conoscere perché abitante della Selva. Esorta l’equipe di ricercatori a portare i saluti a tutte le donne Yanesha e di dire loro che l’idea della donna oramai dev’essere differente. Rivendica per sé e per le donne della sua comunità il diritto ad essere rispettate e di essere riconosciute in quanto persone capaci di lavorare, di ricoprire incarichi importanti, di soffrire e di amare. Invia poi un messaggio all’Occidente in cui ripone la speranza che le donne europee possano comprendere il loro modo di vita differente e considerarle “umane”.

Qualche esempio

E’ cosi che le popolazioni indigene smettono di configurare il panorama naturalistico che l’Occidente, inizialmente dei colonizzatori e dei missionari, ed oggi quello dei media, ha inscenato per loro riuscendo così ad uscire da questa realtà tanto imposta quanto fittizia.

Qualche esempio

Da un punto di vista ancora una volta eurocentrico, ma questa volta apparentemente sensibile e partecipe delle questioni dei nativi , in realtà paternalistico, la problematica è intesa nei termini di un timore per la perdita dell’autenticità-integrità culturale, che auspica così una chiusura piuttosto che un mutamento culturale. Il nativo che utilizza i media è quello che “perde” la sua vera identità. Egli non ha necessariamente perduto l’identità etnica, ma l’ha forse rafforzata affermando il suo diritto ad essere “visto” e compreso tra più culture. Ha potuto rivitalizzare molti rituali, registrarli, conservarli e riproporli anche alle future generazioni.

Considerazioni conclusive

La videocamera offre alle culture native un potente mezzo espressivo, decentrato e svincolato dai poteri dominanti dei media e delle istituzioni governative. Il Parlamento Indigeno Aymara (organismo per i diritti etnici peruviani e boliviani), ad esempio, riesce attraverso filmati delle tavole rotonde e dei gruppi di lavoro, pubblicati su sito web dell’organismo, ad ottenere una visibilità ben maggiore rispetto ai residui marginali mediali concessi dalla stampa e dalla tv nazionale. C’è da sottolineare però che oltre tali benefici immediati, neanche indolori, non mancano squilibri all’interno della comunità provocati dall’introduzione di nuove maniere di pensare dovute anche all’introduzione delle nuove tecnologie.

Parlamento Aymara

Prossima lezione

Rassegna di casi

Introduzione

Vorrei ora prendere in considerazione alcune esperienze che permettono di trattare di un’ulteriore modalità di appropriazione da parte dei gruppi nativi delle strategie comunicative offerte dalla tecnologia audiovisiva.

Illustrerò qui alcune vicende che hanno coinvolto due gruppi di nativi americani, nel corso delle quali hanno delegato ad uno studioso della loro cultura, il compito di realizzare filmati che potessero fungere, in uno dei due casi, da prova testimoniale della propria autenticità personale nel quadro di un processo intentato contro lo Stato Federale per l’ottenimento del riconoscimento dello status di gruppo tribale, e nell’altro caso, da teche conservative per quelle componenti della cultura maggiormente sottoposte ad un processo di erosione e perdita. Bisogna considerare il problema rappresentato dalla persistente presenza di un immaginario esotista presente nei documentari dedicati alle culture dei nativi. Ma il punto su cui mi va di insistere è che quello stesso immaginario è in realtà fruito dagli stessi nativi per raccogliere la simpatia occidentale a favore della loro causa.

I materiali di supporto della lezione

Affergan Francis, 1998, Esotismo ed Alterità, Il Mulino, Bologna.

Artoni Ambrogio, 1992, Documentario e film etnografico, Bulzoni Editore, Roma.

Ashaninka Isaac, 2003, Depoimento – avaliação, arquivo Video nas Aldeias, Olinda.

Bernardet Jean-Claude, 2003, Cineastas e Imagens do Povo. São Paulo, Editora, Companhia das Letras.

Bourdieu Pierre,1997, A Miséria do Mundo, Editora Vozes, Petrópolis.

Canevacci Massimo, 1996, Antropologia della comunicazione visuale, Costa e Nolan, Genova.

Testo della lezione 20

  • Contenuti protetti da Creative Commons
  • Feed RSS
  • Condividi su FriendFeed
  • Condividi su Facebook
  • Segnala su Twitter
  • Condividi su LinkedIn
Progetto "Campus Virtuale" dell'Università degli Studi di Napoli Federico II, realizzato con il cofinanziamento dell'Unione europea. Asse V - Società dell'informazione - Obiettivo Operativo 5.1 e-Government ed e-Inclusion