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Antonello Giugliano » 11.L'analitica dell'esistenza quale fondamento teorico formale della «consulenza filosofica» in quanto prassi di «orientazione» esistenziale


Alla ricerca di un filo conduttore I

Filo conduttore potenziale:

Quale interpretazione della visione-del-mondo intesa nel modo ermeneuticamente più appropriato e cioè, decostruttivamente (ossia in modo da decostruire e distruggere la consueta accezione soggetto-oggettivistica di quanto intenzionato dal termine «visione del mondo»), in quanto apprensione individuale della temporalità e del senso della finitezza temporale del sé e del suo proprio essere-nel-mondo, l’analitica dell’esistenza (da non confondere quindi con l’analisi) si presenta — potenzialmente — quale fondamento teorico indicativo-formale della consulenza filosofica come prassi di «orientamento» esistenziale, o meglio, e più precisamente, di «orientazione» esistenziale.

Alla ricerca di un filo conduttore II

Indicazione «formale»:

Il filo conduttore è potenziale almeno sotto due riguardi:

  • a) in quanto esso può solo indicare formalmente la temporalità quale unica «materialità» vuota propriamente costitutiva di sé e mondo, senza riempirla di altre oggettualità, materie, immagini, sembianze, modalità, «incorporazioni» fenomeniche attraverso cui quella si dà all’apprensione (appare);
  • b) in quanto può accadere, come accade, che però questo stesso livello indicativo-formale non venga affatto scoperto o tematizzato adeguatamente o neanche solo presagito come tale (appunto come la «forma» del «vuoto» costitutivo dell’eksistenza) da una «consulenza filosofica» volta a perseguire invece soltanto ed esclusivamente, senza altra specificazione differenziale, un trattamento esistentivo di ricostruzione, esplicitazione concettuale e riempimento di senso vissuto della visione del mondo del consultante.

Alla ricerca di un filo conduttore III

Filo conduttore perduto o ritrovato?

Il consultante, paradossalmente, col suo disagio (mai del tutto assimilabile a un mero stato disturbato), con l’acuto senso di inspiegabile inadeguatezza e insensatezza della propria esistenza, tenta di esprimere a modo suo quella intimamente consaputa nozione metafisica primordiale universale — cioè la costitutiva esposizione dell’esistenza, in quanto eksistenza, alla finitezza propria della temporalità oscuramente appresa quale temporalità propria* — la cui punta estatica può sfuggire eventualmente proprio al consulente filosofico che dovrebbe invece aiutare a comprenderla, elaborarla concettualmente e indicare come sostenerne l’insostenibile peso a partire dalla specifica singolarità di volta in volta propria di un sé.

* L’esperienza primordiale universale è l’apprendimento obliquo della propria temporalità singolare (di cui la morte è solo un simbolo, anche se quello più potente ed universalmente noto e più universalmente discusso-trattato in quanto simbolo immediato dell’insensato, del vuoto etc.). Il grado di intensità metafisica di quella nozione-esperienza dipende dal singolo modo (di volta in volta estremamente differente) di afferramento (o non-afferramento) della ekstasis temporale del proprio attuale essere nel mondo.

Alla ricerca di un filo conduttore IV

Filo conduttore ritrovato o perduto?

  • Ciò vuol dire che non sempre la «consulenza filosofica» stessa è in grado di pervenire al sostrato più profondo di quell’orizzonte che essa pur giustamente e convincentemente reputa essere il suo campo operativo elettivo specifico (e che pertanto la contraddistingue e differenzia da qualsiasi trattamento terapeutico di aiuto di ispirazione spiritualistico-confessionale o psicologico-medicale): quello della visione-del-mondo.
  • In tal modo, però, il discorso consulenziale-filosofico sulla visione del mondo rischia seriamente di avvitarsi su se stesso e di non cogliere più il proprio «oriente» ekstatico-analitico trasformandosi piuttosto in un’ulteriore potente «chiacchiera»* e macchina di manipolazione analistica.

* «Chiacchiera» anche ed innanzitutto in preciso senso analitico.

Considerazioni conclusive

Gnosi della «consulenza filosofica»:

  • Quest’ultimo aspetto è connesso alla difficoltà di acquisizione da parte della «consulenza filosofica» e dunque da parte del singolo consulente filosofico della dimensione propria dell’analitica eksistenziale e del suo nucleo più estremo: la ekstasis quale temporalità del tempo, con il suo duplicemente intrecciato enigma della unicità e della iterazione, della irripetibilità e della ripetizione (per es.: la [mia] vita è questa o quella o quell’altra ancora, era questa o era quella? È ora, era ora o era prima o sarà quella poi? Finisce e/o ricomincia or ora, ad ogni istante?).
  • Non è detto infatti che il consulente filosofico — per limiti culturali inerenti la sua formazione intellettuale, la sua capacità di penetrazione ed acutezza speculativa o la sua stessa generica visione e concezione del sé e del mondo, nonché e soprattutto per la inaggirabile complessità linguistico-concettuale della formulazione richiesta dal nuovo approccio metafilosofico alla impalpabile ed inafferrabile «materia» che costituisce l’apparire del tempo, la sua simultanea perdita e ritrovamento, di volta in volta propri di un sé — riesca a compiere l’arduo ma necessario passaggio da una mera analisi esistentiva della visione del mondo alla vera e propria analitica eksistenziale, che è un passaggio continuo di e tra piani reciprocamente comunicanti.

Considerazioni conclusive

Gnosi della «consulenza filosofica»:

  • Ed è il passaggio discriminante che solo assicura di cogliere ogni fenomenicità come una singola «incorporazione» di tempo, scheggia multiprospettica del temporalizzarsi del tempo.
  • «Incorporazione» consaputa ora implicitamente ora più esplicitamente, ma perlopiù in modo inespresso e muto (l’uscita dall’Ade e la ridiscesa nell’Ade costituiscono l’esperienza egualitaria quotidiana più comunemente eseguita e rieseguita — con unicità e ripetizione — senza articolare parole ma eventualmente suoni e silenzi, dalla maggior parte delle singole esistenze finite che di volta in volta compongono tutta l’animalità e tutta l’umanità passata, presente e futura).

Prossima lezione

Ricapitolazione. Aspetti problematici «esteriori» della pratica della «Consulenza Filosofica» (implementazione, caratterialità, onorario, casi di studio).

I materiali di supporto della lezione

Martin HEIDEGGER, Il concetto di tempo, a cura di F. Volpi, Milano, Adelphi, 1998

M. HEIDEGGER, Tempo e essere, Nuova edizione italiana a cura di C. Badocco, Milano, Longanesi&C., 2007

Martin HEIDEGGER, Seminari di Zollikon, a cura di E. Mazzarella ed A. Giugliano, Napoli, Guida, 2000 (3a ediz.)

Marcel PROUST, Alla ricerca del tempo perduto, trad. it. di G. Raboni, Nuova ediz. rivista e aggiornata, Milano, Mondadori, 2001-2003, voll. 1-4

Walter BENJAMIN, Per un ritratto di Proust (1929) in ID., Avanguardia e rivoluzione, trad. it. di A. Marietti, Torino, Einaudi, 1973, pp. 27-41

Alain DE BOTTON, Come Proust può cambiarvi la vita, trad. it. di L. Ferrari, Parma, Guanda, 2003

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