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Raffaele Giglio » 3.Prolegomena alla Commedia


La Commedia dell’umile e del sublime

  • Il titolo della “Commedia” è spiegato da Dante nell’Epistola a Cangrande, secondo i dettami retorici della cultura del tempo
  • La Commedia ha un inizio doloroso (l’Inferno) e un lieto fine (il Paradiso); lo stile è remissus et humilis non tanto per la lingua adoperata, ma per la fondazione di una nuova categoria di sublime
  • Il nuovo sublime trae ispirazione dalla visione cristiana della vita, dalla compresenza nel quotidiano di realtà dimesse e realtà elevate
  • Alla rappresentazione della realtà in tutte le sue forme corrisponde il plurilinguismo dantesco: lingua e stile si elevano a misura che il viaggio prosegue dall’Inferno al Paradiso
  • La Commedia non coincide con nessun genere in modo totale ed esclusivo

Dante-autore e Dante-personaggio

  • Dante-autore scrive il viaggio mistico di Dante-personaggio, investito da Dio della missione di indicare all’umanità la via della salvezza
  • Dante personaggio compie il suo viaggio nei tre regni dell’oltretomba per esplorare tutto il male del mondo, purificare l’umanità attraverso l’espiazione dei propri peccati, ascendere al Cielo fino alla visione suprema di Dio
  • Dante-autore racconta non solo la storia individuale di salvezza di Dante-personaggio, bensì il cammino di redenzione collettiva che egli riporta per volontà divina nel “poema sacro”

Il “dire altro”: Allegoria e Figura nella Commedia

  • La Commedia rispecchia la concezione allegorica medievale: ogni scrittura annida, oltre il senso letterale, un significato di carattere morale e religioso
  • Dante, nel Convivio, distingue tra “allegoria dei poeti” e “allegoria dei teologi”. La prima offre un piano letterale fittizio, sotto cui si cela una verità; nella seconda il piano letterale coincide con un evento reale e storico
  • Secondo la concezione figurale, la storia non è una catena di eventi terreni, regolati dalla legge di causa-effetto, ma una correlazione tra piano umano e divino
  • La Commedia offre al lettore un esempio di allegoria dei poeti e di visione figurale
  • Il libro dantesco imita il libro scritto da Dio

I “due soli”: l’Impero e la Chiesa

  • Nel Medioevo, l’Impero e la Chiesa rappresentano i due poteri universali cui compete la regolamentazione della vita sociale in tutte le sue forme
  • L’età di Dante è segnata da numerose lotte tra Stato e Chiesa per la detenzione del monopolio politico
  • Per Dante, la società è deviata dall’ingerenza della “gente nova” e dalla brama di conseguire “sùbiti guadagni”
  • Nel suo disegno culturale, Dante auspica la restaurazione del potere imperiale e la definizione del ruolo della Chiesa: entrambi sono poteri autonomi dall’azione complementare
  • L’Impero ha come fine il conseguimento di uno stato storico-esistenziale positivo; la Chiesa, invece, persegue la beatitudine dell’uomo nel regno ultraterreno

Prossima lezione

Il prologo alla Commedia

  • La Commedia ha un prologo; la definizione è data da Dante nella lettera a Cangrande della Scala
  • Il prologo è costituito dai primi due canti dell’opera
  • Il prologo in terra: Inferno I
  • Il prologo in cielo: Inferno II

I materiali di supporto della lezione

E. Malato, Dante, Roma, Salerno editrice, 1999.

J. Risset, Dante. Una vita, Milano, Rizzoli, 1995.

T. Spoerri, Introduzione alla Divina Commedia, Milano, Mursia, 1974.

P. Giannantonio, Dante e l'allegorismo, Firenze, Olschki, 1969.

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