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Antonello Giugliano » 12.Ricapitolazione. Aspetti problematici «esteriori» della pratica della «Consulenza Filosofica»


Ricapitolazione I

Tempo disperso:

  • L’indiretto riferimento (nei titoli e negli apparati bibliografici della lezione precedente) all’opera narrativa di Proust e alla sua obliqua e diffusiva cronomantica descrittiva del tempo perduto/ritrovato* può servire da indicazione ricapitolativa e complessiva intorno alla specificità del che-cosa la CF «curi» e del come del suo trattamento, ossia:
  • il senso del tempo, la singola percezione e apprensione della temporalità finita di volta in volta propria che è prospetticamente data ed espressa sempre di nuovo in forme indirette e spurie e dunque simbolicamente in quanto totalità infinitaria onnicomprendente (dal livello più infimo a quello più sublime).

Nota:

*Ma altrettanto bene il riferimento potrebbe essere fatto all’opera poetica di F. Pessoa e alla sua concezione delle multiple e simultanee «eteronimie» prospettico-eksistenziali (delle vere e proprie «Second Life» pre-digitali).

Ricapitolazione II

Implementazione e caratterialità:

  • L’operare privilegiato sul piano fluido e proteiforme della percezione e apprensione simbolica delle forme del temporalizzarsi del tempo (ossia del senso della temporalità finita sempre singolarmente propria) assicura una situazione in qualche modo paritaria tra consulente filosofico e consultante. In questo ambito, il primo (il consulente filosofico) è solo un po’ più avanti del secondo (il consultante) nell’apprensione “pura” della punta acuminata del tempo perduto/ritrovato e della sua pacata gestione e metabolizzazione dotata di senso (che è tale anche quando si manifesta, come per lo più avviene, nella forma di pura e semplice reazione di irriducibile chiusura e incomprensione nei confronti di quella apprensione strutturale dell’eksistenza del sé nel mondo).
  • In questo rapporto, analiticamente inteso come confronto paritario, molto dipende proprio dal grado di acutizzazione di tale elemento ekstatico che il consulente filosofico è capace discorsivamente di suscitare e risvegliare. Anzi solo questa specifica capacità determina il carattere propriamente filosofico della CF e in ultima istanza anche il carattere personale del consulente filosofico stesso (aspetto non secondario nella riuscita esecuzione della CF in quanto pratica filosofica).

Ricapitolazione III

«Pecunia [non] olet»:

Certo il tempo è denaro: e il denaro è tempo solidificato. Tuttavia la quantificazione orario-tariffaria della prestazione consulenziale-filosofica — la spinosa, imbarazzante ma inaggirabile questione della anelata professionalizzazione del sapere consulenziale-filosofico che deve concretizzarsi nella corresponsione di un onorario — rischia non tanto e non solo di ridurre la CF a un business del pensiero incuneato tra cura (finanziaria) di sé e terapia (onerosa) degli altri, ossia a un mercimonio commerciale simile a tante altre pur lecite prestazioni (para)sanitarie e/o liturgico-rituali, quanto piuttosto e soprattutto rischia di schiacciarla ed incastrarla in uno strato oltremodo deiettivo (anche se potentissimo e complicato e sofisticato nella sua elaborazione concettuale sempre più raffinata) quale quello economico-finanziario e materiale, in cui il tempo è dato appunto solo più come un’astratta merce primordiale di cui il denaro esprime il «valore»* assoluto che travalica, travolge e stravolge rapporti umani e non-umani apparentemente incrollabili.

Nota:

*(tradizionale parola magica non solo della critica dell’economia politica, della filosofia trascendentale della cultura e della sociologia comprendente, ma anche e oggi soprattutto della convergenza e alleanza dei più diversi baciapile parafilosofici – anche filosofico-consulenziali – e teologico-politici).

Ricapitolazione IV

Casi di studio?

A differenza dell’indicazione delle tante altre e possibili «pratiche filosofiche» peculiari, la descrizione di casi di studio specifici nella CF costituisce un vero e proprio buco nero. Si va dal netto rifiuto metodologico-ermeneutico di qualsiasi descrizione formale dei singoli casi (in quanto ciò, con la costituzione di un protocollo operativo, comporterebbe il rischio di una loro tipologizzazione ossia di una perdita della loro inomologabile singolarità e quindi della esiziale de-topicizzazione di quest’ultima) alla incertificata elencazione di casi e situazioni di ordinaria difficoltà esistentiva privata e/o ambientale inquadrati però in un’ottica operativa di counseling parafilosofico, cioè più o meno di nuovo, seppur mascheratamente, analistico-psicologizzante.

Considerazioni conclusive I

Tempo perso………

A questo punto, non resta che domandarci se la CF, la «consulenza filosofica», non debba forse essere considerata in ultima istanza essa stessa come una mera prospettiva pur plausibilmente praticabile, che resta però solo una fuggevole moda, il racconto di una gradevole favola, un’ombra o una nuvola che il prossimo soffio di vento socio-culturale porterà rapidamente e improvvisamente via.

Considerazioni conclusive II

In effetti, essa è anche solo questo, ma è pure una possibilmente imperdibile riscoperta dell’intrinseca dimensione eksistenziale (ekstatica) di ogni minima scheggia e circostanza e prospettiva di vita, solo che essa voglia liberamente, e come che sappia, parlare di se stessa, cioè della ricerca infinita del proprio piccolo o grande «Graal» privato, della propria mediocre o augusta aura di «Gloria», che accompagna ogni singolo attimo nel suo infinito franare e svoltare. È ciò che può far risorgere di volta in volta la possibile nuova aurora di un’irripetibile ed inomologabile pratica filosofica che apparendo nella espressione della sua verticale inermità abbatte una volta e per sempre il flettersi di ogni filosofia accademica (anche di una fraintesa filosofia pratica, applicata alla vita) dall’alto verso il basso. Giacché ogni forma è invece determinata di volta in volta dalla sua materia, e questa è innanzitutto materia immaginale (tempo fuso e rifuso) che, assopita o risvegliata, riproietta in basso e in alto e all’indietro e in avanti immagini e forme, anche quelle dei sogni ad occhi aperti della filosofia e della CF.

Immagini biblio


Simbolica

Sfingi alate prospicienti all’indietro in due direzioni opposte sormontate dal disco alato simbolo di AhuraMazda (bassorilievo proveniente dall’Apadana del Palazzo di Dario a Susa, Iran, dinastia persiano-achemenide, 522-486 a.C., oggi: Paris, Musée du Louvre, Fouilles Roland de Mecquenem, 1911)

Panneaux aux sphinx


I materiali di supporto della lezione

AA.VV., Saperi umani e consulenza filosofica, a cura di V. Gessa Kurotschka e G. Cacciatore, Roma, Meltemi, 2007

Salvo GERACI, Dal divano a fronesi. Presentazione di Lou Marinoff, Palermo, PanastudioProductions, 2007

Ekkehard MARTENS, Filosofare con i bambini. Un'introduzione alla filosofia (1997), trad. it. di E. Tetamo, Torino, BollatiBoringhieri, 2007

Achenbach

Bodei

Gessa

Philosophy practices

Phronesis rivista

Pollastri

Vegleris

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