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Pietro Maturi » 4.La trascrizione fonetica


Dal parlato allo scritto

  • Ogni lingua nasce in forma orale. In un qualche momento della sua storia nasce l’esigenza di scriverla
  • Alcune lingue, nel momento in cui vengono scritte per la prima volta, hanno “inventato” un proprio alfabeto
  • Altre lingue, invece, hanno semplicemente adottato un alfabeto già esistente, già inventato secoli prima per le esigenze di un’altra lingua
  • L’italiano e quasi tutte le lingue europee, per esempio, hanno usato l’alfabeto latino

Problemi di adattamento

  • Nell’utilizzare l’alfabeto latino, l’italiano e le altre lingue moderne hanno dovuto risolvere alcuni problemi
  • Per esempio, quello di scrivere dei suoni che in latino non esistevano e per i quali non esisteva dunque una lettera
  • Prendiamo la parola italiana “sogno”. In questa parola le lettere G e N sono usate per indicare un suono particolare che esiste in italiano ma non esisteva in latino
  • Questo suono esiste anche in altre lingue. Per esempio in spagnolo, la parola “español” (che significa “spagnolo”) contiene lo stesso suono dell’italiano “sogno”, che però viene scritto con la lettera Ñ
  • Due lingue scrivono lo stesso suono in modo diverso. Partendo dall’alfabeto latino, italiano e spagnolo hanno risolto il problema con soluzioni differenti: l’italiano attribuendo un particolare valore alla successione di due lettere, lo spagnolo creando una nuova lettera

Problemi di adattamento

  • Vediamo ancora un esempio: il suono iniziale della parola “sciocco”
  • Anche questo suono in latino non esisteva
  • L’italiano scrive questo suono con le lettere S-C-I, come in “ascia”, “asciugo”, oppure con S-C, come in “scena”, “sci”
  • L’inglese lo scrive con le lettere S-H, come in “ship”, “fish”
  • Il francese lo scrive con le lettere C-H, come in “chanson”
  • Il tedesco lo scrive con le lettere S-C-H, come in “Schubert”, “Schumacher”
  • Anche in questo caso, ogni lingua scrive uno stesso suono in modi molto diversi: SC/SCI – SH – CH – SCH

L’evoluzione delle lingue

  • Come abbiamo visto, quando una lingua inizia a essere scritta si fissano gradualmente delle convenzioni ortografiche, cioè delle regole per trasporre i suoni del parlato in sequenze di lettere
  • Nella storia di ogni lingua, però, la naturale tendenza al cambiamento porta a grandi modifiche nella pronuncia delle parole
  • La parola francese che significa “te”, cioè “toi”, si pronunciava inizialmente proprio come la vediamo scritta
  • Col passare dei secoli la pronuncia si è tanto modificata che oggi la parola suona più o meno “tuà”
  • Ciononostante, si continua a scrivere “toi”, come si pronunciava 500 anni fa, o più
  • Mentre la pronuncia cambia molto velocemente, la scrittura è molto conservatrice e tende a mantenere le forme più antiche

Trascrizione fonetica prescrittiva

  • La somma dei fattori dovuti all’adattamento e all’evoluzione porta a volte a una tale distanza tra la grafia e la pronuncia che spesso non c’è più un rapporto regolare tra i due piani
  • Per questo vocabolari e grammatiche ci danno una mano servendosi spesso di una trascrizione fonetica per illustrare la pronuncia delle parole. P. es. ing. “enough” [In∧f] = abbastanza
  • In casi come questo la trascrizione ha una funzione normativa o prescrittiva, cioè serve a dire al lettore come una certa parola deve essere pronunciata per parlare una lingua in base alla norma
  • La trascrizione prescrittiva può valere anche per la nostra lingua. P.es. se vogliamo essere certi della corretta pronuncia di “verde” in italiano (con “e aperta” o “e chiusa”?), una trascrizione prescrittivo ci dà una risposta certa: [verde], con la vocale chiusa, e non [vεrde]

Pronuncia dell’inglese

Trascrizione fonetica descrittiva

  • Se torniamo all’ultimo esempio, abbiamo usato una trascrizione per indicare la forma “corretta” [verde] e poi un’altra per indicare quella “non corretta” [vεrde]
  • Quest’ultima trascrizione ci è servita per sottolineare che non è quella prevista dalla norma, ma potrebbe tornarci utile anche se volessimo descrivere la pronuncia di questa parola in un determinato contesto, per esempio la città di Napoli, o la Sicilia
  • Potremmo aver bisogno di descrivere la pronuncia dell’italiano di Napoli e usare come esempio la trascrizione [vεrde]
  • In questo caso la trascrizione non ha più una funzione prescrittiva, ma piuttosto una funzione descrittiva
  • La trascrizione descrittiva è uno strumento fondamentale nell’analisi dell’uso reale delle lingue e delle loro varietà sociali e regionali

L’alfabeto fonetico internazionale: IPA

  • Negli esempi dati finora, ci siamo serviti del più diffuso sistema di trascrizione fonetica, l’alfabeto fonetico internazionale o IPA dal nome dell’associazione International Phonetic Association
  • L’IPA è basato su un principio molto semplice: a suono diverso corrisponde un simbolo diverso, a suono uguale un simbolo uguale
  • Per esempio: la parola “venti” in italiano ha un suono se significa “20″, un altro se è il plurale di “vento”. Quindi le due “e” saranno rappresentate nell’IPA da due simboli diversi: [venti] / [vεnti]
  • Oppure: se diverse parole contengono lo stesso suono, questo va trascritto sempre allo stesso modo. In italiano “cane”, “chi” e “qui” iniziano tutte col suono [k] e quindi vengono trascritte [kane, ki, kwi]
  • Analogamente, negli esempi con il suono scritto “sc” o “ch” o “sh” o “sch” nelle varie lingue, la trascrizione IPA usa sempre il simbolo [∫]

Prossima lezione

I Suoni dell’italiano

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