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Pietro Maturi » 9.Dialetti e italianizzazione


Prima dell’italiano

  • Nell’Italia antica si parlava il latino. Il latino parlato era molto diverso da quello letterario si studia oggi a scuola
  • Il latino parlato era poi diverso da regione a regione, poiché i vari popoli sottomessi dai Romani parlavano il latino con elementi fonetici e lessicali delle loro lingue originarie, anche dopo che queste erano scomparse
  • Dopo la fine dell’Impero Romano (V sec. d. Cr.), le differenze tra i diversi latini regionali crebbero sempre di più, poiché:
  1. È nella natura delle lingue di evolversi spontaneamente
  2. Non c’era più un centro politico che diffondesse un modello di lingua uguale per tutti
  3. Ogni regione dell’ex-Impero ebbe contatti con diversi popoli e con le loro lingue
  • Il risultato fu una grande frammentazione linguistica. Dai latini regionali erano nati i cosiddetti volgari, cioè dialetti del latino parlati nelle varie città
  • Nella scrittura, riservata a pochissime persone, si continuava a usare il latino, ma nella vita quotidiana tutti parlavano in volgare

Un volgare fa carriera

  • In Italia, dunque, esistevano tanti diversi volgari quante sono le città e le province d’Italia, anche se tutti scrivevano sempre e solo in latino
  • Verso il XIII secolo alcuni autori iniziarono a scrivere versi d’amore nei propri volgari. Il primo volgare usato per la scrittura di versi fu il siciliano
  • Dopo il siciliano, fu la volta del volgare fiorentino. La fama e l’raggiunta dagli autori fiorentini (soprattutto Dante) fu enorme, al punto che pian piano anche autori non toscani iniziarono a scrivere non più solo in latino, ma anche in fiorentino
  • In questo modo, gradualmente, il fiorentino acquisì un prestigio superiore a quello degli altri volgari e diventò la lingua dei letterati di tutta Italia
  • Il volgare fiorentino aveva fatto carriera: da dialetto di Firenze andava diventando la lingua di tutti gli scrittori italiani, al posto del latino. Ma nella vita quotidiana tutti continuavano a parlare solamente i volgari locali

L’italiano sostituisce il latino

  • In sintesi, prima della diffusione del toscano, la situazione era la seguente:

Lingua scritta = latino

Lingua parlata = volgari locali

  • Dopo la diffusione del toscano, le cose erano cambiate in questo modo:

Lingua scritta = volgare toscano

Lingua parlata = volgari locali

  • A questo punto, possiamo chiamare italiano il toscano, e dialetti i volgari:

Lingua scritta = italiano

Lingua parlata = dialetti

Dialetti primari

  • E’ evidente che quelli che abbiamo chiamato prima volgari locali, e poi dialetti, esistevano già prima che il toscano iniziasse la sua “carriera” che lo ha portato a diventare italiano
  • In altri termini, i dialetti italiani che ancora oggi conosciamo e usiamo sono nati non dall’italiano (che è venuto dopo, poiché è nato da uno di questi dialetti, il fiorentino) ma direttamente dal latino
  • I dialetti nati prima della lingua nazionale sono detti dialetti primari
  • Almeno fino al XIX secolo in tutta Italia, anche se si scriveva in italiano, tutti parlavano nella vita quotidiana sempre e solo i dialetti
  • Lo stesso Manzoni, autore di fondamentali opere in italiano (scritto!), parlava il suo dialetto, cioè il milanese
  • L’uso parlato dei dialetti nella vita quotidiana era generale in tutte le regioni, in tutti gli strati sociali, in tutte le generazioni, almeno fino all’Ottocento, e forse anche oltre

L’italianizzazione

  • Solo a partire dal 1860, con l’Unità d’Italia, l’italiano inizia a conquistare spazio anche come lingua parlata, insieme ai dialetti.
  • Questo avviene per effetto di diversi fattori:
    • l’istruzione obbligatoria
    • le migrazioni
    • le esperienze militari
    • la diffusione dei media
  • Gradualmente, da questa situazione:

Lingua scritta = italiano

Lingua parlata = dialetti

si passa a:

Lingua scritta = italiano

Lingua parlata = dialetti e italiano

Il ruolo della scuola

  • L’introduzione dell’obbligo scolastico, nonostante l’altissima evasione, mette a contatto con l’italiano per la prima volta grandi masse di persone in tutte le regioni
  • La scuola proponeva però ancora un modello scritto e letterario di italiano, inutilizzabile nella vita quotidiana
  • Si propose addirittura di inviare tutti gli insegnanti ad apprendere la lingua in Toscana dalla viva voce degli unici italiani che parlavano … italiano
  • Gradualmente i tassi di evasione diminuirono e l’obbligo si allungò, ma paradossalmente gli insegnanti usavano spesso il dialetto nell’insegnamento

Il ruolo delle migrazioni e della leva.

  • Le correnti migratorie che dal Sud e dal Veneto portarono milioni di persone a Milano, Torino e Roma provocarono un importante rimescolamento di popolazione e misero famiglie di diversa provenienza e dialetto a stretto contatto tra loro e con gli abitanti del posto. Questo comportò l’esigenza primaria di comunicare in un codice comune sul lavoro, al mercato, nel cortile, ecc.
  • Anche le esperienze militari – il servizio di leva obbligatorio pluriennale e le tante guerre – portarono milioni di maschi giovani di tutte le regioni e dialetti a stretto e prolungato contatto tra loro, producendo la stessa necessità
  • Questi eventi mettono per la prima volta tantissime persone a contatto con varietà di lingua diverse dalla propria lingua nativa e costituiscono una spinta fondamentale verso l’apprendimento e l’utilizzo dell’italiano parlato

Il ruolo dei media

  • La diffusione della radio nei primi decenni del Novecento e soprattutto nel ventennio fascista, porta per la prima volta l’italiano parlato dentro molte case, anche quelle degli analfabeti e di chi non si è mai spostato dal proprio paese. L’italiano comincia a “invadere” case, paesi e campagne dove prima non era mai entrato
  • Anche il cinema sonoro, proiettato dopo il 1930 in tutte le località, grandi e piccole, avvicina l’italiano alla gente, mostrandone l’uso in contesti privati, sentimentali, familiari, tipici del cinema di quegli anni
  • La televisione, nata nel 1955, completa infine il processo, diffondendo un italiano di uso medio, soprattutto a partire dal 1975, con i talk-show e l’eliminazione dei “fini dicitori”

Prossima lezione

Il repertorio linguistico dell’Italia contemporanea

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