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Pietro Maturi » 10.Il repertorio linguistico dell'Italia contemporanea


Repertorio linguistico

  • Per repertorio linguistico si intende l’insieme di tutte le varietà di lingua presenti in una comunità di persone, per esempio in una nazione
  • Il repertorio linguistico individuale è l’insieme delle varietà di lingua usate da una singola persona
  • Nel concetto di varietà di lingua rientrano sia le lingue ufficiali, nazionali, regionali, standard, sia i dialetti
  • Il repertorio linguistico dell’Italia contemporanea include, oltre all’italiano standard e ai dialetti primari, anche gli italiani regionali, oltre a numerose lingue non italiane, le lingue alloglotte e le lingue immigrate

Italiano, dialetti, italiani regionali

  • Il processo di italianizzazione, che consiste nella graduale acquisizione dell’italiano da parte di comunità precedentemente dialettofone, ha portato alla nascita di varietà regionali di italiano
  • Queste varietà, dette anche italiani regionali, contengono elementi fonetici, grammaticali e lessicali provenienti dai dialetti, ma sono varietà dell’italiano
  • Per questo, a differenza dei dialetti tradizionali, derivati dal latino e detti dialetti primari, gli italiani regionali, derivati dall’italiano, sono detti anche dialetti secondari
  • In Campania, per esempio, alcune caratteristiche dei dialetti sono entrate nell’italiano regionale. Tra queste il passaggio da [s] a [ʃ] davanti ad alcune consonanti come in “scuola”
  • Si osservi che le tre forme dell’italiano standard [skwɔla], dell’italiano regionale [ʃkwola] e del dialetto [ʃkɔlə] sono tutte diverse

Tratti italiani nei dialetti

  • Evidentemente, non tutti i tratti tipici dei dialetti entrano nell’italiano regionale. Nel caso della Campania, per esempio, non ci sono tracce della metafonesi o del neutro o delle variazioni consonantiche nell’italiano regionale
  • D’altro canto, il processo di italianizzazione ha finito a sua volta per condizionare anche i dialetti, soprattutto sul piano lessicale. Sono infatti numerosi i termini dialettali tradizionali che sono stati sostituiti, all’interno dei dialetti stessi, dalle parole italiane corrispondenti, adattate foneticamente ai dialetti
  • Per esempio l’antica parola napoletana “muccaturo” è stata sostituita dalla parola italiana “fazzoletto” anche nell’uso dialettale più popolare. Anche “sciore” e “mesale” vengono oggi gradualmente rimpiazzati da “fiore” e da “tovaglia” o “tuvaglia”, ecc. ecc.

Il continuum italiano-dialetto

  • Secondo molti studiosi, si può parlare di un continuum tra italiano e dialetto, che non si comportano più come due varietà di lingua separate e storicamente distinte, quali sono, ma convivono oggi sempre più strettamente nell’uso, tanto che il parlante si sposta continuamente da livelli di lingua più vicini all’italiano a livelli più vicini al dialetto, alternando e mescolando continuamente le due varietà
  • Una metafora molto semplice può accostare questa situazione alla miscela tra due liquidi che hanno colore diverso, come acqua e vino rosso, e che possono essere mescolati in qualunque tipo di proporzione, dando così luogo a una serie continua di sfumature di colore

Italiano e dialetti nelle regioni

  • Se analizziamo in dettaglio le diverse regioni italiane, vediamo che si incontrano diverse situazioni
  • In alcune grandi città del Nord-Ovest, soprattutto Milano, si può dire che il dialetto primario sia ormai del tutto scomparso. A Milano esistono diversi livelli, che vanno dall’italiano regionale fino allo standard, ma si può dire che il dialetto milanese si sia ormai estinto
  • Nel Nord-Est invece, soprattutto a Venezia e in altri centri grandi e piccoli, il dialetto è ancora vivissimo e usato sempre e da tutti nella vita quotidiana
  • Nelle città grandi e medie del Sud, come Napoli, il dialetto è stato ormai del tutto abbandonato da alcuni gruppi sociali (le classi medie), divenuti italofoni esclusivi, ma è ancora molto vivo negli altri gruppi sociali
  • Nei piccoli e piccolissimi centri del Sud, invece, il dialetto è ancora usato da tutti i gruppi sociali, insieme all’italiano
  • In Toscana e a Roma la distanza ridotta che esiste tra l’italiano e le varietà primarie rende il repertorio molto più compatto e la variazione meno ampia

Repertori regionali

  • In alcune parti d’Italia esistono repertori regionali molto particolari
  • In Valle d’Aosta esiste un sostanziale bilinguismo tra italiano e francese. Ambedue le lingue sono ufficiali e usate da gran parte della popolazione. Esistono anche varietà dialettali locali (dette patois)
  • Nella prov. di Bolzano (Alto Adige/Südtirol) il bilinguismo è tra italiano e tedesco. Qui però le due lingue sono usate da due diverse sottocomunità, una italofona (immigrata nel XX secolo) e l’altra germanofona (di tradizione locale). In alcune valli dolomitiche della provincia, inoltre, si parla il ladino, una lingua romanza diversa dall’italiano
  • In Friuli i dialetti locali non appartengono alla famiglia dei dialetti italiani, ma formano un gruppo separato, detto friulano e molto affine al ladino
  • Anche in gran parte della Sardegna si usano dialetti non italiani, definiti nel loro insieme lingua sarda. Nel nord-est dell’isola, invece, i dialetti sono di tipo centro-italiano. Ad Alghero, ex-colonia catalana, si parla il catalano

Isole alloglotte

  • Il caso di Alghero, città di lingua catalana circondata da comuni di lingua sarda, rientra nella definizione di isola alloglotta, cioè un piccolo territorio in cui si parla una lingua di origine straniera, all’interno di un altro territorio in cui si parla una lingua locale
  • In molte regioni d’Italia sono presenti isole alloglotte. Le lingue parlate sono:
    • Albanese, in molte località della Calabria e di altre regioni meridionali, tra cui il comune di Greci (AV), in Campania
    • Greco, nella provincia di Lecce e in quella di Cosenza
    • Croato, in tre piccoli centri della provincia di Campobasso
    • Francoprovenzale, in Piemonte ma anche in due comuni della prov. di Foggia
    • Sloveno, intorno al confine con la Slovenia, in prov. di Trieste e Gorizia
    • Tedesco, non solo in Alto Adige, ma anche in comuni sparsi del Piemonte, del Veneto e del Friuli

Lingue immigrate

  • Le recenti ondate migratorie verso l’Italia stanno modificando il repertorio linguistico italiano. La presenza di milioni di persone che parlano lingue come arabo, cinese, ucraino, polacco, rumeno, spagnolo, ecc., è quantitativamente molto più rilevante rispetto alle isole alloglotte tradizionali, formate a volte da poche centinaia di parlanti
  • Si deve inoltre considerare che nei Paesi di origine sono spesso presenti lingue di minoranze: per esempio in Romania, oltre al rumeno, sono parlati anche l’ungherese, il bulgaro, il tedesco e la lingua dei Rom
  • La presenza delle lingue immigrate sta arricchendo in misura rilevante il panorama linguistico delle grandi città, dove insegne, manifesti, volantini, graffiti nelle lingue degli immigrati sono sempre più numerosi
  • Nello stesso tempo si osservano importanti fenomeni legati all’apprendimento spontaneo dell’italiano e/o dei dialetti da parte dei cittadini immigrati
  • Le istituzioni italiane, e in particolare la scuola, devono affrontare nuovi compiti a cui purtroppo si mostrano per ora molto impreparate

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