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Mauro Calise » 4.La matrice di Election


Introduzione al concetto di Election

Il termine elezione deriva dal verbo latino “eligere”, che significa scegliere. Dal punto di vista etimologico, questo verbo è molto vicino ad un altro verbo latino, “seligere”, che vuol dire proprio selezionare. Per elezione si intende infatti il processo formale per selezionare uno o più candidati ad un ufficio pubblico.

Le definizioni di elezione variano nelle diverse lingue e tradizioni culturali:

Abstracts delle voci di “elezione” nei dizionari di scienza politica, in M. Calise e T. Lowi, Hyperpolitics – An Interactive Dictionary of Poltical Science Concepts, Chicago, Chicago University Press, 2010.

Per un inquadramento introduttivo, accedi al testo integrale di:

D. Fisichella e G. Sani, Elezioni, in Enciclopedia delle Scienze Sociali, Roma, Treccani, 1993

H. Eulau, R. Gibbins, P. Webb, Election, in Encyclopedia Britannica

La varietà delle elezioni

Le elezioni sono state spesso assunte come l’elemento cruciale dei sistemi politici democratici e come tale esse sono state analizzate sia dal punto di vista teorico che empirico.

Il fenomeno elettorale raccoglie una grande variabilità di esperienze. Sono, infatti, numerosi gli aspetti che lo riguardano, dalle regole che disciplinano le consultazioni alle modalità di traduzione dei voti in seggi, fino ad arrivare alle modalità di partecipazione degli elettori e alle caratteristiche della campagna elettorale.

Un inquadramento sul significato dell’elezione nel pensiero politico premoderno e contemporaneo è offerto ad esempio da G. Pomper, The Concept of Elections in Political Theory. L’accesso al testo integrale è aperto per tutti i domini abilitati dalla Federtico II o altri atenei affiliati a JStor. L’abstract è comunque liberamente disponibile.

What is an election, da A. Reeve e A. Ware, Electoral System, p.17

What is an election, da A. Reeve e A. Ware, Electoral System, p.17


Cosa determina il voto

La schematizzazione che sarà presenta di seguito si concentra sui fattori principali che determinano le scelte di voto, che possono essere svariati, come per esempio le indentificazioni partitiche di lungo periodo, la valutazione dei programmi e dal rapporto fra elettori e candidati.

La variabilità del comportamento di voto è stata mostrata dal classico The American Voter nel 1960 di Campbell, Converse, Miller e Stoke, e più di recente dal testo The New American Voter di Shanks e Miller (scheda).

Fattori esplicativi del comportamento elettorale, da Fasano e Martinelli, Unimi

Fattori esplicativi del comportamento elettorale, da Fasano e Martinelli, Unimi


Il voto che si fa in quattro

La matrice, elaborata da Luigi Di Gregorio, partendo da una classica tipologia del comportamento elettorale, definisce quattro tipi di voto. Tre di essi rappresentano categorie interpretative di riferimento per la letteratura sulle elezioni, vale a dire il voto ideologico, il voto di opinione ed il voto di scambio. Un quarto tipo, il voto populista/carismatico, ha acquisito rilevanza negli ultimi anni.

In merito alla tipologia classica si veda ad esempio il noto contributo di A. Parisi e G. Pasquino, Relazioni partiti-elettori e tipi di voto, in A. Parisi e G. Pasquino (a cura di), Continuità e mutamento elettorale, Bologna, Il Mulino, 1977, pp. 215-249.

Per uno spunto di riflessione sul caso italiano si veda il colloquio con Calise, D’Alimonte e Pasquino su CafféEuropa.

L’asse verticale – Chi vota

Sull’asse verticale ci si pone la domanda “chi vota”. Da una parte ritroviamo il riferimento all’attore individuale, citizen, ad identificare un contesto in cui prevalga un voto espresso sulla base del calcolo degli interessi? e in relazione a considerazioni personali.

