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Enrica Amaturo » 28.L'approccio qualitativo. L'osservazione partecipante


La ricerca qualitativa

Come si è avuto modo di evidenziare precedentemente (lezione 9) e come vedremo nelle prossime lezioni, le tecniche qualitative, a differenza di quelle quantitative, non sono facilmente distinguibili né dal punto di vista concettuale né terminologico e spesso nemmeno dal punto di vista applicativo. Alcune tecniche si differenziano, infatti, solo per delle sfumature e spesso accade che il ricercatore le utilizzi contemporaneamente nel corso di una stessa ricerca. Anche la raccolta e l’analisi dei dati, che nella ricerca quantitativa rappresentano fasi cronologicamente ben distinte, qui si intrecciano e si sovrappongono durante tutta la ricerca.

Inoltre, l’analisi del materiale empirico si articola secondo criteri “personali” del ricercatore costituiti dalla sua sensibilità soggettiva, dalla sua immaginazione sociologica e dalla sua capacità di connettere eventi e di estrapolare dalla realtà osservata delle generalizzazioni. L’ingresso dell’informatica per l’analisi dei dati qualitativi ha, di fatto, modificato relativamente questa condizione.

“la ricerca qualitativa … consiste in un processo dinamico che lega assieme problemi, teorie e metodi … di conseguenza il processo di ricerca non è una ben definita sequenza di procedure che seguono il nitido disegno, ma una confusa interazione tra il mondo concettuale e quello empirico, dove deduzione ed intuizione si realizzano nello stesso tempo”. (Bryan e Burgess 1994, 2)

La ricerca qualitativa: tavola riassuntiva

La ricerca qualitativa: tavola riassuntiva


Le tecniche qualitative

Le tecniche qualitative si possono raggruppare in tre categorie, ciascuna riconducibile ad una delle tre azioni che l’uomo mette in atto per analizzare la realtà che lo circonda


Osservazione partecipante: definizione

L’osservazione partecipante è una strategia di ricerca nella quale il ricercatore si inserisce in maniera diretta e per un periodo di tempo relativamente lungo in un determinato gruppo sociale preso nel suo ambiente naturale, istaurando un rapporto di interazione personale con i suoi membri allo scopo di descriverne le azioni e di comprenderne, mediante un processo di immedesimazione, le motivazioni.

(Corbetta, 1999, 368)

Cosa è l’osservazione partecipante

L’osservazione partecipante è, dunque, una tecnica per la raccolta di informazioni sul comportamento non verbale tipica del paradigma interpretativo. Oltre ad “osservare” e “ascoltare”, il ricercatore ha un contatto diretto e personale con il soggetto studiato: nell’osservazione partecipante il ricercatore si immerge nel contesto sociale che vuole studiare anche per molto tempo, vive con e come le persone che studia, ne condivide la quotidianità, le interroga per scoprire le loro concezioni del mondo e le loro motivazioni all’agire. Ciò gli consente di sviluppare una visione “dal di dentro” che è la base della comprensione.

Obiettivi della tecnica:

  • ricostruire il profilo della cultura che si intende studiare dal punto di vista dei suoi membri, individuando la loro visione del mondo, e cogliendo il senso che ciascuno ripone nelle proprie azioni
  • delineare le regole (anche implicite) che governano l’interazione sociale, ricostruire la trama che ora unisce, ora oppone, i valori le credenze che abitano la cultura in studio

Caratteristiche

  1. L’osservazione deve essere condotta in prima persona dal ricercatore
  2. Il periodo di osservazione deve essere relativamente lungo (mesi/anni) in modo tale da permettere di cogliere le dinamiche del gruppo e l’aspetto dinamico dei fenomeni che studia
  3. La partecipazione deve avvenire nell’habitat naturale del gruppo
  4. L’attività del ricercatore deve riguardare sia l’osservazione sia la partecipazione attiva alla vita del gruppo
  5. La distanza tra osservatore e oggetto osservato si annulla: il ricercatore entra dentro i confini dell’oggetto osservato
  6. Lo scopo è descrivere e comprendere la realtà “vedendo il mondo con gli occhi dei soggetti osservati”

