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Alberto Baldi » 3.Interviste e storie di vita


Interviste e storie di vita

Introduzione

Nella determinazione della metodologia da impiegare in previsione di una discesa sul campo devono essere tenuti presenti due aspetti, da un lato il quadro di riferimento disciplinare ed epistemologico che si è adottato e da cui discendono gli obiettivi dell’indagine, i tagli di lettura, mentre, dall’altro, la natura e le caratteristiche dell’oggetto di studio unitamente al contesto storico, sociale e relazionale, nonché ambientale in cui esso si situa.

Introduzione

Sul primo versante, per quanto attiene alla componente antropologica della ricerca, conviene qui richiamare tra i presupposti teorici che informano l’indagine, per il loro immediato riverbero sulla fase di campo, l’esigenza di definire il “problema” da sviscerare, e dunque i soggetti interessati, toccati da tale problematica, le relazioni e le dinamiche che si sviluppano a partire dalla questione in analisi, gli ambiti ed i luoghi fisici che sono lo scenario ma, in certe situazioni, pure parte attiva e generatrice del caso indagato.

Introduzione

Come studioso di fenomeni culturali, ma, più specificamente di dinamiche culturali che sono la risultante dei differenti modi in cui soggetti diversi, per età, sesso, classe sociale, professione. ambito storico e geografico le innescano e ne danno una propria rappresentazione, dinamiche che generano dunque un “problema” che tali soggetti riguarda e coinvolge e che, conseguentemente, diviene oggetto della ricerca, l’antropologo deve definire gli ambiti dell’indagine che si appresta ad intraprendere in rapporto ad una preliminare determinazione del focus della ricerca, e, più nel dettaglio, del taglio di lettura, in altri termini delle ipotesi che guideranno poi il suo percorso nello sviscerare le problematiche indagate.

Interviste e storie di vita

L’ipotesi

L’ipotesi è innanzitutto uno strumento concettuale mediante il quale l’antropologo si “costringe” a definire un proprio punto di vista, una propria opinione in merito all’oggetto di studio, che cercherà nel corso della ricerca di comprovare.

L’ipotesi

Va da sé che possono coesistere differenti plausibili ipotesi, tutte legittime. Di un complesso rito festivo che appare in forte, rapido cambiamento, si può ipotizzare che tali mutamenti siano imputabili ai modelli ed alle dinamiche di spettacolarizzazione desunte dagli odierni mezzi di comunicazione di massa, ma si può pure supporre che il nuovo impulso dato alla festa sia il frutto di flussi di denaro con cui il potere politico locale punta a garantirsi un elettorato più ampio, su base eminentemente clientelare.

L’ipotesi

Il ricercatore deve dunque fare una scelta dichiarata e motivata, in base alla quale indicherà quella che suppone essere la causa scatenate della problematica che si accinge a studiare, la cosiddetta variabile indipendente, da cui farà derivare, a cascata, tutte le altre.

L’ipotesi, quale asse portante teorico e concettuale della ricerca, definendo l’oggetto ed il taglio di lettura da adottare, conduce conseguentemente alla determinazione della metodologia e delle tecniche di rilevazione che si dovranno impiegare.

L’ipotesi

Cercheremo qui di seguito di offrirne una rapida panoramica esemplificandone l’uso, all’interno di una ricerca che risulti particolarmente interessata a cogliere i nessi tra un luogo, un ambiente fisico e coloro che di tale ambiente “si avvalgono”, vivendoci, lavorandoci, modificandolo in rapporto a specifiche esigenze personali o collettive, determinando, con ciò anche possibili dissonanti concezioni e funzioni d’uso, stabilite, ad esempio, dall’amministrazione pubblica e da un piano urbanistico ma “rivoluzionate” nei fatti dalle esigenze dagli abitanti.

Il luogo

La determinazione delle modalità di osservazione ed analisi del luogo individuato non può perciò prescindere da una preliminare riflessione sulle sue caratteristiche.

Del luogo va dunque percepita la configurazione, vanno definiti i punti di osservazione, di analisi ritenuti più fecondi ai fini dell’indagine perché utili alla possibilità di far emergere e decodificare la trama di relazioni che legano le persone a quel posto.

