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Amalia Caputo » 18.La trasformazione delle variabili


Concetti, indicatori e indici

Gli indicatori sono dei concetti più “semplici”, traducibili i termini osservativi, che sono legati ai concetti “generali” da quello che viene definito un rapporto di indicazione (Corbetta, 2003, p.47).

Per ciascun indicatore è necessario individuare più indicatori: infatti la scelta di più indicatori comporta una riduzione della parte estranea e un aumento della parte indicante che l’indicatore ha in comune con il concetto generale.

La parte indicante di un indicatore è quella parte di contenuto semantico che esso ha in comune con il concetto del quale è assunto come indicatore. La parte estranea è invece la parte che gli è estranea (Corbetta, 2003, p. 48).

Esempio: se volessimo tradurre empiricamente il concetto di diseguaglianza sociale potremmo scegliere all’interno della dimensione del “genere” il numero di donne candidate nelle liste elettorali. Questo indicatore è solo uno dei possibili indicatori che possono essere scelti all’interno della dimensione di genere. Esso ha inoltre una parte estranea: è per tale motivo che esso potrebbe essere scelto anche per tradurre empiricamente la dimensione di genere del concetto di partecipazione politica, sempre all’interno della dimensione di genere.


Concetti, indicatori e indici (segue)

La costruzione degli indici è pertanto solo la fase ultima di un processo che include:

  1. La scomposizione di un concetto in dimensioni;
  2. La scelta degli indicatori;
  3. L’operativizzazione degli indicatori;

Indici

Dalla sintesi delle variabili ottenute attraverso l’operativizzazione di un concetto complesso si ottiene l’indice. Quest’ultimo altro non è che una nuova variabile che raggruppa in sè tutte le informazioni raccolte da ciascuna variabile sulle unità individuali o aggregate.

Esistono due tipi di indici: quelli tipologici e quelli sommatori.

  • I primi possono essere costruiti a partire da una variabile categoriale.
  • I secondi- costruiti mediante operazioni algebriche- derivano da variabili cardinali.

Funzioni di un indice

La copertura semantica dell’indicatore non coincide con l’estensione semantica del concetto di proprietà indicato.

Il concetto indicato ha più “sfaccettature”, secondo Lazarsfeld (1952), l’ideale sarebbe:

  • per ciascuna “sfaccettatura” individuare un diverso indicatore;
  • ricomporre l’informazione segmentata in un indice ottenuto attraverso una ricomposizione logico-matematica degli indicatori.

Vantaggi di un Indice

La ricomposizione dell’unità dal molteplice è una necessità perché altrimenti non sarebbe possibile rilevare quel concetto di proprietà generale, ma si otterrebbero solo indicatori e quindi la copertura semantica del concetto sarebbe parziale e frammentata.

Il ricorso agli indici comporta tre vantaggi principali:

  • Il concetto di proprietà generale è più interessante degli indicatori;
  • Il legame semantico tra concetto ed indice è più solido di quello tra concetto ed indicatori;
  • L’indice attenua eventuali distorsioni provocate dall’indicatore.

La costruzione di un indice

La combinazione logico-matematica deve consentire di trasformare la proprietà generale in un indice (variabile) ovvero in un vettore matrice.
Per questo è necessario tener conto del tipo di variabili che concorreranno alla costruzione dell’indice.

Si possono distinguere due condizioni:

Non attribuzione di proprietà cardinali ai valori delle categorie delle variabili

Aggregazione delle categorie


Attribuzione di proprietà cardinali

Costruzione dell’indice

Non attribuzione di proprietà cardinali: indice tipologico


Attribuzione di proprietà cardinali: indice additivo


I materiali di supporto della lezione

Corbetta P., Gasperoni G., Pisati M., Statistica per la ricerca sociale, Collana "Manuali", Il Mulino, 2001, Bologna.

Di Franco G., Marradi A., Analisi dei fattori e analisi in componenti principali, Acireale-Roma, 2003, Bonanno.

Marradi A., Metodologia delle scienze sociali, Il Mulino, 2007,Bologna.

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