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Pietro Maturi » 7.Tratti pancampani: la metafonesi – lo schwa


Tratti pancampani

Nel descrivere il profilo dialettale della Campania, esamineremo in dettaglio alcuni tra i più importanti fenomeni che riguardano l’intera area o gran parte di essa.

Questi fenomeni sono definiti tratti pancampani, per distinguerli da fenomeni di diffusione più ridotta, che riguardano piccole zone della regione (come per esempio i dittonghi tipici dell’area flegrea oppure il passaggio di –LL– a –DD– nel Cilento).

Tra questi tratti ci occuperemo in particolare, in questa lezione, della metafonesi e della centralizzazione delle vocali finali e atone, e, nella prossima, del raddoppiamento sintattico, del neutro e delle alternanze consonantiche.

La metafonesi

La metafonesi (o metafonia) è un cambiamento della vocale tonica, cioè accentata, che si verifica in alcune forme del verbo, dell’aggettivo, del nome.

Metafonesi nel verbo: nella maggior parte dei dialetti campani la seconda persona singolare del presente indicativo è metafonetica.

Vediamo alcuni esempi (in trascrizione fonetica): vedi figura

alcuni esempi (in trascrizione fonetica)

alcuni esempi (in trascrizione fonetica)


Metafonesi nel verbo

  • Osservando gli esempi si ricava che:
    • La vocale tonica della prima e della terza persona è uguale, mentre quella della seconda persona viene modificata
    • Quando la vocale tonica è una medio-bassa, cioè [ɛ ɔ], nella seconda persona si ha un dittongo [je wo] = metafonesi per dittongazione
    • Quando la vocale tonica è una medio-alta, cioè [e o], nella seconda persona si ha una vocale alta [i u] = metafonesi per innalzamento
  • Inoltre: i verbi che hanno come vocale tonica [a i u] non la modificano alla seconda persona [p.es. cantà, siscà, curà]
  • In alcune aree interne delle province di BN e AV si ha metafonesi anche nella terza persona plurale: [sjentənə], [twornənə], ecc.
  • In alcuni comuni dell’area flegrea si ha metafonesi anche quando la tonica è [a]: “cantare”, 2. pers. [tu kɛntə]
  • In una piccola zona della Campania settentrionale, che include comuni delle prov. di BN e di CE, le medio-basse [ɛ ɔ] non dittongano in [je wo], ma passano a [e o]

Metafonesi nell’aggettivo

  • Nell’aggettivo funziona un meccanismo analogo, che modifica le vocali [ɛ ɔ e o] solo nel maschile singolare e plurale, lasciandole inalterate nel femminile singolare e plurale. Il risultato è sempre la dittongazione nel caso di [ɛ ɔ] e l’innalzamento nel caso di [e o], secondo lo stesso schema descritto sopra per i verbi
  • Ecco gli esempi, sempre in trascrizione fonetica: vedi figura
alcuni esempi (in trascrizione fonetica)

alcuni esempi (in trascrizione fonetica)


Metafonesi nel nome

  • Solo i sostantivi maschili presentano metafonesi
  • In alcuni casi la metafonesi si ha solo nel plurale: vedi figura
  • In altri casi, sono metafonetici sia il singolare che il plurale, p.es. [vjentə] “vento, -i”, [sikkjə] “secchio, -i”, [pwortə] “porto, -i”, [vutə] “voto, -i”
metafonesi solo nel plurale

metafonesi solo nel plurale


Metafonesi (sintesi e origini)

  • In sintesi, la metafonesi produce i seguenti cambiamenti di vocale:

ɛ → je

ɔ → wo

e → i

o → u

  • Le forme colpite sono quelle della 2. sg. del verbo, del maschile sg. e pl. degli aggettivi, del plurale e a volte anche del singolare dei nomi maschili
  • La spiegazione che si dà del fenomeno è che in origine queste forme avevano una vocale finale, che oggi è sempre [ə], ma che prima era una vocale piena [a e i o u]. Quando la finale originaria era [i u], oggi osserviamo metafonesi nella sillaba tonica, quando era [a e o] non abbiamo metafonesi
  • Perciò c’è metafonesi nella 2. sg. del verbo (che finiva in –i), nel masch. sg. (che finiva in –u), nel masch. pl. (che finiva in –i) e non nelle altre forme
  • La –i e la –u finali, in altri termini, prima di essere sostituite da [ə], hanno influenzato le vocali della sillaba tonica, attirandole verso di sé, o per innalzamento o per dittongazione
  • Metafonesi = suonare insieme, avere suono uguale o simile

La centralizzazione: lo schwa

  • In tutti gli esempi portati per la metafonesi abbiamo visto che la vocale finale era sempre -ə, cioè una vocale centrale medio-alta, detta anche schwa
  • Molti dialetti campani, infatti, hanno “centralizzato” tutte le vocali finali (tranne che nelle parole tronche come cafè, pecché, e in monosillabi come ccà, chi, ecc. ecc.)
  • La centralizzazione ha colpito anche molte vocali atone non finali: p.es. nella parola telefono ci sono ben tre schwa: [təlɛfənə]
  • Tuttavia, quando la parola è strettamente legata alla parola seguente, come p.es. in una sequenza di aggettivo+nome, la vocale finale non si centralizza più: chisto [kistə] legato a criaturo dà [kistu kriaturə]. In queste forme “legate” al maschile sing. “riemerge” infatti una –u, mentre al femm. sing. una –a [kesta femmənə], al plurale una –i [kesti ffemmənə]
  • E’ interessante notare che nelle “scritture spontanee”, come p.es. i graffiti o gli sms, lo schwa di solito non venga scritto, come in TLEFN (telefono)

Prossima lezione

Tratti pancampani: raddoppiamento sintattico, neutro, alternanze consonantiche.

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