Il luogo

Va da sé che tali punti non sempre, forse mai, potranno essere stabiliti una volta per tutte; sarà assai più proficuo procedere ad una loro ridefinizione ogni qual volta apparrà opportuno. Ad esempio una piazza su cui si affacciano alcuni uffici, un teatro ed una chiesa richiederà la presenza del rilevatore in punti diversi a seconda che egli sia costì presente la mattina di un giorno feriale, la sera di un sabato, la tarda mattinata di una domenica.

Il luogo

Riflettendo soltanto sugli uffici altre distinte postazioni dovrà assumere il ricercatore se vorrà capire cosa succede davanti o all’interno di un’ufficio postale, di una banca, di un monte dei pegni, di una segreteria di studenti universitari. Altre collocazioni si renderanno opportune se al centro della piazza esiste un giardinetto, se su un suo lato è stato ricavato un parcheggio, se su un altro lato è presente un permesso di sosta momentanea di fronte ad un supermarket.

Il luogo

Ulteriori spostamenti si dovranno prendere in considerazione qualora un corteo di manifestanti attraversi o si assembri in questo luogo, se si decida di prolungare la permanenza sul campo anche alla sera od alla notte, oppure se si opti per successivi ritorni, magari a distanza di mesi, nel corso di un inverno o di un’estate, di dicembre o di agosto.

Il luogo

La possibilità di poter contare su un gruppo di ricercatori può altresì rendere conveniente la ricerca di più punti di osservazione ed analisi contemporaneamente, non solo per tenere sotto controllo eventi distinti, ma pure per garantirsi un tipo di “monitoraggio” a scale diverse: ad alcuni il compito di indagare da vicino, sui particolari, e ad altri quello di osservare da lontano, per inserire l’interazione studiata nel più ampio contesto dell’intera piazza o di sua cospicua e significativa parte.

I punti di osservazione si determinano perciò non soltanto spazialmente ma, come si sarà già desunto da quanto testè suggerito, anche temporalmente. I soggetti che popolano, attraversano, sostano, stazionano a lungo nella piazza non saranno gli stessi, non faranno le stesse cose a seconda dell’ora o del giorno della settimana o del mese.

Il luogo

Quel che è a nostro giudizio importante rimarcare, sempre a proposito della determinazione dei punti di osservazione ed indagine in rapporto alla natura del luogo, riguarda la capacità che il ricercatore deve avere di saper cogliere la “natura” di questo luogo. Si intende dire che non si può aprioristicamente, a tavolino, stabilire ove collocarsi, ma che lo si deve fare a seguito almeno di una prima ricognizione in sito. Stiamo già nei fatti anticipando questioni inerenti la fase di campo che conviene però a questo punto meglio formalizzare.

Nell’individuazione del luogo e delle sue caratteristiche è consigliabile procedere lungo due direttrici.

La fase di campo

Da un lato può risultare opportuno avviare una ricerca preliminare di tipo bibliografico ed archivistico attraverso la quale recuperare opere a stampa e fonti documentali, progettuali, catastali, cartografiche, pittoriche, fotografiche, filmiche che consentano di dare al luogo in analisi spessore storico. Storia di un luogo significa individuazione degli inevitabili cambiamenti da esso subiti negli anni e nei secoli, ordinabili secondo una successione temporale ed in merito alle cause che li produssero. Tale operazione può aiutarci a meglio comprendere l’assetto presente del luogo in rapporto ad un passato che ha contribuito a determinarlo; possono essere più chiare le cause che hanno condotto all’attuale configurazione del sito.Può essere conveniente redigere una scheda su cui annotare, con indicazione puntuale delle fonti da cui sono state attinte le informazioni ed in base ad un ordine cronologico, le relazioni tra soggetti e luogo in analisi così come si sono andate configurando nel passato, e così come è possibile identificarle e ricostruirle in base alle fonti disponibili.

