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Raffaele Savonardo » 2.Media e modernità


Media e modernità

Nella prima lezione, si è accennato allo stretto rapporto che unisce i media allo sviluppo di nuovi paradigmi conoscitivi in ambito sociologico. Lo studio dei mezzi di comunicazione non può prescindere dallo studio delle caratteristiche storiche e culturali del contesto sociale in cui essi si esprimono.

Storicamente, l’evoluzione dei media procede parallelamente all’evoluzione economica e sociale che ha caratterizzato la “modernità”, iniziata in Occidente con la rivoluzione industriale.
Studiare la società moderna significa, perciò, rintracciare quegli elementi originari che hanno dato vita ed alimentano lo sviluppo dei media.

Fausto Colombo indica tre elementi principali che costituiscono la modernità e che concorrono a delineare la complessa fisionomia generale dell’intero sistema dei mezzi di comunicazione:

  • la strategia del controllo;
  • il paradigma della rappresentazione;
  • la logica della rete.

Vediamoli singolarmente nelle prossime slides.

La strategia del controllo

Uno degli aspetti più significativi nell’analisi dei mezzi di comunicazione di massa è il complesso rapporto tra media, potere e controllo sociale. Si tratta di un tema delicato e spinoso che comporta lo studio del legame tra forme politiche, rapporti di potere e mezzi di comunicazione. Volgendo lo sguardo alla storia occidentale del Novecento, sembra impossibile negare il peso che hanno esercitato i giornali e la stampa per lo sviluppo della democrazia statunitense; allo stesso modo, il cinema e la radio hanno assunto un ruolo sostanziale nello sviluppo dei totalitarismi in Italia, Germania e Russia.

 

I media, dunque, possono alimentare la democrazia e la partecipazione politica (si ricordi l’importanza dei quotidiani ottocenteschi per la formazione dell’opinione pubblica), ma anche il controllo sociale e il potere istituzionale (come nel già citato caso della radio durante i regimi e, in genere, di tutti i cosiddetti mass media fondati su un tipo di comunicazione univoca, centralizzata e sostanzialmente priva di feedback).

Quando, poi, si osservano le reti digitali interattive (come ad es. Internet) si può ritenere che esse favoriscano la partecipazione, l’accesso all’informazione e alla libertà espressiva, ma che alimentino anche il controllo sociale (si pensi a tutte le questioni sorte intorno alla difesa della privacy sul Web).

Il  ministro Goebbels, tra i principali sostenitori del cinema nazista. Immagine da: Storia In.

Il ministro Goebbels, tra i principali sostenitori del cinema nazista. Immagine da: Storia In.


Media e potere

I media, dunque, possono favorire la riproduzione del potere. Molte tesi negativiste si sono espresse al riguardo e tale questione è stata spesso oggetto di riflessioni anche nell’ambito della letteratura e della cinematografia (basti pensare a “1984″ di George Orwell per quanto riguarda la letteratura, così come a “The Truman Show” nel cinema).
Secondo queste posizioni, i media non sono soltanto un mezzo, ma diventano addirittura la fonte stessa del sistema totalitario.

Una estremizzazione di queste posizioni negativiste sui media è ben espressa in La società dello spettacolo di Guy Débord (1967) in cui si evidenzia che «il rischio non [è] tanto nelle relazioni fra i mezzi di comunicazione e il potere, quanto piuttosto nei media stessi che si fanno potere [...] I media che diventano potere (occulto) sfruttano sino in fondo la propria possibilità di rappresentare il mondo fino a sostituirlo per divenire il vero centro della vita sociale» (Colombo, 2005, p. 29).

Una scena tratta dal film “The Truman Show”. Immagine da: Virgole nelle virgole.

Una scena tratta dal film "The Truman Show". Immagine da: Virgole nelle virgole.

Lo scrittore, filosofo e regista francese Guy Débord.

Lo scrittore, filosofo e regista francese Guy Débord.


Il mainstream

Una posizione relativamente più moderata rispetto al ruolo dei media nei processi di riproduzione del potere e del controllo sociale è assunta da quanti vedono nei media la presenza di un tipo di potere non manifesto e assai sottile che, nell’ambito della sociologia della cultura è spesso definito come mainstream.

