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Laura Rinaldi » 10.Trematodi: Dicrocoelium dendriticum


Introduzione

Dicrocoelium dendriticum è uno degli elminti più diffusi negli allevamenti dei ruminanti in Italia; nelle regioni centro-meridionali del nostro Paese i valori di prevalenza aziendale sono pari al 67,5% negli ovini e 53,1% nei bovini. Tuttavia, la infestione causata da questi parassiti, definita dicrocoeliosi, è spesso sottostimata per diversi motivi: la sintomatologia è aspecifica e spesso di lieve entità, il frequente poliparassitismo concomitante può “mascherare” gli effetti patologici e le perdite economiche legate a questa parassitosi; infine vi è difficoltà nella diagnosi e nella terapia. Nonostante la dicrocoeliosi sia spesso paucisintomatica, essa causa notevoli danni economici negli allevamenti dei ruminanti, sopratutto in termini di impatto negativo sulle quantità e le qualità delle produzioni zootecniche (latte, carne e lana).
La dicrocoeliosi è anche una food-borne zoonosis. L’infestione da D. dendriticum nell’uomo, sebbene notevolmente sottostimata e spesso del tutto ignorata, è riportata in Europa, Asia, Africa Settentrionale ed Americhe.

Morfologia

Dicrocoelium dendriticum (dal greco dicróos: doppio, choilía: cavità del ventre, dentrìticon: ramificato) è un parassita appartenente al Phylum Plathelminthes, Classe Trematoda, Sottoclasse Digenea, Famiglia Dicrocoeliidae. Comunemente è definito “distoma lanceolato” o “piccolo distoma epatico”, per differenziarlo da Fasciola hepatica.
D. dendriticum presenta corpo appiattito di forma lanceolata (detto anche D. lanceolatum), lungo 4-12 mm e largo 1,5-2,5 mm, con cuticola liscia (priva di spine) e trasparente che lascia intravedere gli organi interni. Come tutti i distomi è munito di due ventose, una anteriore che dà inizio all’apparato digerente ed una posteriore, definita acetabulum, localizzata in posizione pre-equatoriale, che funge da organo di adesione.

Fasciola hepatica (a) e Dicrocoelium dendriticum (b).

Fasciola hepatica (a) e Dicrocoelium dendriticum (b).


Ciclo biologico I parte

Il ciclo biologico di D. dendriticum necessita di un ospite definitivo e di due ospiti intermedi.
I parassiti adulti vivono nei dotti biliari dei propri ospiti definitivi: ovini, caprini, bovini, bufali, ruminanti selvatici, leporidi, occasionalmente equini e suini, altri animali ed anche uomo. I ruminanti rappresentano i principali ospiti definitivi.
Nella sede di localizzazione, i parassiti adulti, ermafroditi, depongono le uova che raggiungono l’intestino con la bile per poi essere eliminate con le feci dagli animali parassitati. Esse, contenenti già un miracidium, vengono ingerite dal primo ospite intermedio (molluschi gasteropodi polmonati terricoli, es. Zebrina spp.) In seguito, il miracidium migra sino all’epatopancreas del gasteropode, dove dà luogo a sporocisti di prima e seconda generazione.

Ciclo biologico di Dicrocoelium dendriticum.

Ciclo biologico di Dicrocoelium dendriticum.


Ciclo biologico II parte

Dalle cellule germinali della sporocisti di II generazione si formano numerose cercarie (manca lo stadio di redia) che migrano attivamente verso la camera polmonare del mollusco e si aggregano in 200-300 esemplari, tenuti assieme da una sostanza gelatinosa. Successivamente, questi boli di muco (slime balls) vengono espulsi dal mollusco, aderiscono agli steli d’erba e rappresentano un “ghiotto” pasto per il secondo ospite intermedio rappresentato da formiche di varie specie (Formica spp). Nel tubo digerente delle formiche, le cercarie si liberano dal muco, attraversano la parete dello stomaco e raggiungono il torace e la testa, dove, in circa 30-60 giorni, perdono la coda e si trasformano in metacercarie. Una o più metacercarie si localizzano a livello del ganglio retrofaringeo della formica dal quale partono i nervi motori della bocca.

