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Enrica Amaturo » 7.I paradigmi fondativi II: Interpretativismo


Methodenstreit: Il dibattito sul metodo

Tra la fine del 1800 e gli inizi del 1900 si assiste ad un attacco alle idee del positivismo originato da una controversia tra cultura scientifica e cultura umanistica; questo attacco sfociò in un acceso dibattito sul metodo (Methodenstreit) volto ad individuare l’ambito specifico delle scienze sociali.

Al monismo metodologico del Positivismo si contrapponeva l’idea di un dualismo metodologico ovvero l’esistenza di due metodi differenti, uno proprio delle scienze naturali ed un altro delle altre scienze.

Il Methodenstreit si sviluppò in Germania nella seconda metà dell’XIX secolo, alla base del dibattito c’è l’idea che i fenomeni della realtà umana appartengono al divenire storico e da esso devono trarre il loro significato.

Lo storicismo tedesco

L’interesse per la storia caratterizzò il XIX secolo al punto che esso viene spesso definito come il il secolo della maturazione della coscienza storica.

In questo contesto si sviluppa una nuova corrente di pensiero lo Storicismo Tedesco che si propone, appunto, di determinare la natura specifica dell’oggetto della conoscenza storica e parallelamente chiarire gli strumenti di essa.

Lo storicismo tedesco

Se la tendenza positivista era quella di fare del metodo della scienze naturali il metodo per eccellenza, e dunque di estendere e generalizzare l’ambito di applicazione di esso in ogni campo della cultura, garantendone oggettività e scientificità, lo Storicismo rivendica invece tutta la distanza che separa la conoscenza storico-sociale (le scienze dello Spirito) da quella matematico-naturalistica.

I maggiori fautori del dualismo metodologico che contribuiscono in modo determinante alla scissione tra le due scienze sono:

  1. Wilhelm Dilthey
  2. Wilhelm Windelband
  3. Heinrich Rickert

William Dilthey (1833-1911)

Dilthey non rifiuta il modello di spiegazione causale in toto quanto piuttosto la sua egemonia e, soprattutto, l’idea del Positivismo dell’unicità del metodo scientifico. Questo essenzialmente perché le scienze sociali hanno una loro specificità ovvero la storicità degli eventi, data dal carattere singolare e intenzionale dell’agire umano.

Scienze della natura e scienze dello spirito si differenziano innanzitutto per l’oggetto.

William Dilthey

William Dilthey


Scienze della natura vs. Scienze dello spirito


Wilhelm Windelband (1848-1915)

Sposta il problema dall’oggetto al metodo

La differenza tra le scienze della natura e le scienze dello spirito non dipende dalla specificità dell’oggetto di studio: uno stesso fenomeno può essere studiato sia cogliendone la similarità rispetto ad altri fenomeni (prospettiva nomotetica), sia sottolineandone l’individualità e l’irripetibilità (prospettiva idiografica).

Scienze nomotetiche vs. Scienze idiografiche

Prospettiva nomotetica (sapere generalizzante)

La realtà diviene “natura” se la si considera in riferimento all’universale ovvero se la realtà viene osservata come il ripetersi di fenomeni nel tempo, individuando leggi generali che spiegano la connessione tra fenomeni.

Prospettiva idiografica (sapere individualizzante )

La realtà diviene “storia” se la si considera in riguardo al particolare e all’individuale ovvero se la realtà viene osservata nella sua singolarità ed irripetibilità e nel suo significato culturale.

Wilhelm Windelband

Wilhelm Windelband


Scienze nomotetiche vs. Scienze idiografiche: esempio

Studio di un fenomeno biologico

  • Quando la biologia studia gli organismi viventi procede nomoteticamente
  • Quando la biologia studia l’evoluzione della vita organica procede idiograficamente

NB: Windelband mantiene ferma l’idea secondo la quale l’indagine storica è, per sua natura, essenzialmente idiografica

Heinrich Rickert (1863 – 1936 )

La distinzione tra le scienze non dipende dall’oggetto ma dal metodo.

Ogni realtà, sia essa naturale o storica, implica una formazione di concetti che da significato alle cose o agli eventi (elemento di valutazione).

Giudizio di valore in Rickert

La distinzione tra tipi di conoscenza dipende dai tipi di concetti assunti come base:

  1. Concetti scientifici, che mirano alla generalizzazione (“leggi”)
  2. Concetti storici, che si riferiscono agli eventi individuali in quanto essi incarnano i “valori” costitutivi di una determinata civiltà e sono proprio questi valori che indirizzano la conoscenza storica

Conoscere = esprimere un giudizio di valore

Heinrich Rickert

Heinrich Rickert


Giudizio di valore in Rickert

Il giudizio di valore, secondo Rickert, non è però soggettivo, ma piuttosto, una valutazione che approva/riprova in base ad un “riferimento oggettivo” ai valori quali essenze eterne.

Distinzione tra il lavoro dello storico e quello del biologo:

  1. lo storico considera solo quegli eventi che si rivelano connessi al mondo dei valori, li ricostruisce descrivendoli “oggettivamente”
  2. il biologo considera quegli eventi non connessi al mondo dei valori

L’Interpretativismo

In questa atmosfera nasce l’Interpretativismo.

