Vai alla Home Page About me Courseware Federica Living Library Federica Federica Podstudio Virtual Campus 3D Le Miniguide all'orientamento Gli eBook di Federica La Corte in Rete
 
I corsi di Sociologia
 
Il Corso Le lezioni del Corso La Cattedra
 
Materiali di approfondimento Risorse Web Il Podcast di questa lezione

Raffaele Savonardo » 4.Dai vecchi ai nuovi media – prima parte


I media

Nelle lezioni precedenti abbiamo avuto modo di soffermarci sulla funzione dei media come strumenti di comunicazione e di interazione tra gli individui.

Telefono, televisione, radio e cinema sono considerati media tradizionali. A partire dagli anni Ottanta, si sono diffuse particolari evoluzioni di questi strumenti, tali da portare alla nascita dei cosiddetti nuovi media.

Secondo quanto scrivono Bolter e Grusin (1999), infatti, il processo tecnologico dei media può essere interpretato alla luce di una evoluzione di essi, piuttosto che in termini di rivoluzione. Un nuovo medium non comporta mai una ridefinizione totale del medium precedente (nell’ottica della rivoluzione kuhniana, non v’è alcun cambio di paradigma) quanto, invece, l’introduzione di nuove funzionalità. In questo caso, quindi, i nuovi media sono evoluzione di quelli precedenti o, meglio, un nuovo media ri-media quello precedente.

Ri-mediazione

Il concetto di ri-mediazione trae origine dalle intuizioni di Marshall McLuhan che, nel suo Understanding Media (1964), scrive di come il “contenuto” di un medium sia sempre un altro medium.

Secondo Bolter e Grusin, allora, «un medium si appropria di tecniche, forme e significati sociali di altri media e cerca di competere con loro o di rimodellarli in nome del reale. Nella nostra cultura, un medium non può mai funzionare in totale isolamento perché deve instaurare relazioni di rispetto e concorrenza con altri media» (1999, p. 93).

Detto diversamente, un nuovo media ri-media quello precedente, in quanto ne conserva le caratteristiche positive offrendo – al tempo stesso – soluzioni alle sue carenze. Tra gli esempi che possiamo fare c’è il telefonino. Questo può essere interpretato come ri-mediazione del telefono domestico il quale offriva il vantaggio di poter comunicare a distanza ma con la costrizione di dover rimanere fissi in un luogo. Il telefonino, invece, conserva il vantaggio della comunicazione a distanza offrendo, inoltre, la possibilità di comunicare in movimento.

Proprio in quest’ottica, quindi, possiamo parlare di evoluzione dei media, piuttosto che di rivoluzione.

Ri-mediazione (segue)

Esempi di un telefono domestico (a sinistra) e un telefono cellulare (a destra). Immagine da: Wikimedia.

Esempi di un telefono domestico (a sinistra) e un telefono cellulare (a destra). Immagine da: Wikimedia.


Il dagherrotipo

Secondo Manovich (2001), possiamo rintracciare l’origine dei nuovi media nell’evoluzione di due strumenti: il dagherrotipo, che anticipa la nascita della fotografia e, dunque, lo sviluppo dei media; e la “macchina analitica” di Babbage, che può essere considerata come il primo calcolatore e, quindi, come l’antenato del moderno personal computer.

Nel 1839 Louise Daguerre propose alla collettività una sua invenzione, il dagherrotipo.

Tale strumento consentiva di imprimere un’immagine su una lastra di rame, sulla quale era stato applicata precedentemente uno strato d’argento, secondo la tecnica dell’elettrolisi. Con l’ausilio dei vapori di mercurio a 60° C venivano rese biancastre le parti che in precedenza erano state esposte alla luce e, grazie ad una soluzione di tiosolfato di sodio, l’immagine veniva completamente fissata.

Purtroppo, a causa dei materiali impiegati, l’immagine ottenuta non era riproducibile e poteva essere osservata solo in base ad un particolare angolo di riflessione della luce. Inoltre, lo stesso materiale era soggetto ad un rapido annerimento nonché fragilità, il che portò la consuetudine di conservare il dagherrotipo all’interno di particolari custodie protettive.

Dagherrotipo di Edgard Allan Poe, 1848. Immagine da: Wikipedia.

Dagherrotipo di Edgard Allan Poe, 1848. Immagine da: Wikipedia.


La macchina analitica

Nel 1833 Charles Babbage progetta una macchina in grado di ricevere comandi e gestire informazioni attraverso l’ausilio di schede perforate. Tale macchina svolgeva, prevalentemente, operazioni matematiche, stampandone poi i risultati su carta.

L’innovazione più significativa della “macchina analitica” di Babbage consisteva nella possibilità che tale macchina potesse eseguire automaticamente procedure intermedie per raggiungere l’obiettivo richiesto dall’utente, senza l’intervento dell’uomo.

A differenza del dagherrotipo che riscosse un rilevante impatto sulla società – in quanto strumento attraverso il quale era possibile riprodurre la realtà -, la macchina di Babbage rimase solo allo stato progettuale.

In ogni modo, secondo Manovich, con l’avvento dei nuovi media che – come vedremo nelle successive lezioni – sono il risultato della combinazione tra i media tradizionali e il computer, le traiettorie storiche avviate da Daguerre e Babbage si incontrano.

Scheda perforata. Immagine da: Wikimedia.

Scheda perforata. Immagine da: Wikimedia.


Dalla diffusione alla partecipazione

Sia il dagherrotipo che la macchina analitica di Babbage (seppur al solo stato progettuale), esprimevano la volontà e il bisogno sociale di diffondere testi, immagini, suoni, dati.

Il passaggio dai vecchi ai nuovi media corrisponde al passaggio da strumenti in grado di diffondere messaggi (come nel caso della fotografia, del cinema, della radio e della televisione) a tecnologie che possano archiviare dati e contenuti mediali utili alla collettività, nonché elaborarli.

A tal proposito è utile ricordare le riflessioni di Negroponte nel suo Being Digital (1995) in riferimento al passaggio da tecnologie push (tradizionali, che spingono i contenuti verso lo spettatore) a tecnologie pull (interattive,
dove è lo spettatore a scegliere i contenuti).

Un elemento significativo che ci consente di distinguere i vecchi dai nuovi media è, quindi, insito nella differenza di coinvolgimento dell’utente. Passivo, nel primo caso; attivo, nel secondo.

Si registra, quindi, il passaggio da mezzi di comunicazione e diffusione di contenuti e messaggi rivolti ad utenti prevalentemente passivi, espressa dai media tradizionali, a strumenti di condivisione dei contenuti e dei messaggi che vedono una partecipazione potenzialmente attiva e “interattiva” degli utenti.

 

Nicholas Negroponte 
(Fonte: Wikimedia)

Nicholas Negroponte (Fonte: Wikimedia)


  • Contenuti protetti da Creative Commons
  • Feed RSS
  • Condividi su FriendFeed
  • Condividi su Facebook
  • Segnala su Twitter
  • Condividi su LinkedIn
Progetto "Campus Virtuale" dell'Università degli Studi di Napoli Federico II, realizzato con il cofinanziamento dell'Unione europea. Asse V - Società dell'informazione - Obiettivo Operativo 5.1 e-Government ed e-Inclusion