Per chi condivide queste posizioni, i media hanno la capacità di consolidare e riconfermare i “valori dominanti” che costituiscono la “corrente principale” (mainstream, appunto) di una determinata società. I valori dominanti circolano con forza nella società attraverso i mezzi di comunicazione, riproducendosi, rafforzandosi e vanificando ogni possibilità di resistenza.

Si tratta, dunque di un potere culturale, alla cui base non c’è l’intenzione di un vero e proprio soggetto sociale – anche se la logica del mainstream finisce per privilegiare spesso quei soggetti (soprattutto economici) che aderiscono ai valori dominanti rispetto a quanti ne prendono le distanze.

Immagine satirica del potere culturale mediatico nell’ostacolare l’informazione e l’espressione individuale. Immagine da: Media e Mondo.

Immagine satirica del potere culturale mediatico nell'ostacolare l'informazione e l'espressione individuale. Immagine da: Media e Mondo.


Media, democrazia e vita privata

Sul versante opposto rispetto alle teorie negativiste, si schierano tutti coloro che, invece, rintracciano nei media la possibilità di garantire la democrazia e la partecipazione politica e sociale nelle società moderne.

In una posizione intermedia, invece, è possibile rintracciare quanti vedono nella modernità una tendenza spontanea ad accettare il controllo e “l’occhio pubblico” puntato sulla propria vita privata.
Tale tendenza è confermata dalla proliferazione dei reality show televisivi in cui i soggetti accettano di mostrarsi pubblicamente nella loro intimità; anche in alcuni social network come Facebook si è sempre più disposti a condividere ogni singolo momento della propria vita privata con migliaia di utenti always on, sempre connessi.

Al di là delle diverse posizioni assunte, «in ogni caso, ciò che è incontestabile, è che i media non sono legati al controllo sociale – e tramite esso al potere moderno – in modo occasionale e localizzato, quanto piuttosto sin dalle radici e trasversalmente a molti aspetti del vivere e dell’essere cittadini» (Colombo, 2005, p.33).

Una delle edizioni italiane del romanzo “1984″ di George Orwell, da cui deriva la metafora del “Grande Fratello” (The Big Brother). Immagine da: Unilibro.

Una delle edizioni italiane del romanzo "1984" di George Orwell, da cui deriva la metafora del "Grande Fratello" (The Big Brother). Immagine da: Unilibro.


Il paradigma della rappresentazione

Il secondo elemento che riconduce i media alla modernità riguarda la centralità della rappresentazione, la “messa in scena”, ovvero lo spostamento del discorso e della comunicazione dal codice verbale e lineare, a un codice non lineare, quale può essere quello iconico, oppure quello audiovisivo o, ancora, quello ipertestuale ecc.

Negli anni Trenta, Walter Benjamin in Parigi capitale del XIX secolo (una raccolta di appunti risalenti al periodo tra il 1927 e il 1940, anno della sua morte) osservava che il primo medium moderno è costituito dalla città o, per meglio dire, dalla metropoli ottocentesca in cui il paradigma della rappresentazione si esplica nelle vetrine che espongono le merci “da guardare” prima che “da usare”.
I paesaggi urbani, le gallerie (come i noti Passages parigini), i musei, le esposizioni universali ecc, testimonierebbero, dunque, la trasformazione dello spazio metropolitano in un enorme palcoscenico.

L’evoluzione dei mezzi tecnologici amplifica la spettacolarizzazione della vita quotidiana fornendo preoccupazione a quanti – come il già citato Guy Débord (1967) – vedono in alcuni media (come la Tv, la radio ecc.) la fine della separazione tra spettacolo e vita, tra festa e quotidianità, tra finzione e realtà.

Passage Verdeau, una delle gallerie più note di Parigi, costruita nel 1847. Immagine da: L’internaute.

Passage Verdeau, una delle gallerie più note di Parigi, costruita nel 1847. Immagine da: L'internaute.


Il primato dell’immagine

In riferimento alla società contemporanea si parla spesso di “società dell’immagine” per il forte ruolo esercitato dalle icone.
L’immagine, però, non è una prerogativa del nostro tempo: tutta la storia dell’uomo sulla Terra è costellata di immagini (graffiti, totem, monumenti, mosaici, dipinti ecc.). Queste avevano principalmente il ruolo di conservazione della memoria di un popolo nel tempo.

Oggi, il ruolo memoriale delle immagini non può prescindere dall’importanza dei mezzi di comunicazione che consentono di diffondere velocemente – talvolta in “tempo reale”, cioè simultaneamente all’evento iconico – e potenzialmente in tutto il mondo, le immagini stesse.

