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La Corte in Rete » Guido Barbujani, Gli africani siamo noi. Le radici biologiche degli europei


Incontro con Guido Barbujani

Gli africani siamo noi. Le radici biologiche degli europei

Tutti parenti. Tutti differenti.
Federica offre una sintesi dell’incontro con Guido Barbujani, svoltosi nell’ambito di Come alla Corte di Federico II, ovvero parlando e riparlando di scienza.

Guido Barbujani

Guido Barbujani


Gli africani siamo noi. Le radici biologiche degli europei

Ci sembra di saperlo da sempre: i neri hanno la musica nel sangue, gli ebrei sono più intelligenti, gli zingari rubano… Ma è proprio vero? E, per venire a casa nostra, è proprio vero che i napoletani sono spensierati, i lombardi lavorano duro e i genovesi hanno difficoltà a mettere mano al portafoglio? Viaggiando attraverso i luoghi comuni del razzismo è difficile trovare risposte a queste domande, ma, per fortuna, si possono fare scoperte sorprendenti: la più importante delle quali, forse, è che nell’umanità mai nessuno è riuscito a dimostrare l’esistenza di razze biologiche.

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Guido Barbujani
Professore di Genetica
Università degli Studi di Ferrara

Il filmato completo, in streaming, è disponibile su Comeallacorte

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Razzismo scientifico

Nel ‘38 la scienza si piegò alla propaganda con il decalogo del “Manifesto”. “Ma nel DNA c’è molto di più: c’è un messaggio dal passato, trasmessoci dai nostri genitori, e dai loro, e dai genitori dei genitori, che un po’ alla volta stiamo imparando a decifrare e ci sta facendo capire meglio la storia dell’umanità: una storia in cui ha prevalso lo scambio e la tendenza ad andare da tutte le parti, tanto che, in soli 60 mila anni, i discendenti di un piccolo gruppo africano hanno colonizzato tutto il pianeta. Gli africani, dunque, siamo noi: quelli con la fronte verticale e il cranio corto, caratteristiche presenti in Africa già 100mila anni fa, quando negli altri continenti c’erano i veri europei, gli uomini di Neandertal, e i veri asiatici, l’Homo erectus, con i loro crani più lunghi e più schiacciati, con la loro struttura fisica più tozza e robusta”.

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I cataloghi delle razze

Nel corso del tempo gli esploratori tornano dai loro viaggi portando informazioni su popolazioni umane che non rientrano nelle razze riconosciute, quindi aumentano anche i cataloghi delle razze. Lo studio della morfologia porta a cataloghi razziali contrastanti. Emerge un paradigma scientifico alternativo: variabilità continua.

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Biodiversità umana

Con lo studio del genoma e il sequenziamento completo degli oltre 6 miliardi di basi del nostro DNA è stata quantomeno acquisita una grande quantità di informazioni sulla biodiversità umana. Le differenze genetiche nella nostra specie sono le più basse di tutti i primati. I membri della nostra comunità sono solo un po’ più simili a noi dei membri di comunità molto lontane.

Il filmato completo, in streaming, è disponibile su Comeallacorte

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Concetti razziali

Le razze umane sono una convenzione sociale, non un dato biologico.

“L’uomo è stato studiato più attentamente di qualsiasi altro animale, eppure c’è la più grande varietà di giudizi fra le persone competenti, riguardo a se possa essere classificato come una singola razza, oppure due (Virey), tre (Jacquinot), quattro (Kant), cinque (Blumenbach), sei (Buffon), sette (Hunter), otto (Agassiz), undici (Pickering), quindici (Bory de St-Vincent), sedici (Desmoulins), ventidue (Morton), sessanta (Crawfurd), o sessantatrè, secondo Burke”.
Charles Darwin

Il filmato completo, in streaming, è disponibile su Comeallacorte

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Biografia

Guido Barbujani ha 55 anni. Ha lavorato alle Università di Padova, State of New York a Stony Brook, Londra e Bologna, e dal 1998 è professore di Genetica all’Università di Ferrara. Si occupa delle origini ed evoluzione della popolazione umana. Ha pubblicato quattro romanzi: Dilettanti (Marsilio 1993); Dopoguerra (Sironi 2002); Questione di razza (Mondadori 2003) e Morti e sepolti (Bompiani 2010) e tre saggi scientifici: L’invenzione delle razze (Bompiani 2006), Europei senza se e senza ma (Bompiani 2008), e, con Pietro Cheli L’invenzione delle razze (Laterza 2008). È autore di numerose pubblicazioni scientifiche nell’ambito dell’origine e dell’evoluzione delle popolazioni umane, con metodi molecolari di indagine sul DNA, tra cui si ricordano lo studio sulla caratterizzazione genetica dei resti attribuiti all’evangelista San Luca e a Francesco Petrarca e gli studi sull’origine degli Etruschi.

