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Antonio Franco Mariniello » 9.Città e metropoli


La Città

La città è l’oggetto dei nostri studi e l’architettura è la disciplina con cui tentiamo ogni volta di comprenderla.
Il Progetto è la tecnica con cui tentiamo di trasformarla, di costruirla e di possederla: la città è l’oggetto del nostro desiderio.
Viviamo oggi un’espansione, la più vasta sin’ora, della esperienza della cultura urbana: tanto che, possiamo dirlo, la cultura dominante oggi è una cultura di tipo urbano, anzi “metropolitano”.
L’esperienza del quotidiano, oggi, è esperienza della metropoli.
Ma è un’esperienza profondamente contraddittoria, a tratti lacerante, perché, da un lato, la città si concede (alienante) come spettacolo infinito (società ‘dello spettacolo’ e società metropolitana sono ormai sinonimi) e come immagine ‘multiforme’, e dall’altro si nega (alienata) alla sua primaria funzione storica e antropologica di strumento di benessere collettivo: dal momento che, con l’irreparabile frattura storica segnata dalla rivoluzione industriale, si è compiuta con la fase post-industriale la mutazione da una città come sistema armonico di valori d’uso ad una città-ammasso di merci, merce essa stessa, cristallizzazione di un insieme di valori di scambio (cfr. P. Sica, L’immagine della città da Sparta a Las Vegas, Laterza, Roma-Bari, 1970, pag.6).

Città e metropoli

È il passaggio storico dell’industrialesimo moderno che individua e caratterizza la dimensione metropolitana della questione urbana, ed è da questo momento in poi, da quando cioè la città inizia a dissipare una sua ‘univocità’ formale ed a smarrirsi in una sorta di labirinto senza ‘centro’, da quando cioè essa comincia a farsi ‘metropoli’ (città smisurata) che le tecniche disciplinari dell’Architettura sembrano non aver più presa sulla sua ‘totalità’, poiché questa stessa totalità è divenuta contraddittoria, complessa sino alla complicazione, sfuggente ed ambigua, tanto che l’Architettura sembra aver perduto su di essa il suo tradizionale dominio. Quello stesso dominio che nel corso del tempo ha costruito l’identità urbana e l’immagine delle grandi capitali del mondo: da Roma a Parigi a Londra a Vienna, Berlino.
E tuttavia, fuori da ingannevoli nostalgie, occorre riconoscere il significato moderno della fase metropolitana: il suo carattere di fase ‘critica’ della storia dello sviluppo urbano.
La metropoli incarna la risposta storicamente determinata al problema del rapporto tra l’esistenza moderna e le sue forme.
La metropoli è la forma generale che assume il processo di razionalizzazione dei rapporti sociali complessivi che segue a quello della razionalizzazione dei rapporti produttivi.

Città e metropoli (segue)

La città ottocentesca: il Plan Cerdà di Barcellona. Fonte: wikipedia

La città ottocentesca: il Plan Cerdà di Barcellona. Fonte: wikipedia

La città postindustriale: il Crystal  Palace a Londra. Fonte: wikipedia

La città postindustriale: il Crystal Palace a Londra. Fonte: wikipedia


La metropoli

Per alcuni la metropoli è un momento determinante dell’esistenza moderna, per W. Benjamin essa è un momento dell’ulteriore dominio del capitale, in quanto struttura della società. In ogni caso la metropoli rappresenta la forma più sviluppata dello Spirito moderno, cioè della ragione pienamente sviluppata. E quando questo esce dai semplici e diretti rapporti produttivi, crea metropoli, non più ‘città’.
La metropoli è il luogo della intensificazione della coscienza, dominio dell’intelletto attraverso la Nervenleben (vita nervosa) che è fondata sul rapido ed ininterrotto mutare delle impressioni esterne ed interne.
Mentre la città è ancora il luogo delle ‘differenze’ (in quanto contraddizioni) che danno adito a entità culturali ‘magicamente’ concluse, la metropoli è il luogo delle differenze in quanto misura e calcolo del valore.

La metropoli: Shanghai. Fonte: wikipedia

La metropoli: Shanghai. Fonte: wikipedia


La città capitalista

La metropoli come struttura di contraddizioni ‘funzionali’.
Il pensiero negativo teorizza la contraddizione.

