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Mauro Calise » 3.La matrice di Opinion


Introduzione al concetto di opinion

Tutti gli esseri umani hanno opinioni, che si formino per esperienza diretta o parlando con altre persone. Solo una parte, però, delle nostre opinioni acquistano rilevanza pubblica e influenzano le decisioni politiche.

Secondo Giovanni Sartori un’opinione viene detta pubblica non solo perché è del pubblico, ma anche perché investe oggetti o materie che sono di natura pubblica. In sintesi il pubblico è sia il soggetto sia l’oggetto dell’opinione pubblica.

Le definizioni di “opinione pubblica” variano nelle diverse lingue e tradizioni culturali:

Abstracts di public opinion nei dizionari di scienza politica in M. Calise e T. Lowi, Hyperpolitics – An Interactive Dictionary of Poltical Science Concepts, Chicago, Chicago University Press, 2010.

Per un inquadramento introduttivo, accedi al testo integrale di:

Giovanni Sartori, L’opinione pubblica, in Enciclopedia del Novecento, Treccani, 1979.

L’asse verticale della matrice

Dall’opinione individuale all’opinione pubblica

L’asse verticale prende in considerazione il passaggio dalle opinioni individuali all’opinione pubblica.

Perchè ci sia “opinione pubblica” è necessario che cresca la prassi di confrontarsi pubblicamente su temi rilevanti della vita politica, cercando di influenzarne gli sviluppi.

La formazione di un’opinione pubblica è uno dei passaggi più critici nello sviluppo delle democrazie moderne. Walter Lippmann ad esempio ha notato che «the notion that public opinion can and will decide all issues is in appearence very democratic. In practice it undermines and destroys democratic government. For when everyone is supposed to have a judgment about everything, nobody in fact is going to know much about anything» (Lippmann 1922, 5).

Analizzeremo, nello sviluppo della matrice, il paradosso dell’opinione pubblica poco – o male – informata, ma comunque influente sui processi democratici.

L’asse orizzontale della matrice

Dall’elite alle masse

L’asse orizzontale descrive il passaggio da elite a people. L’opinione pubblica si sviluppa con la diffusione di una classe sociale che ha gli strumenti culturali per discutere in modo informato gli affari di governo.

«In Europe, this was a long-term process dating back to the early circulation of information on a systematic basis in the mid-seventeenth century and culmitating, by the eve of the French revolution with the diffusion of newspapers and salons as the main network for the formation of a “reasoning public” advocationg political control (Speier 1950)» (Calise e Lowi 2010, p. 163)

In seguito, da processo elitario essa diviene un fenomeno di massa. Tuttavia all’ampliarsi dei circuiti di formazione dell’opinione pubblica, il pubblico tende ad assumere un ruolo passivo ed eterodiretto, affievolendo le proprie capacità critiche.

Il quadrante in basso a sinistra

L’espressione del voto

Nella parte bassa della matrice si ritrovano due forme di espressione delle opinioni individuali in un sistema politico.

La prima, e più importante, è il voto. Le motivazioni elettorali possono riferirsi ad una molteplicità di fattori, non sempre legati alla formazione di opinioni attraverso il dibattito pubblico: ad esempio l’appartenenza di classe, la socializzazione politica, le posizioni ideologiche, l’interesse. In molti di questi casi, l’elettore può scegliere di delegare la rappresentanza delle proprie opinioni a una elite partitica e/o parlamentare, piuttosto che partecipare attivamente alla formazione di una opinione pubblica indipendente ed informata.

Il volume The American Voter di Campbell, Converse, Miller e Stoke, pubblicato nel 1960 dopo una lunga attività di ricerca empirica, rappresenta ancora un testo di riferimento per gli studi sul comportamento elettorale, e mostra la variabilità delle motivazioni di voto.

Il voto: libera scelta o comportamento collettivo?

In una democrazia rappresentativa le elezioni rappresentano uno dei principali strumenti di partecipazione politica e di espressione delle opinioni. Ancora da valutare è però l’influenza dei mass-media sul comportamento di voto. Gli studi dei primi decenni del secolo scorso valorizzavano il ruolo dei media, ritenuti capaci di influenzare le opinioni dei cittadini come un “proiettile magico”, secondo le parole di Lasswell. Più di recente si è messa in discussione l’onnipotenza dei media nella formazione delle scelte di voto.