Breve storia

La tecnica, nata in ambito antropologico fra il XIX e il XX secolo, fu definita esplicitamente per la prima volta da Bronislaw Malinowski nell’Introduzione del suo libro “Argonauti del Pacifico Occidentale” (1922). Fino ad allora l’approccio di studio antropologico considerava le popolazioni indigene come “selvaggi primitivi da educare alla civiltà occidentali”.

Malinowski mise in crisi questo modello introducendo la necessità di “afferrare il punto di vista dell’indigeno”. Per questo motivo egli trascorse lunghi periodi nelle società primitive della Nuova Guinea vivendo a stretto contatto con gli indigeni e condividendone la quotidianità.

Successivamente questo modo di far ricerca non solo fu utilizzato per indagare su specifiche aree di studio delle società moderne ma fu adottato anche da altre discipline come, appunto, la sociologia.

Malinovski e gli argonauti del Pacifico

Malinovski e gli argonauti del Pacifico


L’osservazione partecipante e la sociologia

In sociologia l’introduzione di queste tecniche di ricerca si deve a Robert Ezra Park e alla Scuola di Chicago che negli anni ‘20 e ‘30 ne proposero l’impiego negli studi sulla società urbana americana.

«I metodi pazienti dell’osservazione che gli antropologi come Boas e Lowie hanno utilizzato nello studio sulla vita e sui costumi degli Indiani dell’America del Nord potrebbero essere impiegati in modo ancora più fecondo nello studio sui costumi, le credenze, la pratica sociale e le concezioni generali della vita prevalenti nei quartieri di Little Italy nella zona inferiore di North Side a Chicago, o ancora per registrare i costumi più sofisticati degli abitanti di Greenwich Village e del quartiere di Washington Square a New York»

(R. E. Park, 1979)

Risorse:

Robert Ezra Park

Robert Ezra Park

Robert Ezra Park


Campi di applicazione

L’osservazione partecipante può essere applicata allo studio di tutte le attività umane ogni qualvolta si vuole scoprire dall’interno la loro visione del mondo.

In particolare, è utilizzata quando:

  1. si sa poco di un fenomeno sociale (ad es. un nuovo movimento politico)
  2. esistono forti differenze tra il punto di vista dall’interno e quello dall’esterno (gruppi etnici, gruppi professionali)
  3. il fenomeno sociale si svolge al riparo da sguardi estranei (rituali religiosi, vita familiare)
  4. il fenomeno sociale è deliberatamente nascosto agli sguardi estranei (comportamenti devianti, sette segrete)

Campi di applicazione in sociologia

Nella ricerca sociologica è applicata in due ambiti:

  1. studi di comunità ovvero studi che riguardano tutti gli aspetti di vita di microcosmi sociali autonomi territorialmente definiti e dotati di un universo culturale specifico, che investe tutti gli aspetti della vita (es. comunità contadina, piccole città di provincia)
  2. studi di subculture ovvero studi che riguardano subculture sviluppatesi all’interno di segmenti sociali di società complesse, che possono rappresentare o aspetti della cultura dominante (cultura giovanile, dei militari, di un partito politico) o essere con essa in parziale conflitto (setta religiosa, minoranze etniche), o addirittura in aperto conflitto (gruppi terroristici, gruppi devianti)

Tipi di osservazione

Sulla base dell’esplicitazione o meno del ruolo dell’osservatore, è possibile distinguere due tipi principali di osservazione.

