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Enrica Amaturo » 2.Il problema del metodo nella scienza


Introduzione

Nella prima lezione si sono definiti i termini riferiti agli ambiti di studio correlati alla Metodologia della ricerca (Ontologia, Epistemologia, Gnoseologia).

Per il ruolo centrale che ha nell’attività intellettuale, un discorso specifico e più ampio deve essere fatto per il concetto di Metodo e, nello specifico, di Metodo scientifico.

Una definizione

Il termine METODO viene utilizzato, ed è stato utilizzato, in varie accezioni sia nel linguaggio comune sia in quello scientifico. Cionostante è possibile rintracciare almeno due elementi costanti: successione ed arte.

Il metodo è l’arte di porre, in una sequenza corretta, una successione di passi da compiere per conoscere la realtà.

Ars bene disponendi seriem plurimarum cogitationum” (Logica di Port Royal, Arnauld e Nicole 1662)

Il Metodo deduttivo ed il metodo induttivo

Due sono i Metodi che hanno caratterizzato la storia della scienza, il metodo deduttivo ed il metodo induttivo.

Deduzione

  • E’ un procedimento per il quale da premesse date, seguono necessariamente alcune conclusioni. Procede da affermazioni universali ad affermazioni particolari. L’esperienza non ha alcun ruolo, si fonda sull’intelletto

Induzione

  • E’ un procedimento che procede da affermazioni particolari ad affermazioni universali. Si fonda sull’esperienza
Metodo deduttivo e metodo induttivo

Metodo deduttivo e metodo induttivo


Processo deduzione induzione

Il processo deduttivo-induttivo

Il processo deduttivo-induttivo


Il Metodo nella storia della scienza

Nel corso della storia, il metodo ha subito una serie di “trasformazioni” relative proprio alle procedure da seguire per giungere alla conoscenza della realtà.

E’ possibile, grossomodo, rintracciare due periodi:

  • antecedente al 1500
  • la rivoluzione scientifica (la visione classica)

Il periodo antecedente al 1500

Prima del 1500, la conoscenza del mondo non era basata sull’osservazione diretta, ma veniva dedotta dai principi filosofici (ipse dixit). Tutto ciò che atteneva al mondo naturale (ad esempio, il moto delle stelle) non veniva spiegato (individuazione delle cause) in modo razionale ma ricorrendo alla magia o alla religione. Le cure per le malattie, ad esempio, consistevano in esorcismi e purificazioni, poiché si riteneva che fossero gli spiriti maligni a danneggiare il corpo umano.

Aristotele

La filosofia aristotelica, almeno fino a Galilei, ha dominato il sapere scientifico. La scienza per Aristotele mira alla conoscenza delle cause. Ma per ricerca delle cause Aristotele intende precisamente che lo scienziato, di fronte a ciascuna realtà deve “tentare” di rispondere alla domanda “che cosa è questa?”, “perché questa cosa è così?”.

La risposta deve cercare di indicare il carattere necessario della cosa, senza il quale essa non sarebbe ciò che è. Esso è chiamato da Aristotele l’essenza. Quindi la ricerca delle cause in Aristotele è qualitativa: mira a a definire le qualità essenziali di una cosa.

L’esperienza ha un ruolo molto importante, ma per Aristotele l’esperienza è intesa come immediata osservazione della natura attraverso l’utilizzo delle nostre facoltà naturali e come revisione e critica delle credenze tradizionali.

Aristotele

Aristotele


La visione classica: la rivoluzione scientifica

La scienza moderna nasce tra Cinquecento e Seicento come reazione alla filosofia aristotelica.

Il periodo che va dalla fine del cinquecento all’inizio del seicento fu caratterizzato da numerose scoperte ed invenzioni scientifiche che non solo trasformano profondamente le conoscenze tradizionali sul mondo e le possibilità di intervenire su di esso ma contribuirono alla formazione di un nuovo concetto di scienza.

Ebbe inizio, allora, la cosiddetta rivoluzione scientifica e la novità più importante riguardò proprio il metodo: si passò infatti da uno studio della natura fondato sull’autorità degli autori classici a uno studio diretto della natura. Si procedeva tramite l’induzione (metodo induttivo) mentre le teorie scientifiche erano intese più come ipotesi da convalidare che non il frutto di argomentazioni necessarie a partire da principi dati per assoluti.

Alcune note sulla nascita del metodo scientifico

Le più illustri figure della tradizione filosofica classica occidentale, Cartesio e Bacone hanno riconosciuto il ruolo centrale del metodo nell’attività intellettuale.

“Il metodo è un insieme di regole certe e facili che, da chiunque esattamente osservate, gli renderanno impossibile rendere il falso per vero; senza consumare inutilmente alcuno sforzo della mente, ma aumentando sempre gradualmente il suo sapere, lo condurranno alla conoscenza vera di tutto ciò che sarà capace di conoscere” (Cartesio, quarta Regula ad directionem ingenuii, 1628).