Per un approfondimento sulle teorie del proiettile magico, si vedano le voci bullet theory e hypodermic needle model  in Sullivan, L. E., The SAGE Dictionary of the social and behavioral sciences.

Il documentario in tre parti The Long Road to Decatur: A History of Personal Influence (part 1part 2 - part 3) presenta una breve storia dell’emergere delle teorie degli effetti limitati nelle teorie delle comunicazioni di massa.

L’ignoranza elettorale

Gli studi empirici sul fenomeno elettorale hanno mostrato inoltre che spesso gli elettori non hanno a disposizione le informazioni necessarie per compiere la propria scelta o non assumono i costi per la loro raccolta (ciò che Anthony Downs ha definito “ignoranza razionale“), esprimendo un voto superficiale o facendo riferimento a “euristiche“, vale a dire a scorciatoie cognitive utilizzate come risposta alla complessità decisionale.

Il testo di Donatella Campus L’elettore pigro presenta una rassegna degli studi politologici che hanno affrontato il problema dello scarso tempo e della limitata attenzione dedicata dai votanti alla politica.

Il quadrante in basso a destra

Il referendum

La seconda modalità di espressione delle opinioni individuali è il referendum, che permette ai cittadini di esprimere la propria opinione su specifiche questioni che interessano il pubblico (policy).

Secondo gli studi empirici di Butler e Ranney la pratica dei referendum sta crescendo in importanza e frequenza nelle democrazie occidentali, in risposta al declino del partito politico come attore di intermediazione fra stato e società. Il loro testo Referendum around the World costituisce uno dei più riusciti tentativi di offire una casistica delle esperienze referendarie su scale globale.

Una riflessione sull’uso dell’istituto referendario nelle democrazie contemporanee è presente nel volume Referendum e Democrazia di V. Uleri (accedi alla versione integrale del volume su Darwinbooks)

I referendum elettorali in Italia

Talvolta i referendum acquisiscono una portata più generale rispetto al quesito che pongono.

I referendum che si sono svolti in Italia nei primi anni novanta, ad esempio, hanno concretizzato l’insoddisfazione dell’elettorato nei confronti del sistema politico dopo i fatti di tangentopoli. Sono intervenuti sulla modifica delle regole elettorali introducendo il sistema maggioritario per le elezioni al parlamento e riducendo le preferenze per la camera dei deputati da tre/quattro ad una.

Hanno dunque facilitato un processo di innovazione sostenuto dall’opinione pubblica ma che stentava ad entrare, in una fase di crisi, nell’agenda istituzionale.

Descrive il direttismo degli annni novanta il testo di Marcello Fedele La Democrazia Referendaria.

La nascita della sfera pubblica borghese

Nel quadrante in alto a sinistra, troviamo il modello dell’opinione pubblica quale si è sviluppato nell’esperienza storica occidentale.

Secondo Jürgen Habermas la premessa alla costituzione di una opinione pubblica è stata l’affermazione a partire dal XVIII secolo di una sfera pubblica borghese, espressione della rivendicazione, da parte della classe media, del controllo attivo sulle decisioni che la riguardavano.

Da questo punto di vista l’opinione pubblica è un fenomeno moderno, perché riguarda l’esistenza di un ambito, autonomo rispetto alle istituzioni statali, di discussione pubblica sui temi di interesse pubblico. In tale sfera, inoltre, il mezzo per il confronto politico è costituito dall’argomentazione pubblica e razionale.

Come scrive in una voce di enciclopedia nel 1964:

«The bourgeois public sphere could be understood as the sphere of private individuals assembled into a public body, which almost immediately laid claim to the officially regulated “intellectual newspapers” for use against the public authority itself. In those newspapers, and in moralistic and critical journals, they debated that public authority on the general rules of social intercourse in their fundamentally privatized yet publically relevant sphere of labor and commodity exchange».