  • Osservazione dissimulata: l’osservatore si inserisce nella situazione sociale studiata fingendo di essere un membro al pari degli altri senza mai dichiarare apertamente i suoi reali obiettivi e la sua reale identità
  • Osservazione palese: l’osservatore dichiara apertamente e immediatamente di essere un ricercatore e di voler far parte del gruppo sociale che intende studiare non per condivisione degli obiettivi del gruppo ma per osservarlo ai fini di studio

Osservazione palese vs Osservazione dissimulata

L’osservazione dissimulata trova la sua ragion d’essere nel fatto che sapendo di essere osservato l’individuo potrebbe comportarsi in modo diverso da come fa abitualmente. Adottando l’osservazione dissimulata sarebbe così possibile cogliere l’agire naturale delle persone (paradosso dell’osservatore).

A queste argomentazioni si contrappongono quelle di coloro che ritengono che la dissimulazione abbia una serie di controindicazioni di ordine morale: presentare un’identità diversa dalla propria è, infatti, inaccettabile se si considera l’elevato valore morale delle finalità della ricerca.

Un giusto punto di incontro consiste nel considerare i due tipi di osservazione come complementari alla ricerca stessa: l’osservazione dissimulata è valida per le prime fasi dell’osservazione; a mano a mano che l’osservatore viene accettato nell’ambiente studiato e la sua presenza diviene consuetudine, le diffidenze si attenuano ed il comportamento degli osservati torna ad essere normale.

Studenti in classe

Studenti in classe

Folla allo stadio

Folla allo stadio


Osservazione palese vs Osservazione dissimulata

Esistono comunque situazioni in cui l’adozione di un’osservazione dissimulata è necessaria: quando l’ambiente osservato è pubblico, aperto, sarebbe impossibile e quantomeno inutile rendere manifesta l’osservazione.

Esempio:

  • studi sul comportamento delle folle durante le manifestazioni sportive
  • studi sul comportamento dei giovani nei luoghi di aggregazione (pub)

Se il gruppo da studiare è privato ed esterno all’esperienza del ricercatore e l’accesso è limitato solo a chi possiede determinate caratteristiche, l’osservazione palese è necessaria.

Esempio

  • Studi su comportamento di classi degli istituti superiori
  • Studi sul comportamento dei giovani all’interno del gruppo di amici
Giovani in discoteca

Giovani in discoteca


I protagonisti dell’osservazione partecipante

Uno dei primi e più importanti problemi che il ricercatore si trova a dover risolvere se intende procedere con un’osservazione partecipante è quello dell’accesso al gruppo.

Il modo più semplice di risolverlo è ricorrere ad un mediatore culturale, ovvero una persona che non solo gode della fiducia del gruppo ma, per le caratteristiche che possiede, è anche in grado di capire le esigenze del ricercatore. Grazie al mediatore culturale il ricercatore viene legittimato e acquisisce credibilità nel gruppo.

Ciò però non basta; il ricercatore ha anche la necessità di instaurare rapporti di fiducia con determinate figure del gruppo al fine di ottenere informazioni sul gruppo stesso. Queste figure vengono dette informatori o testimoni privilegiati. Essi appartengono al gruppo e sono collocati in posizioni strategiche per la conoscenza dell’ambiente. Il loro ruolo è di supportare il ricercatore anche nelle interpretazioni che egli dà della cultura studiata. Per questo motivo, generalmente, tra ricercatore e informatore di stabilisce uno stretto rapporto personale.

Gli informatori si distinguono in:

  • informatori istituzionali: sono soggetti investiti di un ruolo formale nell’organizzazione forniscono, quindi, una lettura del contesto sociale circostante influenzata dalla loro lealtà verso l’istituzione (il parroco, il preside della scuola superiore ecc.)
  • informatori non istituzionali: sono soggetti che appartengono direttamente alla realtà studiata vivendola in prima persona; per questo motivo sono in grado di fornire la loro interpretazione dei fatti e le loro motivazioni all’agire (i fedeli che frequentano la chiesa, gli studenti di una scuola superiore)

Che cosa osservare: gli oggetti di osservazione

Nonostante sia una tecnica non standard, il ricercatore deve prevedere comunque una selezione di ciò che egli intende osservare. La selezione viene stabilita dalla teoria di riferimento. La ricerca dell’osservatore partecipante non parte da una tabula rasa: egli seleziona gli oggetti di osservazione, decide che cosa chiedere e forgia i suoi interessi nel corso della ricerca stessa.