Esso ha origine all’inizio del XX secolo con la sociologia comprendente di Max Weber, e si sviluppa a partire dagli anni ‘60 con i nuovi approcci teorici della sociologia neo-comprendente, sorti soprattutto nell’ambito della sociologia americana (sociologia fenomenologica, interazionismo simbolico, etnometodologia), tutti volti all’analisi dell’interazione sociale individuale.

Assunti base dell’Interpretativismo

Differenza epistemologica fra scienze naturali e sociali dovuta al fatto che la realtà sociale non può essere semplicemente osservata ma necessita di interpretazione; il metodo per interpretarla è quello del Verstehen, della comprensione.

Comprendere significa cogliere l’intenzionalità dell’agire umano, attraverso il senso soggettivo attribuito dall’individuo al proprio comportamento.

Max Weber (1864 – 1920)

Il maggior contributo in tal senso viene offerto Max Weber.

Weber prende posizione contro i presupposti della scuola storica e soprattutto l’idea che i fenomeni storici si colgano intuitivamente nella loro individualità mediante un procedimento di comprensione immediata.

Egli elabora le sue considerazione riguardo a questi problemi sempre da un punto di vista metodologico cioè individuando quel metodo che ha trovato la sua validità nella prassi piuttosto che dal punto di vista generale di una teoria della conoscenza o di una teoria filosofica della storia.

La “metodologia” in Weber

La metodologia è una auto riflessione sui mezzi che hanno trovato conferma nella prassi, perché è solo risolvendo problemi pratici che la scienza ha trovato il suo sviluppo e grazie a ciò ha potuto sviluppare ulteriormente i suoi metodi.

La soluzione di problemi pratici ne crea, inevitabilmente, dei nuovi ciò comporta l’impossibilità di accettare una epistemologia universale e permanente.

Per avvalorare questa tesi Weber si concentrerà, per tutto l’arco della sua esistenza, in indagini metodologiche atte a corroborare la validità di un metodo.

Max Weber

Max Weber


Il metodo secondo Weber

Tutte le scienze storico sociali sono scienze comprendenti ossia scienze che hanno per oggetto l’agire sociale. Queste scienze hanno il compito di comprendere (interpretare) e spiegare conformazioni storiche individuali e regolarità dell’agire sociale. L’interpretazione, tuttavia, è solo una condizione necessaria di un corretto procedimento conoscitivo, la condizione sufficiente è rappresentata dalla spiegazione.

Ne deriva che:

  1. oggetto delle scienze storico sociali è l’azione sociale (cioè dotato di senso)
  2. metodo delle scienze storico sociali è la comprensione (oggettiva) e spiegazione (causale)

1. Azione sociale

Azione dotata di senso = Azione prodotta contestualmente ad un’attribuzione di significato da parte di colui che compie l’azione (quando l’azione ha un motivazione individuale) ed è orientata verso un altro agente o gruppi di agenti

E’ sociale nella misura in cui tiene soggettivamente conto dell’agire soggettivo ed oggettivo altrui.

Tipi di azione sociale

  1. Razionale rispetto allo scopo: determinata da aspettative dell’atteggiamento di oggetti del mondo esterno e di altri uomini, impiegando tali aspettative come condizioni o come mezzi per scopi voluti e considerati razionalmente, in qualità di conseguenze
  2. Razionale rispetto al valore: determinata dalla credenza consapevole nell’incondizionato valore in sé (etico, estetico, religioso o altro) di un determinato comportamento in quanto tale, prescindendo dalle sue conseguenze
  3. Affettiva: determinata da affetti e da stati attuali del sentire
  4. Tradizionale: determinata da un’abitudine acquisita

2. Comprensione

Obiettivo delle scienze sociali è comprendere il significato interno all’azione.

La comprensione:

  • é immediata (il significato di un comportamento soggettivo diventa immediatamente comprensibile senza che si debbano cercare ulteriori conferme per poter stabilire una regola generale è immediata)
  • non è intuitiva (come voleva Dhiltey)
  • é “oggettiva” (dipende dalla ricostruzione razionale del contesto di senso al quale l’azione va riferita)

3. La spiegazione causale

Esiste una sola scienza perché unico è il criterio di scientificità delle diverse scienze, quello della spiegazione causale.

E’ una spiegazione di rapporti causali ma – a differenza di quanto sostenuto dal Positivismo – tra fenomeni individuali, singolari che avviene sulla base di regole generali basate sull’esperienza (storica).

In altre parole si suppone che ad un certo fenomeno “singolare” (causa) segue un altro fenomeno (effetto), secondo una regola di probabilità che è determinabile e, nel caso ideale, formulabile in termini quantitativi.

4. La relazione al valore (Wertbeziehung) e l’avalutatvità

L’universo umano è un divenire continuo, un insieme di eventi privi di significato, per operare una selezione “tecnica” fra diversi campi d’indagine, fenomeni, “problemi”, il ricercatore ricorre ai valori culturali, storici e sociali (relatività dei criteri di scelta).

