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Pietro Maturi » 6.Lingua e dialetti in Campania


Dialetto o lingua?

  • Dialetti e lingue sono dal punto di vista scientifico strumenti comunicativi di uguale complessità e di uguale dignità
  • Dal punto di vista sociale, invece, essi svolgono ruoli diversi e ricevono una valutazione diversa
  • I criteri per stabilire se abbiamo a che fare con un dialetto o con una lingua si basano su elementi sociali, istituzionali, storici e non su elementi linguistici
  • In particolare, una lingua è un sistema che:
    • È usato in un territorio più vasto di quello in cui è nato
    • È usato per tutte le funzioni, scritte e orali, pubbliche e private
    • È riconosciuto come ufficiale da uno stato o da una regione
  • A un dialetto, invece, mancano tutte o alcune tra queste caratteristiche

Come si diventa lingua?

  • Ogni lingua che possiede le proprietà sopra descritte non le ha sempre possedute, ma è stata in origine un dialetto. A volte si dice che “una lingua è un dialetto che ha fatto carriera”
  • In Italia, per esempio, il dialetto di Firenze a partire dal XIV secolo ha cominciato a diffondersi per gli usi scritti letterari anche al di fuori di Firenze. Gradualmente è stato adottato come lingua scritta e letteraria anche da chi parlava (e continuava a parlare) dialetti diversi
  • Ciò è avvenuto grazie al maggiore prestigio degli scrittori fiorentini rispetto a quelli di altre regioni e alla importanza economica e commerciale della Toscana, e non perché il fiorentino fosse “migliore” del milanese, del romano o del napoletano
  • In altri Paesi, invece, è stato il dialetto della capitale (p.es. Parigi, Londra) a imporsi sugli altri dialetti per ragioni soprattutto politiche
  • Quindi l’italiano, il francese, l’inglese erano in origine i dialetti di Firenze, di Parigi, di Londra

La “resistenza” dei dialetti

  • Mentre il francese e l’inglese si sono diffusi in modo così capillare da far sparire del tutto i dialetti delle altre città e regioni
  • In Italia, invece, il fiorentino è diventato italiano, ma gli altri dialetti, suoi “fratelli”, esistono ancora, sia pur modificati nel tempo
  • Un dialetto preesistente rispetto alla lingua nazionale, come i dialetti italiani (piemontese, napoletano, veneziano, calabrese, ecc. ecc.) si dice dialetto primario
  • La sopravvivenza dei dialetti in Italia si spiega con la diffusione dell’italiano solo come lingua scritta, ma non come lingua parlata, almeno fino al XIX secolo

L’italianizzazione

  • A partire dal XIX secolo e soprattutto dopo il 1860 gradualmente l’italiano ha iniziato a sostituire i dialetti anche nella comunicazione orale, che prima avveniva sempre in dialetto, anche presso le classi dominanti
  • Questo processo – detto italianizzazione – però non si è completato, in quanto oggi si parla italiano ma si parlano anche i dialetti
  • L’italiano si è diffuso anche come lingua parlata attraverso:
    • l’introduzione dell’obbligo scolastico
    • le migrazioni di grandi masse da una regione all’altra
    • l’obbligo militare maschile e le esperienze belliche
    • i mass media, in particolare la radio, poi il cinema, infine la televisione

Italiano e dialetti in Italia e in Campania

  • In alcune grandi città, come Milano, l’italiano ha del tutto sostituito il dialetto anche nell’uso orale
  • In altre regioni, come il Veneto, la conversazione è ancora oggi sempre dialettale, con poche eccezioni
  • A Napoli e nelle principali città della Campania, le classi dirigenti hanno abbandonato il dialetto e usano quasi esclusivamente l’italiano, mentre le classi lavoratrici hanno mantenuto l’uso quasi esclusivo del dialetto nella conversazione
  • Nei centri piccoli e interni della Campania, invece, la situazione è simile al Veneto, e il dialetto resta la varietà linguistica più diffusa nella conversazione di tutti

Italiano regionale

  • Quando gli italiani iniziarono a usare l’italiano nella conversazione, inconsapevolmente introducevano nella pronuncia, nella grammatica e nel vocabolario dell’italiano elementi dei loro dialetti
  • Per esempio, un settentrionale abituato a usare la negazione mica in dialetto diceva anche in italiano vado mica invece di non vado
  • Un campano, abituato a dire sabbato nel suo dialetto, pronunciava anche la parola italiana sabato con una [b] lunga
  • In questo modo, anche quando non parliamo in dialetto, usiamo tipi diversi di italiano nelle varie regioni. Queste nuove varietà, gli italiani regionali, sono nate dall’italiano e sono detti dialetti secondari, perché a differenza dei dialetti primari, non preesistevano alla nascita dell’italiano
  • Un esempio:
    • italiano Ho visto tuo zio per strada
    • dial. secondario = it. regionale Ho visto a tuo zio in mezzo alla strada
    • dial. primario (napoletano) Aggio visto a zieto mmiez’a via

La Campania dialettale

  • Anche oggi, con la grande diffusione che l’italiano ha avuto anche in questa regione, i dialetti della Campania sono estremamente vitali, sia nelle aree urbane che in quelle rurali
  • I dialetti campani hanno significative differenze tra loro, ma alcune caratteristiche sono diffuse in tutta la regione
  • Nonostante la straordinaria importanza culturale, economica e politica di Napoli (capitale e poi capoluogo) e la conseguente influenza esercitata dal napoletano, i dialetti della Campania non nascono dal napoletano, ma gli assomigliano per contiguità territoriale, storica e strutturale

I confini della Campania dialettale

La Campania dialettale non include solo l’attuale regione Campania, ma anche alcuni territori del Lazio meridionale appartenenti prima al Regno di Napoli e poi alla regione Campania fino al 1927 (tra cui le città di Gaeta, Formia, Cassino, Sora, Isola Liri, Fondi). I dialetti di questa zona hanno tipici tratti campani. Nella cartina i territori con dialetto campano passati al Lazio sono i distretti di Sora e Gaeta (in colore giallo).


Il continuum dialettale

  • In Campania, come in ogni altra parte d’Italia, la variazione dialettale si dispone sul territorio sotto forma di continuum, nel senso che a minore distanza geografica corrisponde minore distanza linguistica, e viceversa
  • Se prendiamo due comuni vicini, quindi, le differenze tra i rispettivi dialetti (anche se molto nettamente percepite dalla popolazione locale) saranno quasi sempre trascurabili. A distanza di decine o centinaia di kilometri invece le differenze sono molto marcate
  • La Campania dialettale, con una estensione superiore ai 250 km da nord a sud e ai 100 km da est a ovest, comprende quindi dialetti anche molto diversi gli uni dagli altri
  • E’ evidente perciò che non si può parlare di “dialetto campano”, ma di “continuum dialettale campano”

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