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Enrica Amaturo » 5.I paradigmi fondativi I: Positivismo


Introduzione al Positivismo

Il Positivismo è un movimento filosofico che ebbe larga diffusione nell’Europa dell’Ottocento, influenzando non solo il pensiero filosofico ma anche quello scientifico, storico e letterario. Esso fonda la conoscenza sui fatti reali e deriva la certezza esclusivamente dall’osservazione propria alle scienze sperimentali.

Il termine

L’uso del termine “positivo” rivela un’ideologia o un programma d’azione economica, sociale, politica che vede nella scienza e nella tecnica il fondamento dei suoi ideali e lo strumento per realizzarli.

(Ogni conoscenza riguardante questioni di fatto è basata sui dati “positivi” dell’esperienza, la scienza è l’unica conoscenza valida e efficace).

Le origini

Le origini del positivismo sono da ricercarsi nell’illuminismo inglese e francese: dal primo dedurrà le matrici empiristica e utilitaristica, dal secondo il principio secondo cui il progresso di tutta la conoscenza dipende dal progresso della scienza positiva.

Esponenti del Positivismo

I maggiori esponenti del Positivismo furono i francesi A. Quetelet, A. Comte ed E. Durkheim e gli inglesi J. S. Mill, impegnato a sottrarre la scienza morale alle sue consuete incertezze per stabilire invece per essa un fermo complesso di regole, C. Darwin ed H. Spencer.

In Germania il positivismo si colloca in una posizione definita «materialismo»: deriva dal positivismo franco – inglese e dal forte progresso compiuto dalle scienze naturali e dalla biologia.

La sociologia nasce sotto gli auspici del pensiero positivista …

Alla metà del XIX secolo, ci si comincia a interrogare sulla realtà sociale. La risposta a tali interrogativi viene dall’assunzione, da parte della nuova disciplina (la sociologia), del paradigma delle scienze naturali.

Secondo i fondatori della sociologia, che condividevano un’ingenua fede nei confronti dei metodi delle scienze naturali, lo studio della realtà sociale è possibile solo utilizzando gli apparati concettuali, le tecniche di osservazione e misurazione, gli strumenti d’analisi matematica, i procedimenti d’inferenza delle scienze naturali

Auguste Comte (1798-1857)

Discepolo di de Saint Simon, è considerato il padre del Positivismo e il fondatore della Sociologia.

Comte considerava la Sociologia come un possibile terreno di produzione di conoscenza sociale basata su prove scientifiche. Volendo sbarazzarsi della metafisica, esalta quasi religiosamente la conoscenza scientifica che mira a osservare per conoscere senza apriorismi.

Auguste Comte

Auguste Comte


Comte e la Sociologia

In realtà, egli coniò solo il termine di questa “nuova” scienza che inizialmente battezzò: “Fisica Sociale”. Questo nome fu però utilizzato inconsapevolmente da A. Quetelet (1835) per indicare l’importanza dell’uomo medio come trascinatore della società e l’uniformità del sistema sociale. Le idee di Comte erano molto diverse, egli vedeva l’elite nelle vesti di traghettatrice dell’umanità. Per differenziarsi dal pensatore belga, ideò il termine “sociologia”.

La classificazione delle scienze: scienze sintetiche, scienze analitiche

Tutte le scienze condividono uno stesso metodo scientifico e l’acquisizione del punto di vista positivista rappresenta la fase finale di un itinerario che ha precedentemente attraversato gli stadi teologico e metafisico. Tale itinerario non si realizza simultaneamente in tutte le discipline ma, in una sequenza che va dalle materie semplici a quelle più complesse, esso è imposto prima nella scienza della natura inorganica, successivamente in quelle della natura organica per giungere, infine, alla materia più complessa ovvero la società.

La classificazione delle scienze: scienze sintetiche, scienze analitiche

  • Le discipline semplici (matematica, la chimica, la fisica) sono analitiche, in quanto analizzano nei particolari le materie in questione
  • Le discipline più complesse (biologia) sono sintetiche perché studiano un elemento in funzione del tutto

Per questo motivo il pensiero positivo, che si è sviluppato dapprima nelle materie semplici, deve necessariamente estendersi ad altre materie quali la politica, giungendo così alla nascita di una scienza positiva della società, la sociologia.