In generale, è possibile distinguere 5 oggetti i osservazione:

  1. il contesto fisico ovvero la descrizione della conformazione strutturale degli spazi nei quali si sviluppa l’azione sociale; le caratteristiche fisiche sono fondamentali perché sono espressioni di caratteristiche sociali e condizionano, quindi, l’azione sociale
  2. il contesto sociale ovvero la descrizione dell’ambiente umano come, ad esempio, le parsone che frequentano un quartiere, il loro modo di vestire, le finalità dei loro spostamenti di giorno e di notte e così via
  3. le interazioni formali ovvero le interazioni che avvengono tra individui all’interno delle istituzioni e delle organizzazioni nelle quali i ruoli sono prestabiliti e le relazioni sono regolamentate da vincoli prefissati
  4. le interpretazioni degli attori sociali ovvero l’interpretazione da parte del ricercatore delle interazioni verbali tra i soggetti del gruppo. Spesso l’interazione può avvenire tra soggetto e ricercatore sottoforma di colloquio informale o di intervista informale
  5. le interazioni informali ovvero le interazioni che avvengono tra individui all’interno del gruppo nelle quali i ruoli non sono prestabiliti e le relazioni non sono regolamentate da vincoli prefissati. Molto difficili da osservare proprio per la loro informalità, spesso costituiscono il focus dell’osservazione

Registrazione dell’osservazione

Il processo di registrazione dei dati osservati consiste nella stesura particolareggiata di appunti fatta giorno dopo giorno, una sorta di diario quotidiano in cui il ricercatore descrive minuziosamente ciò che ha osservato. Gli appunti non sono il “ricordo” del ricercatore ma nascono dall’interazione tra il ricercatore e la realtà osservata:egli può commentare ciò che descrive ma deve aver cura di separare e chiarire i suoi commenti dalla mera descrizione dei fatti.

Tre sono le componenti essenziali della registrazione:

  1. la descrizione dei fatti, dei luoghi e delle persone che è essenzialmente oggettiva
  2. l’interpretazione data dal ricercatore di questi avvenimenti che è essenzialmente soggettiva
  3. l’interpretazione dei soggetti che emerge da frasi ascoltate, da conversazioni informali con l’osservatore o da interviste formali

Analisi del materiale empirico

L’analisi del materiale è la fase più delicata e complessa perché è in questo momento che si realizza il passaggio dai costrutti di prim’ordine – ciò che si è osservato – ai costrutti di second’ordine – le categorie concettuali della teoria sociologica (Cardano, 1997). Scopo dell’osservazione è, infatti, non solo comprendere dal punto di vista dei soggetti ma anche far emergere aspetti dei quali i soggetti stessi non hanno consapevolezza.

L’analisi è allora un processo continuo che si sviluppa nel corso dell’osservazione, un intreccio di osservazione e analisi che consente di produrre, via via, le prime elaborazioni teoriche.

Per questo motivo le caratteristiche dell’analisi presentano le caratteristiche della retroattività e della ciclicità: a mano a mano che procede, la riflessioni teorica torna sugli elementi osservativi già analizzati, per ri-analizzarli alla luce delle nuove acquisizioni.

Questo modo di procedere pone spesso un problema definito da Lofland (1971) dramma della selezione: l’iter dell’analisi può essere paragonato ad un imbuto in cui, a mano a mano che si procede, l’analisi stessa si restringe. Ciò implica che il ricercatore è costretto a fare delle scelte via via sempre più drastiche depurando le sue conclusioni dalle osservazioni stesse, una scelta necessaria affinché si mantenga una linea argomentativa efficace.