La fase di campo

Alla scheda potrebbero essere associate delle planimetrie del luogo munite di una legenda che su ognuna di esse consenta l’evidenziazione di certuni significativi cambiamenti determinatisi nell’assetto, nella funzione d’uso del sito nel passato. Ogni planimetria dovrebbe fare riferimento ad un’epoca, ad una data che ha segnato la storia del luogo. E’ altresì opportuno che tali supporti cartografici siano associati a dipinti, incisioni ed in tempi più recenti a fotografie che meglio possano testimoniare dei mutamenti rilevati ed individuati. Di immagini e planimetrie selezionate si dovrebbe dare segnalazione nella scheda a cui più sopra alludevamo e che viene così a costituirsi come una sorta di biblio-cartografia ragionata, di specie di ipertesto agevolmente consultabile sulla storia del luogo.

La fase di campo

Parallelamente, o subito successivamente, si deve mettere in cantiere una prima ricognizione del luogo, una fase di scouting destinata a prendere fisicamente contatto con l’oggetto di indagine, nel nostro caso, in primis con il luogo, per valutarne le caratteristiche. Si tratta a tutti gli effetti di un primo circoscritto contatto con il campo da limitare rigorosamente, per quanto attiene alla strumentazione euristica, all’attento uso della tecnica dell’osservazione. Un taccuino od un magnetofono a cui dettare le nostre osservazioni in questa fase del tutto libere da un qualunque criterio che informi e piloti siffatta preliminare esplorazione de visu è con molta probabilità indispensabile assieme all’uso discreto della macchina fotografica od anche di un camcorder.

La fase di campo

Tali strumenti di riproduzione visiva debbono essere impiegati qui per la loro capacità di restituire, in prima istanza, una documentazione immediatamente referenziale, legata cioè all’annotazione ed alla chiarificazione visuale della natura del luogo, e di ciò che in esso accade. Sul taccuino si consiglia di annotare in una pagina a parte data, luogo, successione degli scatti, soggetti ripresi e motivi che hanno suggerito di effettuare quella foto. Nel caso del ricorso ad un camcorder si può decidere di commentare in presa diretta ciò che si sta documentando e perché. Si distingua di volta in volta quando ricorrere ad un’immagine fissa od in movimento a seconda che si abbia ovviamente a che fare con contesti, spazi statici o di cui ci interessano forme, dimensioni, dislocazioni o, all’opposto con situazioni, comportamenti, dinamiche in fieri, in divenire.

La fase di campo

Al termine dello scouting si rende necessario un ritorno al tavolino: se sul terreno erano presenti più rilevatori è ora indispensabile accostare e mettere a confronto quanto ognuno ha singolarmente notato ed annotato. Il risultato di codesto raffronto va poi misurato con quanto era precedentemente emerso dallo spoglio delle fonti bibliografiche ed archivistiche. Con spirito sostanzialmente redazionale il gruppo di ricerca deve individuare i “fuochi” dell’indagine, le situazioni, i momenti, e conseguentemente i punti che si reputa di sottoporre ad attenta analisi nella successiva vera e propria prima discesa di campo.

La fase di campo

Tale prima discesa di campo, lungi dall’adozione, sin dove possibile, di un preordinato, limitante punto di vista, deve però essere effettuata da rilevatori consapevolmente a conoscenza della storia del luogo prescelto, capaci di orientarvisi e di individuare i punti di osservazione più proficui in base a giorno, ora e specifico contesto presidiato da quel punto. Inutile ricordare che il terreno stesso, con gli eventi che si saranno determinati nel corso dello scouting, può suggerire al ricercatore di adottare nuovi punti di osservazione per meglio comprendere le dinamiche in atto.

La fase di campo

A quali tecniche di rilevazione affidarsi? Si caldeggia ancora una volta il ricorso all’osservazione da praticare questa volta sistematicamente secondo determinati criteri prestabiliti. Scelti i punti di osservazione, la presenza del rilevatore o di colleghi che gli danno il cambio dovrebbe coprire, in linea di massima, l’intera giornata, dal primo mattino alla sera inoltrata. Non ci si faccia trarre in inganno e non ci si faccia trasportare dall’idea che possa aver senso rilevare solo le situazioni ricche di interazioni, di relazioni tra soggetti e luoghi. A parlare, a darci la natura e il senso di tali relazioni non saranno solo i momenti di “pieno” ma anche quelli di “vuoto”.

