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La Corte in Rete » Paolo De Luca: La materia medica di Dioscoride


Incontro con Paolo De Luca

Dioscoride. Alle radici della medicina

Il codice napoletano di Dioscoride: botanica, medicina, letteratura, arte ed un tocco di magia.
Federica offre una sintesi dell’incontro con Paolo De Luca, svoltosi nell’ambito di Come alla Corte di Federico II, ovvero parlando e riparlando di scienza.

Paolo De Luca

Paolo De Luca


La materia medica di Dioscoride

Dioscoride Pedanio (I secolo d.C.) è una delle principali figure della medicina dell’antichità. Nacque nella città greca di Anazarbo in Cilicia, viaggiò per tutto l’impero romano e studiò approfonditamente gli usi medicinali di piante, minerali, e prodotti di origine animale. Scrisse la monumentale opera Perì hýles iatrichês, più nota come De Materia Medica, un vero trattato scientifico, per ricchezza della materia, quantità di informazioni e originalità di organizzazione. L’opera, riguardante quasi per tre quarti piante o derivati, è organizzata in schede, ognuna delle quali ha come titolo il nome dell’organismo o della sostanza, seguito da una descrizione, spesso in forma comparativa, da indicazioni su ambienti e località di origine, nonché da un elenco di proprietà, modalità di preparazione e posologia.

Articolo completo

Paolo Caputo
Professore di Botanica sistemica
Università degli Studi di Napoli Federico II

Paolo De Luca
Professore di Botanica generale
Università degli Studi di Napoli Federico II

Il filmato completo, in streaming, è disponibile su Comeallacorte

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La conoscenza delle piante

Nel mondo occidentale Teofrasto è ritenuto il padre della botanica in generale e Plinio quello della botanica latina.
Prima di giungere alla creazione delle loro imponenti opere, c’è stato un lungo percorso di cui non vi è traccia, ma nella cultura greca e romana erano presenti tante nozioni di botanica e si possono individuare leggendo le opere classiche.
Quali piante erano citate e quindi già note?

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La botanica medica

L’uomo, ancora nomade, ha imparato a conoscere le piante che potessero curare i suoi mali, ha imparato a tramandare le conoscenze ai suoi simili e anche i modi di utilizzare le piante individuate.
Ma come ha conosciuto le piante medicinali?

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Alla scoperta di Dioscoride

Possiamo affermare che le piante medicinali sono state conosciute da sempre, ma qual è il documento più antico che parla di piante medicinali? E qual è l’opera fondamentale dell’antichità? Il Perì hýles iatrichês, De Materia Medica, di Dioscoride.
E chi era Dioscoride?

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L’utilizzo dell’opera di Dioscoride

Il trattato di Dioscoride è diventato un manuale pratico, l’archetipo non è noto, non si sa dove sia stato elaborato, dove sia finito, ne rimangono due bellissime copie, una conservata a Vienna e l’altra presso la Biblioteca Nazionale di Napoli.

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Contributi di approfondimento

Il manoscritto ritrovato

Altro che Codice da Vinci! Se uno scrittore come Dan Brown mettesse le mani sulla storia dell’erbario di Dioscoride, delle sue varianti, delle discendenze delle varie recensioni, dei luoghi e degli scriptoria nei quali è transitato il testo, ne verrebbe fuori certamente un nuovo avvincente best seller dal titolo suggestivo: Il mistero di Dioscoride. La vicenda potrebbe iniziare nel 512, e creerebbe intorno alla figura della figlia Giuliana Anicia, cui il manoscritto fu donato, storie misteriose d’intrighi e di pozioni, realizzate proprio con l’uso delle piante velenose che sono descritte nel De arte medica.
Ne avrebbe, il nostro scrittore, di avventure da imbastire e di personaggi da immaginare. Al centro della trama il mistero del tempo e del luogo di produzione del codice napoletano ex vindobonense: area costantinopolitana o italiota, ravennate o meridionale?

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Mauro Giancaspro
Direttore Biblioteca Nazionale di Napoli

Dioscoride. Fonte: Wikipedia

Dioscoride. Fonte: Wikipedia


L’Illuminismo e il codex neapolitanus

Incredibile ma vero, un singolo libro ha dominato il mondo farmaceutico per circa 1600 anni – lo scritto di Discoride Pedanio, vissuto nel I secolo d.C. nella regione che è oggi la Turchia sud-occidentale. Considerato sacrosanto quanto la bibbia, l’opera è stata copiata e ricopiata, modificata, annotata, tradotta e interpretata da numerosi studiosi. Tra tutti i manoscritti esistenti, nessuno ha avuto maggiore importanza dei Codici di Vienna e di Napoli (i nomi si riferiscono alle località dove essi sono oggi conservati). Entrambi i manoscritti sono molto antichi, poiché risalgono alla prima epoca bizantina; essi sono riccamente illustrati e ebbero il destino di attrarre la particolare attenzione dei dotti, in special modo nel tempo in cui entrambi furono ospitati per due secoli sotto lo stesso tetto, quello della Biblioteca Imperiale di Vienna.

