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Enrica Amaturo » 24.La tecnica delle scale di atteggiamento. Le scale auto-ancoranti e le scale auto-grafiche


Le scale auto-ancoranti e le scale auto-grafiche

In precedenza, si è evidenziato come spesso siano trattate come variabili cardinali anche le variabili ottenute mediante tecniche di scaling da proprietà considerate continue ma di cui non possediamo una unità di misura.

Si è, inoltre, sottolineato, come, in alcune di queste tecniche, l’unità di misura non viene stabilita dal ricercatore (R) ma dall’intervistato (I).

I si auto-colloca su un ipotetico continuum in cui sono, generalmente, presenti solo due ancoraggi semantici, un limite minimo ed un limite massimo.

L’unità di misura viene stabilita ex post sulla base delle risposte date dai singoli intervistati.

Rientrano in questa famiglia di tecniche le scale autoancoranti e le scale autografiche sviluppate fra il 1950 e il 1970.

La differenza tra i due tipi di scale risiede nel fatto che le scale autoancoranti utilizzano cifre e numeri mentre quelle autografiche utilizzano grafici.


Caratteristiche delle scale auto-ancoranti e auto-grafiche

  1. L’intervistato valuta oggetti cognitivi (persone, gruppi, istituzioni, eventi) indicati da termini o espressioni
  2. La valutazione degli oggetti avviene utilizzando una sequenza numerica o grafica
  3. Nell’attribuzione di significato ai segni intermedi si suppone che gli intervistati siano in grado di suddividere mentalmente lo spazio fra i due estremi della scala in intervalli uguali (scale quasi-cardinali)
  4. La capacità della scala di rappresentare la complessità della realtà, aumenta con l’aumentare del numero delle alternative di risposta. Per questo le scale auto-ancoranti con il campo di variazione più ampio sono preferibili
  5. L’equidistanza tra le categorie è comunicata all’intervistato

Quali sono le scale auto-ancoranti?

  • Il differenziale semantico
  • Il termometro dei sentimenti
  • La scala Cantril
  • La scala di autocollocazione su un segmento graduato

Il differenziale semantico

Il differenziale semantico è una tecnica di rilevazione dei significati ideata per quantificare l’aspetto connotativo del significato attribuito ad uno stimolo senza porre domande dirette.

La rilevazione del “significato” attribuito ad un concetto

La questione del significato attribuito ad un concetto nell’ambito dello studio dei comportamenti è affrontata sia dalla psicologia sociale sia dalla ricerca sociale.

In genere, nella definizione del significato di un concetto è possibile distinguere due aspetti:

  1. denotativo, oggettivo che è uguale per tutti
  2. connotativo, soggettivo in quanto legato alle reazione emotive ed affettive che ciascun oggetto evoca a livello individuale

L’interesse principale è per la dimensione connotativa dei significati. Per poter indagare su questo aspetto è necessario considerare due elementi principali: innanzitutto, le problematiche legate alla rilevazione di dimensioni soggettive connesse al livello culturale, di personalità e di esperienza; in secondo luogo, è necessario individuare uno strumento che consente di misurare il significato attribuito ad uno stimolo attraverso una procedura di misurazione standardizzata che consenta di quantificare l’osservazione e di confrontare i risultati ottenuti. I primi a porsi il problema di come misurare il significato connotativo di uno stimolo furono Osgood e i suoi collaboratori dell’Università dell’Illinois nel 1957. Osgood Suci e Tannenbaum sostengono che per misurare il significato connotativo di un concetto non è necessario basarsi su una descrizione soggettiva e diretta del significato da parte dell’intervistato quanto piuttosto utilizzare le associazioni che l’intervistato instaura fra il concetto analizzato e altri concetti proposti in maniera standardizzata a tutti gli intervistati

Risorse:

Il differenziale semantico per la misura degli atteggiamenti

Cosa è il differenziale semantico

Su queste basi viene elaborato il differenziale semantico.