La fase di campo

L’osservazione deve essere compiuta evitando sin dove possibile di stabilire contatti diretti e verbali con i soggetti ai quali si è reputato opportuno avvicinarsi o da cui si è stati comunque avvicinati. In quest’ultimo caso, se si rendesse necessario fornire spiegazioni in merito ai motivi della presenza del ricercatore sul terreno ed in quello specifico punto, conviene limitarsi a chiarire ruoli scientifici ed accademici (ricercatore, studente universitario, etc.), nonché, compiti ed obiettivi (esercitazione didattica, ricerca universitaria, etc.). Nel complesso la presenza del rilevatore non deve essere né ingombrante, invasiva, irritante, né, all’opposto, troppo timida, discreta e distante. Nel primo caso il ricercatore finirebbe molto probabilmente per divenire oggetto di curiosità, distrazione, o, peggio, di disturbo, dunque, in ogni caso, di forte modificazione dei contesti e delle dinamiche da osservare. Nel secondo caso la fisica lontananza dall’ambito che si intende osservare impedirebbe di coglierne gli aspetti caratterizzanti, di discernerne ma pure di equivocarne le situazioni in atto.

La fase di campo

Più nel dettaglio e sulla scorta di quanto sostenuto all’inizio a proposito dei presupposti epistemologici ai quali spetta il compito di informare il lavoro di campo, l’osservazione deve essere effettuata tenendo presente la necessità di cogliere nel contesto dato le modalità di relazione tra soggetti sociali e spazi urbani. Per soggetti sociali si intendono, in buona sostanza, persone di cui va colto innanzitutto l’agire intenzionale, o, se si vuole, l’atteggiamento “intenzionato” in rapporto al luogo frequentato; a sua volta e specularmene, lo spazio va letto come ricettore rispondente a tali esigenze di relazione, come localizzazione, in altri termini, dell’agire intenzionale dei soggetti che lo percorrono, lo frequentano, vi permangono per periodi ti tempo diversi nel corso della giornata. Agire delle persone e luoghi dell’azione vanno quindi percepiti come interrelati.

La fase di campo

Per quanto attiene ai soggetti molta attenzione deve essere posta nell’osservazione dell’età, del sesso, del modo di vestire, parlare, gesticolare con altre persone, della postura, dei dialoghi quando sia possibile captarli, dell’apparente estrazione sociale in parte a sua volta ricavabile da quanto testé indicato, delle azioni compiute, dei percorsi effettuati, delle soste, dei successivi passaggi nel medesimo luogo e così via dicendo. E’ similmente importante soffermare l’attenzione non soltanto su singoli soggetti, ma su flussi di persone, su assembramenti, su gruppi cercando di valutarne la consistenza, i punti, i momenti, le variazioni, le cause di tali condensazioni. Come già detto più sopra, anche la rarefazione di presenze nel luogo oggetto dell’osservazione, la momentanea o prolungata assenza di soggetti deve essere puntualmente registrata.

La fase di campo

Per quanto invece riguarda i luoghi, essi devono essere letti come contesti in cui i soggetti compiono azioni determinate, con cui stabiliscono relazioni di vario genere e finalità. Si osservi e si registri dettagliatamente quanto è possibile scorgere dal proprio punto di osservazione, edifici a livello soprattutto stradale ma pure dei piani superiori, esercizi commerciali e loro natura, banche, uffici pubblici, luoghi di culto, portoni di ingresso a palazzi che ospitano appartamenti privati od anche uffici pubblici e privati. Si correlino questi luoghi ai flussi che sicuramente determinano in consistenza diversa a seconda dell’ora.

La fase di campo

Gli esiti dell’attività di osservazione devono essere attentamente formalizzati.

Si consiglia l’uso di una scheda da impiegare direttamente sul campo. Si annotino in essa inizialmente i dati per così dire logistici, la città, il quartiere e più nel dettaglio il luogo, sia esso piazza, via, giardino pubblico, stazione, mercato od altro contesto oggetto dell’osservazione. E’ parimenti importante segnalare la postazione, il punto specificamente adottato per compiere la rilevazione come ad esempio la panchina, la fermata dell’autobus, l’androne di un palazzo, la scalinata di una chiesa, il numero civico all’altezza del quale, in una determinata via, si è sostato per osservare quanto accadeva tutt’intorno.

