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Giuseppe Di Costanzo » 14.Pietro Piovani e la critica del fondamento


Cenni biografici su Pietro Piovani

Pietro Piovani nacque a Napoli il 17 ottobre 1922. Nella città partenopea compì tutti i suoi studi e fu allievo di Giuseppe Capograssi, celebre giurista e filosofo del diritto. I suoi studi hanno spaziato dalla filosofia morale, alla storia della filosofia alla filosofia del diritto. Scomparve prematuramente il 13 agosto del 1980.

G. Di Costanzo, P. Piovani, La critica del fondamento, Archivio di Storia della Cultura, anno XIV, 2001.

La mancanza di un fondamento

In una delle sue opere più importanti, Piovani afferma che, dato il carattere finito dell’individuo, l’esistente «non ha più bisogno di nessun fondamento (…) perché si fonda» (P. Piovani, Principi di una filosofia morale, Napoli, 1972, p. 232). In particolare l’individuo contemporaneo è più che mai “infondato”, dovendo dunque continuamente fondarsi.

L’individuo inteso come entità precaria

La realtà, per Piovani, è in continua trasformazione, e con essa l’essere umano è, volente o nolente, costretto a relazionarsi. In fondo, proprio per tale ragione, Piovani sostiene che l’uomo non può avere un fondamento, e dovendo dunque «accettare di esistere in uno stato di perenne, nobilissima, consapevole precarietà, in cui non c’è stabilità conquistata che non appartenga all’equilibrio instabile della condizione umana» (P. Piovani, Etica, in Posizioni e trasposizioni etiche, a cura di G. Lissa, Napoli, 1989, p. 154).

Assenzialismo

A questo proposito Piovani parla di assenzialismo, cioè del fatto che l’uomo, essendo un essere “limitato”, fonda la sua esistenza su un’assenza, che non costituisce qualcosa di negativo, ma, al contrario, rappresenta quel “più” di nietzscheana memoria che rende unico l’individuo: «Nulla è stabile l’uomo. Il quale stabilisce proprio perché non-stabile e non-stabilito. Nemmeno la ragione è il suo fondamento: nell’esistenza è soltanto il suo precario fondarsi» (P. Piovani, Oggettivazione etica e assenzialismo, a cura di F. Tessitore, Napoli 1981 p. 122).

Il tema della singolarità

Del resto, come sostiene Giuseppe Cantillo, se l’individuo, secondo Piovani, «accetta di esistere così com’è, egli dimostra di non identificarsi con la sua soggettività, con la chiusa singolarità, ma di essere qualcosa di più di questa; e proprio in ciò, nel trascendere la sua singolarità, avvertendone l’insufficienza, nel vincere la tentazione del solipsismo e dell’egoismo, si afferma come soggetto; soltanto nella dimensione, nel comportamento verso l’altro (…), nel lavoro e nel reciproco riconoscimento, è possibile per il soggetto provarsi, affermarsi e realizzarsi» (G. Cantillo, Conoscenza storica e coscienza morale, in A. Masullo (a cura di), Difettività e fondamento, Napoli, 1984, p. 103).

Lo storicismo piovaniano

Questi aspetti del pensiero di Piovani testimoniano tra tanti altri la sua vicinanza ai grandi temi dello storicismo tedesco, l’anti-ontologia, il riconoscimento dell’esistenza intesa come caos e la conseguente necessità dell’individuo di dover sempre ricercare e attribuire un senso, la centralità dell’individuale e della storicità.

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