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Gianfranco Borrelli » 1.Aristotele e la democrazia nella Grecia antica


La fondazione della democrazia nell’Antica Grecia

Caratteri della polis ateniese

Attraverso un lungo processo, che dura dal 503 a.C. fino alla conquista da parte macedone dell’Attica nel 321 a.C., abbiamo per più di due secoli l’attivazione e la piena sperimentazione di quella forma di governo, la democrazia, che costituisce una novità assoluta per la civilizzazione occidentale

  • La polis democratica è un’entità essenzialmente politica: costituisce una struttura pubblica e quindi stabilisce una differenza precisa rispetto alla sfera delle cose private (idia).
  • Nella polis democratica non si distingue tra decisione ed esecuzione.
  • Nella polis, il soggetto cittadino decideva sia nel merito delle leggi fondamentali, sia nel dettaglio della messa in esecuzione.

Cenni sulla democrazia ateniese

Tucidide – Il discorso di Pericle agli Ateniesi

Erodoto – L’isonomía democratica

Il contributo straordinario di Platone e di Aristotele

  • Fin da questa origine, nel processo di sperimentazione dei dispositivi istituzionali democratici, i filosofi dell’epoca si impegnano a descrivere forme e significati della esperienza di governo democratico. In particolare, nel IV a.C.,
  • Platone ed Aristotele prendono in considerazione le costituzioni (politeiai) democratiche nel periodo del quasi completo esaurimento di questa inedita forma di governo.

H.M. Hansen – Politeia

Cenni sulla democrazia in Aristotele e Platone

Il contributo straordinario di Platone e di Aristotele

  • Platone definisce la democrazia una “veste variopinta” (nelle Leggi)
  • essa consente ai singoli individui di esprimere i propri differenti punti di vista nel merito delle principali questioni politiche, rendendo inoltre possibile la partecipazione alla decisione di tutto ciò che concerne la vita della città;
  • tuttavia, la democrazia non è forma di governo stabile, ed anche facilmente degenera in demagogia se qualche cittadino ambizioso utilizza questo strumento delicatissimo in maniera perversa per i propri personali interessi.

Il contributo straordinario di Platone e di Aristotele

  • Aristotele produce un contributo rilevantissimo: descrive la teoria della democrazia in termini generali e, da preciso analista, offre la descrizione dettagliata delle forme concrete possibili di democrazia, svolgendo quindi un discorso contemporaneamente sistematico e critico.
  • Platone e Aristotele hanno in comune un obiettivo: impegnando una resa dei conti con l’esperienza storica del governo democratico realizzato ad Atene, nei loro scritti – nella Repubblica di Platone e nella Politica di Aristotele – entrambi vogliono presentare una forma astratta di governo migliore di quella realizzatasi storicamente.

Aristotele e la politica

La politica come attività pratica

  • Secondo Aristotele la politica è attività pratica, che ha il suo fondamento nella stessa natura, vive quindi di un ciclo naturale; infatti, come ogni organismo naturale, ogni corpo politico nasce, sviluppa e muore. Inoltre, la politica deve operare in accordo con la morale e con l’economia: la città quindi si afferma al fine di realizzare un bene comune.
  • La città non è solo pluralità, ma una comunità con particolari modi di vita e con determinate costituzioni.

La politia aristotelica

  • Aristotele riconosce e descrive la democrazia come una delle concrete forme di governo, ma la forma di governo migliore per lui è la “politia” che sintetizza oligarchia e democrazia.
  • Lo studio delle forme di governo viene sempre riferito alla struttura economica della città ed ai corpi sociali (ricchi/poveri).
  • La politia è ciò che deve far confluire interessi diversi che perdono la loro caratteristica di elementi particolari, di interessi privati.

La politia aristotelica

Aristotele dà una definizione di democrazia secondo caratteristiche proprie:

  1. Eleggibilità a tutte le cariche.
  2. Turnazione delle cariche.
  3. Sorteggio dei magistrati come sistema di elezione.
  4. Abolizione del censo.
  5. Divieto di essere rieletto.
  6. Brevità di tempo per le cariche.
  7. Retribuzione per l’attività politica svolta.
  8. Non possono esserci cariche vitalizie.

La polis aristotelica

La polis vive di innovazioni

  • Tali innovazioni partono dai soggetti singoli: se la polis è un corpo naturale, questo corpo vive dello scorrimento di umori per cui, a certe condizioni, se i cittadini vivono bene e l’organizzazione della politeia, della costituzione, produce risultati positivi, i comportamenti e le azioni dei cittadini si rivolgeranno alla conservazione.
  • Ma se la polis è presa dal malessere, se i soggetti non stanno bene, intervengono allora innovazioni che possono addirittura arrecare elementi di patologia. In questo ultimo caso avviene la stasis, il blocco delle regolari funzioni politiche della polis.