Graffiti egizi sulla tomba di Ramesse VI. Immagine da: Frammenti di Arte.

Graffiti egizi sulla tomba di Ramesse VI. Immagine da: Frammenti di Arte.

Antico mosaico romano raffigurante un pavone – Mausoleo Santa Costanza – Roma. Immagine da: Frammenti di Arte.

Antico mosaico romano raffigurante un pavone – Mausoleo Santa Costanza - Roma. Immagine da: Frammenti di Arte.


I media events

Un esempio è costituito dai grandi media events (eventi mediatici) come i funerali di Lady Diana o quelli di Giovanni Paolo II oppure il drammatico media-evento dell’attacco alle Torri Gemelle di New York del 2001.
Come ricorda Colombo (2005, p. 39), «le Twin Towers dovevano essere colpite in modo tale da generare uno spettacolo della distruzione, spettacolo tanto più forte, violento ed efficace in quanto girato secondo le regole dell’immagine onnipresente della televisione».

Da questo punto di vista, vecchi e nuovi media (come la TV e Internet) hanno anche un altro ruolo interessante: quello di consentire la penetrazione delle immagini provenienti da ogni parte della Terra nel proprio ambiente domestico, entro i confini del privato e del quotidiano, intensificando il processo di individualizzazione che ha connotato l’epoca moderna.

Twin Towers 2001 – L’attacco alla seconda Torre vissuto in diretta televisiva in molti Paesi del Mondo. Immagine da:Pensiero e Azione.

Twin Towers 2001 - L'attacco alla seconda Torre vissuto in diretta televisiva in molti Paesi del Mondo. Immagine da:Pensiero e Azione.


I media tra realtà e simulazione

I nuovi media, inoltre, con i processi di digitalizzazione tecnologica rendono sempre più sottile la distanza tra realtà registrata e simulazione, tra realtà e Virtual Reality. Potremmo dire, dunque, che i nuovi media consentono la costruzione artificiale di una realtà parallela, non tangibile ma ugualmente esperibile.

A tal proposito, in “La nascita della società in rete”, Manuel Castells (2002, p. 431) afferma: «la stessa realtà (ossia l’esistenza materiale/simbolica delle persone) è interamente catturata, completamente immersa in un ambiente virtuale di immagini, nel mondo della finzione, in cui le apparenze non sono solo sullo schermo attraverso cui l’esperienza viene comunicata, ma divengono esperienza».

Le reti

Il terzo elemento che radica i media nella modernità è costituito dalle “reti” – intese innanzitutto come infrastrutture di collegamento – che ordinano e definiscono lo spazio.
In tal senso, sembra utile riportare il contributo di Pierre Lévy che, nel suo libro “L’intelligenza collettiva” (1994), osserva come ogni era sia caratterizzata da una particolare concezione dello spazio, ognuna delle quali non determina la scomparsa delle precedenti ma si integra con esse.

In particolare, se per l’uomo primitivo lo spazio era sostanzialmente la “terra” che egli coltivava, per le prime civiltà urbane lo spazio diveniva il “territorio”, costituito dallo spazio urbano e dai collegamenti con quello extra-urbano. Con la rivoluzione mercantile, a dominare è, invece, lo “spazio del commercio”, costituito dalle rotte, dalle relazioni commerciali e dalla circolazione della moneta ecc. Con la rivoluzione digitale, secondo Lévy (1994), si delinea una nuova concezione di spazio: lo “spazio del sapere”, contraddistinto dalla circolazione istantanea e globale delle conoscenze e delle informazioni tra individui collegati tra loro dalle reti informatiche.

 

Il sociologo spagnolo Manuel Castells.

Il sociologo spagnolo Manuel Castells.


Le reti (segue)

Un aspetto rilevante che riguarda le reti è costituito dalla presenza di collegamenti per la distribuzione di risorse e per l’erogazione di servizi. Così come le prime reti moderne consentivano la distribuzione di risorse come acqua, elettricità, gas ecc., le nuove reti digitali consentono l’erogazione di servizi informatici come Internet:
«Ecco allora che la società della comunicazione e dell’informazione condivide con la modernità l’idea di una dipendenza da centri di distribuzione di servizi, sia in termini di gestione delle infrastrutture che di erogazione di contenuti» (Colombo, 2005, p. 45).

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