Il positivismo sociale di Comte

  1. La scienza (la ricerca delle leggi che regolano il mondo fenomenico) è l’unica forma di conoscenza possibile e deve porsi a fondamento di tutto l’ordine sociale
  2. L’unico metodo valido per l’indagine è quello oggettivo/sperimentale
  3. I fenomeni sociali sono in relazione in un rapporto costante di causa ed effetto
  4. Tra scienza e progresso vi è un rapporto inscindibile

Émile Durkheim (1958 – 1917)

  • Durkheim, pur condividendo l’idea di Comte secondo cui i fenomeni sociali sono fatti naturali sottoposti a leggi naturali, si spinge oltre
  • L’ambizione di Durkheim è di fondare la sociologia empirica come scienza autonoma, per far ciò è necessaria una riflessione sul metodo
  • Sviluppa quindi una specifica metodologia di analisi capace di interpretare i fenomeni e d suggerire proposte anche di natura pratica
Emilè Durkeim

Emilè Durkeim


Il metodo sociologico e l’oggetto della sociologia

Premessa

La realtà sociale può essere adeguatamente interpretata soltanto se si è capaci di uscire dal recinto della speculazione teorica per immergersi nell’indagine empirica. E la società stessa va interpretata come una realtà sui generis che è possibile esaminare attraverso specifici strumenti metodologici.

La società

“La società non è una semplice somma di individui; al contrario, il sistema formato dalla loro associazione rappresenta una realtà specifica dotata di caratteri propri. Indubbiamente nulla di collettivo può prodursi se non sono date le coscienze particolari: ma questa condizione necessaria non è sufficiente. Occorre pure che queste coscienze siano associate e combinate in una certa maniera; da questa combinazione risulta la vita sociale, e di conseguenza è questa che la spiega. Aggregandosi, penetrandosi, fondendosi, le anime individuali danno vita ad un essere (psichico, se vogliamo) che però costituisce un’individualità psichica di nuovo genere”. (Le regole del metodo sociologico, V, p. 102)

La teoria del “fatto sociale”

Principio dell’oggettività

I fatti sociali sono cose, modi d’agire, di pensare, proprietà di esistere al di fuori delle coscienze individuali, solo attraverso la ricerca scientifica l’uomo, può scoprire le leggi che ne regolamentano il funzionamento.

I fatti sociali:

  • non sono entità materiali ma hanno le stesse proprietà delle “cose” del mondo naturale
  • non sono soggetti alla volontà dell’uomo
  • funzionano secondo regole proprie
  • possiedono una struttura deterministica

La teoria del “fatto sociale”

I fatti sociali sono quindi regolate da “leggi” naturali fondate sulle categorie di causa-effetto che esistono nella realtà esterna indipendentemente dagli osservatori e la sovrintendono. Per assolvere al suo compito, lo scienziato sociale deve “scoprire” queste leggi e deve “spiegarle” e per farlo deve necessariamente procedere per via induttiva ovvero dall’individuazione di regolarità e ricorrenze si perviene a generalizzazioni.

Il metodo

Da questo punto di vista il metodo adottabile è quello sperimentale fondato, cioè, sulla manipolazione e controllo delle variabili implicate e separazione – distacco fra osservatore e osservato.

Le tappe del metodo sociologico di Durkheim

  • Definizione del fenomeno
  • Confutazione delle interpretazioni precedenti
  • Spiegazione sociologica del fenomeno

Un esempio di applicazione del metodo di Durkheim: la teoria del suicidio

Durkheim:

  • sviluppa la sua teoria ipotizzando il suicidio come fenomeno dipendente da cause sociali ed in quanto tale collettivo (ogni gruppo sociale ha una tendenza specifica al suicidio)
  • confuta teorie di diversa matrice (nega correlazioni tra suicidio e malattie mentali, alcolismo, fattori biologico – genetici, fattori “cosmici”, fattori imitativi)
  • analizza le statistiche (metodo delle variazioni concomitanti)
  • definisce il fenomeno

La teoria del suicidio

I suicidi sono fenomeni individuali, le cui cause sono sostanzialmente sociali. Le cause reali del suicidio sono rappresentate da alcune forze sociali che mutano da società a società, da gruppo a gruppo, da religione a religione; esse nascono dal gruppo e non dagli individui singolarmente presi.

Nello specifico, il tasso di suicidi in una determinata popolazione è relativamente costante. Esso non varia in modo arbitrario ma in funzione di molteplici circostanze (varia inversamente al grado di integrazione dell’ambiente familiare, della comunità religiosa e della società politica).