Nei confronti del fenomeno metropolitano la cultura (in gran parte dal versante sociologico) si pone tra due possibili atteggiamenti:
uno, tutto ‘ideologico’ umanistico-storicistico (cfr. G. Simmel) che intende la metropoli come ‘luogo aperto’ alla ’sperimentazione’ ideologica, come campo aperto allo sviluppo dell’uomo e delle sue libertà;
l’altro, dal punto di vista del ‘pensiero negativo’ (W. Benjamin), teorizza la metropoli come dominio (necessario) della integrazione capitalistica del sociale.
In realtà il pensiero negativo coglie la metropoli come negazione radicale dell’esistenza urbana precedente ed i suoi effetti come funzionali ad uno specifico dominio di classe.
È W. Benjamin che compie questo percorso dal punto di vista del negativo al punto di vista di classe.
Ecco che la metropoli diventa simbolo complessivo dei rapporti sociali capitalistici.

New York, Times Square. Fonte: wikipedia

New York, Times Square. Fonte: wikipedia


I linguaggi della metropoli

Già di fronte alle capitali del XIX secolo si spezza l’ideologia della città, della civitas homini, del valore di ‘comunità’ che questa conteneva.
In queste metropoli, come in Parigi, cade qualsiasi aura; il piano Haussmann esprime fondamentalmente la volontà di potenza e di dominio della metropoli: egli usa la città principalmente come merce, attraente quanto si vuole, ma pur sempre merce aperta alla speculazione del grande capitale finanziario. Egli non trasforma Parigi da un punto di vista della ‘comunità’ urbana, ma dal punto di vista di una classe: la borghesia raccolta intorno al capitale finanziario. Quella perdita di aura l’aveva forse colta lo stesso Le Corbusier, architetto di straordinaria sensibilità storica, e forse perciò egli sembra rinunciare a qualsiasi intervento di ‘riqualificazione’ dentro il corpo ‘mitico’ della città (il centro storico e i suoi monumenti): egli aveva forse coscienza che ciò che si era ormai perduto (l’aura appunto) non era più possibile né logico ricostruire: e pensa perciò ad un’altra Parigi, eroicamente e disperatamente pensando alla città uguale per tutti, all’utopia di una nuova comunità urbana.
La sostanza conflittuale-dinamica della metropoli non è superabile: è questa la consapevolezza più moderna (e più attuale) della cultura delle avanguardie.

La città ottocentesca: Parigi, Boulevard De Sébastopol. Fonte Prof.ssa S. Menichini, Università di Roma “Sapienza”.

La città ottocentesca: Parigi, Boulevard De Sébastopol. Fonte Prof.ssa S. Menichini, Università di Roma "Sapienza".


Il disincantamento dell’Architettura

Un’idea veramente moderna di trasformazione urbana nella grande città non può, dunque, proporre sintesi complessive e totalizzanti (i Piani organici alle teorie funzionalistiche), ma soltanto quelle ‘modificazioni’ progressive finalizzate ad attribuire ’senso’ urbano alle contraddizioni, a rendere compiutamente leggibili i processi non lineari della costruzione delle sue parti, assegnare per mezzo del progetto identità formale ed ordine funzionale ai luoghi senza qualità che la dinamica metropolitana continuamente riproduce. Questo, per restare dentro alla dimensione della metropoli: ma c’è già chi pensa di abbandonare la metropoli a se stessa e di rifugiarsi, come sfollati, in nostalgie di ritorno ad una ‘provincia’ consolatoria e tranquilla che è, anch’essa ormai, soltanto un mito.

Vedi Blade Runner di Ridley Scott.

Metropolis

Hong Kong. Fonte: wikipedia

Hong Kong. Fonte: wikipedia


I materiali di supporto della lezione

Letture

M.Cacciari, Metropolis. Saggi sulla grande città di Sombart Endellx, Scheffler e Simmel, Officina, Roma,1973

P. Sica, L'immagine della città da Sparta a Las Vegas, Laterza, Roma-Bari, 1970

W. Benjamin, L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica, Einaudi, Torino, 1966

W. Benjamin, Baudelaire e Parigi, in Angelus Novus, Einaudi, Torino, 1962

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