Il quadrante in alto a sinistra

Due fattori chiave rendono conto dello sviluppo e del consolidamento di un’opinione pubblica vigile: mezzi di comunicazione diffusi e pluralistici che fungano sia da fonti di informazione che da tribuna per la discussione (media), e la scelta razionale degli individui come parametro basilare per il giudizio libero e responsabile (choice).

E’ solo a partire dall’età dell’illuminismo che si può parlare propriamente di opinione pubblica (Yale History Lectures):

«The role of an independent press as the innovative communication channel of public discourse can hardly be overestimated, the more so in light of its painstaking historical developments. For a long time span, private commercial networks remained the sole depositaries of revelant news across towns and national borders. (…) It is only with the ‘age of enlightment’ that the diffusion of news becomes a public affair.» (Calise e Lowi 2010, p. 164).

Opinion ULQ – Upper Left Quadrant

Opinion ULQ - Upper Left Quadrant


Opinione pubblica e policentrismo

Lo sviluppo dell’opinione pubblica è legato ad una particolare struttura dei mass media che ne garantisca l’autonomia.

Giovanni Sartori chiama tale configurazione «un sistema di comunicazioni di massa a struttura policentrica e controbilanciante, nel senso che non è dominata da una voce sola» (vedi la voce dell’Enciclopedia delle Scienze Sociali). In questo caso, infatti, a differenza di quanto avviene nei regimi totalitari, le comunicazioni di massa non si sovrappongono agli strumenti di socializzazione e di propaganda di Stato e non si rivolgono costantemente alla mobilitazione delle masse.

La pluralità e il policentrismo dei mezzi di informazione è, dunque, uno degli elementi costitutivi della Poliarchia, così come Robert Dahl preferisce definire i processi e le istituzioni della democrazia rappresentativa sviluppatisi nel XX secolo. Secondo lo studioso americano, infatti, perchè ci sia democrazia è necessario che i cittadini abbiano il diritto di cercare fonti di informazione alternative «che non sono sotto il controllo del governo e godono della tutela delle leggi sulla libertà di espressione».

La formazione dell’opinione pubblica

Il ruolo delle elite nella formazione dell’opinione pubblica è descritto dal modello (detto Cascade model) formulato da Karl Deutsch, che vede l’opinione formarsi attraverso la discesa in una sorta di cascata i cui salti sono intervallati da vasche. Ogni vasca ha come protagonista, infatti, particolari attori sociali. Dall’alto verso il basso, la cascata incontra le idee delle elite socio-economiche, le opinioni delle elite socio-politiche, le opinioni veicolate dai mass-media, le posizioni espresse dai leader d’opinione, e, infine, le convinzioni del demos.

Un  modello diverso, ma non alternativo, di raffigurare il processo di formazione dell’opinione pubblica fa riferimento all’immagine del “bubble-up”, vale a dire il libero ribollire dal corpo sociale.

Tratto da G. Sartori, L’opinione pubblica, Treccani

Tratto da G. Sartori, L'opinione pubblica, Treccani


Il quadrante in alto a destra

La tendenza sondocratica

Si riferisce alla massificazione culturale dell’opinione pubblica, che tende ad essere percepita sempre più come e ridotta a il campionamento di aggregati puramente statistici. Fornendo un metodo accettabile e credibile per la misurazione dell’opinione pubblica, il sondaggio tende a rivendicare il ruolo di vox populi.

Per una panoramica generale sui sondaggi d’opinione, sulla loro storia e pratica si veda il testo di Nick Moon, Opinion Polls. History, theory and practice.

Il testo di Jeff Manza, Fay Lomax Cook e Benjamin I. Page offre una lettura complessa dei sondaggi d’opinione, del loro uso e della relazione che attarverso di essi i politici instaurano con l’opinione pubblica.

Il sondaggio: vox populi o strumento di manipolazione?

Tuttavia il sondaggio resta sospeso a metà, in bilico fra direttismo e manipolazione.

Se per alcuni i nuovi strumenti di rilevazione delle opinioni rappresentano un’occasione per ascoltare la cittadinanza in tempi rapidi, la scelta dei temi e la costruzione strategica delle domande dei sondaggi costituiscono però anche una tecnica efficace per plasmare le preferenze dei cittadini.