Dall’altra parte il concetto di people si riferisce ad una comunità di elettori, l’elettorato nel suo insieme, che sembra esprimere nell’atto di voto processi di identificazione collettiva.

Sulla natura molteplice delle variabili che incidono sulla formazione delle opinioni e le scelte di voto si veda il testo di Zaller, The Origins and Nature of Mass Opinion

L’asse orizzontale – Per chi si vota

Sull’asse orizzontale si sposta invece l’attenzione sul “chi si vota”. Sono presentati i concetti di partito e leadership, vale a dire gli attori, l’uno collettivo l’altro individuale, cui può essere destinato il consenso elettorale.

I contributi di alcune scuole americane (Columbia e Michigan) nel corso degli anni 50 e 60 hanno dedicato particolare attenzione ai fattori dell’appartenenza di classe e dell’identificazione partitica. In tempi più recenti l’attenzione della ricerca è andata invece concentrandosi su fattori di più breve durata, con particolare enfasi sul ruolo dei candidati, tanto da giustificare l’espressione candidate centered election (Wattemberg 1991)

Matrice di Election – Asse orizzontale

Matrice di Election - Asse orizzontale


Il quadrante in alto a sinistra – Il voto di appartenenza

Dall’incrocio dei due assi si ricavano quattro tipi di voto.

Il voto di appartenenza nasce da un attaccamento ai partiti spesso maturato attraverso processi di socializzazione primaria (il voto ereditato in famiglia) o di radicamento territoriale. E’ fissato con un collante ideologico che funge da visione del mondo più o meno organica a supporto dell’appartenenza.

Chi esprime questo tipo di voto  lo interpreta come «identificazione soggettiva con una forza politica che egli ritiene abbia col proprio gruppo sociale di appartenenza un rapporto di identificazione organica piutosto che di semplice rappresentanza istituzionale» (Parisi e Pasquino 1977, p. 224).

Sul tema si vedano le brevi definizioni da Video Glossary: Party IdentificationPolitical Socialization

Il voto d’appartenenza e il caso italiano

Il voto ideologico o di appartenenza ha caratterizzato i primi decenni della storia repubblicana, quando il voto per un partito esprimeva l’appartenenza ad una forza politica che promuoveva l’interesse di specifici gruppi sociali. Si possono richiamare alla memoria i casi della Democrazia Cristiana e del Partito Comunista, che proponevano ai propri elettori una ben definita visione ideologica più che una serie di alternative programmatiche.

Tuttavia il voto d’appartenenza resiste ancora oggi come fattore rilevante che orienta le scelte elettorali. Ilvo Diamanti in uno dei suoi ultimi contributi (recensione) mette in guardia i politologi dal sottovalutare le determinanti ‘classiche’ del voto. Soprattutto nel caso italiano.

Il quadrante in basso a destra – il voto di scambio

Il quadrante in basso a destra si riferisce al voto di scambio.

In America lo chiamano patronage, un sistema di distribuzione di favori su base particolaristica.

In questo caso le motivazioni di voto si basano sull’aspettativa di una contropartita all’espressione della preferenza elettorale. Il comportamento di voto, a differenza del voto di opinione, è dunque legato al conseguimento di un interesse immediato ed individuale. Votante o votato diventano così due soggetti di una relazione di scambio. La base sociale di questo tipo di voto è in primo luogo da ricercarsi nella aree sociali più periferiche.

Il quadrante in basso a destra

Il quadrante in basso a destra


Il voto di preferenza

In Italia il patronage seguendo l’impostazione degli studi statunitensi sulla civic culture viene chiamato clientelismo, e attribuito esclusivamente al Sud.

Negli ultimi anni, In Italia, si è registrato un sensibile incremento dei voti alla persona rispetto a quelli per liste per le cariche collegiali. Nelle ultime elezioni regionali, ad esempio, nelle regioni meridionali il voto di preferenza ha riguardato i tre quarti delle preferenze esprimibili, lasciando sospettare un ruolo ancora importante per il voto di scambio.