Il differenziale Semantico è costituito da una serie di scale, ciascuna delle quali rappresenta una componente del significato (dimensione dello spazio semantico) ed è immaginata come una retta passante per l’origine di questo spazio. Il numero di dimensioni che definisce tale spazio è teoricamente finito, ma non conoscibile.

Ogni scala/dimensione è composta da una coppia di aggettivi bipolari tra i quali è collocata una scala con 5 o 7 posizioni (rating). Il concetto è collocato soggettivamente in tale spazio da un numero finito di coordinate ciascuna delle quali corrisponde alla posizione che ciascun soggetto attribuisce al concetto su ciascuna scala.

Il punto rappresenta il significato connotativo dell’oggetto.

Si chiede, poi, a ciascun intervistato di classificare l’intensità di ogni giudizio sulla scala, la valutazione che ciascun intervistato da dell’oggetto per ciascuna scala è individuata dalla posizione dell’oggetto rispetto all’origine e viene espressa in termini di:

  • qualità (direzione positiva o negativa)
  • intensità (distanza dall’origine)

Il differenziale semantico si configura come una combinazione di associazioni controllate e di procedure di scaling. (Osgood Suci e Tannenbaum, 1957, 20)

Come si costruisce un differenziale semantico

  1. Si selezionano degli aggettivi che specificano degli attributi relativi all’oggetto e nel trovare i rispettivi opposti
  2. Si dispongono gli attributi e le polarità opposte, coi relativi aggettivi, in una lista, composta da non più di una ventina di items, in modo tale che le polarità negative e le polarità positive compaiano a volte a destra e volte a sinistra
  3. i due aggettivi vengono indicati dei tratteggi in genere senza etichette
  4. l’intervistato appone una crocetta in corrispondenza della posizione che corrisponde al proprio grado di percezione dell’oggetto tra i due aggettivi del continuum;
  5. ogni coppia di aggettivi diventerà una variabile nella matrice dei dati

Differenziale semantico: esempio

Di seguito troverà una scheda che contiene una serie di coppie di aggettivi che vanno da una valutazione positiva ad una negativa.

Osservando questa scheda indichi, con una crocetta, la casella che, tra i due aggettivi estremi, corrisponde alla Sua valutazione sull’ABORTO.


Il termometro dei sentimenti

Il termometro dei sentimenti è una scala di atteggiamenti in cui in cui l’intervistato può disporre gerarchicamente e comparativamente oggetti diversi. Graficamente si presenta come un vero e proprio termometro per la temperatura, graduato, in genere, da 0 a 100 con intervalli di 5°; in alcuni casi , va da un minimo di -100 a +100. Anche in questo caso sono presenti solo due forti connotazioni semantiche, in testa (sopra il massimo di ‘temperature calde’) ed in coda (sotto il minimo di ‘temperature fredde’).

L’intervistato ha il compito di distribuire, lungo le varie gradazioni del termometro, i vari ‘oggetti’ da valutare che sono descritti in striscioline di carta (gadget) che può apporre sul termometro, spostare, muovere a piacere, fino a a quando ritiene che la disposizione sia soddisfacente.

La ‘temperatura’ corrispondente ad ogni intervallo corrisponde al valore attribuito all’oggetto dall’intervistato; per ogni oggetto, il ricercatore registra il valore e procede all’analisi.

Anche se le espressioni utilizzate variano a seconda degli obiettivi della ricerca, esse devono riferirsi sempre a proprietà importanti del concetto.

Pregi e difetti del termometro dei sentimenti

Anche se è poco utilizzato, il termometro dei sentimenti è un interessante strumento di comparazione.