Le 3 fasi operative dell’analisi del materiale

  • Descrizione: iscritta nel contesto culturale storico e in una relazione di rapporti sociali, essa è il resoconto sensoriale di ciò che il ricercatore ha osservato, arricchita dei significati e delle interpretazioni. E’ un vero e proprio assemblaggio di materiale diverso (narrazioni, interviste, cronache giornaliere, testi di discorsi ecc). La descrizione è il “prodotto” dell’osservazione
  • Classificazione: osservando il mondo sociale (fisico e relazionale), l’osservatore individua delle regolarità nel tempo e delle similitudini tra gli oggetti sociali, individua, cioè, dei tipi. I tipi vengono identificati sulla base di valutazioni personali sulla somiglianza/dissomiglianza con un processo mentale di tipo sintetico ed intuitivo. In questo modo il ricercatore costruisce delle classificazioni o tipologie
  • Dimensioni della tipologia o della classificazione: questa è una fase analitica nella quale il ricercatore si pone come obiettivo l’individuazione della struttura concettuale della classificazione, ovvero specifica le caratteristiche (dimensioni) che differenziano i tipi precedentemente individuati, pervenendo alle astrazioni teoriche dette tipi ideali. Il modo più comune è di individuare i temi culturali che caratterizzano la società oggetto di analisi, ovvero quei temi-principi che danno significato al tutto (Spradley, 1980)
Struttura dell’osservazione partecipante

Struttura dell'osservazione partecipante


Criticità dell’osservazione partecipante

  1. Soggettività: nell’OP tutta la rilevazione viene filtrata dalla percezione del ricercatore e dalla sua capacità di immedesimazione
  2. Non generalizzabilità dei casi studiati: L’OP prevede lo studio di uno o pochi casi e quindi i risultati non possono essere generalizzati
  3. Non standardizzazione delle procedure utilizzate: l’assenza di standardizzazione delle procedure implica la non ripetibilità degli studi: se cambia il ricercatore cambiano i soggetti e gli ambienti osservati, i modi di osservare, la sequenza degli atti di rilevazione, le pratiche di raccolta dati e le caratteristiche del materiale empirico utilizzato

Per riassumere

L’osservazione partecipante è la tecnica utilizzata per lo studio dell’interazione sociale:

  • rilevata in un contesto naturale
  • nel quale il ricercatore si immerge
  • e che impara a conoscere impiegando le risorse del dialogo e della partecipazione

La partecipazione è il centro di questa esperienza:

  • osservazione diretta
  • dialogo
  • assunzione di ruolo (risocializzazione)

Prossima lezione

L’intervista qualitativa

  • La rilevazione mediante interrogazione
  • Tipi di intervista
  • Conduzione dell’intervista
  • Analisi del materiale empirico

Le lezioni del Corso

I materiali di supporto della lezione

A. Bryan R. G. Burgess,Analiyzing qialitative data, Londono Routledge, 1994.

B. Malinowski, Argonauti del Pacifico occidentale. Riti magici e vita quotidiana nella società primitiva, Torino Bollati Boringhieri, 2004.

J. Lofland, Analyzing Social Settings, Belmont, Wadsworth Publishing Company, 1971.

J. P. Spradley, Participant observation, Orlando FL: Harcourt Brace Jovanovich College Publishers, 1980.

M. Cardano, L'interpretazione etnografica. Sui criteri di adozione degli asserti etnografici, in F. Neresini (a c. di), “Interpretazione e ricerca sociologica. La costruzione dei fatti sociali nei processi di ricerca”, Urbino Quattro Venti, 1997.

R. E. Park, La città, indicazioni per lo studio del comportamento urbano nell'ambiente urbano, 1916 (trad. it. 1979).

Lanzetti C., Elaborazioni di dati qualitativi, Angeli, Milano, 1995.

L. Ricolfi, La ricerca qualitativa, Roma Carocci,1998.

D. Silverman, Come fare ricerca qualitativa Roma Carocci, 2002.

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