Non si dimentichi di indicare pure il giorno, l’ora di inizio e di termine dell’osservazione.

A questo punto conviene, su una quadrupla colonna, passare alla trascrizione di quanto si è osservato in rapporto alla postazione adottata, al lasso di tempo speso in quel punto, al luogo ed ai soggetti. Di pari passo, mantenendo questa correlazione, si riportino sulla scheda le modalità di relazione tra luoghi e persone in essi presenti così come è stato possibile rilevarle dal punto di osservazione prescelto e l’ora in cui l’azione, l’interazione notata è avvenuta. Ogni nostro eventuale, successivo cambio di postazione deve essere segnalato e motivato avendo cura di attribuire con chiarezza a questo nuovo punto di osservazione le successive trascrizione di quanto si è visto e preso atto.

Nota tecnica 1

La fase di campo

Il ricorso ad una documentazione fotografica e video va invece programmata come ulteriore strumento di rilevazione che non deve quindi porsi in alternativa alla scheda, ma come efficace diario visivo ed audiovisivo in grado di arricchire quantità e qualità delle informazioni raccolte. L’utilizzazione di tali mezzi, come già ci è capitato di sottolineare, deve essere subordinato all’immediata contestualizzazione di quanto fotografato o videoripreso: di ogni scatto, di ogni sequenza è importante riportare una serie di informazioni di corredo circa il luogo e l’avvenimento immortalato, l’ora e il punto di ripresa. Ci si munisca perciò di apposita ulteriore scheda o, comunque, almeno di un taccuino su cui riportare tipo di pellicola e videocassetta, numero dei rullini e delle cassette utilizzate, nonché l’accurata descrizione in sequenza di tutto ciò che si è fotografato o ripreso e dei motivi che hanno indotto, di volta in volta, a puntare l’obiettivo, a premere il pulsante di scatto o di avvio della registrazione.

Nota tecnica 2

La fase di campo

Dopo un ulteriore ritorno al tavolino, una volta spogliate le schede redatte ed analizzati i dati raccolti, il gruppo di ricerca deve confrontarsi con l’esigenza di mettere a fuoco una vera e propria ipotesi di ricerca, individuando quelle che a suo modo di vedere appaiono essere le relazioni, nello specifico del nostro esempio tra soggetti e luoghi, che significativamente innescano e determinano le altre.

Può rendersi opportuna, a questo punto giunti, la realizzazione di un’intervista pilotata da un questionario, quanto la necessità di porre alcune domande alle persone presenti sul luogo di indagine mediante check list. Tali strumenti che consentono, il primo in modo più strutturato ed analitico, il secondo per temi più generali, di apprendere dalla diretta voce degli interessati dati e loro punti di vista, potranno probabilmente essere usati ancora in successivi ritorni sul campo.

Nota tecnica 3

La fase di campo

Terminata questa fase di terreno si dovrà procedere, di nuovo a tavolino, allo spoglio ed al trattamento dei dati.

Si suggerisce per poter disporre contemporaneamente ed agevolmente di tutte le rilevazioni effettuate di uniformarne, per così dire, la veste e l’accesso. Intendiamo dire che soprattutto nel caso in cui si siano realizzate delle interviste registrate, se sia impiegato un audioregistratore in associazione alla scheda cartacea, conviene procedere in via preliminare alla sbobinatura dei nastri. Per quanto riguarda le videoregistrazioni si propone di rivedere con attenzione il materiale ripreso trascrivendo quanto di significativo emerge dal video ed armonizzando queste nostre osservazioni con il taccuino o la scheda usata sul terreno in associazione alla telecamera. Anche sul materiale fotografico dovrebbero essere effettuate operazioni similari: selezionate le immagini reputate interessanti, ed ancora ricorrendo al taccuino od alla scheda in cui, sul campo, si sono annotate le informazioni relative ad ogni scatto o ad ogni sequenza, è necessario redigere una didascalia, od anche un commento di corredo alle foto.

Nota tecnica 4

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Nota tecnica 1

Nota tecnica 2

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