Molluschi gasteropodi terricoli, I ospiti intermedi di Dicrocoelium dendriticum.

Molluschi gasteropodi terricoli, I ospiti intermedi di Dicrocoelium dendriticum.

Formica, II ospite intermedio di Dicrocoelium dendriticum (foto da D. E. Jacobs, 1986).

Formica, II ospite intermedio di Dicrocoelium dendriticum (foto da D. E. Jacobs, 1986).


Ciclo biologico II parte

Questa particolare localizzazione della metacercaria determina una eccitazione dei muscoli mandibolari e mascellari che presentano uno spasmo (trisma mandibolare), apprezzabile soprattutto nelle ore più fresche della giornata (mattino e sera). Il trisma mandibolare provoca la paralisi della formica che rimane fissata sui fili d’erba con mandibole e mascelle contratte. Questo fenomeno favorisce l’ingestione della formica, contenente le metacercarie, da parte dell’ospite definitivo che così si infesta. Gli ovini, brucando le erbe fino a terra, hanno maggiori opportunità di ingerire le formiche rispetto ai bovini.

Ovini – principali ospiti definitivi di Dicrocoelium dendriticum.

Ovini - principali ospiti definitivi di Dicrocoelium dendriticum.


Lesioni

Nell’intestino dell’ospite definitivo, per azione dei succhi digestivi, le metacercarie si disincistano liberando le forme giovanili (adolescarie), che raggiungono i dotti biliari dove sviluppano a parassiti adulti. La migrazione dei giovani parassiti dall’intestino ai dotti biliari avviene principalmente a ritroso attraverso il coledoco.
Il periodo di prepatenza, tempo che intercorre dalla ingestione della metacercaria contenuta nella formica alla formazione dei parassiti adulti in grado di deporre le uova, è di 60-90 giorni.
Nel corso di infezioni croniche le lesioni sono caratterizzate da cirrosi, severa fibrosi epatica e marcata distensione dei dotti biliari.

Fegato ovino con lesioni.

Fegato ovino con lesioni.

Fegato bovino con lesioni e parassiti.

Fegato bovino con lesioni e parassiti.


Dicrocoelium dendriticum

Esemplari adulti di Dicrocoelium dendriticum isolati da un fegato ovino.

Esemplari adulti di Dicrocoelium dendriticum isolati da un fegato ovino.


Sintomatologia

I sintomi clinici non sono solitamente manifesti, anche nelle infestioni gravi, e quindi lesioni maggiori dovute alla disfunzione epatica sono evidenziabili solo con un esame necroscopico.
Anche se sono descritti in letteratura casi di dicrocoeliosi iperacuta derivanti da infestioni massive, con sintomi sovrapponibili a quelli descritti per F. hepatica, di solito la malattia presenta decorso subclinico, lento, con sintomi poco caratteristici: astenia, dimagramento, anemia ed episodi diarroici. Nei soggetti colpiti possono manifestarsi edemi nelle parti più declivi del corpo, caduta della lana e grave scadimento delle condizioni generali.

Esemplari adulti di Dicrocoelium dendriticum .

Esemplari adulti di Dicrocoelium dendriticum .

Gruppo di ovini parassitati.

Gruppo di ovini parassitati.


Diagnosi

Dal punto di vista clinico, la diagnosi di dicrocoeliosi è molto difficile, per l’assenza di sintomi patognomonici. La diagnosi ante-mortem si basa sull’esame cropromicroscopico che consente la messa in evidenza delle uova nelle feci degli ospiti parassitati. Si utilizzano metodiche di arricchimento, quali la flottazione, che permettono di concentrare le uova presenti nelle feci. Per la flottazione delle uova “pesanti” di D. dendriticum è necessario utilizzare soluzioni ad alto peso specifico (1,450) a base di ioduro di mercurio e/o di zinco solfato. I massimi rivelatori di infestione sono gli animali adulti.
La diagnosi post-mortem si basa sull’esame anatomo-patologico, con la messa in evidenza delle tipiche lesioni e dei parassiti a livello epatico.
I metodi sierologici, quali l’ELISA, sebbene non siano utilizzati nella pratica veterinaria, si sono rivelati promettenti per la diagnosi di D. dendriticum.

