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La Corte in Rete » Stefano Bartezzaghi, Quando le parole giocano


Incontro con Stefano Bartezzaghi

Quando le parole giocano

È molto difficile catturare il gioco delle parole: ci sembra di intenderci quando lo nominiamo, ma appena proviamo a fermarlo ci accorgiamo che definirlo non è per niente facile: ci aiutano poco i vocabolari, ci aiuta poco la linguistica, ci aiuta poco la filosofia. Ma allora, quando le parole giocano cosa succede?
Se ne discute con Stefano Bartezzaghi.
Federica offre una sintesi dell’incontro, svoltosi nell’ambito di Come alla Corte di Federico II, ovvero parlando e riparlando di scienza.

Stefano Bartezzaghi

Stefano Bartezzaghi


Quando le parole giocano

Del gioco, in genere, sappiamo che è un’attività distinta da qualcos’altro che i teorici non sanno qualificare meglio che dicendo la vita ‘reale’ o l’attività ’seria’, abbondando con le virgolette. Quando i teorici ne parlano a volte fanno anche quel gesto ineffabile delle virgolette tracciate con le dita per aria: un gesto che non manca mai di intristire una quota dell’uditorio.

Articolo completo

Stefano Bartezzaghi
Giornalista

Il filmato completo, in streaming, è disponibile su Comeallacorte

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Il gioco di parole

Cos’è il gioco di parole? Un magheggio.
Giochiamo con gli anagrammi… per capirne di più!

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Vocabolari e gioco di parole

Il gioco di parole è per definizione una battuta di spirito.
Ma la battuta di spirito può non implicare un gioco di parole.
Analizziamo qualche esempio a partire da Achille Campanile.

 

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Un gioco di parole

Come si intreccia il gioco con il contesto reale?
E cosa significa la parola “gioco”?

 

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Anagrammare, manipolare, giocare

Cosa rappresentano l’equivoco e la combinatoria nel linguaggio umano?

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Biografia

Stefano Bartezzaghi è nato a Milano, nel 1962, da una famiglia enigmistica. Il padre, Piero (1933-1989), è stato un autore di cruciverba molto noto, e il fratello maggiore Alessandro (1959) ne ha seguito le tracce.
Dopo i primi giochi enigmistici pubblicati nel 1971, e dopo gli studi conclusi con una laurea in Semiotica a Bologna, con Umberto Eco, Stefano Bartezzaghi ha collaborato prima con “La Stampa” di Torino e con il suo supplemento culturale “Tuttolibri” (1987-2000), poi con “La Repubblica” (dal 2000), con una rubrica settimanale e poi quotidiana di giochi di parole, e con articoli di altri generi. Le sue pubblicazioni più recenti sono: “Incontri con la Sfinge” (Einaudi, 2004); “Non ne ho la più squallida idea” (Mondadori 2006); “La posta in gioco” (Einaudi 2007). Ha curato una nuova edizione degli “Esercizi di Stile” di Raymond Queneau (Einaudi 2005), con inediti, apparati e commenti.

Numeri e crittografia

Sin dall’antichità i grandi condottieri sapevano che per vincere una guerra non bastava un formidabile esercito. Era fondamentale poter scambiare comunicazioni sicure con i propri luogotenenti. E così “la storia dell’umanità è attraversata da una lotta oscura e senza quartiere fra chi inventa metodi sempre più sofisticati per trasmettere messaggi segreti e chi invece fa di tutto per violare quella segretezza “(Simon Singh, Codici&Segreti,BUR). Cesare, ad esempio, utilizzò vari modi per cifrare i messaggi. Uno dei cifrari prevedeva di scambiare ogni lettera con quella posizionata tre posti avanti nell’alfabeto. Se l’alfabeto è quello a 21 lettere allora a diventa d, b diventa e, c diventa f…

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Guido Trombetti
Rettore
Università degli Studi di Napoli Federico II


Ci vediamo al Bar Tezzaghi?

Incontro uno studente, che mi fa: “Prof, ci vediamo al Bar Tezzaghi?”. Lo guardo indeciso, poi mi rendo conto che ha solo detto: “Ci vediamo da Bartezzaghi?”. L’aneddoto è inventato, ma questo gioco di parole ce l’avevo in testa da tempo, e quale migliore occasione?
Si racconta che, quando lesse per la prima volta la Bibbia, non so se la Vetus latina o la Vulgata, l’Avvocato Agnelli abbia esclamato: « Ottima idea per uno spot pubblicitario». Era Genesi 1,2: Fiat lux. Ma quelli della Lux non accettarono la pubblicità congiunta. Sarà inventato anche questo?