Nel saggio dal titolo provocatorio L’opinione pubblica non esiste Pierre Bourdieu presenta la più nota e sintetica argomentazione dell’inadeguatezza dei sondaggi a misurare l’opinione pubblica. Il saggio in versione italiana è contenuto nella raccolta di saggi L’Onda Anonima.

Nel testo Bordieu riprende alcune posizioni che alla fine degli anni ‘40 erano state presentate negli Stati Uniti da Herbert Blumer e Lindsay Rogers.

I sondaggi dell’esecutivo

In questa direzione, vanno gli sviluppi recenti dei sondaggi presidenziali, vale a dire l’uso sempre più frequente delle rilevazioni demoscopiche da parte dei leader di governo allo scopo di rafforzare il rapporto col proprio elettorato. I sondaggi dell’esecutivo hanno il duplice ruolo di monitorare le preferenze dei cittadini e di orientare l’azione dei governi.

Ciò può produrre, però, il cortocircuito di una spirale di aspettative crescenti e promesse non mantenute, come ha mostrato Theodore Lowi nel volume The Personal President.

L’uso dei sondaggi da parte dei presidenti è analizzato da un recente libro di Valentina Reda (introduzione).

L’effetto bandwagon

I sondaggi possono produrre ad esempio l’effetto bandwagon, che è all’origine della loro massiccia diffusione soprattutto in campagna elettorale. E’ noto infatti che annunciare un candidato come vincitore spinge una quota dell’elettorato a salire sul suo carro. L’annuncio di dati di sondaggio favorevoli costituisce una strategia adottata dai leader politici per incrementare il proprio consenso.

Il sondaggio, dunque, mentre rileva l’opinione può anche contribuire a modificarla.

Il bandwagon effect non è il solo effetto di condizionamento diretto dell’opinione pubblica che viene attribuito ai sondaggi. Ne parla Philippe Maarek nel suo testo classico sul marketing politico.

Opinione publica di massa e spirale del silenzio

Elisabeth Noelle-Neumann ha identificato con il concetto di “spirale del silenzio” il processo di adeguamento delle opinioni individuali a quelle dominanti.

Secondo la studiosa, i cittadini possono esprimere un’opinione o nasconderla per la paura dell’isolamento e la minaccia di sanzioni sociali, subendo la tirannia della maggioranza. Si veda la teoria della Spiral of Silence in un capitolo dell’Handbook of Political Communication Research di Noelle-Neumann e Peterson.

Vedi le slides della lezione di Mauro Barisione dedicata a Noelle-Neumann e alla sua concezione dell’opinione pubblica.

Il sondaggio deliberativo

Alcune più recenti metodologie di rilevazione delle opinioni permettono di superare alcuni limiti dei sondaggi di opinione tradizionali, come lo scarso interesse e la cattiva informazione degli intervistati.

Fra queste si annovera il Deliberative Polling, ideato da J. S. Fishkin, con il quale si permette ad un campione di partecipanti di informarsi e di discutere su un tema di rilevanza collettiva prima della somministrazione del sondaggio.

Una ricognizione sui metodi di deliberazione e coinvolgimento della cittadinanza nei processi decisionali è offerta da Luigi Bobbio.

I link della matrice di Opinion

La presentazione di un concetto non è solo circoscritta alla sua matrice. Grazie ad un comune schema logico e ad un vocabolario condiviso, possiamo ritovare lo stesso lemma anche in altre matrici di Hyperpolitics, che ne completano la definizione attraverso la collocazione in diversi contesti semantici. Le matrici collegate arricchiscono così la presentazione del concetto in esame.

«These are no mere cross-references, as there are in most dictionaries by use of the generic see also annotation. Thanks to the use of the matrixs logical pattern and interface as a common framework for all definitions, links in our hyperdictionary always refer to a specific quadrant, with all other keywords in that quadrant contributing to clarification of contexts, and in which set of relationships partyis being used in a given matrix» (Calise e Lowi 2010, p. 18).