La tecnica, però, non risolve la questione, come accade negli strumenti con pochi ancoraggi semantici, della tendenza degli intervistati a collocare gli oggetti nel termometro sempre nella parte alta o bassa o centrale. Anche se è poco utilizzato, il termometro dei sentimenti ha molti vantaggi rispetto alle scale se l’obiettivo è la comparazione.

termometro dei sentimenti

termometro dei sentimenti


La scala Cantril

La scala, che da il nome all’intera famiglia, fu ideata nel 1965 dallo psicologo statunitense Albert Hudley Cantril che propone un modo innovativo per rilevare gli atteggiamenti.

La sua caratteristica consiste nel fatto che viene costruita direttamente dall’intervistato.

Stabilita una certa proprietà, l’intervistato deve valutarla sulla base delle sue percezioni, dei suoi obiettivi e dei suoi valori utilizzando un range che va da 0 (peggior stato possibile) a 10 (miglior stato possibile).

In questo modo si definiscono gli estremi della scala che viene a rappresentare i desideri, le aspirazioni o le preoccupazioni degli intervistati.

Viene chiesto, poi, all’intervistato di utilizzare la scala numerica da 0 a 10 per indicare dove si collocherebbe rispetto al passato, al futuro e al presente in riferimento ad una serie di “oggetti” (il suo lavoro, la sua situazione economica, del suo paese o di una minoranza etnica). Il vertice della scala rappresenta la condizione ideale per l’intervistato mentre la base rappresenta il peggior stato possibile rispetto alla proprietà che la scala rileva.

Scala Cantril – esempio

Scala Cantril - esempio


Le scale di autocollocazione su un segmento graduato

E’ molto utilizzata in sociologia, specie nelle indagini politiche (scala di autocollocazione politica). Si compone di un’asse divisa in dieci caselle o posizioni che vanno da destra a sinistra utilizzando le quali l’intervistato definisce la sua collocazione rispetto alla sua posizione politica.

Anche in questo caso sono etichettati solo l’inizio con 0 e la fine della scala con 10 dove 0 indica estrema destra, 10 estrema sinistra.

L’obiettivo della scala non è rilevare l’appartenenza ad uno schieramento partitico (ovvero il partito per cui si vota), ma le opinioni degli intervistati a seconda del loro orientamento politico. Per questo motivo viene definita “scala a singolo item” La scala di autocollocazione sull’asse sinistra-destra costituisce uno dei più importanti predittori delle scelte di voto.

La scala di autocollocazione politica: esempio


Le scale auto-grafiche

Le scale autografiche o line production – ideate dagli psicofisici con il nome cross-modality matching e molto utilizzate fra i politologi nord- europei adottano grafici in luogo di numeri.

Ai soggetti viene affidato il compito di tracciare su un foglio una linea di lunghezza proporzionale al loro gradimento per un oggetto/stimolo o allo (cut segment).

La lunghezza massima possibile del segmento (e quindi il punteggio massimo della scala) è implicitamente stabilita dalla larghezza del foglio.

Scale auto-grafiche: 4 tipi di somministrazione

Scale autonacoranti tipi di somministrazione

Scale autonacoranti tipi di somministrazione


Prossima lezione

Le fonti statistiche ufficiali

  • Cosa sono le fonti statistiche ufficiali
  • Le classificazioni delle fonti statistiche ufficiali
  • La natura dell’ente
  • Lo scopo della rilevazione
  • La territorialità
  • Fonti statistiche internazionali, nazionali e locali

Le lezioni del Corso

I materiali di supporto della lezione

L.E. Guttman, A basis for Scaling Qualitative Data, in “American Sociological Review” n.9, 1944, pp. 139-150

C. E. Osgood, G. J. Suci e P. H. Tannenbaum, The measurement of meaning. Chicago University of Illinois Press, 1957

H. Cantril, L. A. Free, Hopes and Fears for Self and Country: The Self-Anchoring Striving Scale in Social Research, American Behavioral, 1962. Scientist, VI, 2 (october), supplement

A. Marradi, Termometri con vincolo di ordinalità: il "gioco della torre" consente di aggirare la tendenza alla desiderabilità sociale?, Sociologia e Ricerca Sociale" n. 57 (1998): 49-59

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