Si veda ad esempio il contributo di Fabrizio e Feltrin, L’uso del voto di preferenza: una crescita continua. L’accesso integrale è aperto per tutti i domini abilitati dall Fedrico II o altri atenei affiliati a Darwinbooks.

Il quadrante in basso a sinistra – Il voto d’opinione

Nel quadrante in basso a sinistra, è presentato il “voto di opinione o voto di scelta”, basato su una valutazione razionale dei diversi programmi dei partiti. Il concetto di policy al centro del quadrante è usato come sinonimo di tematica, programma, vale a dire tutte le politiche pubbliche che un dato partito desidera implementare, attuare, una volta vinte le elezioni.

Il voto di opinione presuppone che i cittadini mostrino «un alto grado di integrazione nel sistema politico, una sostanziale adesione e fiducia nel metodo  e nelle procedure che regolano la scelta» (Parisi e Pasquino 1977, p. 222). Sue caratteristiche sono l’alto livello di incertezza, la sua variabilità nel tempo e la forte esposizione alla congiuntura politica.

Il quadrante in basso a sinistra

Il quadrante in basso a sinistra


Voto di opinione e razionalità

Il voto di opinione presuppone la razionalità degli elettori, che è uno dei punti centrali del paradigma egemone negli studi elettorali.

Il dibattito sulla razionalità dell’elettore inizia con il testo di Anthony Downs e la definizione del paradosso dell’elettore razionale (per un approfondimento si veda il paragrafo Elections nella voce Public Choice in The Library of Economics and Liberty). Popkin nel 1991 propone l’etichetta di reasoning voter per sottolineare che “the voters actually do reason about parties, candidates and issues. They have premises and they use those premises to make inferences from their observation of the world around them” (Popkin 1991, p.7).

Il paradigma è ridiscusso nel 2007 dal testo di Bryan Caplan, The Myth of The Rational Voter. Why democracies choose bad policies? (riassunto dall’autore).

Il quadrante in alto a destra

Infine, il quadrante in alto a destra si riferisce al voto populistico o carismatico. La personalizzazione della politica, favorita da un uso diffuso della televisione e dai nuovi mezzi di comunicazione, è stata principalmente una conseguenza della fine delle ideologie e della crisi del partito di massa, che ha portato spesso all’avanzare dei partiti personali:
«Il tipo puro è rappresentato da un partito con una forte ideologia individualista, guidato da un leader carismatico che abbia anche ingenti risorse patrimoniali, e che adoperi intensamente i mezzi di comunicazione di massa come strumento per l’acquisizione del consenso. È questo il caso di Forza Italia, e del suo padre-padrone Silvio Berlusconi. Forza Italia è stato un evento rivoluzionario nel sistema dei partiti politici, per la rapidità della sua formazione e lo straordinario successo conseguito. Non si tratta, tuttavia, di un caso isolato nel panorama internazionale. Anche se difficilmente si ritrovano in modo così lineare e trasparente tutte le caratteristiche, vi sono molte esperienze che soprattutto nei paesi di recente democratizzazione sembrano seguire un percorso non troppo dissimile da quello del partito di Berlusconi» (Calise 2006).

Il nuovo tipo di voto è, dunque, una nuova forma di votazione per affezione, non più verso il partito ma verso il leader.

Berlusconi e il voto leader-oriented

Il problema dell’accessodelle forze politiche ai mezzi di comunicazione è fondamentale nei contesti in cui è diffuso il voto di natura populista. In questo quadrante si verifica infatti un intreccio fra il ruolo del leader e l’uso degli strumenti mediali che rimette in discussione il corretto funzionamento della democrazia. Quando il leader politico è proprietario di un importante network televisivo nazionale si registra, dunque, una chiara anomalia che potrebbe anche compromettere le dinamiche di competizione politica.

Il caso di Berlusconi è anche un chiaro esempio di come la partita che si gioca sul piano dell’immagine sia diventata più delicata. L’immagine del leader è una risorsa complessa che tiene insieme la dimensione pubblica e quella privata in quella che Barisione chiama immagine ‘performativa’.