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Hans-Walter Lack
Direttore Orto Botanico
e Museo Botanico Freie Universität Berlin


L’erbario figurato: il linguaggio dei colori nel greco antico

Sfogliando le bozze della traduzione italiana dell’Erbario napoletano di Dioscoride – alla quale Roberto De Lucia ha dedicato vari anni di impegnato lavorio – ci si imbatte, fin troppo frequentemente, nell’indicazione del colore che caratterizza la singola pianta, o qualche sua parte. Ad esempio, l’hàlimos è ‘tutto quanto biancastro’; il frutto dell’halikàkkabos è ‘fulvo’; i fiori dell’aparìne sono ‘bianchi’; il fiore della chamaidrs è ‘leggermente rosso scuro’, e così via. Il merito del traduttore è di aver cercato di rendere al meglio l’aggettivo qualificante il colore, alla luce dei dati offerti dalla botanica.
Una delle difficoltà che caratterizza il greco antico è la resa dei colori: v’è un significato, per così dire, ‘principale’, ma ve ne sono altri egualmente ‘probabili’, a seconda del contesto. Qualche esempio di come, comunemente, si rendono i colori, non è difficile da individuare. Glaukòs ‘blu (chiaro)’, erythròs ‘rosso’, leukòs ‘bianco’, mèlas ‘nero’, xanthòs ‘giallo, poliòs ‘grigio (biancastro)’, phaiòs ‘grigio’, chlròs ‘verde’, chròs ‘giallo (pallido)’.

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Roberto Romano
Professore di Filologia classica
Università degli Studi di Napoli Federico II


Dioscoride e l’arte della farmacia

La parola FARMACIA dal greco PHARMAKEIA è quella parte della medicina che tratta dei farmaci o dei rimedi. Molto probabilmente l’arte della farmacia nasce con l’uomo e si sviluppa nel tempo ma per effettuare la transizione da una funzione quasi magica, che solo sacerdoti o stregoni potevano operare, si deve arrivare circa al 500 a.c. Per arrivare ad una razionalizzazione delle osservazioni empiriche in una veste un po’ più scientifica bisogna arrivare al periodo greco-romano dove si può forse collocare la nascita della farmacologia.
In questo periodo, tra gli anni 60 e 78 dopo Cristo, il medico greco Dioscoride scrisse un trattato sulle sostanze con effetti benefici per la salute dell’uomo, chiamato in seguito generalmente De Materia Medica o solo Materia Medica che è entrato a far parte della storia della medicina. A partire dalla sua prima stesura il De Materia Medica è stato copiato e tradotto innumerevoli volte e, fino al sedicesimo secolo, è stata considerata la raccolta più importante sulle conoscenze degli effetti benefici, soprattutto delle piante.

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Giuseppe Cirino
Professore di Farmacologia
Università degli Studi di Napoli Federico II


Dioscoride e la salute delle donne

Le società dell’Occidente antico, in particolare quella greca e romana, sono state notoriamente alquanto maschiliste. Una frase celebre riassume bene l’ottica: ‘(noi uomini) abbiamo cortigiane per il piacere, prostitute per la cura quotidiana del corpo e mogli per la procreazione di figli legittimi’!
Poiché è strumentalmente necessaria a procreare e perpetuare la stirpe in una società in cui patrimonio, prestigio, potere si trasmettono di padre in figlio (maschio, ovviamente), non stupisce che la donna, nonostante tanta scarsa considerazione, abbia invece goduto di particolare attenzione nella medicina. Occorreva avere buone fattrici.

Articolo completo

Roberto De Lucia
Docente di materie letterarie, latino e greco
Liceo classico Quinto Orazio Flacco

Manuela De Matteis Tortora
Orto Botanico di Napoli
Università degli Studi di Napoli Federico II


La medicina a Roma

La storia della medicina a Roma è in larghissima parte la storia del rapporto – inizialmente conflittuale – tra il mondo romano e la cultura greca, che deteneva un sapere medico già consolidato a partire dal V secolo a.C. La medicina greca fa il suo ingresso in Roma all’inizio del III secolo a. C., sollevando subito aspre condanne, che ci sono riportate da Plinio (Naturalis historia XXIX, 6): citando una testimonianza dell’annalista Cassio Emina, Plinio ci informa che il primo dei medici greci venuti a Roma fu il chirurgo Arcagato. Giunto dal Peloponneso nel 219 a.C., Arcagato ottenne dai Romani la cittadinanza e un ambulatorio – Plinio lo definisce taberna – acquistato con denaro pubblico.

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Rossana Valenti
Professoressa di Didattica del latino
Università degli Studi di Napoli Federico II

Scarica il dossier a cura della redazione di Come alla Corte – Edizione 2007-2008

 


Le lezioni del Corso

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