Il migliore governo politico

 

Aristotele argomenta in due modi il migliore governo politico, la forma perfetta di politia.
Il primo modello è quello che troviamo esposto nei manuali e nelle opere dedicate alla ricostruzione complessiva della riflessione aristotelica. Esso afferma che:

la città è il composto di una pluralità di soggetti liberi e uguali (koinonia ton homoion) che producono uno spazio finalizzato alla libertà nella città.

Il loro operato è finalizzato alla felicità che si realizza attraverso la virtù; da qui sorgono tre forme di governo: monarchia, aristocrazia, politia; la loro degenerazione porta alle corrispettive forme di tirannide, oligarchia, democrazia.

Il migliore governo politico

La seconda argomentazione della politia segue il criterio empirico e pragmatico dell’analisi delle forme di governo maggiormente praticate; viene dunque abbandonato il criterio che pone come obiettivo principale della politeia la virtù.
Aristotele ha studiato circa 160 costituzioni operando un’analisi approfondita dei modelli diversi esistenti.
Da questo studio trae l’opinione che la migliore forma di governo deve contribuire a mediare l’opposizione ricorrente di democrazia e oligarchia; essa deve fare perno sulle parti medie della città: mese politeia è la costituzione mista che vede i ceti di mezzo svolgere questa funzione decisiva.

La mikte politeia

Aristotele offre un discorso sulla democrazia come forma di governo misto nel senso specificamente binario, per cui la funzione dell’espressione politica dei poteri media le parti diverse della città, che pure sono in conflitto tra di loro.
La mese o mikte politeia diventerà per la teoria politica – fino ai giorni nostri – il modello della governo democratico che ha l’obiettivo determinato di mediare i differenti interessi sociali e di portare pure a mediazione i rapporti conflittuali tra le parti della città.

Il cittadino aristotelico
Tratti del cittadino aristotelico

Volendo in modo sintetico descrivere la figura del soggetto cittadino (polites) secondo il punto di vista aristotelico, si possono tenere fermi i seguenti punti:

a. Il cittadino si contraddistingue per la funzione che viene a svolgere, quella di partecipare al potere deliberativo o a quello giudiziario:

per svolgere questa funzione risulta necessario che egli sia libero da importanti carichi di lavoro, e comunque la partecipazione alle assemblee viene ricompensata ordinariamente.

Tratti del cittadino aristotelico
b. Il cittadino pratica l’arete politike, la virtù politica come misura propria dell’agire in comunità; tale virtù non coincide con la specifica virtù etica, che è impegno troppo alto, perseguito solo da chi riesce a tenere insieme bios politikos e bios teoretikos vita civile e vita contemplativa:

in effetti, tale coincidenza vale unicamente per i governanti, che operano secondo fronesis: questa è la saggezza come virtù principale dianoetica, che si appoggia appunto all’esercizio della ragione e che consente la buona deliberazione (alle donne non viene riconosciuta tale attitudine deliberativa).

Tratti del cittadino aristotelico
c. L’identità del cittadino resta legata ad una visione ontologica della realtà:

le parti della città (ta mere tes poleos) debbono costituire il criterio della individuazione di quanti possano essere inclusi nel numero dei cittadini, in quanto soggetti liberi dalla costrizione del lavoro, che possono dedicarsi a tempo pieno all’attività politica;
restano quindi esclusi i nullatenenti (phauloi) ed i salariati (banausoi) che, per quanto necessari alla vita materiale della città, sono privi dei requisiti indispensabili per l’esercizio dell’arete politike, poiché non educati alla capacità decisionale e politica.

Tratti del cittadino aristotelico
d. Cittadino è dunque per eccellenza il soggetto abbiente, in condizione di accedere ad una corretta educazione, necessaria per l’acquisizione e l’esercizio della virtù politica:

costui opererà costantemente per la stabilità della costituzione vigente, attento a sostenere il percorso virtuoso del bios politikos, che costituisce la disponibilità permanente a rendersi solidale e partecipe rispetto alla comunità.

L’aristotelismo nei secoli successivi
Polibio e le forme di governo

Il discorso di Aristotele viene recepito, con ricche articolazioni nei secoli succesivi, da Polibio e Tommaso D’Aquino.