Si veda la Prefazione e la User’s Giude del volume di Hyperpolitics per alcuni approfondimenti sulla sua metodologia.


Nella matrice di Agenda

Ritroviamo ad esempio il concetto di Opinion sull’asse verticale della matrice di Agenda, per indicare un basso grado di strutturazione/formalizzazione dei suoi temi:

«The vertical axis runs the gamut from the most tentative and casual of interests mere opinion to interests that have been refined, rationalized, researched, and assimilated into the most formal of agendas, the calendar or ordre du jour of government decision-maker in brief, fully articulated policies. Moving up the vertical axis is a matter of moving into more articulated and more formalized communications of opinions, preferences, interests, demands» (Calise e Lowi 2010, 43).

Accedi liberamente alla matrice e all’abstract del concetto di Agenda sul sito di Hyperpolitics.

La matrice di Agenda

La matrice di Agenda


Nella matrice di Election

Nella matrice di Election, il concetto di Opinion è invece nel quadrante in basso a sinistra, dove contribuisce a definire il voto di opinione:

«In the LLQ, the concept of policy refers to all the public policies that a given party wants to implement, after winning the election. The type of vote which arises from this quadrant is opinion voting or issue voting based on a rational evaluation of policy alternatives in the parties manifestos?» (Calise e Lowi 2010, p. 100)

Accedi liberamente alla matrice e all’abstract del concetto di Election sul sito di Hyperpolitics.

La matrice di Election

La matrice di Election


Nella matrice di Media

Nel quadrante in basso a destra di questa matrice si mostra il ruolo dei media nell’influenzare le opinioni dei cittadini:

«In the LRQ, socialization captures the most common meeting place between the people and the media, for news organizations not only exist within a market, but also are the generators of one a market of ideas. However, experiments conducted over the last fifteen years clearly demonstrate that media can shape and alter peoples opinions» (Calise e Lowi 2010, 155).

Accedi liberamente alla matrice e all’abstract del concetto di Media sul sito di Hyperpolitics.

La matrice di Media

La matrice di Media


I materiali di supporto della lezione

Calise, M., La rivincita inglese, in Il Partito Personale, Bologna, il Mulino, 2000, pp 39-48.

Calise, M., Lowi, T. Party, in Hyperpolitics. An Interactive Dictionary of Political Science, Chicago, Chicago University Press, forthcoming.

Calise, M., Una burocrazia di partito, in Governo di partito, Bologna, Il Mulino, 1989, pp. 105-129.

Calise, M., Lowi, T., Bureaucracy, in Hyperpolitics. An Interactive Dictionary of Political Science, Chicago, Chicago University Press, forthcoming.

Lippi, A. e Morisi, M., Scienza del'Amministrazione, Bologna, il Mulino, 2005, Cap. I.

Panebianco, A., Burocrazie pubbliche, in G. Pasquino (a cura di), Manuale di Scienza Politica, Bologna, Il Mulino, 1986, pp. 383-430.

Calise, M., Lowi, T., Opinion, in Hyperpolitics. An Interactive Dictionary of Political Science, Chicago, Chicago University Press, forthcoming.

Habermas, J., Sul concetto di opinione pubblica, in Storia e critica dell'opinione pubblica, Roma-Bari, Laterza, 1977, pp. 279-294.

Noelle-Neumann, E., Chiave lessicale per una teoria dell'opinione pubblica, in Cristante, S., L'onda anonima, Roma, Meltemi, 2004, pp. 202-228.

Sartori G., Opinione Pubblica, in Elementi di teoria Politica, Bologna, Il Mulino, 1987, pp. 177-215.

Uleri, P. V., Il futuro della democrazia e il futuro dei referendum, in Referendum e democrazia. Una prospettiva comparata, Bologna, il Mulino, 2003, pp. 279-301.

Abstracts delle voci di “opinion” nei dizionari di scienza politica, in Hyperpolitics - An Interactive Dictionary of Political Science

Converse, P. E., Changing Conceptions of Public Opinion in the Political Process, in The Public Opinion Quarterly, Vol. 51, 1987, pp. 12-24

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