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Enrica Amaturo » 23.La tecnica delle scale di atteggiamento. La scala Guttman


Introduzione

Louis Guttman propone (1844, 1947) un metodo per trasformare in scale non metriche, ma ordinali ed unidimensionali, un largo numero di items. Obiettivo principale di Guttman è, cioè, di fornire una soluzione al problema dell’unidimensionalità della scala, uno dei punti deboli della tecnica di Likert.

La scala Guttman è composta da un insieme di items i cui contenuti sono tali da rappresentare un crescendo (o un diminuendo) di un determinato atteggiamento; in alte parole, gli item rappresentano una sequenza di gradini, una successione di elementi aventi difficoltà crescente. In questo modo, gli elementi di una scala (item) sono cumulativi (scalabili) ed è possibile immaginare che essi si collochino su un continuum sottostante del quale gli item sono gli indicatori. Per questo motivo la scala Guttman è una scala cumulativa (scaliabilità) e viene, generalmente, chiamata Scalogramma.

Louis Guttman (1844, 1947)

Louis Guttman (1844, 1947)


Cenni sulla tecnica

La tecnica prevede come modalità di risposta esclusivamente elementi dicotomici, in questo modo ogni item può avere solo due risposte opposte e distinte (Si/no, di solito contrassegnate, rispettivamente con i numeri 0 e 1).

La scala parte dall’assunto che se un individuo X è, ad esempio, più razzista di un individuo Y, approverà tutte le affermazioni di una scala di razzismo approvate da Y più qualche altra.

Il risultato finale è un ordinamento interdipendente di risposte e individui, dove gli individui sono ordinati in base alle risposte date e le risposte in base agli individui.

Il punteggio complessivo di ogni individuo è ottenuto sommando i punteggi ottenuti su ogni elemento (item) mentre se gli elementi della scala sono esattamente scalati la matrice è divisa in due triangoli.

Un pregio dello scalogramma è quello che è possibile, a partire risalire dal risultato finale, alle risposte date dal soggetto ai singoli elementi della scala; in pratica si può sapere non solo risposte affermative ha dato l’intervistato ma anche a quali. Per questo motivo si parla di Riproducibilità (riprodurre le risposte alle singole domande).

Scalogramma di Guttman: esempio

Pregiudizio etnico

Stimolo: Accetterebbe un extracominitario come

(1=Si; 0=No):


Fasi per la costruzione di uno sclaogramma

  1. Formulazione degli item
  2. Somministrazione degli item
  3. Analisi dei risultati e validazione della scala

Formulazione degli item

La procedura è analoga a quella relativa alla scala di Likert. La differenza è che tranne che, nel caso delle scale di Guttman, gli item devono coprire tutta l’estensione del continuum dell’atteggiamento sottostante e devono essere disposti secondo un ordine crescente di forza. Inoltre le risposte devono avere forma binaria (si/no). La struttura binaria non permette nessuna gradazione delle proprie posizioni.


Somministrazione degli item

Anche la somministrazione è simile a quella della scala di Likert, ma in questo caso si chiede all’intervistato di rispondere con un si o con un no ai singoli item. Il vantaggio è che la forma binaria agevola le risposte e rende più veloce la compilazione anche se talvolta la mancanza di scalabilità e la riduttività delle risposte delle risposte può creare difficoltà ad autocollocarsi a chi risponde.

Analisi dei risultati

Lo scopo principale di questa fase è di valutare la scalabilità degli elementi, scartando quelli meno coerenti col modello. Per questo si stabilisce un indice di scalabilità della scale.
Il primo passo consiste allora nell’individuare gli errori della scala ovvero le risposte che non si inseriscono nelle sequenze previste.
A tal fine è necessario visualizzare i due triangoli disponendo le colonne e le righe della matrice in modo che si mettano in ordine:

  • gli item della scala da sinistra a destra (1-0)
  • i casi dall’alto verso il basso (5-0)

I casi che presentano delle anomalie nella sequenza delle risposte (D e C) rappresentano gli errori. Se gli errori sono in numero sufficientemente piccolo, la scalabilità degli elementi non è compromessa.


Il coefficiente di riproducibilità

Per individuare gli errori della scala, si utilizza il coefficiente di riproducibilità che misura il grado di scostamento della scala osservata dalla scala perfetta.

Cr =1- n.errori/n. tot risposte=n.risposte esatte/ n.tot risposte

L’indice varia tra 0 e 1; per poter essere accettato, il valore dell’indice deve essere ≥ 0,90 (cioè errori pari o inferiori al 10% delle risposte).

Esiste anche un altro indice, detto di minima riproducibilità marginale, che segnala il valore minimo al di sotto del quale il coefficiente di riproducibilità non può scendere, quali che siano le sequenze delle risposte. Esso deve essere confrontato con il coefficiente di riproducibilità: solo se il secondo, oltre ad essere maggiore di 0,90, è anche nettamente superiore al primo, si può affermare che la buona riproducibilità della scala è dovuta ad un’effettiva scalabilità dei suoi elementi e non alla distribuzione marginale delle risposte.

Considerazioni conclusive

Lo scalogramma di Guttman è applicabile solo ad atteggiamenti ben definiti e scalabili.

I problemi della scala di Guttman consistono nel fatto che il punteggio finale è ancora una variabile ordinale, problema che viene risolto, come vedremo nella prossima lezione, dalle scale autoancoranti e dalle scale autografiche.

Inoltre, il modello della Guttman risulta rigidamente deterministico di fronte ad una realtà sociale interpretabile solo attraverso modelli probabilistici. Questo “difetto” viene ad essere risolto dalle scale di Rasch.

NB: Rientra nella famiglia degli scalogrammi anche la Scala di distanza sociale (Bogardus).

Prossima lezione

La tecnica delle scale di atteggiamento
Il differenziale semantico e le scale autoancoranti

  • Gli assunti di base delle scale con variabili quasi cardinali
  • Il differenziale semantico
  • Le scale autoancoranti
  • Le scale autografiche

Le lezioni del Corso

I materiali di supporto della lezione

L.E. Guttman, A basis for Scaling Qualitative Data, in “American Sociological Review” n.9, 1944, pp. 139-150.

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