Ciò non implica però un giudizio di valore, la scelta è avalutativa.

Esempio: due soggetti possono esprimere diversi giudizi di valore sulla libertà politica, compito del ricercatore non è giudicare la validità dei valori (che non è l’oggetto di una scienza empirica) ma è di tener conto che tale “libertà” costituisce per quei soggetti un “valore”, che le loro interpretazioni sono diverse.

5. L’oggettività

Esistono tante realtà quante relazioni di valore è possibile mettere in atto.

Cionostante l’oggettività delle scienze sociali è garantita da:

  • la validità delle procedure interne alla ricerca ovvero dal metodo che contempla il ricorso alle imputazioni causali e all’avalutatività
  • la possibilità di confrontare l’azione e le azioni possibili costruite concettualmente (tipi ideali)

6. Teoria del tipo ideale

Lo strumento metodologico utile alla comprensione e alla spiegazione causale dei fenomeni sociali e che garantisce l’oggettività delle procedure è il tipo ideale o idealtipo.

«[Il tipo ideale] rappresenta un quadro concettuale, il quale non è la realtà storica, e neppure la realtà “vera e propria”, ma tuttavia serve [...] come schema in cui la realtà deve essere assunta come esempio; esso ha il significato di un puro concetto limite ideale, a cui la realtà deve essere misurata e comparata, al fine di illustrare determinati elementi significativi del suo contenuto empirico». (Weber 1958, p. 108)

Funzioni dell’idealtipo

In altre parole il tipo ideale è lo strumento conoscitivo per orientarsi nella complessità del reale e della storia: pur non avendo riscontri nella realtà, consente di comprendere e spiegare le specificità della realtà stessa.

Compito dello scienziato sociale costruire tipi ideali, mentre compete allo storico raccontare nei dettagli come queste categorie si trovino di volta in volta realizzate nella storia.

7. La Sociologia Comprendente

Sulla base delle riflessioni sul metodo, Weber arriva a individuare l’oggetto ed il metodo della sociologia:

“Se la sociologia deve aspirare ad essere scienza dell’agire, non può essere altro che “sociologia comprendente”, ossia un’indagine tesa a cogliere dell’azione innanzitutto il senso rimane l’indispensabilità della comprensione per la conoscenza del ‘mondo umano e culturale e la necessità di rispondere in maniera soddisfacente al bisogno di imputazione causale.”

Caratteristiche della sociologia comprendente

“Una scienza la quale si propone di intendere in virtù di un procedimento interpretativo l’agire sociale, e quindi di spiegarlo causalmente nel suo corso e nei suoi effetti” . (Weber 1922, 4)

La sociologia comprendente:

  • è una scienza generalizzante
  • elabora concetti univocamente definiti, sommamente astratti e relativamente vuoti
  • elabora concetti di tipi e ricerca regole generali del divenire

Tre questioni di fondo: Interpretativismo

(Corbetta 2003I, 31-40)

(Corbetta 2003I, 31-40)


Gli sviluppi dell’interpretativismo

  1. Filone di teoria e ricerca microsociologica che si sviluppa negli Stati Uniti a partire dagli anni ‘60
  2. Contro ogni filosofia della storia
  3. Contro monismo metodologico
  4. Contro determinismo
  5. Attenzione all’azione individuale dotata di senso e all’interazione tra gli individui
  6. Scoperta e valorizzazione del mondo della vita quotidiana

(P. G. Corbetta 2003)

Considerazioni conclusive

Il metodo di Weber, nel modo in cui integra l’individualità soggettiva con l’oggettività della scienza – secondo i principi della sociologia comprendente – è uno degli approcci più singolari e innovativi del XX secolo.

È un metodo:

  • interdisciplinare
  • innovativo
  • che coniuga l’astrazione che parte dalle generalità per spiegare i fenomeni singoli, e la particolarità che prende i casi specifici per distinguere le differenze e individuare i caratteri generali
Schema Interpretativismo

Schema Interpretativismo


Prossima lezione

Il metodo qualitativo e il metodo quantitativo a confronto

Le radici della distinzione tra approccio quantitativo e approccio qualitativo risalgono a paradigmi di riferimento radicalmente differenti, rispettivamente, al paradigma positivista (neo positivista) e a quello interpretativo.

Quattro aspetti della dicotomia tra ricerca quantitativa (RQN) e ricerca qualitativa (RQL)

  1. impostazione della ricerca
  2. rilevazione
  3. analisi dei dati
  4. risultati

Le lezioni del Corso

I materiali di supporto della lezione

M. Pancaldi, Dilthey, Windelband, Rickert, Weber: i metodi delle scienze storico-sociali nella riflessione storicistica, Signorelli Milano, 1987

W. Dilthey, Introduzione alle scienze dello spirito, a cura di G. Demarta, Milano, Bompiani, 2004

H. Rickert, I limiti dell'elaborazione concettuale scientifico-naturale: un'introduzione logica alle scienze storiche, a cura di Marcello Catarzi, Napoli Liguori, 2002

M. Weber, Il metodo delle scienze storico-sociali, Torino Einaudi, 2003

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