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Contributi di approfondimento

Razzisti senza razza

I razzialisti scarseggiano, ma i razzisti no. Mancano cioè scienziati accreditati che teorizzano gerarchie tra le società umane basate su principi biologici, ma non mancano persone che praticano e giustificano discriminazioni di uomini contro altri uomini in base al colore della pelle, all’etnia, alla lingua, alla religione e alla cultura.
Ancora nel Novecento inoltrato si potevano trovare antropologi fisici che prendevano cinquemila misure per un solo cranio umano, nell’intenzione di connettere patrimonio biologico e comportamento sociale, ma l’influenza della «razza» sulla «cultura» non è mai stata dimostrata. È facile invece dimostrare il contrario: ciò che chiamiamo cultura determina ciò che chiamiamo razza. Basta guardare le popolazioni le cui leggi vietano i matrimoni misti e compararle con le popolazioni che non li vietano.
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Valerio Petrarca
Professore di Antropologia culturale
Università degli Studi di Napoli Federico II


Radici biologiche e appartenenze sociali: l’invenzione del padre

La nostra, si sa, è una società senza padri. Non so se sia possibile rintracciare con successo le radici biologiche di un gruppo sociale. È certo però che l’indebolimento del senso d’identità, strettamente connesso alla progressiva frammentazione dei legami intergenerazionali e della memoria collettiva, stia facendo oggi aumentare enormemente il bisogno di andare alla ricerca di punti di riferimento – il cui valore è evidentemente soprattutto legato all’immaginario simbolico – che possano servire in qualche modo da ancoraggio. Una ricerca di radici, appunto, una ricerca di appartenenze, una ricerca di padri!

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Gianfranco Pecchinenda
Professore di Sociologia dei processi Culturali e comunicativi
Università degli Studi di Napoli Federico II


Il blues come archetipo

Atena nera, Le radici afroasiatiche della civiltà classica di Martin Bernal, è un corposo testo pubblicato per la prima volta in Inghilterra nel 1987 che ha suscitato molte polemiche, laddove il mondo accademico più paludato lo ha accusato come minimo di “afrocentrismo”, mentre i filologi classici americani bianchi e di colore (assai pochi questi ultimi) hanno tributato plauso. Al di là delle querelles di settore Black Athena ha comunque l’indubitabile valore di aver sollevato un dubbio epocale su quella che, invece, è certo sia stata una visione sempre eurocentrica delle culture africane. Il ribaltamento che Bernal propone è certo ardito: e, cioè, il teorema per il quale la civiltà greco antica è fortemente influenzata da quella fenicia ed egiziana e, quest’ultima, trova origine, radicamente e prestiti da quel Sud antico, profondamente nero dei primi regni.

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Marco Maria Tosolini
Professore di Storia ed estetica della musica
Conservatorio Giuseppe Tartini di Trieste


Inezie terminologiche e grandi sconfessioni storiche

Recita un adagio della biologia che gli organismi tra loro interfecondi – cioè, in grado di produrre prole fertile – appartengono alla stessa specie. E siccome gli uomini di ogni colore ed etnia sono tra loro notoriamente interfecondi, sarebbe opportuno parlare di specie umana, anziché di genere umano, come spesso accade, anche nella letteratura d’autore. La puntualizzazione può sembrare specialistica; e, in realtà, cambiando discorso, nessuno si sognerebbe di chiedere al fruttivendolo di “misurare la massa”, ad esempio, di un paio di chili d’uva Italia, seppure il chilogrammo sia proprio un’unità di massa, e non di peso. Così pure al pizzicagnolo, continueremo a dire: scusi, mi pesa un paio di etti di prosciutto? Grazie! – anziché, mi dà la massa di un paio di etti di prosciutto? Grazie!

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Alessandro Volpone
Assegnista di ricerca
Università degli Studi di Bari ‘Aldo Moro’

Scarica il dossier a cura della redazione di Come alla Corte – Edizione 2010-2011


Le lezioni del Corso

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