Uovo di Dicrocoelium dendriticum evidenziato in seguito a flottazione.

Uovo di Dicrocoelium dendriticum evidenziato in seguito a flottazione.


Controllo

Il controllo della dicrocoeliosi è molto difficile per la complessità del ciclo biologico di D. dendriticum.
La profilassi è basata principalmente sul management aziendale, sul controllo degli ospiti intermedi e sul trattamento degli animali infestati con antielmintici.
In riferimento al management aziendale è consigliabile evitare il pascolamento degli animali nelle prime ore del mattino e di sera per ridurre la possibilità di infestione; in queste ore, infatti, le formiche paralizzate possono più facilmente essere ingerite dagli ospiti.
I metodi di controllo degli ospiti intermedi possono essere attuati solo in piccole zone, in quanto il loro costo elevato ne impedisce un uso diffuso. Il controllo degli ospiti intermedi usando sostanze chimiche, non è facilmente realizzabile a causa del notevole impatto ambientale di questi prodotti.
Il controllo della dicrocoeliosi si basa principalmente sul trattamento degli animali con antielmintici quali benzimidazolici (es. albendazolo, fenbendazolo e mebendazolo) e pro-benzimidazolici (es. netobimin).

Pascolo secco habitat ideale per lo sviluppo di Dicrocoelium dendriticum.

Pascolo secco habitat ideale per lo sviluppo di Dicrocoelium dendriticum.


Aspetti zoonosici

L’infestione da D. dendriticum nell’uomo, sebbene notevolmente sottostimata e spesso del tutto ignorata, è riportata in Europa, Asia (in particolare Cina, ex Unione Sovietica, Giappone ed Indonesia), Africa Settentrionale ed Americhe.
Si tratta di una food-borne zoonosis; infatti, l’uomo si infesta ingerendo le metacercarie presenti all’interno delle formiche accidentalmente ingerite con gli alimenti contaminati.
Come si verifica negli altri ospiti definitivi, anche nell’uomo, i parassiti provocano lesioni meccaniche, spoliatrici e tossiche. L’azione patogena è simile a quella esercitata da altri trematodi quali Fasciola, Opisthorchis e Clonorchis.
La sintomatologia non è patognomonica (disturbi addominali, epatomegalia, febbre, anemia, eosinofilia) ed è riferibile a stati di epatite/epatosi.
La diagnosi si effettua mediante esami copromicroscopici per la messa in evidenza delle uova di D. dendriticum o metodi immunologici (ELISA ed immunoelettroforesi).
L’educazione sanitaria rappresenta il principale mezzo di controllo della parassitosi nelle popolazioni umane.

Regione della Cina dove si riscontrano elevate prevalenze  di Dicrocoelium dendriticum nell’uomo.

Regione della Cina dove si riscontrano elevate prevalenze di Dicrocoelium dendriticum nell'uomo.


I materiali di supporto della lezione

Urquart, G.M., Armour, J., Duncan, J.L., Dunn, A.M., Jennings, F.W., 1998. Parassitologia Veterinaria. Edizione italiana a cura di Claudio Genchi. UTET.

Pampiglione S., Canestri Trotti G. Guida allo studio della Parassitologia, 4° Edizione gennaio 1999, Casa Editrice Esculapio, Bologna.

Ivo de Carneri. Parassitologia Generale e Umana. Tredicesima edizione a cura di Claudio Genchi ed Edoardo Pozio. Casa Editrice Ambrosiana, Milano.

Gabriella Cancrini. Parassitologia medica illustrata. Lombardo Editore, Roma.

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