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Giuseppe Di Costanzo » 3.Il neocriticismo


Aspetti generali

Il neocriticismo o neokantismo è una corrente filosofica che si è sviluppata in Europa nella seconda metà del secolo XIX. Le sue manifestazioni più significative si sono affermate in Francia e soprattutto in Germania dove questa corrente è nata.
Il nucleo tematico principale può essere individuato in quella riflessione critica sulla scienza, che si propone, riprendendo alcuni aspetti del pensiero di Kant, l’obiettivo di rintracciare le condizioni che ne rendono possibile la validità.
Le due massime espressioni del neocriticismo tedesco sono la scuola del Baden (i cui principali studiosi furono Windelband e Rickert) e la scuola di Marburgo (i cui principali studiosi furono Cohen, Natorp e Cassirer).

La scuola del Baden: Wilhelm Windelband

Ernst Wilhelm Windelband (1848-1915) propone un recupero del criticismo kantiano in opposizione al positivismo. A differenza delle scienze naturali, che si occupano della quaestio facti, la filosofia, come appunto afferma Kant, si concentra sulle quaestio iuris, ossia sul problema non dell’essere, ma del “dover essere”. In altre parole, l’oggetto della filosofia sono i valori e i giudizi valutativi. Infatti, nel formulare qualsiasi giudizio valutativo, ogni coscienza trova in sé norme e regole che si impongono a quella che Windelband chiama la coscienza normale, costituita da un insieme di valori soggettivi che filtrano e permettono di interpretare ogni aspetto della vita empirica relativa al vero (logica), al buono (etica) e al bello (estetica). Per tale ragione Windelband teorizza la distinzione tra scienze nomotetiche e scienze idiografiche: le prime stabiliscono leggi necessitanti e universali e hanno per oggetto la natura, le seconde considerano la realtà come qualcosa che ha un carattere individuale e irripetibile poiché si fondano sull’uomo inteso nella sua dimensione storica.


La scuola del Baden: Heinrich Rickert

Heinrich Rickert (1863-1936) teorizza una distinzione tra scienze dello spirito e scienze della natura, fondata non sulla diversità dei rispettivi oggetti di studio, ma sulla diversità dei metodi. La scienza naturale tende a raggiungere l’universale, ossia la definizione di una legge, e, per tale ragione, il caso singolo rappresenta solo un mezzo per trovare la legge sotto la quale esso cade. La storia, invece, considera il caso singolo come tale. Naturalmente non tutti i casi singoli hanno significato e importanza storica; sono infatti considerati rilevanti solo quei casi che esprimono i valori spirituali che contraddistinguono una determinata civiltà. In tal senso il valore è il fondamento di ogni conoscenza. Ciò non significa tuttavia che lo storico debba sovrapporre i suoi giudizi soggettivi per analizzare i fatti: il compito dello storico, al contrario, è unicamente quello di riconoscere i valori così come essi si presentano.

Rickert e il problema dei valori

Rickert è contrario ad una teoria relativistica dei valori, considerando tutti i valori come assoluti, universali ed eterni, indipendenti dalle vicende temporali e storiche e dalla mutevolezza del giudizio umano. Per tale ragione il compito principale della filosofia è la classificazione dei valori. Rickert indica sei domini: logica, estetica, mistica, etica, erotica e filosofia della religione. A questi sei domini corrispondono altrettante concezioni del mondo: intellettualismo, estetismo, misticismo, eudemonismo, teismo o politeismo. I valori, tuttavia, pur essendo norme eterne e metastoriche, possono essere conosciuti solo nello svolgimento progressivo della storia della cultura. Questo spiega l’esistenza di diverse interpretazioni di uno stesso fatto e, parallelamente, costringe la filosofia a porsi come un “sistema aperto” di comprensione che deve essere capace di mettersi continuamente in discussione.


La scuola di Marburgo: Hermann Cohen

Il fondatore della scuola di Marburgo fu Hermann Cohen (1842-1918). Cohen, sostenendo che la filosofia ha il compito di ricercare le condizioni logiche immanenti dell’esperienza, propone un ritorno a Kant attraverso un’interpretazione logicistica e non pisicologistica. Il filosofo tedesco considera infatti la logica, l’estetica e l’etica i tre campi nei quali si esaurisce la ricerca filosofica sui fondamenti dell’esperienza. Tale ricerca in questa prospettiva si definisce attraverso il metodo trascendentale della filosofia, che esclude la considerazione dei fatti e degli elementi psicologici, ma si pone come obiettivo la ricerca dei concetti “puri”, ossia di quei contenuti logici, dotati di una loro validità specifica, non considerati come fatti o funzioni psichiche. Cohen respinge così ogni realismo, attribuendo al conoscere un valore creativo e considerando la cosa in sé di kantiana memoria come un semplice concetto limite.

La scuola di Marburgo: Ernst Cassirer

Ernst Cassirer (1874-1945) concepisce la filosofia come una riflessione volta a chiarire le modalità di costituzione della cultura umana. Per tale ragione egli ha perseguito un ideale di sintesi unitaria in cui tutte le indagini sulla storia del pensiero umano risultino complementari. Secondo Cassirer, le diverse realizzazioni in cui si attua la cultura umana si fondano su un’attività simbolica che, allontanandosi sempre di più dall’immediatezza del dato naturale e sensibile, porta alla formazione di schemi concettuali autonomi. Così la filosofia tende a configurarsi non solo come critica della conoscenza, ma in genere come critica della civiltà, avendo per oggetto l’insieme delle produzioni spirituali dell’uomo. Compito del ricercatore è, da una parte, evidenziare i nessi strutturali che legano il singolo prodotto culturale all’attività simbolica in generale, e, dall’altra, riconoscere i tratti specifici che rendono tale prodotto un evento unico e irripetibile.

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