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Luigi Spina
Professore di Filologia Classica
Università degli Studi di Napoli Federico II

S. Girolamo nel suo studio mentre traduce la Bibbia
(Antonello da Messina, particolare)

S. Girolamo nel suo studio mentre traduce la Bibbia (Antonello da Messina, particolare)


Elaborazione simbolica, calcolatori e CAPTCHA

L’esigenza di aggiornamenti culturali scientifici che consentano ai cittadini di muoversi agevolmente in una società sempre più competitiva e caratterizzata da una rapida evoluzione tecnologica apre una nuova stagione per i Musei Scientifici. Recenti ricerche Sials*, purtroppo, hanno evidenziato che circa un sesto della popolazione italiana ha seri problemi di competenza alfabetica; ciò impone che le Istituzioni formative e culturali si impegnino ad apportare sostanziali modifiche ai sistemi educativi tradizionali e predispongano strumenti idonei a migliorare le tecniche di comunicazione scientifica con i cittadini.
*Sials: Second International Adult Literacy Survey

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Guglielmo Tamburrini
Professore di Logica e filosofia della scienza
Università degli Studi di Napoli Federico II


Non parlare come mangi: quando sono i computer a giocare con le nostre parole

C: “Dove vuoi andare?”
U: “Milano”
C “OK ti prenoto un biglietto per Nerano”
U “Milano, accidenti, MILANO, non capisci?”
C: “Pisticci? Scandicci?”
U: “Si buonanotte…”
C:” Andata e ritorno?”
Quanti di voi si sono trovati a dialogare con una macchina che cerca di fornirvi un servizio? Diciamocelo subito: questi sistemi mediamente funzionano molto male, dandomi ancora una ragione per fare il ricercatore. Si basano sul riconoscimento automatico del parlato, cercano di condurre un dialogo con l’utente e devono essere poco noiosi altrimenti l’utente sente la mancanza di Mariah, Sarah o Deborah (tutte con l’acca alla fine) del call center e di “in cosa posso esserle utile?” con un accento finto nord.

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Francesco Cutugno
Ricercatore di Elaborazione del linguaggio naturale
Università degli Studi di Napoli Federico II


È arrivato un bastimento carico di…

I giochi con le parole, come altri giochi, hanno un obiettivo primario ludico, ma, al di là del raffinato esercizio intellettuale, entra forse in gioco – è il caso di dire – il gusto di violare l’ordine razionale della comunicazione: scomponendo e accostando parole si sperimenta la sfida di considerarle in sé, come il fine del gioco più che come strumento di comunicazione. Solo a queste condizioni si apprezzano per esempio le Tragedie in due battute di Achille Campanile, spesso fondate su giochi verbali: se un tale, di sera, nella stazione di una località ancora priva di illuminazione, preleva un amico di nome Perotto, diventa ammissibile che con cautela domandi «Sei Perotto?» e che l’altro risponda «Quarantotto».

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Nicola De Blasi
Professore di Storia della Lingua Italiana
Università degli Studi di Napoli Federico II

Gioco da tavola: Scarabeo

Gioco da tavola: Scarabeo


La matematica delle parole

Le “parole” sono dal punto di vista matematico sequenze arbitrarie di simboli, detti lettere, appartenenti ad un insieme finito detto alfabeto. Lo studio delle proprietà strutturali e combinatoriche delle parole è di grande interesse in vari campi quali la Linguistica (filologia classica e moderna), la Matematica (algebra e teoria dei numeri), la Fisica (dinamica simbolica e cristallografia), l’Informatica (compressione di dati, geometria discreta, crittografia) e la Biologia molecolare (analisi del DNA, RNA e delle sequenze proteiche).
Per il suo carattere interdisciplinare, la teoria delle parole è stata negli anni sviluppata indipendentemente e con diverse finalità in vari settori di ricerca usando spesso differenti linguaggi e tecniche di analisi. In questi ultimi 30 anni un grande sforzo è stato fatto per fornire un trattamento unificato della teoria matematica delle parole. Attualmente la Combinatoria delle parole è classificata da Mathematical Review quale un soggetto indipendente della ricerca matematica.

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Aldo De Luca
Professore di Teoria dell’Informazione
Università degli Studi di Napoli Federico II


Giochi linguistici e sistemi d’impresa

La storia del pensiero organizzativo è scandita dai tentativi di conciliare le parole con i numeri. Da una parte l’esigenza di utilizzare i numeri per misurare le prestazioni, per pianificare e per ottimizzare. Dall’altra, l’esigenza di costruire discorsi per motivare le persone, per coordinare e per interpretare un mondo complesso. Dalla combinazione di procedure numeriche e strutture linguistiche nascono i sistemi d’impresa. Sistemi per valutazione dei fornitori, per la certificazione della qualità, per la programmazione della produzione, e tanti altri. Nessuna impresa può farne a meno. Ma non sono affatto facili da costruire.

Articolo completo

Giuseppe Zollo
Professore di Gestione aziendale
Università degli Studi di Napoli Federico II

Scarica il dossier a cura della redazione di Come alla Corte – Edizione 2006-2007


Le lezioni del Corso

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