La tipologia del suicidio

La tipologia del suicidio

La tipologia del suicidio


La teoria del suicidio

  1. L’individuo combina in sé proporzioni variabili di egoismo, altruismo ed anomia = quando si temperano vige equilibrio morale, altrimenti si diffondono i suicidi.
  2. Le due variabili esplicative delle variazione del suicidio sono: l’integrazione e la regolazione.
  3. Sia il suicidio egoistico che quello anomico sono il risultato di una società che non riesce ad essere sufficientemente presente agli individui (risultato della patologia per eccellenza della modernità = “il male dell’infinito”).
  4. Importanza dei gruppi intermedi/corporazioni nel regolare i fenomeni di suicidio.
La teoria del suicidio di Durkheim

La teoria del suicidio di Durkheim


Cos’è Scienza per il Positivismo

Sono scientifiche le affermazioni che rispettano i criteri seguenti:

  1. osservazione sperimentale dei fatti e raccolta dei dati relativi a un certo fenomeno
  2. formulazioni di leggi di spiegazione del fenomeno
  3. verifica sperimentale di queste leggi
  4. rifiuto delle ipotesi non verificate

Tutte le altre affermazioni, per esempio quelle dell’arte, della religione, della filosofia non positiva, sono legittime ma non scientifiche, cioè non appartengono alla vera conoscenza; lo stesso vale per tutti i tentativi di rispondere a domande “ultime” attraverso ipotesi evidentemente non verificabili.

Cos’è Scienza per il Positivismo

La scienza diventa così la guida più sicura nella vita pratica, il che spiega lo straordinario successo che questa dottrina incontrò nella società del suo tempo.

La tesi fondamentale del positivismo è che il metodo scientifico è unitario e, in linea di principio, non dipende dall’oggetto che si studia: sarà quindi possibile costruire delle scienze umani e sociali, rivolte all’analisi dei comportamenti individuali e collettivi del tutto simili a quelle naturali e dotate di eguale valore scientifico.

Cos’è Scienza per il Positivismo

In prospettiva, ciò consentirà di spiegare e prevedere il comportamento dell’uomo e della società così come si fa per un pianeta o per una cellula. Anche lo studio dell’uomo va sottratto all’influenza della religione e della metafisica, così come era già accaduto per i fenomeni naturali: in questo modo si potranno realizzare grandi progressi, controllando e regolando la vita sociale in modo scientifico e razionale. Da questa pretesa del positivismo di fornire un criterio per distinguere ciò che fa parte del sapere da ciò che ne è escluso deriva un’importante conseguenza: se vi è una conoscenza vera, vi sarà anche un modo giusto, cioè scientifico, per condurre le azioni dell’uomo.

Le tre questioni di fondo: positivismo

Le tre questioni di fondo: il positivismo

Le tre questioni di fondo: il positivismo


Considerazioni conclusive

Caratteristiche del positivismo

Monismo metodologico: il metodo scientifico è unico, indipendentemente dall’oggetto di ricerca (natura o società).

Le scienze naturali esatte forniscono un ideale modello metodologico, in base al quale misurare il grado di sviluppo e di perfezione di tutte le altre scienze.

La spiegazione dei fenomeni osservati avviene tramite il ricorso a leggi naturali.

Prossima lezione

Gli sviluppi successivi: Neopositivismo e Postpositivismo

  • Il Neopositivismo, detto anche «positivismo logico» o «empirismo logico» nasce ufficialmente nel 1925 nell’ambito del «Circolo di Vienna» (Carnap, Hahn, Neurath)
  • P. Lazarsfeld e il linguaggio delle variabili
  • Karl Raimund Popper
  • Il postpositivismo: l’osservazione empirica, la percezione della realtà, non è una fotografia oggettiva, ma dipende dalla teoria

Le lezioni del Corso

I materiali di supporto della lezione

E. Durkhieim, Le Suicidie. Étude de Sociologie”, 1897.

E. Durkheim, Le regole del metodo sociologico, Milano, Edizioni di Comunità, 1996

A. Comte, Discorso sullo spirito positivo, a cura di A. Negri, Bari-Roma, Laterza

A. Comte Auguste – Antologia di scritti sociologici, a cura di Franco Ferrarotti, Il Mulino, Bologna 1977

G. Sorel, Le teorie di Durkheim e altri scritti sociologici, a cura di O. Lentini, Liguori, Napoli, 1978

Comte A., Cours de philosophie positive, vol. I, Paris, Bachelier, 1830-1842, trad. it. Corso di filosofia positiva, Torino, UTET, 1979

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