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Amalia Caputo » 4.Tipi di proprietà e tipi di variabili


Introduzione

Per affrontare il percorso “tipico” della ricerca sociale, come si è detto altrove, è necessario partire dalla considerazione che la validità di una teoria dipende dalla sua traduzione in ipotesi empiricamente controllabili; l’ipotesi, a sua volta, è una proposizione che implica una interconnessione fra due o più concetti (un nesso causale) legati tra di loro attraverso il processo della deduzione.

Proprietà e stati sulla proprietà

Le proprietà possono essere definite come le caratteristiche delle unità, i diversi “modi” in cui tali caratteristiche si presentano nei casi vengono chiamati stati sulla proprietà.
L’unità presenta, cioè, degli stati differenti sulla proprietà del concetto considerato. In questo senso, è possibile definire gli stati sulla proprietà come gli attributi di un oggetto, essi devono essere rilevati e registrati
Un sistema di stati costituisce un insieme di differenti caratteristiche della stessa proprietà che il referente (unità) può avere. Queste caratteristiche si escludono a vicenda. In altre parole, l’insieme degli stati sulla proprietà costituisce la proprietà stessa
Se, ad esempio, l’unità è l’individuo e la proprietà è il grado di istruzione, gli stati sulla proprietà saranno i diversi e possibili gradi di istruzione che l’unità può assumere (alta, media, bassa).

Oggetto, proprietà e stati sulla proprietà: esempio 1.

Oggetto, proprietà e stati sulla proprietà: esempio 1.

Oggetto, proprietà e stati sulla proprietà: esempio 2.

Oggetto, proprietà e stati sulla proprietà: esempio 2.


Proprietà e stati sulla proprietà: schema


Criteri per la selezione delle proprietà

Per ciascuna unità è possibile immaginare infinite proprietà, la scelta delle proprietà dell’oggetto da considerare in una determinata ricerca dipendono in massima parte dagli interessi del ricercatore e dallo stato di avanzamento di una disciplina.

Cionostante, esistono però due criteri che ogni proprietà deve soddisfare per poter essere oggetto di una ricerca ovvero per essere trasformata in variabile.


Definizione operativa

Una volta definita/individuata la “proprietà”, l’assegnazione del referente allo stato sulla proprietà non è automatico. Dato il concetto di una proprietà (stato civile, età, reddito), esistono molti modi di applicarlo in modo effettivo ad un insieme di referenti. Il modo attraverso il quale ricercatore stabilisce in che modo questi stati differenti devono essere rilevati e registrati è detto definizione operativa* della proprietà. La definizione operativa della proprietà X è quel complesso di regole che guidano le operazioni con cui lo stato di ciascun caso sulla proprietà X viene: rilevato; assegnato a una delle categorie stabilite in precedenza; registrato nel modo necessario a permettere la successiva analisi con le tecniche che si intendono usare.

Funzioni della definizione operativa
L’applicazione di una definizione operativa consente di costruire una variabile a partire da una proprietà. Come per ciascuna proprietà generale è possibile individuare molte proprietà più specifiche, così per ciascuna proprietà più specifica è possibile individuare, attraverso la definizione operativa, più variabili.

*Sinonimi: definizione operativa o operazionale.

Dalla proprietà alla variabile: schema.

Dalla proprietà alla variabile: schema.


Classificazione delle proprietà, classificazione delle variabili

La classificazione delle variabili: perché è importante? Consente l’identificazione delle procedure di elaborazione statistica applicabili (statistiche ammissibili).

A seconda della natura della relazione che esiste tra gli stati sulla proprietà (discrete o continue), è possibile individuare cinque classi di proprietà, tre che ricadono nella famiglia delle proprietà discrete e due per le proprietà continue.

Proprietà discrete

  • Categoriali non ordinate: gli stati sono diversi o uguali tra loro.
  • Categoriali ordinate: gli stati sono ordinabili; non solo è possibile stabilire la loro diversità o uguaglianza ma anche le relazioni d’ordine (maggiore/minore) tra loro.
  • Discrete Cardinali: oltre alle suddette operazioni, è possibile calcolare un quoziente tra gli stati sulla proprietà.

Proprietà continue

  • Misurabili: se gli stati si possono registrare senza la collaborazione del soggetto il cui stato si sta rilevando (esistenza di una unità di misura).
  • Non misurabili: se gli stati non si possono registrare senza la collaborazione del soggetto il cui stato si sta rilevando (assenza di di una unità misura).

Dalla proprietà alla variabile

Perché una proprietà possa essere trasformata in variabile è necessario che gli stati sulla proprietà “varino” da caso a caso. Più precisamente, è necessario che gli stati dei referenti sulla proprietà siano differenti.
Se ciò non accade non si otterrà una variabile ma una costante.

In generale:

  • la proprietà diviene variabile;
  • gli stati sulla proprietà divengono modalità di risposta;
  • a ciascuna modalità viene assegnato un valore alfanumerico ossia un codice associato alla modalità assunta dal referente.

Nota

Si utilizza il termine categoria quando ci si riferisce agli aspetti concettuali ovvero all’operazione classificatoria; si utilizza il termine modalità quando ci si riferisce al valore numerico.

Ma che cos’è la variabile?

La variabile è un concetto operativizzato, è la proprietà di un oggetto che è stata sottoposta a definizione operativa.

Il concetto per essere operativizzato deve essere applicato ad un oggetto diventandone proprietà.

Tra concetto e variabile non c’è una corrispondenza biunivoca in quanto, come si è visto, un concetto può essere operativizzato in modi differenti a seconda dell’unità di analisi, del contesto sociale di riferimento o del ricercatore.


Dalla proprietà alla variabile: schema ed esempio


I materiali di supporto della lezione

A. Marradi, Misurazione e scale: qualche riflessione e una proposta, “Quaderni di Sociologia” XXIX, 4, 1981.

A. Marradi, Unità di misura e unità di conto, “Rassegna Italiana di Sociologia” XXVI, 2, 1985.

A. Marradi, L'analisi monovariata, Milano Franco Angeli, 1995.

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