“Il nostro metodo di ricerca mette quasi alla pari tutti gli ingegni, perché lascia poco spazio alle capacità individuali, ma le lega a regole solidissime con dimostrazioni” (Bacone, Novum Organum, aforisma 122, 1620)

Cartesio

Cartesio

Bacone

Bacone


Cosa è il metodo scientifico

Nonostante le profonde differenze, tra Bacone e Cartesio (il primo empirista e il secondo razionalista) è possibile rintracciare almeno due punti di contatto:

  1. non siamo in presenza di qualcosa di esoterico, specialistico. Anzi, le regole da seguire sono facili, automatiche (“senza consumare alcuno sforzo della mente”), alla portata di tutti (“da chiunque”, “mette alla pari tutti gli ingegni”)
  2. speciali conoscenze, capacità, iniziative personali non solo non sono richieste, ma sono bandite (“lascia poco spazio alle capacità individuali, ma le lega con regole solidissime e con dimostrazioni”); le regole sono cogenti per tutti (“regole certe, esattamente osservate”)

La nascita della scienza moderna: Galileo Galilei (1564 –1642)

La natura si afferma come ordine necessario e oggettivo, matematicamente strutturato e come tale razionalmente ricostruibile dalla scienza. Essa, pertanto, può e deve essere studiata direttamente tramite l’osservazione per ricostruire le sue “connessioni causali”. Galileo introduce, allora, il concetto di misurazione: è necessario dare traduzione matematica a ciò che si osserva perché il libro della natura è scritto in linguaggio matematico e lo scienziato deve decifrare tale linguaggio per conoscere la realtà. Si viene, dunque, sempre più esplicitando l’idea che verum e certum siano coniugabili, che si possa cioè parlare della realtà che ci circonda senza rinunciare alla certezza di attingere la verità che solo la matematica può garantire.

Connessioni causali = leggi uniformi di svolgimento:  ogni singolo componente della realtà è caratterizzato da relazioni causali, omogenee, misurabili e reciprocamente connesse.

Il metodo universale, applicabile in tutti i campi della conoscenza scientifica, è quello matematico.

Galileo Galilei

Galileo Galilei


Il Sapere è Sperimentale e Matematico

“La filosofia è scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi a gli occhi (io dico l’universo), ma non si può intendere se prima non s’impara a intender la lingua, e conoscer i caratteri, nè quali è scritto. Egli è scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli, cerchi, ed altre figure geometriche, senza i quali mezi è impossibile a intenderne umanamente parola; senza questi è un aggitarsi vanamente per un oscuro laberinto”.

(Galileo Galilei, 1638).

Il metodo scientifico in Galilei: Il metodo sperimentale

A. Momento risolutivo (analitico-induttivo)

Il fenomeno viene analizzato-scomposto nelle sue componenti misurabili:

  1. osservazione
  2. analisi e individuazione degli elementi da misurare
  3. misurazione

B. Momento compositivo (sintetico-deduttivo)

Si arriva ad una sintesi, alla formulazione di una legge si deducono dall’ipotesi tutte le possibili conseguenze:

  1. formulazione dell’ipotesi
  2. deduzione matematica delle conseguenze necessariamente derivanti dall’ipotesi
  3. cimento, verifica sperimentale di tali conseguenze e quindi della validità dell’ipotesi

La combinazione di questi due momenti rende possibile la formulazione della legge scientifica.

Il metodo scientifico

Anche se nei fatti, il trasferimento del metodo dal piano delle enunciazioni all’applicazione pratica in tutte le sue fasi resta, in quel periodo, sullo sfondo,

“L’idea di un programma che stabilisce in anticipo una serie non modificabile di operazioni eseguendo le quali si raggiunge la conoscenza scientifica su un qualsiasi argomento è tuttora uno dei significati prevalenti dell’espressione ‘metodo scientifico’ ” (Marradi, 2007, 13).

Il metodo scientifico: il metodo ipotetico-deduttivo

L’applicazione del metodo scientifico a un problema comporta i seguenti passi (Theodorson G. A. e Theodorson A. G., a Modern dictionary of Sociology, voce Scientific Method 1970, 370).

  1. Il problema è definito
  2. Il problema è formulato nei termini di un particolare quadro teorico, e collegato ai risultati rilevanti delle ricerche precedenti
  3. Si immaginano una o più ipotesi relative al problema, utilizzando principi teorici già accettati
  4. Si determina la procedura da usare nel raccogliere dati per controllare l’ipotesi
  5. Si raccolgono i dati
  6. Si analizzano i dati per appurare se l’ipotesi è verificata o respinta
  7. Le conclusioni dello studio sono collegate al corpus
  8. Precedente della teoria, che viene modificato per accordarlo alle nuove risultanze

Considerazioni conclusive

La convinzione che il metodo ipotetico-deduttivo sia l’unico metodo possibile per la scienza è stata a lungo molto diffusa anche nelle scienze umane. Fino agli anni Cinquanta, non era affatto raro imbattersi in dichiarazioni come questa, dell’antropologo Nadel:

“c‘è un solo metodo scientifico, per quanto praticato con diverso rigore e coerenza, e a questo riguardo la fisica e la chimica hanno raggiunto i migliori risultati. Ogni ricerca è vincolata a questo metodo, e nessun altro è concepibile” (S. F. Nadel, 1972).

Prossima lezione

Il problema del metodo nelle scienze sociali

Critica al metodo classico

  1. Il discorso sul metodo in Sociologia
  2. La visione classica del metodo
  3. La critica alla visione classica del metodo
  4. Finalità del procedimento di conoscenza
  5. Due tipi di “spiegazione”: la spiegazione causale e la comprensione

Le lezioni del Corso

I materiali di supporto della lezione

A. Arnauld e P. Nicole, Logique, ou l'art de penser: contenant, outre les règles communes, palusieurs observations nouvelles propres à former le jugement, Paris PUF, 1662.

R. Cartesio, Regula ad directionem ingenuii, 1628

Bacone, Novum Organum, 1620

G. Galilei, Discorsi e dimostrazioni matematihe intorno a due nuove scienze, 1638.

Theodorson G. A. e Theodorson A. G., A Modern dictionary of Sociology, London Methuen, 1970.

S. F. Nadel, Lineamenti di antropologia sociale, Roma-Bari La Terza, 1972

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