La componente dell’opinione torna qui nella misura in cui i leaders riescono ad applicare a se stessi il meccanismo della issue ownership (Petrocik 1996), nello stesso modo in cui questo si verifica per i partiti.

I link della matrice di Election

La presentazione di un concetto non è solo circoscritta alla sua matrice. Grazie ad un comune schema logico e ad un vocabolario condiviso, possiamo ritovare lo stesso lemma anche in altre matrici di Hyperpolitics, che ne completano la definizione attraverso la collocazione in diversi contesti semantici. Le matrici collegate arricchiscono così la presentazione del concetto in esame.

«These are no mere cross-references, as there are in most dictionaries by use of the generic see also annotation. Thanks to the use of the matrixs logical pattern and interface as a common framework for all definitions, links in our hyperdictionary always refer to a specific quadrant, with all other keywords in that quadrant contributing to clarification of contexts, and in which set of relationships partyis being used in a given matrix» (Calise e Lowi 2010, p. 18).

Si veda la Prefazione e la User’s Giude del volume di Hyperpolitics per alcuni approfondimenti sulla sua metodologia.

Il concetto di election nelle altre matrici

Il concetto di election nelle altre matrici


Nella matrice di Opinion

La matrice di Opinion presenta ad esempio il concetto di Election in basso a destra. A seguito di un lungo processo, che porta l’opinione pubblica a conquistare un posto nella gestione degli affari pubblici, ai cittadini sono garantiti meccanismi formali di rappresentanza, attraverso l’estensione del suffragio.

Con la conseguenza però di rendere controverso lo stesso ruolo dell’opinione pubblica nei regimi democratici: «Once individuals can express their preferences through a viable representative system, the role of public opinion as an independent actor becomes inevitably controversial (Bryce 1921). The contrast will become most evident with the development of European mass parties, when political elites will assert their right to be considered as the true voice of the people, legitimized through democratic mechanisms, vis-à-vis the arbitrary role of a media establishment with its proprietary, market-driven interests» (Calise e Lowi 2010, 165).

Accedi liberamente all’abstract e alla matrice di Opinion sul sito di Hyperpolitics.

Il quadrante in basso a destra della matrice di Opinion

Il quadrante in basso a destra della matrice di Opinion


Nella matrice di Participation

Le elezioni possono essere lette anche come uno dei più significativi canali di partecipazione.

La matrice di Participation contiene il concetto di Election in alto a sinistra, ritraendo le consultazioni come «the classic and most widespread means for an individual to choose freely to participate (or not), by exercising her basic citizenship rights through expressing her own preferences» (Calise e Lowi 2010, p.169). Le elezioni sono dunque un strumento che coinvolge i cittadini dando loro la possibilità di scegleire i propri rappresentanti.

Accedi liberamente all’abstract e alla matrice di Participation sul sito di Hyperpolitics.

Il quadrante in alto a sinistra della matrice di Participation

Il quadrante in alto a sinistra della matrice di Participation


Nella matrice di Party

Infine il concetto di election è presente anche nella matrice di Party. Nel quadrante in alto a destra, infatti, è presentato il partito elettorale o dei notabili, la prima forma di partito a svilupparsi nel contesto democratico.

Tali partiti conservano una natura di tipo individualistico e si attivano soprattutto in periodo elettorale: «parties of this type remain individualistic in their ideology and in their organization structure. The early type of notables parties fits into this category just as do those modern parties which have maintained a low level of organizational centralism. In most respects, contemporary American parties still offer the best example of this type of relationship between the parties, the electorate, and the legislature, with an emphasis on the representative process» (Calise e Lowi 2010, 173).

Accedi liberamente all’abstract e alla matrice di Party sul sito di Hyperpolitics.

Il quadrante in alto a destra della matrice di Party

Il quadrante in alto a destra della matrice di Party


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