Polibio: vissuto in età romana ed apologeta della storia di Roma, nel secondo secolo a. C., vuole dimostrare quali siano stati gli strumenti politici con cui i Romani hanno realizzato una pratica di conquista che li ha resi “padroni del mondo”.
Il perno del discorso è proprio quello della migliore costituzione, con diretto riferimento al pensiero aristotelico.

Polibio, La costituzione perfetta

Recensione al testo di Domenico Taranto, La miktè politéia

Polibio e le forme di governo
Per Polibio esistono sei forme di governo possibili, tre buone e tre cattive; le forme buone sono inevitabilmente sottoposte ad un processo degenerativo:

Monarchia, ereditaria ma che diventa elettiva per l’incapacità dei successori.
Tirannide (degenerazione della monarchia).
Aristocrazia: governo dei virtuosi.
Oligarchia (degenerazione dell’aristocrazia).
Democrazia, governo dei molti.
Oclocrazia (ochlos significa folla; è termine proprio di Polibio; degenerazione della democrazia).

L’aristotelismo cristiano di Tommaso d’Aquino
Nella seconda metà del tredicesimo secolo, Tommaso utilizza la lezione aristotelica, adattandola ai contenuti della fede cristiana.
L’individuo credente vive ora in modo diverso la realtà civile. Nel mondo dominano sofferenze ed ingiustizie, mentre il vero regno della giustizia, il “regno di Dio”, è innalzato ad una trascendenza religiosa incondizionata: questa epoca di pace e di gioia viene attesa come dono della grazia divina, evento futuro che proietta i soggetti in una condizione radicalmente diversa da quella del mondo terreno, in un tempo successivo alla morte.

The Internet Encyclopedia of Philosophy

Enciclopedia Multimediale di Scienze Filosofiche

L’aristotelismo cristiano di Tommaso d’Aquino

L’uomo vive storicamente la corruzione della sua natura dopo il peccato originale: da quel punto non esiste diritto naturale terreno che possa redimere i soggetti.
Viene quindi organizzandosi la comunità terrena di quanti esercitano devozione religiosa; costoro pongono la possibilità della salvezza nelle mani di Dio, rendendosi completamente obbedienti all’esercizio della funzione pastorale da parte dell’istituzione ecclesiastica.

L’aristotelismo cristiano di Tommaso d’Aquino

La Chiesa è autentica comunità pubblica, incondizionatamente totalitaria in quanto “extra ecclesia nulla salus” (Cipriano). Essa diventa organizzazione universale e confessionale, che riconosce le istituzioni civili: tuttavia, agisce in una sfera autonoma propria, distante volutamente dalla dimensione dell’esercizio del potere politico.
Il principio primo dei credenti è la pratica dell’illimitato singolo amore per il prossimo (caritas), che viene esercitato in una dimensione esclusivamente privata.

Prossima lezione
I tempi della politica in Machiavelli

Da Machiavelli alla ragion di Stato

Repubblica e principato: il problema della forma di governo in Machiavelli.
Innovazione e conservazione: i tempi della politica. Le finalità della politica secondo Machiavelli: singolarità e libertà.
Alle origini della razionalizzazione politica moderna: le teorie della ragion di stato.

Scarica il testo della prima lezione

 

I materiali di supporto della lezione

B. Snell, La cultura greca e le origini del pensiero europeo, Torino, Einaudi, 1963

M.I. Finley, Il mondo di Odisseo, Roma- Bari, Laterza, 1978

C. Meier, La nascita della categoria del politico in Grecia, Bologna, Il Mulino, 1988

M. Vegetti, L'etica degli antichi, Roma-Bari, Laterza, 1989

M. Vegetti, Il coltello e lo stilo, Milano, Feltrinelli, 1996

K. Rosen, Il pensiero politico dell'antichità, Bologna, Il Mulino, 1999

S. Gastaldi, Storia del pensiero politico antico, Roma-Bari, Laterza, 1999

M.H. Hansen, La democrazia ateniese nel IV secolo a.C., Milano, LED, 2003

Enciclopedia Multimediale delle Scienze Filosofiche, Tommaso D'Aquino

I saggi di Montaigne

I Sei Libri sullo Stato di Jean Bodin

Recensione al testo di Domenico Taranto, La miktè politéia

The Internet Encyclopedia of Philosophy

Mendel Friedman, Nutritional Value of Proteins from Different Food Sources

Erodoto, L'isonomía democratica

Polibio, "Quella romana, una costituzione mista e quindi perfetta".

Testo della prima lezione

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